Bali è diventata una delle mete più popolari per nomadi digitali che cercano di lavorare da remoto in un paradiso tropicale. Il clima perfetto, il costo della vita contenuto e la vivace community internazionale attraggono ogni anno migliaia di freelance e imprenditori digitali italiani.
Ma dietro l’immagine idilliaca delle giornate di lavoro in co-working affacciati sull’oceano, si nasconde una realtà fiscale complessa che molti sottovalutano. La fiscalità per chi lavora da Bali può riservare sorprese spiacevoli, soprattutto per chi non ha gestito correttamente il trasferimento della residenza fiscale dall’Italia.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Indonesia del 1990, i rischi concreti di doppia tassazione, gli errori più comuni e come trasferire correttamente la residenza fiscale a Bali senza problemi con l’Agenzia delle Entrate.

Indice degli argomenti
- La Convenzione Italia-Indonesia: elementi rilevanti
- Residenza fiscale italiana: quando rimani contribuente in Italia
- Tassazione in Indonesia: quanto si paga davvero
- I 5 errori dei nomadi digitali a Bali
- Trasferire correttamente la residenza fiscale a Bali
- Rientrare in Italia dopo Bali: i controlli fiscali
- Non rischiare il 120% di sanzioni: pianifica il tuo trasferimento in sicurezza
- Domande frequenti
- Normativa
La Convenzione Italia-Indonesia: elementi rilevanti
La Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Indonesia è stata firmata a Roma il 18 luglio 1990 e ratificata con Legge n. 569 del 25 novembre 1992. Questo trattato bilaterale regola la tassazione dei redditi prodotti da residenti di un Paese nell’altro Stato contraente.
A differenza di quanto molti credono, l’Indonesia non è considerata un Paese a fiscalità privilegiata (la cosiddetta “black list“). Questo è un elemento positivo che distingue Bali da altre destinazioni popolari tra i nomadi digitali, come Dubai prima della riforma fiscale del 2023.
I criteri di residenza fiscale secondo la Convenzione
L’articolo 4 della Convenzione stabilisce che una persona è considerata residente nello Stato dove ha:
- Abitazione permanente a propria disposizione;
- Centro degli interessi vitali (relazioni personali ed economiche più strette);
- Dimora abituale (soggiorno prevalente durante l’anno);
- Nazionalità (criterio residuale in caso di parità).
Questo significa che non basta affittare una villa a Ubud per sei mesi per diventare automaticamente residente fiscale indonesiano. La Convenzione prevede criteri sostanziali che devono essere effettivamente realizzati.
La regola critica dei 90 giorni per professionisti
L’aspetto più delicato per chi lavora da Bali come freelance o professionista è contenuto nell’articolo 14 della Convenzione, dedicato alle “professioni indipendenti“.
Il principio generale è chiaro: i redditi di un professionista residente in un Paese sono tassabili solo in quel Paese. Tuttavia, esiste un’importante eccezione:
Se il professionista dispone regolarmente di una base fissa nell’altro Stato per l’esercizio delle sue attività, e vi soggiorna per un periodo superiore a 90 giorni in un periodo di 12 mesi, quello Stato può tassare i redditi.
Questa regola è cruciale per i nomadi digitali. Significa che:
- Fino a 90 giorni in 12 mesi: tassazione solo in Italia (se residente fiscale italiano).
- Oltre 90 giorni con base fissa regolare: l’Indonesia può tassare i redditi.
Cos’è la “base fissa” per un nomade digitale
Il concetto di “base fissa” è volutamente ampio. Per un professionista digitale può configurarsi attraverso:
- Affitto regolare di un appartamento o villa;
- Abbonamento fisso a un co-working space;
- Ufficio intestato;
- Postazione di lavoro stabile e ricorrente.
Anche un semplice contratto di affitto di medio termine può essere considerato “base fissa“, se dimostri che da lì svolgi abitualmente la tua attività professionale.
Residenza fiscale italiana: quando rimani contribuente in Italia
Molti nomadi digitali credono erroneamente che basti trasferirsi fisicamente a Bali per non essere più considerati residenti fiscali in Italia. La realtà è ben diversa.
Secondo l’articolo 2, comma 2 del TUIR, sei considerato residente fiscale in Italia se hai almeno uno dei seguenti requisiti per la maggior parte del periodo d’imposta (almeno 183 giorni):
- Iscrizione all’anagrafe della popolazione residente (anche se sei all’estero);
- Domicilio in Italia (luogo dei tuoi interessi personali e familiari);
- Residenza in Italia (dimora abituale);
- Presenza fisica contando per intero anche le frazioni di giorno.
