Home Fisco Internazionale Tassazione di redditi esteri Dividendi Esteri: il regime di tassazione

Dividendi Esteri: il regime di tassazione

Le modalità di tassazione dei dividendi di fonte estera percepiti da persone fisiche o da società residenti in Italia.

27
Dividendi-esteri

Come devono essere tassati i dividendi esteri? Qual’è la disciplina fiscale di riferimento? La tassazione dei dividendi provenienti da soggetti non residenti e destinati a persone fisiche residenti avviene in relazione al concetto di “netto frontiera”. 

I dividendi rappresentano gli utili derivanti dal possesso di una partecipazione azionaria. Gli utili derivanti dall’attività di una società possono essere destinati all’autofinanziamento della stessa, oppure, distribuiti ai soci. In quest’ultimo caso il socio percettore è chiamato a dover tassare gli utili che ha percepito in quanto costituiscono per lui un reddito soggetto ad imposizione fiscale.

L’imposizione fiscale dei dividendi in capo al socio è, tuttavia differente, a seconda che si tratti, in primo luogo, di persona fisica che agisce “privatamente” o come soggetto imprenditore.

Sebbene le due tipologie di contribuente siano accomunate dal principio di cassa: ai fini della tassazione, rileva, pertanto, il momento dell’effettivo percepimento (c.d. “principio di cassa“), e non quello della mera maturazione, del dividendo. In questo contributo andremo ad analizzare quali sono le peculiarità che caratterizzano la tassazione dei dividendi percepiti da una persona fisica residente (non imprenditore) a fronte della partecipazione della stessa ad una società di diritto estero. In pratica analizzeremo i profili fiscali di tassazione dei dividendi esteri.

Dividendi-esteri

Che cosa sono i dividendi?

Caratteristiche dei dividendi transazionali:
– Sono indeducibili dal reddito della società emittente;
– Rappresentano una partecipazione ai risultati economici;
– Sono tassati secondo il principio di cassa.

I dividendi sono gli utili da partecipazione societaria, che rientrano tra i redditi di capitale, ex art. 44, co. 1 lett. e) del TUIR. In particolare, si tratta degli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’IRES indicati nell’art. 73, co. 1 del TUIR. L’art. 44, co. 2 lett. a) del TUIR prevede che le partecipazioni al capitale emessa da società o enti non residenti si considerano similari alle azioni a condizione che la relativa remunerazione sia totalmente indeducibile nella determinazione del reddito nello Sato estero di residenza del soggetto emittente.

Partecipazione in società di persone non residenti

Ai fini delle imposte sui redditi le società di persone non residenti sono inquadrabili allo stesso modo di tutti gli altri soggetti IRES, ex art. 73, co. 1 lett. d) del TUIR che attribuisce a tutte le società non residenti nel territorio dello stato soggettività passiva ai fini IRES.

Dividendi esteri percepiti da persone fisiche

L’articolo 44, ai commi 1, lettera e), e comma 2, lettera a) del DPR n 917/86 (TUIR), include nei redditi di capitale gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti assoggettati all’IRES. Il reddito di capitale, per una persona fisica può essere percepito da parte di una società residente oppure non residente.

In caso di società non residente che distribuisce un dividendo occorre fare riferimento sempre all’articolo 44 del DPR n. 917/86. Tale articolo considera utile di capitale il provento che ha le seguenti caratteristiche:

  • Il provento deriva dalla partecipazione al capitale o patrimonio di una società non residente;
  • Il soggetto estero non deduce dal proprio reddito la remunerazione in questione.

In questo caso, il soggetto percettore persona fisica, può essere soggetto che esercita in forma di impresa, oppure un privato.

  • Nel caso di percettore persona fisica che esercita in forma di impresa, il reddito derivante dalla distribuzione di dividendi esteri è considerato reddito di impresa;
  • Nel caso di percettore persona fisicaprivato“, il reddito derivante da distribuzione di dividendi esteri è considerato reddito di capitale.

Soggetto “privato” percettore del dividendo estero

La normativa fiscale nazionale dal 2019 prevede una tassazione dei dividendi percepiti da soggetti privati attraverso una ritenuta alla fonte del 26%. Questo è quanto disciplinato dagli articoli 44 e 45 del DPR n. 917/86. In buona sostanza, indipendentemente dalla partecipazione “qualificata” o meno nell’ente di diritto estero che eroga il dividendo il socio italiano sconterà sempre la stessa imposizione.

A titolo puramente esemplificativo ricordo che una partecipazione è “qualificata“, quando:

  • Il socio detiene una percentuale di diritti di voto superiore al 25%;
  • Il socio detiene una partecipazione al capitale superiore al 25%.

