Operazioni Intracomunitarie ed estere in dichiarazione IVA

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Che impatto hanno e come devono essere indicate in dichiarazione IVA le operazioni Intracomunitarie ed estere? Vediamo di chiarire i possibili dubbi in questa guida. 

Il recepimento nel nostro ordinamento delle disposizioni previste dalla direttiva n 2010/45/UE ha un impatto significativo per la compilazione della dichiarazione IVA annuale.

Le disposizioni riguardano sia aspetti afferenti l’adempimento degli obblighi IVA come il contenuto della fattura, i termini e le modalità di emissione della stessa. Ed altre che riguardano aspetti più concettuali, come l’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali, che inevitabilmente si riflettono sull’attività del contribuente.

Infatti, la fatturazione di queste operazioni comporta delle conseguenze sia per la determinazione del volume d’affari, dello status di esportatore abituale e per il calcolo del plafond.

In generale, le operazioni intracomunitarie ed estere devono essere indicate:

  • Nel Quadro VE se si tratta di operazioni attive;
  • Nel quadro VF se si tratta di operazioni passive oltre al quadro VJ per quelle operazioni soggette a doppia registrazione. Vedi, l’integrazione fatture intracomunitarie per acquisto di beni e di servizi o autofattura per acquisto di servizi da soggetti extra-comunitari.

Vediamo, quindi, come indicare correttamente queste operazioni intracomunitarie ed estere in dichiarazione IVA.


TUTTE LE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE ED ESTERE IN DICHIARAZIONE IVA: INDICAZIONI OPERATIVE

Di seguito puoi trovare tutte le indicazioni che ti occorrono per l’indicazione in dichiarazione IVA annuale delle operazioni intracomunitarie ed estere.

Indicazioni operative su fatturazione ed indicazione in dichiarazione.

LE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE

Le operazioni intracomunitarie sono quelle operazioni che un soggetto passivo IVA residente in Italia effettua con un soggetto passivo residente in un Paese UE.

Può trattarsi sia di operazioni attive, oppure di operazioni passive, riguardanti beni o servizi.

Vediamo le singole casistiche.

Le Operazioni Intracomunitarie Attive

Le operazioni intracomunitarie attive trovano collocazione in dichiarazione IVA nella seguente modalità. Questo sia che si tratti di cessione di beni che di prestazione di servizi.

Nel rigo VE30 si deve indicare l’ammontare delle operazioni non imponibili che concorrono alla formazione del plafond.

Nel rigo VE32, le operazioni non imponibili che non concorrono alla formazione del plafond.

Inoltre, nel rigo VE34 le operazioni non soggette ad imposta ai sensi degli artt da 7 a 7-septies DPR n 633/1972.

Le Operazioni Intracomunitarie Passive

Situazione sicuramente più complicata è quella che riguarda le operazioni intracomunitarie passive.

Gli acquisti intracomunitari di beni devono essere indicati nel quadro VF della dichiarazione annuale IVA, in corrispondenza della relativa aliquota.

Ad esempio in caso di IVA al 22% occorre compilare il rigo VF13 della dichiarazione annuale IVA.

Inoltre sempre nel quadro VF occorre indicare gli acquisti intracomunitari di beni nel rigo VF26 casella 1 (imponibile) e casella 2 (IVA integrata). Tale rigo è riservato ai contribuenti che hanno posto in essere acquisti intracomunitari, importazioni di beni ed operazioni con la Repubblica di San Marinoo.

In particolare occorre indicare il dato complessivo degli acquisti intracomunitari di beni. Questo tenendo conto delle variazioni di cui all’articolo 26, annotati sia nel registro di cui all’articolo 23 o all’articolo 24 che nel registro degli acquisti (articolo 25).

