Rimborsi spese nel lavoro autonomo occasionale

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Nelle prestazioni di lavoro autonomo occasionale i rimborsi spese sono soggetti a ritenuta di acconto soltanto nel caso in cui l’importo percepito ecceda il rimborso documentato dal prestatore. Vediamo le regole da seguire.

L’obiettivo di questo contributo è quello di andare a delineare le modalità di indicazione dei rimborsi spese sostenuti dal prestatore nell’ambito di una attività di lavoro autonomo occasionale.

Faccio riferimento alle attività di lavoro autonomo non professionali e non continuative effettuate ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile.

Quando un soggetto prestatore d’opera occasionale sostiene delle spese documentate per la prestazione del proprio lavoro, in caso di accordo con il committente, ha facoltà di riaddebitare queste spese, nella ricevuta che andrà ad emettere.

Vediamo, quindi, di seguito la corretta indicazione dei rimborsi spese, per capire in quali casi tali rimborsi sono soggetti a tassazione.

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DISCIPLINA FISCALE DELLA PRESTAZIONE DI LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE 2019

Prestazione occasionale: i vantaggi

Le attività di lavoro autonomo eseguite in maniera del tutto sporadica ed occasionale rappresentano uno degli aspetti di maggiore interesse tra i contribuenti.

Questo in quanto permettono loro di effettuare, accanto alla propria attività lavorativa abituale (lavoro dipendente, autonomo o di impresa), un’attività professionale saltuaria. il tutto senza essere vincolati da particolari obblighi fiscali. A patto, però, di rispettare i limiti che andrò ad indicarti di seguito.

Pensa, ad esempio, al caso di un lavoratore dipendente che per pura passione si trova a riparare il PC del vicino di casa. In questo caso, sto parlando di un’attività professionale del tutto occasionale. L’occasionalità dell’attività è il requisito che consente l’utilizzo della prestazione occasionale (e non della partita IVA).

Un’altra situazione, su cui spesso mi viene richiesto un parere è il caso di un soggetto che vende oggetti su Ebay. In questo caso, non si parla di attività professionale, ma di un’attività di tipo commerciale. Quindi, le prestazioni occasionali non si rendono applicabili. Nel caso potrà essere emessa una ricevuta non fiscale di vendita. A patto, anche in questo caso, che l’attività di vendita non sia continuativa nel tempo.

Prestazione occasionale: definizione

Si può definire come prestazione di lavoro autonomo occasionale occasionale (o semplicemente “prestazione occasionale“):

qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione

La disciplina riguardante le prestazionioccasionali è stata introdotta dalla Legge n. 30/2003 (“legge delega al governo in materia di occupazione e mercato del lavoro“). Normativa sfociata in quella che  poi in è stata denominata “Legge Biagi“. Ossia il D.Lgs. n. 276/2003 (così come modificato dall’articolo 24 del D.L. n. 201/2011 c.d. “Legge Fornero“).

Tale normativa aveva introdotto le prestazioni occasionali, che si caratterizzavano essenzialmente per:

  • Durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente in un anno;
  • Compenso non superiore a € 5.000 da ogni committente.

Abrogazione della Legge Biagi

Tale normativa è stata abrogata a partire dal 25 giugno 2015. Giorno di entrata in vigore del D.Lgs. 81/2015. Ovvero il quarto dei decreti applicativi che fanno parte del cosiddetto “Jobs Act“, la legge delega per la riforma del lavoro.

Tra le molte novità di questa riforma si segnale l’abrogazione delle prestazioni occasionali, con le caratteristiche di durata e prestazione sopra indicati.

Sulla base di questa novità legislativa, quello che posso affermare con certezza è che l’unica disciplina che da un punto di vista civilistico disciplina le attività svolte in maniera occasionale è quella di cui all’articolo 2222 del codice civile. Articolo riguardante il contratto di prestazione d’opera.