Regime fiscale di tassazione dei dividendi esteri in Italia

Il dividendo estero, al momento in cui viene erogato, potrebbe scontare una ritenuta in uscita (c.d. “withholding tax“). Questo avviene in tutti quei casi in cui la normativa tributaria del Paese estero in questione lo prevede. In generale, quasi tutti i Paesi prevedono una ritenuta in uscita per il dividendo erogato a soggetto estero. Tuttavia, possono esservi delle esimenti, o delle riduzioni. Questo, ad esempio, avviene in tutti i casi in cui vi è una Convenzione contro le doppie imposizioni siglata con l’Italia.

L’erogazione del dividendo di fonte estera, quindi, comporta il fatto che il soggetto percettore persona fisica italiana che riceve il dividendo è soggetto:

  • Ad una tassazione alla fonte, derivante dall’applicazione della ritenuta in uscita dal Paese di erogazione del dividendo (o eventualmente se migliore, la ritenuta convenzionale);
  • Ad una tassazione del 26% in Italia sul dividendo estero percepito.

In pratica, il soggetto italiano percettore ha davanti a se una doppia tassazione del dividendo estero percepito. E’ prevista, comunque, la possibilità di non subire questa doppia tassazione, attraverso il metodo dell’esenzione.

La base imponibile della tassazione sui dividendi esteri

La determinazione della base imponibile del dividendo estero da assoggettare a tassazione è disciplinata dall’articolo 59, comma 1, del DPR n. 917/86. In particolare, le fattispecie che possiamo avere sono le seguenti:

  • Ritenuta a titolo di imposta. L’articolo 27, commi 4, 4-bis e 5 del DPR n. 600/73, prevede l’assoggettamento dei dividendi esteri a ritenuta a titolo di imposta del 26%, se al momento dell’incasso interviene un intermediario residente, da calcolarsi sui dividendi percepiti al netto delle ritenute subite nello Stato estero di residenza della società erogante: la base imponibile rappresenta il c.d. “netto frontiera“;
  • Imposta sostitutiva. L’articolo 18, comma 1, del DPR n. 917/86, stabilisce l’assoggettamento ad imposta sostitutiva nel caso in cui l’incasso da parte dei soci avvenga senza l’intervento di un intermediario residente.

E’ interessante notare che l’articolo 18 del DPR n. 917/86 non fa alcun riferimento al valore “netto frontiera“, valore al quale fa invece riferimento il DPR n. 600/73. Se ne potrebbe quindi dedurre che la base imponibile di riferimento sia differente a seconda che intervenga un intermediario o meno: nel caso di un suo intervento la base di tassazione sarebbe inferiore, dovendo la medesima essere decurtata delle ritenute operate all’estero, originando questo una discriminazione se non altro come base imponibile di riferimento. 

La Circolare n. 9/E/2015 (“Disciplina del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero – articolo 165 del Tuir – Chiarimenti“) afferma che i redditi di capitale di fonte estera percepiti senza l’intervento di un soggetto intermediario devono essere assoggettati a tassazione “nella stessa misura” alla quale sono assoggettati i redditi percepiti tramite l’intermediario. Per questo motivo una ragionevole interpretazione non discriminatoria indurrebbe a trattare nello stesso modo i due contribuenti, comportando questo l’adozione del valore “netto frontiera” nel caso di tassazione dei dividendi in Dichiarazione. 

Eliminazione della doppia imposizione su Dividendi Esteri

L’eliminazione della doppia imposizione sul dividendo percepito da persona fisica non imprenditore avviene con il metodo dell’esenzione. Che cosa significa?

In pratica, la tassazione italiana sul dividendo, ovvero la ritenuta del 26%, ha come base imponibile non quella dell’intero dividendo erogato. Bensì, la base imponibile da assoggettare a tassazione è quella determinata sul c.d. “netto frontiera“. In Italia, si tassa, quindi il valore netto del dividendo percepito. In questo modo si elimina la problematica della doppia imposizione del dividendo estero.

Dividendi percepiti direttamente all’estero

Se i dividendi vengono percepiti direttamente all’estero (senza l’ausilio di un intermediario residente), è necessario assolvere in dichiarazione dei redditi l’imposta sostitutiva di cui all’art. 18 del TUIR, con aliquota 26%. Classico caso è quello di soggetto residente che incassa utili di fonte estera direttamente sul proprio conto corrente estero. In questo caso l’imposta deve essere liquidata nel quadro RM del modello Redditi P.F. (non è ammessa l’opzione per la tassazione ordinaria). Come già indicato, se il dividendo estero viene riscosso per il tramite di un intermediario residente, quest’ultimo opera una ritenuta a titolo di imposta sull’utile al netto della ritenuta estera eventualmente applicata.

