Flat Tax: vantaggi e svantaggi dell’imposta unica sui redditi

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E’ giusto vedere con pregiudizio la “flat tax”? quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’imposta proporzionale sui redditi? Potrebbe essere applicabile nel nostro Paese? Vediamo di capire meglio come funziona e se è costituzionale l’introduzione di dell’imposta unica proporzionale per la tassazione dei redditi nel nostro Paese.

Tutti gli addetti ai lavori lo sanno. Ma negli utili mesi la sensazione si è diffusa un po’ anche nella maggior parte dei contribuenti: il nostro sistema tributario deve essere rinnovato.

Una riforma è sicuramente necessaria per modificare e rendere migliore un sistema tributario improntato è vero sulla progressività. Ma con una miriade di deduzioni e detrazioni, che molto spesso nemmeno vengono utilizzate dai contribuenti.

Senza parlare dell’onerosità e alla pressione fiscale complessiva che grava su tutti i contribuenti, che poi è uno dei fattori che spinge all’evasione fiscale.

Negli ultimi mesi si sono fatte sempre più insistenti le voci che vorrebbero modificare l’attuale imposta personale sul reddito in una “flat tax“.

La flat tax è un’imposta unica proporzionale con aliquota fissa (ad esempio al 20% o 23%) uguale per tutti i contribuenti.

Per applicarla è necessario modificare in toto l’intero sistema tributario italiano (vedi l’articolo 53 della Costituzione).

Questo in nome di una tassa che sembra più proporzionale che progressiva. E che se non applicata correttamente, come principi di base, porterà ad una forte sperequazione sociale.

Questo visto che comunque, anche con imponibili di reddito molto diversi, si avrebbe sempre una tassazione con la stessa aliquota.

Prima di schierarsi a favore o contro questa proposta è bene conoscere le caratteristiche di questa imposta. Al fine di valutarne pregi e difetti.

Per questo ho deciso di realizzare questo contributo, sperando di trovare un contributo nei vostri commenti per capire se siete o meno favorevoli a questo tipo di riforma del sistema tributario.

Flat Tax

Come funziona la “flat tax”?

La flat tax è un’imposta dal funzionamento molto semplice.

Essa, infatti, si applica in modo identico per tutti i contribuenti, sia famiglie che imprese.

L’imposta si calcola prendendo la base imponibile e applicando un’aliquota fissa (ad esempio al 20%). Questo, con la possibilità di avere deduzioni o detrazioni, come avviene anche adesso per le imposte sui redditi.

In pratica, calcolare le imposte dovute ogni anno sarebbe assai agevole, basterebbe infatti compilare un modello redditi (in versione semplificata) per dichiarare quanto dovuto e liquidare la somma, in autonomia.

Questo è almeno quello che teoricamente viene fatto credere.

Flat tax e principio di progressività tributaria

La prima cosa da chiedersi quando si introduce una nuova imposta nell’ordinamento tributario è se questa rispetti i principi dettati dalla nostra Costituzione.

Primo tra tutti il principio di progressività sancito dall’articolo 53.

Articolo che prevede che ognuno debba contribuire alle finanze statali secondo la propria capacità contributiva. E che il nostro sistema tributario si fonda sul principio di progressività dell’imposta.

La flat tax si presenta come un’imposta proporzionale. Per questo si potrebbe pensare che questa sia incostituzionale.

Ebbene, la Costituzione non richiede che le imposte siano impostate secondo aliquote progressive. Ma soltanto che l’intero sistema di tassazione si ispiri a criteri di progressività.

In questo caso, con la flat tax il principio di progressività è garantito dalla fascia di esenzione da imposizione fiscale che viene lasciata (c.d. “no tax area“).

Ed anche dalla possibilità di applicare deduzioni e detrazioni fiscali.

In questo modo l’imposta da luogo ad una progressività (“per detrazione“) anche molto accentuata. In proporzione a seconda dell’estensione della fascia lasciata esente da imposta.

I vantaggi della Flat Tax

I vantaggi ottenibili dalla flat tax possono essere molti.

Soprattutto in termini di semplificazione del sistema fiscale.

Prima di tutto in quanto verrebbero eliminate le moltissime detrazioni e deduzioni, crediti d’imposta e agevolazioni che ingolfano e rendono assai complicato il meccanismo di tassazione (oltre che portare ad una perdita di gettito).