Il problema della presunzione legale
La legge italiana prevede una presunzione relativa difficile da superare: se sei iscritto all’anagrafe italiana, si presume che tu sia residente fiscale in Italia, salvo prova contraria.
Questa prova contraria deve essere documentale e sostanziale. Non basta dire “vivo a Bali“, bisogna dimostrare con documenti oggettivi che:
- Hai effettivamente trasferito la residenza anagrafica (AIRE);
- Il centro dei tuoi interessi vitali è a Bali;
- Non mantieni legami prevalenti con l’Italia.
Il centro degli interessi vitali
Il concetto di “centro degli interessi vitali” è fondamentale e va ben oltre la semplice presenza fisica. L’Agenzia delle Entrate valuta:
Interessi personali:
- Dove vive il tuo nucleo familiare (coniuge, figli, genitori).
- Dove sono concentrate le tue relazioni sociali significative.
- Dove possiedi immobili.
- Dove hanno residenza i tuoi figli minori.
Interessi economici:
- Dove sono i tuoi principali investimenti.
- Dove hai conti correnti più utilizzati.
- Dove sono i tuoi clienti principali.
- Dove è ubicata la tua eventuale azienda.
Un nomade digitale a Bali che continua ad avere clienti prevalentemente italiani, famiglia in Italia e patrimonio immobiliare italiano, difficilmente può sostenere di aver trasferito il centro dei suoi interessi vitali in Indonesia.
Tassazione in Indonesia: quanto si paga davvero
L’Indonesia applica un sistema di tassazione progressiva per le persone fisiche residenti. Le aliquote IRPEF indonesiane (PPh 21) per il 2025 sono:
| Scaglione di reddito annuo | Aliquota |
|---|---|
| Fino a IDR 60.000.000 (circa € 3.600) | 5% |
| Da IDR 60.000.001 a 250.000.000 (€ 3.600-€ 15.000) | 15% |
| Da IDR 250.000.001 a 500.000.000 (€ 15.000-€ 30.000) | 25% |
| Da IDR 500.000.001 a 5.000.000.000 (€ 30.000-€ 300.000) | 30% |
| Oltre IDR 5.000.000.000 (oltre € 300.000) | 35% |
Tassi di cambio indicativi: 1 EUR = circa 16.700 IDR
Quanto si paga davvero tra Italia e Indonesia?
Facciamo un confronto pratico per un freelance con reddito medio:
Scenario A – Residente fiscale in Italia:
- Reddito annuo: € 50.000
- IRPEF: circa € 14.200 (aliquota effettiva 28,4%)
- Addizionali regionali/comunali: circa € 1.000
- Totale tasse: € 15.200 (30,4%)
Scenario B – Residente fiscale in Indonesia:
- Reddito annuo: € 50.000 (circa IDR 835 milioni)
- PPh 21: circa € 11.250 (aliquota effettiva 22,5%)
- Totale tasse: € 11.250 (22,5%)
Risparmio teorico: circa € 4.000 all’anno (8%)
Il problema del credito d’imposta al rientro
Il vantaggio fiscale apparente di Bali si riduce notevolmente quando consideri il meccanismo del credito d’imposta previsto dalla Convenzione (articolo 23).
Se sei residente fiscale italiano ma produci reddito in Indonesia, hai diritto a un credito d’imposta in Italia pari alle tasse pagate in Indonesia, ma solo fino alla concorrenza dell’imposta italiana.
Esempio pratico:
- Reddito prodotto a Bali: € 30.000
- Tasse pagate in Indonesia: € 5.400
- Tasse che avresti pagato in Italia: € 7.200
- Credito d’imposta riconosciuto: € 5.400
- Differenza da pagare in Italia: € 1.800
In sostanza, paghi la differenza tra quanto versato in Indonesia e quanto avresti dovuto pagare in Italia. Il risparmio fiscale effettivo è limitato.
I 5 errori dei nomadi digitali a Bali
Dall’esperienza professionale con decine di casi di nomadi digitali rientrati in Italia o sottoposti a verifiche fiscali, ho identificato cinque errori ricorrenti che causano problemi seri con l’Agenzia delle Entrate.