Esempio sulla disparita di trattamento sui dividendi di fonte estera

Per capire meglio la problematica proviamo ad effettuare un semplice esempio pratico. Ipotizziamo un dividendo di 1.000 euro che un soggetto residente percepisce da una società estera USA. Il dividendo è gravato da una ritenuta in uscita del 10% (prevista dalla Convenzione contro le doppie imposizioni):

  • In caso di incasso mediante banca residente, questa opererebbe la ritenuta del 26% sull’importo netto di 900 per un prelievo italiano di 234 euro;
  • In caso di autoliquidazione dell’imposta sostitutiva nel quadro RM essere deve avvenire sull’importo lordo di 1.000 ed ammonterebbe a 260 euro.

Dividendi esteri percepiti da società di persone e imprenditori individuali

Per gli imprenditori individuali e le società di persone la disciplina che riguarda i dividendi di fonte estera ricalca la disciplina sui dividendi di fonte italiana. In particolare, tali dividendi concorrono a tassazione:

  • Per il 58,14% del loro ammontare se gli utili si sono formati a partire dall’esercizio successivo al 31.12.2016;
  • Per il 49,72% del loro ammontare se gli utili si sono formati a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007 e fino al 31.12.2016.

Per i dividendi esteri percepiti da imprese individuali e società di persone si applica il credito per imposte estere di cui all’art. 165, co. 10 del TUIR, secondo cui se il reddito estero concorre solo parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l’imposta estera deve essere ridotta in misura corrispondente. Sostanzialmente, il credito compete nella misura dell’imposta “convenzionale”. L’eventuale eccedenza deve essere chiesta a rimborso nello Stato estero.

I dividendi percepiti da società semplici si considerano percepiti per trasparenza dai rispettivi soci, con conseguente applicazione del corrispondente regime fiscale.

Dividendi esteri percepiti da società residente in Italia

Per quanto riguarda le persone fisiche che operano in regime di impresa e le società il dividendo incassato rappresenta reddito di impresa. La normativa di riferimento per l’incasso di dividendi esteri è disciplinato dall’articolo 89, comma 3 del DPR n. 917/86, che riguarda la tassazione dei dividendi di fonte interna.

Questa norma, in linea di principio, prevede l’assoggettamento a tassazione dei dividendi nella misura del 95%, secondo il criterio di cassa. Questa è la c.d. disciplina di tassazione dei dividendi di fonte estera, “White List“. Questa norma, ovvero l’esclusione dalla base imponibile del 95% dei dividendi percepiti si applica al verificarsi della condizione prevista dall’articolo 44, comma 2, del DPR n 917/86.

in presenza di partecipazioni al capitale o al patrimonio di società o enti non residenti, rappresentante o non rappresentante da titoli, le cui remunerazioni sono costituite totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente, di altre società appartenenti allo stesso gruppo i dell’affare in relazione al quale i titoli e gli strumenti finanziari sono stati emessi

art. 44, co. 2 del TUIR

Questa disposizione prevede anche una ulteriore condizione per poter considerare le partecipazioni in società non residenti assimilate alle azioni.

“La remunerazione dei titoli e strumenti finanziari deve essere totalmente indeducibile nella determinazione del reddito nello Stato estero di residenza del soggetto emittente”.

A tal fine l’indeducibilità deve risultare da una dichiarazione dell’emittente stesso o da elementi certi e precisi.

Tassazione dei dividendi esteri incassati da società italiana

I commi 2 e 3 dell’articolo 89 del DPR n. 917/86 prevedono la detassazione del 95% in capo al percettore degli utili di fonte estera. Questo ad eccezione degli utili provenienti da soggetti residenti negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato (c.d. “paradisi fiscali” o Paesi “black list”). In questo caso, qualora il dividendo venga erogato da un ente che verifica i requisiti legati ai paesi non collaborativi, per l’ente percettore residente in Italia si apre alla formazione della base imponibile integrale, ai fini IRES della società percettrice in Italia, secondo il principio di cassa.

Tassazione degli utili provenienti da società di persone estere

Gli utili derivanti da partecipazioni in società di persone estere, sono considerati a tutti gli effetti dividendi. Questo ai sensi del combinato disposto dell’articolo 44 e dell’articolo 73 del DPR n 917/86. Le società di persone estere sono considerate, quindi, soggetti opachi, ai fini della tassazione italiana.

Per approfondire questo argomento, ti lascio a questo articolo dedicato: “Società di persone estera: tassazione per i soci italiani“.

Credito per imposte estere in caso di ritenute in uscita verso società di capitali residenti

Anche per i dividendi esteri percepiti da società di capitali ed enti commerciali residenti trova applicazione il principio previsto dall’art. 165, co. 10, del DPR n. 917/86, secondo cui, se il reddito concorre solo parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l’imposta estera deve essere ridotta in misura proporzionale. Alla società di capitali residente che incassa il dividendo estero, quindi, spetta un credito per imposte estere calcolato in misura proporzionale alla quota di reddito imponibile in Italia del dividendo percepito. Ordinariamente, quindi, la detrazione dell’imposta estera può avvenire nella misura del 5% del prelievo applicato nello Stato della fonte. Vedasi sul punto la Circolare n. 26/E/2004 dell’Agenzia delle Entrate.