Il tutto riportando nel campo 1 i corrispettivi degli acquisti intracomunitari (compresi quelli non imponibili o esenti di cui all’articolo 42, comma 1, del DL n 331/1993). Mentre nel campo 2 l’imposta relativa agli acquisti imponibili anche se non detraibile ai sensi dell’articolo 19-bis1 o di altre disposizioni.

Indicazione degli acquisti intracomunitari in dichiarazione IVA

Nel rigo VF26, campi 1 e 2 relativo agli acquisti intracomunitari, devono inoltre essere compresi:

  • I corrispettivi degli acquisti intracomunitari effettuati senza pagamento dell’imposta, con utilizzo del plafond, ai sensi degli articoli 8, 8-bis e 9, richiamati dall’articolo 42 comma 1 del DL n 331/1993;
  • I corrispettivi degli acquisti intracomunitari oggettivamente non imponibili, effettuati senza utilizzo del plafond, compresi quelli afferenti i beni destinati ad essere introdotti nei depositi IVA, ai sensi dell’articolo 50-bis, comma 4, lettera a) del DL n 331/1993;
  • Corrispettivi degli acquisti intracomunitari di pubblicazioni estere, da parte di biblioteche universitarie, non soggetti all’imposta, ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del DL n 90 del 27 aprile 1990;I corrispettivi degli acquisti intracomunitari esenti dall’imposta ai sensi dell’articolo 10, richiamato dall’articolo 42, comma 1, del DL n 331/1993.

Registrazione contabile degli acquisti intracomunitari di beni

L’acquisto intracomunitario di beni segue la regola della doppia registrazione negli acquisti e nelle vendite.

Tuttavia, l’operazione con IVA a debito del lato vendite, non va riportata nel quadro VE, il quale è dedicato alle operazioni attive che determinano il volume d’affari.

Tale deve essere va indicato nel quadro VJ.

In particolare al Rigo VJ3 occorre indicare gli acquisti di beni (territorialmente rilevanti in Italia) e servizi da soggetti residenti all’estero di cui all’articolo 17, comma 2.

Operazioni intracomunitarie ed estere: integrazione o autofattura?

Si evidenzia che nel rigo VJ3 devono essere indicati:

  • Sia gli acquisti per i quali l’assolvimento degli obblighi IVA è stato effettuato mediante l’emissione di autofattura;
  • Sia gli acquisti per i quali è stato effettuato mediante l’integrazione del documento emesso dal soggetto non residente.

In questo rigo occorre indicare gli acquisti di beni da fornitore UE con rappresentante fiscale italiano (o identificazione diretta) e gli acquisti di servizi generici da fornitori ue ed extra-ue.

Rigo VJ9 occorre indicare gli acquisti intracomunitari di beni, compresi quelli di rottami e altri materiali di recupero.

Per approfondire: Operazioni estere: autofattura o integrazione?


LE OPERAZIONI ESTERE IN DICHIARAZIONE IVA

A differenza delle operazioni intracomunitarie le operazioni estere sono quelle che vedono come parti un soggetto passivo IVA italiano ed un soggetto residente extra-UE.

Indicazioni operative su fatturazione ed indicazione in dichiarazione.

Fatturazione delle operazioni extraterritoriali

Le operazioni intracomunitarie ed estere presentano delle differenze per quanto riguarda la fatturazione.

L’articolo 21 del DPR n 633/72 prevede ai commi 6 e 6-bis, l’obbligo di fatturazione di alcune operazioni per le quali non è previsto l’addebito di IVA per il committente.

Si tratta delle operazioni non soggette, non imponibili (escluse le cessioni intracomunitarie ex articolo 41 del D.L. n 331/93 per le quali è prevista una specifica disciplina) ed esenti.