Errore 1: Rimanere oltre 90 giorni senza formalizzare la base fissa
Molti nomadi digitali arrivano a Bali con un visto turistico, lo prolungano, ottengono un visto social/cultural di 6 mesi, e continuano a lavorare senza formalizzare nulla. Questo scenario comporta alcune possibili conseguenze da valutare:
- L’Indonesia potrebbe pretendere tasse sui redditi prodotti localmente.
- L’Italia continua a tassarti se non hai trasferito la residenza.
- Rischio di doppia imposizione con ridotte possibilità di recupero.
Errore 2: Non cancellare correttamente la residenza italiana
Cancellarsi dall’anagrafe del Comune italiano non equivale automaticamente all’iscrizione AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Sono due procedure distinte.
Cosa occorre fare:
- Iscriversi all’AIRE presso il Consolato italiano a Giacarta o Bali.
- Fornire documentazione della residenza effettiva in Indonesia.
- Comunicare l’indirizzo estero effettivo.
- Ottenere conferma dell’iscrizione.
Senza AIRE, rimani automaticamente residente fiscale in Italia, anche se vivi all’estero da anni, con prova contraria a tuo carico (non così semplice da dimostrare).
Errore 3: Sottovalutare la presunzione di residenza Italia
Anche dopo l’iscrizione AIRE, l’Agenzia delle Entrate può contestare la residenza fiscale estera se ritiene che il centro degli interessi vitali sia rimasto in Italia.
Elementi che fanno scattare verifiche:
- Coniuge e figli rimasti in Italia.
- Immobili di proprietà in Italia utilizzati abitualmente.
- Clienti prevalentemente italiani.
- Conti correnti italiani con movimenti significativi.
- Rientri frequenti in Italia (oltre 183 giorni/anno).
- Partita IVA italiana ancora attiva.
Come detto, l’onere della prova che sei effettivamente residente all’estero spetta a te, non all’Agenzia delle Entrate.
Errore 4: Ignorare gli obblighi dichiarativi italiani
Anche se non sei più residente fiscale in Italia, potresti avere comunque obblighi dichiarativi per:
- Redditi di fonte italiana (affitti, pensioni, dividendi).
- Patrimonio immobiliare in Italia (IMU).
Molti nomadi digitali ignorano completamente questi obblighi, accumulando sanzioni significative per violazioni reiterate.
Errore 5: Sottovalutare il rientro in Italia
Il momento più critico, solitamente, coincide con il rientro in Italia. L’Agenzia delle Entrate può:
- Verificare retroattivamente gli anni esteri.
- Richiedere documentazione della residenza effettiva all’estero.
- Contestare la residenza fiscale estera se non sostanziale.
- Ricostruire i redditi non dichiarati in Italia.
- Applicare sanzioni del 120% delle imposte dovute e dal 3% al 15% del patrimonio estero non dichiarato.
Caso reale dalla mia esperienza: Un freelance informatico tornato in Italia dopo 3 anni a Bali ha subito un accertamento per tutti e tre gli anni esteri. L’Agenzia ha richiesto:
- Contratti di affitto indonesiani.
- Estratti conto bancari indonesiani.
- Voli aerei di entrata/uscita dall’Italia.
- Documentazione clienti esteri.
- Visure AIRE.
Non avendo documentato adeguatamente la permanenza effettiva a Bali (pagamenti in contanti, contratti non registrati), il contribuente ha dovuto accettare un accertamento con adesione per quasi € 40.000 tra imposte e sanzioni ridotte.
Trasferire correttamente la residenza fiscale a Bali
Se vuoi trasferire legittimamente la tua residenza fiscale a Bali, devi seguire un percorso documentato e sostanziale. Non esistono scorciatoie.
Step 1: Cancellazione anagrafica e iscrizione AIRE
Prima del trasferimento:
- Comunica al Comune italiano la tua volontà di cancellazione anagrafica.
- Attendi la conferma della cancellazione.
- Entro 90 giorni dal trasferimento effettivo, iscriviti all’AIRE.
Documentazione necessaria per AIRE:
- Passaporto italiano.
- Contratto di affitto o proprietà in Indonesia.
- Permesso di soggiorno/visto indonesiano (KITAS o simili).
- Eventuale contratto di lavoro o documentazione attività professionale.
- Modulo di iscrizione AIRE compilato.
L’iscrizione AIRE è gratuita e va effettuata presso il Consolato Generale d’Italia a Giacarta o attraverso il Consolato onorario a Bali (competenza Denpasar). In alternativa, la procedura online attraverso il portale dei servizi consolari esteri.