Deve essere evidenziato che, qualora la ritenuta venga operata in misura eccedente a quella prevista dalla Convenzione in vigore, l’eccedenza deve essere richiesta a rimborso all’altro Stato (e non può essere comunque considerata costo deducibile).

Esempio di calcolo del credito per imposte estere in caso di dividendi incassati da società di capitali residenti

Per capire meglio l’applicazione del credito per imposte estere in caso di dividendo percepito da società di capitali residente da una controlla estera proviamo ad effettuare un esempio numerico. Ipotizziamo un dividendo proveniente dagli Stati Uniti pari a 100 euro, assoggettato nello Stato della fonte ad una ritenuta convenzionale del 5%, può essere detratto dall’IRES dovuta un importo pari al 5% della ritenuta subita.

Dividendo incassato100
Ritenuta USA in uscita (5%)*5
Dividendo netto percepito 95
Base imponibile IRES(100 *5%) = 5
IRES lorda (24%)1,2
Credito per imposte estere(5% * 5) = 0,25
IRES netta(1,2 – 0,25) = 0,95
* Ritenuta del 5% applicabile se il beneficiario effettivo è una società che ha posseduto almeno il 25% delle azioni con diritto di voto della società che paga i dividendi per un periodo di 12 mesi avente termine alla data nel quale i dividendi sono dichiarati. Altrimenti si applica la ritenuta del 15% – Convenzione Italia – Stati Uniti art. 10

Se, ad esempio, la ritenuta effettiva applicata dagli Stati Uniti fosse stata più elevata del 5%, i calcoli effettuati non cambiano. Tuttavia, la maggiore ritenute applicata dovrebbe essere chiesta a rimborso all’altro Stato e non potrebbe essere oggetto di detrazione.


Dividendi esteri provenienti da paesi black list

Nel caso in cui i dividendi esteri provengano da Stati appartenenti alla UE ed al SEE le conclusioni raggiunte in precedenza restano valide. Al contrario, in tutte le altre casistiche occorre individuare se il Paese di erogazione del dividendo è qualificabile come Paese a fiscalità privilegiata. La nozione di Paesi a fiscalità privilegiata, inoltre, si applica alla generalità dei soggetti d’imposta. Questo in quanto la stessa viene richiamata sia:

  • Dall’articolo 47 del DPR n 917/86, che regola la tassazione dei dividendi percepiti dalle persone fisiche;
  • Dall’articolo 89 del DPR n 917/86, valevole per le società di capitali.

Come si individua un Paese a Fiscalità Privilegiata?

L’art. 47-bis del TUIR prevede due nozioni di regimi fiscali privilegiati a seconda che la partecipata sia sottoposta, o meno, al controllo da parte della società residente in Italia. Si considerano residenti in paradisi fiscali le società partecipate estere:

  • Il cui livello di tassazione effettiva è inferiore al 50% di quello italiano, per le partecipazioni di controllo;
  • Il cui livello di tassazione nominale è inferiore al 50% di quello italiano, per le partecipazioni di collegamento.

Ricordo che si deve guardare alla disciplina CFC di cui all’art. 167 del TUIR per identificare il requisito del controllo partecipativo. In ogni caso, non sono mai considerati regimi fiscali privilegiati quelli di Stati o territori appartenenti alla UE o al SEE.

Una volta individuato se il Paese di erogazione del dividendo è o meno a fiscalità privilegiata occorre fare riferimento alla regola di tassazione.

Concorso integrale dei dividendi Black List

Per i dividendi erogati da enti residenti in Paesi Black List è previsto l’integrale inserimento del dividendo nella base imponibile italiana. Come anticipato, questo principio vale sia nel caso di percettore persona fisica che società. In sintesi, l’integrale tassazione dei dividendi di provenienza da Paesi a fiscalità privilegiata è prevista solo a determinate ipotesi:

  • La partecipazione è diretta;
  • La partecipazione riguarda società residenti, o controllate all’estero, che conseguano utili da partecipazioni in Paesi black list e nei limiti di tali utili.

Dividendi Black List percepiti tramite società intermedie

Che cosa accade se il dividendo black list è percepito da una società intermedia?

Ipotizziamo che la società Aco Holding italiana, controllo la società Bco tedesca, che a sua volta controlla la società Cco residente a Singapore. Ipotizziamo che Cco rilasci un dividendo di 100 a Bco, e che questa a sua volta rilasci un dividendo di 120 a Aco, la Holding italiana. In questo caso il dividendo di 120 percepito da Aco dovrà essere considerato per 100 come totalmente tassazione ed il restante 20 sarà esente al 95%.