In particolare tali operazioni possono essere così schematizzate:

Tipologia di operazioneDicitura da riportare in fatturaRigo della dichiarazione IVAConcorre alla formazione del plafond
Operazioni non imponibili ex art. 8 (cessioni all’esportazione lett. A) e B)Operazione non imponibileVE 30 casella 1 e casella 2SI
Operazioni non imponibili ex art.8-bis (assimilate alle cessioni all’esportazione) Operazione non imponibileVE 30 casella 1 SI
Operazioni non imponibili ex art. 9 (servizi interazionali) Operazione non imponibile VE 30 casella 2 SI
Operazioni non imponibili ex art. 38-quater (cessioni a viaggiatori extra UE senza addebito IVA) Operazione non imponibile VE 32NO
Operazioni esenti ex art. 10operazione esenteVE 33NO
Operazioni soggette al regime del margine DL 41/95regime del margineVE 30 casella 1SI
Cessioni relative a beni in transito o in luoghi soggetti a vigilanza doganale (art. 7-bis co.1)operazione non soggettaVE 32NO
Operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette a regime del margine ex art. 74-terregime del margine agenzie di viaggioVE 32NO

La tabella riguarda sia operazioni intracomunitarie ed estere.

Dalla tabella sopra esposta risulta evidente come la suddivisione in differenti righi delle suddette operazioni sia volta al fine di distinguere le operazioni che concorrono alla formazione del plafond dell’esportatore abituale.

Determinazione del volume d’affari con operazioni Extra-UE

Il primo effetto che si viene a creare a seguito della previsione dell’obbligo di fatturazione delle operazioni extraterritoriali è l’incidenza di queste nella determinazione del volume d’affari.

Tale novità determina una serie di effetti negativi per il contribuente per il quale si allontana la possibilità di accedere a semplificazioni o regimi la cui applicazione è legata a tale grandezza, ad esempio:

  • Accesso alla liquidazione trimestrale;
  • Accesso alla disciplina del cash accounting.

Tuttavia, nessun effetto peggiorativo nasce dall’allargamento del volume d’affari in materia di verifica dello status di esportatore abituale.

Mi riferisco a quei soggetti che effettuano esportazioni ed operazioni assimilate per più del 10% del volume d’affari e che hanno diritto ad acquistare in sospensione d’imposta. Il tutto nei limiti del plafond disponibile.

Trattasi di operazione non imponibile ex art. 8 comma 1) lettera c del DPR n. 633/72.

Operazioni extra-UE e status di esportatore abituale

L’articolo 1 del D.L. n. 746/83 è stato, infatti, modificato precisando che oltre a non tener conto delle cessioni di beni in transito o depositato nei luoghi soggetti a vigilanza doganale, non si tiene conto delle operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis.

Per questo motivo ai fini della verifica dello status di esportatore abituale si viene a determinare un volume d’affari “rettificato“.

In particolare la frazione che deve essere impostata per verificare detto status prevede l’indicazione:

  • Al numeratore le operazioni che concorrono alla formazione del plafond (rigo VE 30);
  • Al denominatore il volume d’affari “rettificato” dato dal volume d’affari di cui al rigo VE 40 decurtato dalle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale e delle operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis, del DPR n. 633/72 e nemmeno di tutte le operazioni extraterritoriali.

Se il risultato è superiore al 10% allora il contribuente si considera esportatore abituale.

Operazioni con l’estero nel quadro VF

Il quadro VF della dichiarazione Iva accoglie, tra le altre, anche le importazioni di beni, le quali possono essere suddivise in 3 categorie:

  1. Importazioni con Iva assolta in dogana – Caso classico è la bolletta doganale, per gli acquisti extra Ue, che reca l’addebito dell’imposta;
  2. Importazioni con utilizzo del plafond – Se l’importazione è effettuata da un esportatore abituale che ha presentato lettera d’intento all’Agenzia delle Entrate, al pari degli acquisti presso italiani con utilizzo del plafond, va indicata al rigo VF13.
  3. Le Importazioni non soggette ex articolo 68 del DPR n. 633/72  – Devono essere indicate al rigo VF15, unicamente agli acquisti esenti.