Step 2: Documentare il centro degli interessi vitali
Devi costruire prove documentali che dimostrino che il tuo centro di vita si è effettivamente spostato a Bali:
Prova della presenza fisica:
- Conserva biglietti aerei e boarding pass.
- Tieni traccia dei timbri di ingresso/uscita sul passaporto.
- Fotografa ricevute di acquisti locali con data.
Prova della residenza abituale:
- Contratto di affitto registrato localmente.
- Utenze intestate (elettricità, internet).
- Abbonamenti locali (palestra, co-working, telefonia).
Prova degli interessi economici:
- Apri un conto corrente indonesiano e usalo prevalentemente.
- Fattura clienti dall’Indonesia (con Partita IVA indonesiana se necessario).
- Iscriviti a camere di commercio o associazioni professionali locali.
Prova delle relazioni sociali:
- Iscrizione a circoli, associazioni, community locali.
- Documentazione di attività ricreative/sportive a Bali.
- Certificati di residenza locali (KTP se possibile).
Step 3: Ottenere la residenza fiscale indonesiana (NPWP)
Il codice fiscale indonesiano (NPWP – Nomor Pokok Wajib Pajak) non è strettamente obbligatorio per tutti gli stranieri, ma è fortemente consigliabile ottenerlo se:
- Rimani a Bali oltre 183 giorni in un anno fiscale.
- Produci reddito in Indonesia.
- Hai una base fissa di lavoro.
L’NPWP ti permette di:
- Dimostrare all’Italia che sei contribuente in Indonesia.
- Accedere alla Convenzione contro le doppie imposizioni.
- Ottenere credito d’imposta in Italia per le tasse pagate in Indonesia.
Come ottenere l’NPWP:
- Richiesta online tramite il sito delle tasse indonesiane (ereg.pajak.go.id).
- Documentazione: passaporto, KITAS/KITAP, prova di residenza.
- Rilascio in 1-2 settimane gratuitamente.
Step 4: Mantenere la sostanza economica
Il trasferimento deve essere sostanziale, non solo formale. L’Agenzia delle Entrate italiana valuterà:
Durata minima del soggiorno: Anche se non esiste una durata minima legale, permanenze inferiori a 6 mesi/anno sollevano dubbi sulla residenza effettiva. Idealmente dovresti rimanere a Bali almeno 8-9 mesi l’anno, limitando i rientri in Italia.
Rientri in Italia: Se torni in Italia frequentemente (più di 1-2 volte l’anno) o per periodi prolungati (oltre 4-6 settimane consecutive), l’Agenzia potrebbe contestare la residenza estera. Ogni rientro va documentato con biglietti aerei e motivi giustificabili (visite familiari brevi, motivi di salute).
Clienti e fornitori: Avere clienti italiani non è di per sé problematico, ma se il 100% dei tuoi clienti è italiano e lavori in fuso orario italiano, sarà difficile sostenere che il centro della tua attività economica è a Bali. Cerca di:
- Diversificare la clientela geograficamente.
- Fatturare da Bali con coordinate indonesiane.
- Lavorare in orari locali quando possibile.
Patrimonio e investimenti: Se mantieni immobili in Italia, conti correnti italiani con giacenza media elevata, o investimenti significativi in Italia, questi elementi pesano nella determinazione del centro degli interessi vitali. Considera di:
- Vendere o affittare immobili italiani non necessari.
- Trasferire la maggior parte della liquidità su conti indonesiani.
- Gestire investimenti tramite piattaforme internazionali.
Rientrare in Italia dopo Bali: i controlli fiscali
Il momento del rientro in Italia è delicato e va pianificato con attenzione per evitare verifiche fiscali e accertamenti. Quando ti reiscrivi all’anagrafe italiana, l’Agenzia delle Entrate riceve automaticamente la comunicazione. È probabile che entro 3/5 anni tu riceva una richiesta di documentazione per verificare che:
- Durante il periodo estero tu fossi effettivamente residente fiscale all’estero.
- I redditi prodotti all’estero siano stati correttamente dichiarati.
- Eventuali redditi di fonte italiana siano stati dichiarati in Italia.
Documenti che possono essere richiesti:
- Certificazione residenza fiscale indonesiana.
- Dichiarazioni dei redditi presentate in Indonesia.
- Contratti di locazione a Bali con date.
- Estratti conto bancari indonesiani.