Alla luce delle disposizioni contenute in tale articolo si può definire lavoratore che effettua una prestazione occasionale:

chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”

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RIMBORSI SPESE ANTICIPATE NELLE RICEVUTE DI LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE

In generale, un soggetto che svolge un’attività di lavoro autonomo occasionale per conto di un soggetto committente (regolato da un contratto stipulato tra le parti) è tenuto ad emettere, al momento della corresponsione del pagamento, la ricevuta per la prestazione effettuata.

Su tale documento oltre all’importo del compenso lordo, all’eventuale ritenta di acconto del 20%, se il committente è un sostituto di imposta, e al netto percepito, deve essere indicato anche l’importo degli eventuali rimborsi spese.

Il rimborso spese è un importo cui il prestatore ha diritto ed è relativo ai pagamenti anticipati effettuati per conto del committente.

Ove il soggetto che ha eseguito la prestazione professionale abbia diritto sia ad un compenso che ai rimborsi spese, entrambi saranno soggetti a ritenuta di acconto da parte del committente.

Nel caso opposto, invece, l’Agenzia delle Entrate ha recentemente accolto la tesi secondo cui, ove per il prestatore di lavoro occasionale non sia previsto alcun compenso, ma soltanto un rimborso spese collegate all’attività svolta, queste non debbano essere assoggettate a ritenuta di acconto (Risoluzione n. 49/E del 2013).

Infatti, i redditi di lavoro autonomo non abituale sono determinati, proprio in ragione della loro oc­casionalità, tenendo conto del collegamento specifico tra compenso e spesa sostenuta per conseguirlo, in quanto deducibile nel periodo di imposta in cui sono percepiti i compensi cui det­te spese si riferiscono in modo specifico.

Se non si seguisse questo criterio, il committente sarebbe gravato dall’obbligo di ef­fettuare e versare la ritenuta alla fonte ed il prestatore subirebbe una ritenuta pur in ipo­tesi di attività occasionali di carattere sostanzial­mente gratuito, in quanto il compenso è pari alle spese sostenute.

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RIMBORSI SPESE NON SOGGETTI A RITENUTA DI ACCONTO

Tenuto conto di ciò, si ritiene possibile non assogget­tare alla ritenuta alla fonte i rimborsi spese di viag­gio, vitto, e alloggio:

  • Sia nell’ipotesi in cui le spese, strettamente necessarie per lo svolgimento dei seminari, sia rimborsata a posteriori al soggetto che le ha so­stenute, previa acquisizione dei titoli certificativi delle spese;
  • Sia nelle ipotesi in cui le suddette spese siano di­rettamente sostenute dal soggetto che ha commissionato la prestazione lavorativa. Questo a prescindere dal fatto che il beneficiario sia sog­getto residente oppure non residente.

Riteniamo opportuno ribadire che, anche la risoluzione precisa che, detta semplifica­zione, invece, non è applicabile quando il compenso, anche nella forma di spese rimborsate o anticipate dal committente, eccede le spese strettamente ne­cessarie per lo svolgimento dell’attività occasionale, facendo venir meno il carattere sostanzialmente gra­tuito dell’attività stessa.

In tal caso, l’intero importo erogato dal committen­te costituirà reddito di lavoro autonomo occasionale assoggettabile a ritenuta di acconto del 20%.

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Per riepilogare il concetto, può essere utile visionare il riepilogo nella tabella che segue:

Tipologia di rimborso spesa

Soggetto che sostiene la spese

Possesso di

documenta­zione idonea

Applicazione ritenuta d’acconto

Rimborsi spese o forfait

Committente o prestatore di opera

si

Solo ove il totale percepito ecceda i rimborsi spese

Solo rimborsi spese

Prestatore

no

Solo rimborsi spese

Committente

no

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PRESTAZIONE OCCASIONALE DI LAVORO AUTONOMO: CONSIGLI PRATICI

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