Schema di tassazione dividendi black list con intermediazione

Possibili cause esimenti dalla tassazione integrale

Accanto a questo regime naturale di tassazione dei dividendi Black List, è possibile arrivare alla disapplicazione di questa normativa. La disapplicazione della disciplina sui dividendi avviene quando si verifica una delle seguenti esimenti:

  • Prima esimente. La società partecipata svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature, attivi e locali;
  • Seconda esimente. Dalla partecipazione non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati a regime fiscale privilegiato.

Dimostrazione della prima esimente

La dimostrazione della prima esimente porta al mantenimento della tassazione integrale (per i soggetti IRPEF), o alla tassazione ridotta al 50% (per i soggetti IRES). Il tutto con l’attribuzione per le partecipazioni di controllo del credito indiretto quantificato in base alle imposte assolte dalla partecipata estera.

In particolare, si tratta di dimostrare che la società partecipata svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature e locali.

Dimostrazione della seconda esimente

La dimostrazione della c.d. “seconda esimente” permette di beneficiare:

  • Della concorrenza al reddito imponibile IRES soltanto nella misura del 5% dell’ammontare dei dividendi percepiti nel periodo di imposta;
  • Dell’esenzione per il 95% delle plusvalenze su partecipazioni che rispettano i requisiti per la participation exemption (articolo 87 del DPR n 917/86).

Quindi, la dimostrazione della seconda esimente garantisce la rimozione delle penalizzazioni fiscali e la tassazione dei dividendi secondo le regole ordinarie.

Ma come è possibile dimostrare la presenza di questa esimente?

La seconda esimente si considera sussistente attraverso la dimostrazione che l’investimento nella società localizzata in uno Stato a fiscalità privilegiata non ha dato luogo a un significativo risparmio d’imposta. Ciò significa che detta presunzione può essere superata (anche) dimostrando che il carico fiscale scontato dalla partecipata estera è non inferiore alla metà di quello cui la stessa sarebbe stata sottoposta qualora residente in Italia. A tali fini è, tuttavia, richiesto che il confronto tra i rispettivi livelli di tassazione avvenga assumendo i rispettivi tax rate effettivi.

Confronto del tax rate effettivo

Al riguardo, la Circolare n 35/2016 ha chiarito che la verifica della congruità o meno della tassazione effettivamente scontata dai redditi della partecipata black list per la dimostrazione della seconda esimente.

Questa procedura si articola in un percorso che prevede due fasi:

  • Il confronto tra il “tax rate” effettivo estero cui sono stati assoggettati i redditi della partecipata e la metà dell’aliquota nominale italiana (IRES+IRAP). Se il “tax rate” effettivo estero supera tale livello, la seconda esimente si considera validamente provata;
  • Il confronto tra il tax rate effettivo estero e il “tax rate” virtuale domestico. Questo qualora il primo dei predetti dati sia risultato inferiore al 50% dell’aliquota nominale (IRES+IRAP) italiana. Se il tax rate effettivo estero risulta superiore alla metà della tassazione virtuale domestica (vale a dire quella che la partecipata avrebbe scontato qualora residente in Italia), l’esimente si considera dimostrata.

Si osserva, infine, che il comma 4 dell’articolo 167 del DPR n 917/86 prevede che con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate siano indicati i criteri per effettuare, con modalità semplificate, la verifica del tax rate estero effettivo.

Per approfondire: “Tax rate per l’esimente dei dividendi Black List“.


Monitoraggio fiscale connesso alle partecipazioni in enti di diritto estero

La detenzione all’estero di attività finanziarie, a titolo di proprietà o di altro diritto reale, comporta l’indicazione nella dichiarazione annuale dei redditi tramite il quadro RW. Nell’ambito delle attività finanziarie rientrano tra l’altro le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti.

Nell’obbiettivo di armonizzare le basi imponibili assoggettate ad imposta di bollo, se detenute in Italia, ed all’IVAFE se detenute all’estero, le attività finanziarie in esame, a certe condizioni, non sono più assoggettate all’IVAFE a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 9 della Legge n. 161/14. Da ciò deriva che nei casi in cui il contribuente residente non sia tenuto alla redazione del quadro RW ai soli fini del monitoraggio il medesimo non verrà redatto, non dovendo più determinare la base imponibile ai fini dell’IVAFE.

Attività finanziarie escluse da Ivafe

In particolare le seguenti attività non devono essere assoggettate all’IVAFE:

  • Quote di Srl;
  • Finanziamenti;
  • Quote di società di persone;
  • Valute estere;
  • Metalli preziosi;
  • Azioni od obbligazioni non depositate in Banca.

In merito alla gestione di un dossier titoli (relazione finanziaria) intrattenuto con un intermediario estero, il medesimo è assoggettato all’IVAFE.