Oltre a questo aspetto, il vantaggio più importante è sicuramente quello di reintrodurre un livello più alto di equità nel trattamento di redditi appartenenti a categorie diverse.

Mi spiego meglio: basti pensare che i redditi da lavoro sono tassati con aliquote progressive (più onerose). Mentre i redditi di capitale vengono tassati con aliquota proporzionale.

Con la flat tax queste differenze scomparirebbero garantendo una totale equiparazione nella tassazione delle varie categorie di reddito.

Gli svantaggi della “flat tax”

Gli svantaggi della flat tax sono legati al fatto che la sua introduzione porterebbe alla perdita di alcune caratteristiche che oggi presenta l’Irpef. Prima tra tutte la “personalità” dell’imposta.

Un’imposta si definisce personale quando consente di tenere conto delle caratteristiche personali dei contribuenti soggetti ad imposizione. Attraverso particolari deduzioni e detrazioni d’imposta.

Si pensi alle attuali detrazioni per carichi di famiglia o alla detrazione delle spese mediche, delle spese scolastiche dei figli, o di quelle legate alle ristrutturazioni edilizie.

Tutte queste agevolazioni, oltre che a personalizzare l’imposta secondo le caratteristiche di ogni soggetto, nel corso degli anni sono diventate anche una sorta di agevolazione per vari comparti economici. La cui esistenza finisce per costituire una sorta di stimolo verso l’acquisto di alcuni beni o servizi.

Si pensi all’agevolazione sulle ristrutturazioni sulla casa per il settore edile o il “bonus mobili” per il settore dell’artigianato.

Iniquità di prelievo

Attenzione quando si parla di imposte proporzionali.

Pagare il 20 % su mille euro al mese non è affatto lo stesso del pagare il 20% su 100mila euro al mese.

Questa è sicuramente la critica peggiore che si possa fare ad un aliquota proporzionale.

Finanziamento dell’imposta

Tutti siamo contenti quando ci fanno vedere una riduzione della pressione fiscale. Ma cosa succede se si avvia un sistema fiscale che vista la riduzione della tassazione non tiene conto del finanziamento dei servizi pubblici di base?!

Sicuramente l’abbattimento della tassazione può portare in futuro maggiori entrate tributarie (minore evasione) e maggiore spinta all’imprenditorialità. Ma se non si tiene conto dell’immediato si rischia di trasformare un servizio pubblico, in servizio privato.

Un contribuente potrà avere solo i servizi pubblici che riuscirà ad acquistare con il proprio reddito.

Flat Tax: l’aliquota e la “no tax area

Aspetto fondamentale di tutte le imposte proporzionali è sicuramente la scelta della giusta aliquota di imposizione.

Scegliere un’aliquota troppo bassa porterebbe ad una perdita di gettito considerevole. Mentre un’aliquota troppo alta potrebbe portare una pressione fiscale troppo elevata. Con ritorni negativi sia dal punto di vista dei consumi (calo di domanda), che dal punto di vista del gettito (incentivo all’evasione).

Per questo motivo la scelta di una giusta aliquota diventa elemento essenziale per il buon funzionamento di un’imposta proporzionale.

Per questo indicativamente la flat tax dovrebbe prevedere un’aliquota compresa in una forbice tra il 15 e il 20 per cento.

Molti economisti, invece, sostengono che un valore più auspicabile, in questi termini, potrebbe essere quello di allineare l’imposta su valori intorno al 25 per cento.

In questo modo l’imposta sarebbe allineata su valori medi rispetto a quelli riguardanti la tassazione delle persone fisiche (Irpef), delle società (Ires), dei redditi di capitale e delle rendite finanziarie.

No Tax area ed esenzioni

Un’aliquota di questo tipo accompagnata da una significativa fascia di esenzione porterebbe il sistema verso un adeguato tasso di progressività.

Questo garantendo anche un maggior grado di equità ed equivalenza del sistema rispetto alla categorie di reddito che vengono percepite.

In questo modo, infatti, si renderebbe neutrale l’esercizio dell’attività d’impresa, rispetto a quello dello sfruttamento finanziario dei capitale. Ed inoltre troverebbe adeguata risposta l’annoso problema della tassazione in capo alla società (sul reddito imponibile) e quella dei soci (dividendi).

Ultimo aspetto che mi pare utile affrontare è quello legato al possibile minor di gettito che si potrebbe avere con un’aliquota intorno al 25%, più bassa sia a quella degli scaglioni più elevati dell’Irpef, che all’attuale aliquota Ires (24%).

