Impatriati non iscritti AIRE: agevolazione già nel 2019

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I Lavoratori Impatriati negli anni passati non iscritti AIRE possono godere dell’agevolazione a partire dal 2019. E’ necessario, tuttavia, dimostrare la presenza all’estero in un Paese in convenzione per il periodo richiesto dalla norma. Tutte le info per gli impatriati non iscritti AIRE.

Uno dei principali interrogativi che ci è posti dopo la conversione in legge del DL n 34/19 che ha riscritto le agevolazioni:

è che cosa accade ai lavoratori rientrati in annualità precedenti non iscritti AIRE.

Il DL n 34/19, infatti, ha previsto l’abrogazione dei requisito AIRE a partire dai rimpatrii in Italia con acquisizione della residenza fiscale dal 2020.

Ma che cosa accade ai lavoratori ed ai ricercatori e docenti rientrati in Italia in precedenza senza iscrizione AIRE?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito questo aspetto offrendo un interessante punto di vista, che apre le porte all’agevolazione anche ai soggetti non AIRE impatriati in annualità pregresse.

Vediamo insieme i chiarimenti delle entrate sugli impatriati non iscritti AIRE.

Cominciamo!


IMPATRIATI NON ISCRITTI AIRE: PRASSI DELLE ENTRATE


L’Agenzia delle Entrate ha fornito interessanti considerazioni applicabili al regime dei Lavoratori Impatriati che a quello del Rientro dei Cervelli.

Attraverso due documenti di prassi, ovvero le risposte ad interpello nn. 204 e 207 del 25 giugno 2019 ha fornito chiarimenti in relazione alle disposizioni introdotte dal DL n 34/19.

Mi riferisco, in particolare, all’estensione delle disposizioni di favore per gli impatriati e per il rientro di ricercatori e docenti. In particolare, in relazione a soggetti non iscritti AIRE nel periodo precedente al rientro.

Vediamo, in dettaglio questi chiarimenti in relazione alle due agevolazioni per il rientro in Italia.

LAVORATORI IMPATRIATI NON AIRE NEL PERIODO PRECEDENTE AL RIENTRO

Per quanto riguarda il regime dei Lavoratori Impatriati, di cui all’articolo 16 del DLgs n 147/15 è necessario fare riferimento al comma 5-ter.

Questa disposizione prevede che i cittadini italiani non iscritti AIRE rientrati in Italia a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali in commento. Questo, a condizione che abbiano avuto la residenza fiscale in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1, lettera a).

Lo stesso articolo dispone anche per le annualità precedenti. Infatti, la disposizione prevede quanto segue:

con riferimento ai periodo di imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado di giudizio. nonché per i periodi di imposta per i quali non sono decorsi i termini di cui all’articolo 43 del DPR n 600/73, ai cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1, lettera a). 

RIMPATRII FINO AL 2019 SENZA AIRE AGEVOLATI

Queste disposizioni trovano applicazione nei confronti di quei contribuenti che acquisiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d’imposta 2020. Questo è quanto prevede l’articolo 5 comma 5 del DL 34/2019.

L’Agenzia delle Entrate, nella risposta n. 204, chiarisce che le richiamate disposizioni tendono a comprovare il requisito della residenza all’estero anche secondo i criteri dettati dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni. Questo per i soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d’imposta 2020.

L’Agenzia precisa, tuttavia, come la ratio della norma sia volta a valorizzare, per i soggetti che non risultano iscritti all’AIRE, la possibilità di comprovare il periodo di residenza all’estero. Prova che deve essere fornita sulla base delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Per questo motivo, l’agevolazione in commento può trovare applicazione anche per i contribuenti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia già nel 2019.

Una diversa interpretazione, infatti, non risulterebbe in linea con l’intento del legislatore. Ovvero quello di privare di efficacia gli atti impositivi già notificati alla data di entrata in vigore del DL 34/2019. Contemporaneamente escludendo la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di notificarne di nuovi “ai cittadini italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019”.