- Biglietti aerei e movimenti di ingresso/uscita.
- Documentazione AIRE.
- Elenco clienti e fatture emesse dall’estero.
Ricostruzione del reddito non dichiarato
Se l’Agenzia delle Entrate ritiene che tu fossi residente fiscale in Italia anche durante il periodo a Bali, procederà con:
- Ricostruzione del reddito prodotto: analisi movimenti bancari, fatture, contratti.
- Applicazione dell’imposizione italiana: IRPEF come se fossi sempre stato residente.
- Sanzioni: del 120% delle imposte dovute, riducibili in caso di definizione agevolata. Inoltre, dal 3% al 15% del patrimonio estero non dichiarato, oltre alle imposte patrimoniali IVIE ed IVAFE e relative sanzioni.
- Interessi di mora: circa 3-4% annuo.
Proviamo a vedere l’impatto con un esempio pratico semplificato.
- Periodo contestato: 3 anni a Bali (2022-2024)
- Reddito medio annuo: € 40.000
- IRPEF dovuta: circa € 33.000 (€ 11.000 × 3 anni)
- Sanzioni (120%): € 39.600
- Interessi: circa € 4.000
- Totale dovuto: circa € 76.600
Con un accertamento con adesione è possibile ridurre le sanzioni al 40% invece del 120%.
Non rischiare il 120% di sanzioni: pianifica il tuo trasferimento in sicurezza
Come hai letto, il confine tra un’esperienza di vita paradisiaca e un incubo fiscale è sottile. L’Agenzia delle Entrate ha strumenti sempre più sofisticati per incrociare i dati (voli, movimenti bancari, utenze) e contestare la tua residenza estera, applicando sanzioni che possono arrivare al 120% delle imposte non versate.
Non affidarti al “sentito dire” nei gruppi Facebook o a soluzioni fai-da-te che ignorano la nozione di “base fissa”. Ogni situazione è unica: analizziamo insieme la tua posizione, verifichiamo la corretta iscrizione AIRE e costruiamo una strategia difensiva solida per dimostrare il tuo centro degli interessi vitali a Bali.
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Domande frequenti
Sì, è possibile lavorare da Bali mantenendo la partita IVA italiana, ma:
Se rimani meno di 183 giorni/anno e non hai base fissa regolare, continui a essere residente fiscale italiano
Devi pagare le tasse in Italia normalmente
Non benefici di alcun vantaggio fiscale indonesiano
Il visto turistico non permette di “lavorare” in Indonesia (zona grigia tollerata per remote work)
Le opzioni principali sono:
Visto turistico: 30 giorni, estendibile fino a 60 giorni (B211B). Non permette formalmente di lavorare
Social Cultural Visa: 60 giorni, estendibile fino a 180 giorni.
KITAS (work permit): Richiede sponsorizzazione da datore di lavoro o business indonesiano. Durata 1-2 anni
Second Home Visa: Nuovo visto introdotto per pensionati e professionisti. Richiede prova di fondi di almeno IDR 2 miliardi (circa €120.000). Durata 5-10 anni
Per nomadi digitali, il Social Cultural Visa per 6 mesi è solitamente la soluzione più pratica per periodi brevi.
Dipende:
Se sei residente fiscale italiano: sì, devi dichiarare tutti i redditi worldwide, compresi quelli prodotti a Bali. Hai diritto al credito d’imposta per le tasse pagate in Indonesia
Se sei residente fiscale indonesiano: no, dichiari solo in Indonesia (salvo redditi di fonte italiana come affitti, che vanno dichiarati in Italia)
Normativa
Fonti normative principali:
- Convenzione tra Italia e Indonesia per evitare doppie imposizioni, firmata a Roma il 18 luglio 1990, ratificata con L. 569/1992
- Art. 2, comma 2, D.P.R. 917/1986 (TUIR) – Definizione residenza fiscale persone fisiche
- Art. 165, D.P.R. 917/1986 – Credito per imposte pagate all’estero
- D.Lgs. 209/2023 – Regime agevolato lavoratori impatriati
- Circolare Agenzia delle Entrate n. 304/E del 2008 – Residenza fiscale delle persone fisiche
Documentazione amministrativa:
- Modello per iscrizione AIRE (Ministero Affari Esteri)
- Indonesian Tax Law (UU No. 36 Tahun 2008) – Legge fiscale indonesiana
- Indonesian Immigration Law 6/2011 – Normativa visti e permessi di soggiorno