Tale carenza, che inevitabilmente si creerebbe, potrebbe venire in parte compensata dalla minore convenienza ad evadere che si creerebbe, introducendo un’imposta che porterebbe una minore pressione fiscale su famiglie e imprese.

Inoltre, è da considerare che la riduzione delle aliquote marginali porterebbe all’emersione di redditi oggi non tassati con aliquote progressive (redditi esteri, o provenienti dall’economia sommersa).

Certamente almeno inizialmente, la riduzione di gettito fiscale dovrebbe essere accompagnata da tagli alla spesa pubblica, che ad oggi sembrano sicuramente imprescindibili per il futuro del Paese.

Naturalmente fare previsioni su questo tema non è semplice, in quanto le variabili da prendere in considerazione sono molte, ma sicuramente è un’aspetto che oggi è da tenere presente.

La “flat tax” in Italia

In conclusione, se pensiamo che storicamente la flat tax è stata utilizzata per lo più da piccolo stati dell’europa dell’est (con l’unica eccezione della Russia nel 2001), i dubbi per l’applicazione in un Paese evoluto e grande come in nostro diventano assai importanti.

Sicuramente la flat tax consentirebbe una sensibile semplificazione all’intricatissimo sistema fiscale italiano.

Tuttavia, allo stesso tempo finirebbe per sollevare esigenze tutt’altro che marginali nel trovare le coperture per le entrate fiscali venute meno.

Anche il parziale recupero di gettito dovuto dalla riforma potrebbe rivelarsi insufficiente a coprire le mancate entrate.

A mio avviso, comunque lo Stato con il sistema fiscale attuale ha già entrate più che sufficienti, il vero problema è riuscire a razionalizzare e spendere meglio i soldi che vengono da tutti i contribuenti.

Senza ribaltare su di loro (a suon di pressione fiscale), la sua inefficienza.

Flat Tax pregi e difetti

E tu cosa pensi della flat tax

La vorresti vedere applicata oppure credi che sia come andare al ristorante e vedere qualcuno che prendere caviale a champagne e un altro che prende la pizza, e poi entrambi pagano “alla romana“.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

3 COMMENTS

  1. Sempre interessantissimi.
    Diciamo che per aiutare le famiglie e stimolare il lavoro la ricetta migliore forse è:
    1) Ridurre l’IVA al 20% (consumi).
    2) Riduzione delle tasse sul lavoro (detrazioni ecc).
    3) Riduzione dell’Irpef per tutte le aliquote.
    4) Sburocratizzazione e semplificazione della giungla delle detrazioni ecc.
    5) Cercare di realizzare un sistema che abbassi la % reale delle rendite da capitale.

  2. Salve Marco, condivido in generale il tuo ragionamento e le tue idee. Da addetto ai lavori in Italia deve esserci un totale cambiamento del sistema tributario. Occorre rivedere le aliquote Irpef e modificare sicuramente tutte le detrazioni e deduzioni che ci sono. Ampliare la possibilità di dedurre, legata ad aspetti chiari, ed eliminare tutto il resto. Occorre poi rivedere al ribasso la tassazione delle rendite finanziarie e del capital gain, per attrarre investitori finanziari esteri, e poi ridurre ancora la tassazione sulle royalties per lo sfruttamento degli intangibles. Infine, abbattere la tassazione societaria fino al 12-15% e ridurre il cuneo fiscale. Questo assieme ad un abbattimento dell’Iva. Per poter fare tutto questo però bisogna essere slegati dagli attuali vincoli UE, altrimenti è impossibile andare in questa direzione.

  3. Sarebbe l’ennesima tremenda mazzata per il ceto medio, medio basso e per i pensionati che si vedrebbero azzerate in toto le detrazioni e deduzioni fiscali e dovrebbero per giunta pagarsi gli interventi sanitari così come accade negli Stati Uniti d’America. Il danno economico sarebbe di gran lunga superiore al risparmio (vedasi ad esempio gli incapienti) per tutti i lavoratori dipendenti perché il risparmio fiscale sarebbe totalmente eroso dalla
    mancata possibilità di detrarsi e dedurre le spese dal modello 730 e per l’aumento vertiginoso del costo dei servizi pubblici. Come al solito viene raccontata la storiella che da un lato ti danno 10 senza dirti che poi te ne riprendono 20.

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