Detenzione di azioni estere

La detenzione quindi di azioni o quote in soggetti esteri è sempre oggetto del monitoraggio fiscale, ma l’assoggettamento all’Ivafe è condizionato dalle modalità operative con le quali i titoli sono gestiti.

L’obbligo di indicazione viene meno nel caso in cui l’attività finanziaria sia affidata in gestione od in amministrazione ad intermediari residenti per contratti conclusi con il loro intervento. Questo, a condizione però che i flussi finanziari ed i redditi derivanti da tali attività finanziarie siano assoggettati a ritenuta od imposta sostitutiva da parte dei medesimi intermediari (regimi del risparmio amministrato o gestito, regime di cui al DPR n 600/73).

Una volta definito l’obbligo di indicazione occorre stabilire quali sono i valori da indicare con riferimento all’attività in grado di generare dividendi esteri.

Le attività estere devono essere valorizzate con i medesimi criteri stabiliti ai fini dell’IVAFE. Quindi ne consegue che il valore di riferimento è il valore di mercato, al quale si perviene con i seguenti criteri:

  • Titoli negoziati in mercati regolamentati: valore di quotazione;
  • Titoli non negoziati in mercati regolamentati: valore nominale;
  • In mancanza del valore nominale (o di rimborso): valore di acquisto.

Per approfondire: Il quadro RW del modello Redditi PF


Dividendi esteri: conclusioni e consulenza

In questo articolo ho cercato di riepilogare la disciplina fiscale per persone fisiche e società in relazione alla tassazione dei dividendi esteri. Si tratta di una disciplina molto particolare, in quanto gli aspetti da tenere in considerazione sono molti e diversi tra loro.

La percezione di un dividendo comporta per la società italiana che lo riceve particolare attenzione al fine di verificare il regime di tassazione dello stesso.

Quello che posso consigliarti è di verificare sempre con attenzione la presenza di esimenti, e comunque di rivolgerti sempre ad un consulente esperto. Se hai bisogno di un commercialista che possa aiutarti, segui il link seguente e mettiti in contatto con me per una consulenza personalizzata.



Dividendi esteri: lettura di approfondimento consigliata

Qualora tutto quello che hai trovato in questo articolo non ti fosse sufficiente per approfondire questo tema, ho deciso di lasciarti con un testo di approfondimento.

Quì puoi trovare con un maggiore grado di approfondimento tutte le informazioni sulla tassazione dei dividendi esteri.

Commenti:
Considerata l’elevata quantità di commenti che ci arrivano ogni giorno è opportuno effettuare alcune precisazioni. Saranno pubblicati soltanto commenti che arricchiscono il testo dell’articolo con particolari situazioni, utili anche per altri lettori. Se non trovi il tuo commento pubblicato significa che abbiamo già fornito risposta al quesito e che, quindi, la risposta si trova nel testo dell’articolo o in altri commenti. Se comunque desideri una risposta o l’analisi della tua situazione personale, puoi contattarci attraverso il servizio di consulenza fiscale.

Avviso importante:
Fiscomania.com ha raccolto, con ragionevole cura, le informazioni contenute in questo sito. Il materiale offerto è destinato ai lettori, solo a scopo informativo. Quanto letto non può in nessun caso sostituire una adeguata consulenza o parere professionale che rimane indispensabile. Si prega di leggere i nostri Termini e condizioni e l’informativa sulla privacy prima di utilizzare il sito. Tutto il materiale è soggetto alle leggi sul copyright. Fiscomania.com non accetta alcuna responsabilità in relazione all’utilizzo di tale pubblicazione senza la collaborazione dei suoi professionisti.

27 COMMENTI

  1. Sono in possesso di 500 azioni ENGIE acquistate ba Banca italia. Nel mese di ottobre mi è stato accreditato il dividendo di 0.350 € per azione decurtato del 30% (tassazione francese) e ulteriormente decurtato del 26% (tassazione italiana). Il dividendo accreditato ammonta ad € 90,64. E’ la prima volta che acquisto titoli esteri. La mia banca dice che devo rivolgermi all’Agenzia delle Entrate. E’ corretta l’indicazione della mia Banca oppure c’è un’altra soluzione?.
    Grazie

  2. Salve Alberto, lei ha ricevuto tassazione alla fonte francese e successiva tassazione italiana. Quello che le consiglio di fare è rivolgersi ad un Commercialista esperto per verificare che la tassazione italiana sia stata effettuata correttamente. Se vuole siamo a disposizione.

  3. Salve, vorrei chiedere un’informazione. Sono residente all’estero (Australia) e non dichiaro redditi in Italia. Se comprassi azioni di compagnie USA tramite un broker italiano, quale sarebbe il regime fiscale italiano su quei dividendi?