Il reverse charge

Con le modifiche introdotte, a partire dal 2013 tutte le operazioni (servizi) territorialmente rilevanti in Italia ricevuti da non residenti devono essere oggetto di integrazione (reverse charge) piuttosto che di autofatturazione.

Questo facendo riferimento esclusivamente al luogo di stabilimento della controparte.

Riepilogando schematicamente possiamo avere le seguenti situazioni:

  1. Prestazione di servizi (territoriali in Italia) ricevuti da non residenti – se arrivano da prestatore UE vige l’obbligo di integrazione della fattura ( reverse chargee), mentre se il prestatore è un soggetto extracomunitario deve essere effettuata l’autofatturazione (articolo 17, comma 2 del DPR n. 633/72);
  2. Acquisto di beni – si parlerà di integrazione della fattura se l’acquisto avviene da un soggetto UE (art. 46 DL 331/93), mentre di registrazione della bolletta doganale se l’acquisto avviene da un soggetto residente fuori UE.

Le operazioni per le quali l’assolvimento dell’imposta avviene attraverso il meccanismo dell’inversione contabile (intendendo sia le operazioni da integrare che da autofatturare) scontano una particolare forma di indicazione nel modello di dichiarazione Iva.

Registrazione contabile delle operazioni in Reverse Charge

La registrazione che transita sul registro Iva acquisti confluisce nel quadro VF, unitamente alle altre operazioni per le quali non si applica l’inversione contabile. Mentre la registrazione che transita sul registro vendite deve essere indicata nel quadro VJ.

Quindi, l’IVA in detrazione da portare nel quadro VL scaturisce direttamente dal quadro VF. Mentre l’Iva a debito proviene dai quadri VE e VJ.

In particolare nel quadro VJ3 devono essere indicati gli acquisti di beni e servizi da soggetti residenti all’estero di cui all’articolo 17, comma 2.

Nella sostanza, andranno inseriti i servizi forniti da non residenti territorialmente rilevanti in Italia (per i quali si era autofatturato in caso di prestatore exrta UE, o si era integrato in caso di prestatore UE) e gli acquisti da non residenti territoriali in Italia.

Infine, devono essere indicati separatamente, al rigo VJ9, gli acquisti intracomunitari di beni per i quali era stata effettuata l’integrazione.


OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE ED ESTERE IN DICHIARAZIONE IVA: CONCLUSIONI

In questo contributo ho cercato di riepilogarti l’esposizione in dichiarazione IVA e le particolarità di registrazione contabile e fatturazione delle operazioni intracomunitarie ed estere.

Per le operazioni intracomunitarie ed estere vi sono molti elementi in comune. Tuttavia, deve essere sempre tenuto presente che si tratta di operazioni rilevanti in modo diverso da un punto di vista IVA.

Le operazioni intracomunitarie sono comunque operazioni effettuate tra due controparti residenti in UE, che quindi sono tenute all’applicazione dell’IVA.

Al contrario le operazioni estere, non vedono come soggetto esterno un soggetto passivo IVA. Per questo motivo vi sono delle differenze fondamentali di fatturazione. Differenze che si ripresentano inevitabilmente in dichiarazione IVA.

Si tratta di aspetti delicati che devono essere analizzati assieme ad un esperto.

Se hai dubbi nella predisposizione e gestione di queste operazioni nella tua azienda, affidati ad un dottore Commercialista esperto. Eviterai di commettere errori, e potrai gestire serenamente gli adempimenti IVA obbligatori.

2 COMMENTS

  1. Grazie Federico.

    Una domanda se una dita Italiana ha uno stabilamento all’estero, le transazioni realizzati per questo stabilimento devono essere aggiunte nella dichiarazione IVA in Italia, o solo nel paese dove è situato lo stabilimento.

  2. Salve Rossana, lo stabilimento estero presuppone l’identificazione ai fini IVA (se Paese UE), quindi vi è obbligo di presentazione degli elenchi intrastat in entrambi i Paesi.

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