IMPATRIATI NON AIRE: RILEVANO I DUE PERIODO DI IMPOSTA PRECEDENTI L’IMPATRIO IN ITALIA

Dalla risposta emerge anche che il periodo di osservazione sono i due periodi d’imposta precedenti il trasferimento. Quindi, si tratta del periodo previsto dall’attuale comma 1 lettera a) dell’articolo 16 del DLgs n 147/15.

Sul punto, il caso commentato dall’Agenzia p quello di un soggetto cittadino italiano residente a Londra dal 2016 ed iscritto AIRE dal 2017 che rientra in Italia nel 2019 (prima parte dell’anno).

Ebbene, secondo l’Agenzia, questo soggetto, nonostante la mancata iscrizione AIRE ha la possibilità di applicare l’agevolazione impatriati. La condizione che deve rispettare è quella di provare la sua residenza estera dal 2016 e per due periodi di imposta precedenti al trasferimento. La prova deve essere fornita in relazione alle disposizioni previste nella Convenzione tra Italia e Regno Unito contro le doppie imposizioni.

Tutto questo, naturalmente, fermi restando gli altri requisiti previsti dalla norma (articolo 16 del DLgs n 147/15), applicabile sino al 2018.

L’Agenzia, quindi, permette di ottenere l’agevolazione impatriati con le regole valide sino al 2018 ai soggetti impatriati non iscritti AIRE, a patto di provare la propria residenza fiscale estera per 2 anni ai fini convenzionali.

RICERCATORI E DOCENTI NON ISCRITTI AIRE NEL PERIODO PRECEDENTE AL RIENTRO

Analoghe considerazioni sono esposte nella risposta a interpello n. 207 relativa alle disposizioni di favore per il rientro di ricercatori e docenti di cui all’articolo 44 del DL n 78/2010.

L’articolo 5 del DL n 34/2019 è intervenuto infatti anche con riferimento a tale agevolazione. La norma ha stabilito che ai docenti e ricercatori italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali nel testo vigente al 31 dicembre 2018. Questo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni per il periodo di cui all’articolo 16, comma 1, lettera a) del DLgs n 147/15.

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L’Agenzia afferma quindi che anche i docenti e i ricercatori rientrati fiscalmente in Italia entro il 31 dicembre 2019 hanno la possibilità di usufruire dell’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 44 del DL 78/2010 (nel testo vigente al 31 dicembre 2018). Questo, laddove gli stessi possano dimostrare la residenza fiscale all’estero per i due periodi d’imposta precedenti sulla base delle regole dettate dalle singole Convenzioni internazionali.


IMPATRIATI E RICERCATORI NON AIRE: SI APRONO LE POSSIBILITA’ DI PRESENTARE DICHIARAZIONE INTEGRATIVE

Dalle risposte agli interpelli fornite dall’Agenzia delle Entrate si ricava la considerazione che la mancata iscrizione AIRE non è più condizione valida per negare le agevolazioni sul rientro in Italia dei lavoratori.

Questa considerazione è valida per legge dal 2020, ma estendibile anche al passato, ovvero per i rimpatrii fino al 2019.

In questi casi il lavoratore impatriato per poter godere dell’agevolazione ha bisogno di verificare almeno due anni di residenza fiscale estera pre impatrio in Italia in Paese in convenzione.

Infatti, il superamento dell’iscrizione AIRE rimane valido solo per i lavoratori che si sono trasferiti in Paese che ha siglato una Convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia.

Questo significa che se un lavoratore è rientrato in Italia da Paese convenzionale ma non ha applicato in Passato l’agevolazione in virtù della mancata iscrizione AIRE adesso può rettificare la sua situazione.

Può farlo attraverso la presentazione di dichiarazioni integrative a favore. Tutto questo a condizione che sia in grado di provare la propria residenza fiscale estera ai fini convenzionali.

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