    Dato che sarei tassato su quei dividendi anche in Australia, se dovessi pagare l’aliquota del 26% sarei soggetto a tripla tassazione, 26% + trattenuta alla fonte + tassazione australiana sul reddito. La ringrazio in anticipo

  4. Buongiorno.
    Sono residente in Italia ed in possesso di azioni Usa che distribuiscono regolarmente dividendi.
    L’intermediario è italiano.

    Sui dividendi Usa mi viene addebitato un 15% alla fonte dagli Usa e poi il 26% da parte del mio intermediario italiano sul residuo (cosiddetto “netto frontiera”), PER UNA TASSAZIONE COMPLESSIVA DEL 37.1%.

    Esiste la possibilità di recuperare la doppia tassazione sui dividendi esteri, ossia in questo caso il 15% già pagato alla fonte?

    E se in Italia non esiste la possibilità di questo recupero, vorrei sapere se è una anomalia tutta italiana e se negli altri paesi europei (per i cittadini lì residenti) esiste questa possibilità.

    Vi ringrazio.

  5. Non c’è doppia tassazione, ma una tassazione complessiva. L’eventuale tassazione estera dovrà essere chiesta a rimborso nel suo caso all’IRS USA, se questo ente lo prevede. L’Agenzia italiana in questo non c’entra.

  6. Buongiorno,
    a me è capitato nel 2011 di essere azionista di Carrefour quotate sul mercato francese. Quell’anno Carrefour ha fatto uno spin-off di una società chiamata DIA che hanno quotato sul mercato iberico. Mi sono state accreditate 500 azioni DIA al prezzo di 3.50 euro cad. poiché avevo 500 azioni Carrefour ed ho dovuto pagare la doppia tassazione (francese ed italiana) su 1750 euro perché è stato considerato come dividendo. Non importa che il giorno dello spin-off il titolo Carrefour abbia perso 4 euro, circa il 12%.
    Purtroppo o si conosce un buon commercialista oppure bisogna paga e basta.

  7. Buongiorno ,
    sono proprietario di azioni danesi e ho ricevuto l’ anno scorso i primi dividendi tassati in danimarca del 27% (72 euro netti ricevuti su conto corrente direttamente dalla fonte)
    Di norma faccio il 730 solo in caso di deduzione di spese sanitarie ma per il 2017 non raggiungo la soglia e non avrei bisogno di compilarlo
    Da quanto ho letto devo invece compilarlo per inserire la quota netta ricevuta (72 euro) giusto?
    e questa verrà tassata del 26%
    Grazie

  8. Lei è obbligato a presentare il modello Redditi. Nel modello 730 non possono essere dichiarate queste tipologie reddituali. La tassazione è del 26% sul netto frontiera.

  9. Buongiorno. Ho una quota di capitale sociale del 18% di una SRL costituita in Brasile ma con soci tutti Italiani che a loro volta hanno il 41% uno e il rimanente 41% l’altro. Vorrei sapere come devo dichiarare gli utili nel momento in cui decidiamo di distribuirli e liquidarli a tutti i soci. Infatti è nostra intenzione di cessare l’attività quanto prima. Vi sarei grato se poteste darmi suggerimenti pratici poiché nessuno al momento ha saputo dirmi come regolarci.
    Grazie

  10. Ho acquistato, tramite banca italiana, 170 azioni di BNP paribas (nel 2018) che sono quotate nel MIB (e non solo nel CAC di Parigi) . Mi dicono che dovrei pagare una doppia imposizione sui dividendi appena percepiti. Vorrei conferma o smentita sembrando strano che un acquisto di azioni nel MIB debba essere assoggettato a doppia imposizione. Grazie. Danio

  11. Buongiorno,
    le chiedo un’informazione.
    Sono residente in Italia. Sto valutando alcune operazioni all’estero, tra cui l’acquisto di partecipazioni in una società in UK.
    I dividendi che ogni anno mi venissero liquidati su un conto in Uk e lasciati sullo stesso conto senza farli rientrare in Italia dovrei indicarli in dichiarazione dei redditi e pagare le imposte?
    grazie

  12. Salve Alessandro, quello che conta per la tassazione è l’incasso del dividendo, non conta se lo stesso è incassato su conto corrente italiano o estero. In caso di conto estero ricordo gli obblighi di monitoraggio fiscale.

  13. Salve. Sono un non-imprenditore. Ho la mia residenza in Cina (sono iscritto all’AIRE), dove abito per motivi di lavoro da più di dieci anni. Di recente ho incassato dei dividendi provenienti dall’azienda dove lavoro. Per via delle normative Cinese, la somma è stata forzosamente versata sul mio conto italiano. Vorrei sapere se sono tenuto a pagare l’imposta sostitutiva del 26%.

  14. Buonasera, nel 2018 ho ricevuto i dividendi di azioni Schneider-Electric tramite BNP Paribas, accreditate direttamente sul mio conto corrente.
    Come devo dichiarare questo importo? Io generalmente compilo il 730 congiunto. Grazie in anticipo.

  15. Salve Luca, bisogna capire se nell’incasso è intervenuto un intermediario residenza (la sua banca) che ha effettuato le relative trattenute. In questo caso non deve fare niente. Altrimenti dovrà presentare autonoma dichiarazione dei redditi (non potrà più presentare il 730 congiunto). Per maggiori info può scrivermi a questa email: info@fiscomania.com per una consulenza.

  16. Buongiorno. Sono proprietario del 50% di una società a Malta.
    A malta la tassazione sui dividendi è del 35%. Quindi vengono tassati a monte anche loro.
    Mettiamo che io prendo netti 20.000 euro. devo pagare il 26% di tasse in italia.
    In più pero’ Malta restituisce il 30% delle tasse direttamente in italia al socio che detiene le quote. Va tassato anche quel rimborso al 26%? O con la doppia imposizione non va comunque tassato?
    Grazie

  17. A mio avviso di giurista amministrativista (non fiscalista) esiste una doppia tassazione quando il risultato della tassazione estera e di quella italiana successiva supera l’aliquota maggiore dell’una o dell’altra singolarmente considerate. Considerando i coefficienti 2019, tolto il 30% della tassazione francese, il 26% sul 70% da un risultato di un prelievo del 48,2%, ampiamente in contrasto con l’art. 63 del Trattato sul funzionamento dell’U.E. (libera circolazione dei capitali), poiché induce a non investire su azionariato estero.
    La convenzione in materia tra Italia e Francia prevede un rimborso da parte della Francia della metà della loro tassazione, ma il meccanismo è farraginoso e scoraggiante; inoltre il risultato finale è sempre elevato (37,1%) per essere considerato conforme all’art. 63.
    La Commissione Europea è latitante nell’intraprendere procedimenti di infrazione per violazione dell’art. 63 TFUE.

  18. Concordo con il commento precedente al mio: i trattati contro le doppie imposizioni sono solo una foglia di fico, ma offrono ben poca protezione al piccolo investitore, date le procedure farraginose e talvolta costose per avere i rimborsi.
    L’iniquità sarebbe anche maggiore se davvero chi ha un conto in regime dichiarativo dovesse autoliquidare l’imposta italiana sul lordo anziché sul netto frontiera: si finirebbe per pagare l’imposta anche sulla quota trattenuta dal fisco estero, a differenza di quanto accade nei conti in regime amministrato dove l’intermediario applica l’aliquota italiana sul netto frontiera. Una discriminazione, come giustamente nota l’articolo: “una ragionevole interpretazione non discriminatoria indurrebbe a trattare nello stesso modo i due contribuenti, comportando questo l’adozione del valore “netto frontiera” nel caso di tassazione dei dividendi in Dichiarazione.”
    Credo, o almeno mi auguro, che l’AdE non arrivi a contestare la mancata indicazione del lordo, rendendosi conto che probabilmente riceverebbe torto se la questione fosse portata davanti a un giudice. E’ corretta la mia supposizione?
    Grazie.

  19. Mi perdoni, probabilmente sono io che non capisco, ma il quadro non mi pare proprio chiarissimo se, come leggo nel suo articolo, la stessa AdE ha affermato nella circolare 9/E/2015 che la tassazione deve avvenire “nella stessa misura”. Ciò in applicazione, credo, di principi generali per i quali non può essere discriminato con imposizione maggiore chi non passi tramite un intermediario residente in regime amministrato. Oltre che illogico e discriminatorio verso il contribuente, sarebbe un’ostacolo alla libera concorrenza degli intermediari non residenti, in parole povere protezionismo a favore delle banche italiane. Se questo ragionamento ha un fondamento, anche norme apparentemente chiare (l’articolo 18 del DPR n. 917/86 che non fa alcun riferimento al valore “netto frontiera“, contrariamente al DPR n. 600/73) possono forse essere lette andando oltre la lettera, secondo un’interpretazione logica complessiva, salvo mettere in conto il rischio di un contenzioso come lei giustamente avverte. Per questo la mia domanda, a chi come lei ha esperienza della prassi amministrativa e della giurisprudenza tributaria oltre alla conoscenza delle norme, è quanto siano concreti tali rischi, ovvero se l’AdE abbia l’abitudine di contestare i righi RM12 con netto frontiera. E in quel caso cosa hanno ritenuto le commissioni tributarie eventualmente interpellate?
    Forse, me ne scuso, sto mettendo troppa carne al fuoco per una semplice domanda. Potrebbe essere questo uno spunto da approfondire in un suo nuovo articolo? La seguo in ogni caso con interesse.
    Grazie!

Lascia una Risposta

Scrivi il tuo commento
Inserisci il tuo nome