Tax Rate per l’esimente dei dividendi Black List

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L’applicazione della Direttiva ATAD ha un forte impatto sulla normativa riguardante la percezione di dividendi provenienti da Paesi Black List. Tax rate per valutare l’eventuale presenza di controllata Black List. Tutte le info in questo contributo.

Il decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2016/1164/UE ha modificato la nozione di Paesi a Regime Fiscale Privilegiato. Questa nuova nozione è quella di riferimento in reazione alle società partecipate estere ai fini della tassazione dei dividendi.

A partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 (ossia il 2019 per i soggetti “solari“) la percezione di un dividendo proveniente da uno Stato o territorio a fiscalità privilegiata segue un nuovo criterio di qualificazione.

Tuttavia, è prevista per il contribuente (senza differenze tra persona fisica o società) la possibilità di dimostrare alcune esimenti, che andremo a vedere. Su queste esimenti di particolare interesse è il calcolo del Tax Rate effettivo del contribuente. Indicatore richiesto per dimostrare che l’investimento nella società residente in Paese a Fiscalità Privilegiata non ha prodotto un significativo risparmio di imposta.

In questo contributo, partiamo, dalla definizione di Paese a Fiscalità Privilegiata per poi analizzare la tassazione dei dividendi provenienti da Paesi Black List. In ultimo l’analisi delle esimenti del Tax Rate effettivo.

Cominciamo!


Definizione di Paesi a Fiscalità Privilegiata

L’articolo 5 dello schema di DLgs di attuazione della Direttiva 2016/1164/UE ha riscritto, le disposizioni in materia di Stati o territori a regime fiscale privilegiato.

In particolare l’articolo 47-bis del DPR n 917/86 reca la relativa definizione modificando gli articoli che riguardano la tassazione dei dividendi e delle plusvalenze nelle parti che interessano i rapporti con tali Stati.

L’articolo 47-bis del DPR n 917/86 muove da presupposti innovativi, dando due nozioni di “regimi fiscali privilegiati” a seconda che:

  • La società partecipata sia “controllata” da parte del socio italiano;
  • La società partecipata non abbia i requisiti dicontrollo” da parte del socio italiano.

Società estera controllata dal socio italiano

In caso di società estera che soddisfa il requisito di controllo, la nozione di regime fiscale privilegiato coincide con quella prevista dall’articolo 167 del DPR n 917/86 in materia di CFC.

In questo caso la controllata è considerata Black List quando

il livello di tassazione effettiva della stessa è inferiore al 50% della tassazione sulla controllante italiana

Il livello di tassazione effettiva della società si ottiene rapportando le imposte dovute dalla società controllata, con il suo utile ante imposte.

Questo valore deve essere confrontato con il livello di tassazione “virtuale” nostrana della controllata estera. Tale valore si ottiene, a parità di denominatore, sulla scorta delle imposte che il medesimo soggetto avrebbe scontato ove residente nel nostro Paese.

Come detto, il confronto tra i due valori assume importanza sia ai fini della normativa CFC, che per l’individuazione di dividendi o plusvalenze da Paesi Black List.

Società estera che non ha i requisiti di controllo dal socio italiano

Nel caso in cui, invece, la partecipazione del socio italiano non sia di controllo, il requisito cambia.

In questo caso si considerano privilegiati i regimi delle società il cui:

il livello di tassazione nominale risulti inferiore al 50% di quello italiano.

Requisito, questo, mutuato dall’attuale disciplina CFC, anche in virtù del fatto che si tiene conto dei regimi speciali che risultino fruibili in funzione delle specifiche caratteristiche dell’impresa, o limitatamente ad un determinato periodo temporale.

Ambito di applicazione delle disposizioni

In entrambe le situazioni, non possono mai essere considerati regimi fiscali privilegiati quelli di Stati o territori appartenenti all’Unione europea o allo Spazio economico europeo.

Questa nozione di Paesi a fiscalità privilegiata, inoltre, si applica alla generalità dei soggetti d’imposta. Questo in quanto la stessa viene richiamata sia:

  • Dall’articolo 47 del DPR n 917/86, che regola la tassazione dei dividendi percepiti dalle persone fisiche;
  • Dall’articolo 89 del DPR n 917/86, valevole per i soggetti IRES.

Tassazione dei dividendi da Paesi a Regime Fiscale Privilegiato

Data questa definizione di regimi fiscali privilegiati, l’impianto di fondo degli articoli 47 comma 4 e 89 comma 3 del DPR n 917/86 risulta di fatto invariato rispetto a quello attualmente in vigore.

Il principio base è quello di imponibilità integrale di utili e proventi derivanti da Stati a regime privilegiato, individuati con i criteri previsti dall’articolo 47-bis del DPR n 917/86.

Resta valida, inoltre, la possibilità di disapplicare il regime di imponibilità integrale. Questo è possibile con interpello o indicazione “sostitutiva” in dichiarazione, dimostrando almeno una delle esimenti previste dall’articolo 47-bis del DPR n 917/86.

Le esimenti della disciplina sui dividendi Black List

L’articolo 47-bis del DPR n 917/86 consente la disapplicazione della totale tassazione dei dividendi black List, al verificarsi di una di queste due fattispecie:

  • Prima Esimente. Che la partecipata svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature, attivi e locali. Si tratta della medesima esimente prevista dall’articolo 167 del DPR n 917/86 per la disapplicazione della disciplina CFC;
  • Seconda Esimente. Che dalle partecipazioni non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati a regime fiscale privilegiato. Esimente che opera nell’attuale contesto normativo delle CFC e che, invece, con la riscrittura dell’articolo 167 del TUIR è stata espunta dalla norma.

La dimostrazione della prima esimente

La dimostrazione della prima esimente, al di là di una formulazione innovata rispetto all’attuale, porta al mantenimento della tassazione integrale (per i soggetti IRPEF), o alla tassazione ridotta al 50% (per i soggetti IRES), con attribuzione per le partecipazioni di controllo del credito indiretto quantificato in base alle imposte assolte dalla partecipata estera.

In particolare, si tratta di dimostrare che la società partecipata svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature e locali.

La dimostrazione della seconda esimente

La dimostrazione della seconda esimente, invece, garantisce in entrambi i casi (partecipazione di controllo o meno) la rimozione delle penalizzazioni fiscali e la tassazione dei dividendi secondo le regole ordinarie.

Come precisa la Relazione illustrativa, la dimostrazione deve avere ad oggetto i soli periodi d’imposta in cui gli utili si considerano provenienti da Stati a regime fiscale privilegiato.

Per la seconda esimente particolare interesse è il regime dei dividendi previsto per le partecipazioni non di controllo.

Infatti, un contribuente che possiede una quota del 40% in una società estera deve verificare se si tratta di una partecipazione in un soggetto a fiscalità privilegiata in base alla tassazione nominale applicata nello Stato di localizzazione (come vedremo lo farà attraverso la verifica del tax rate).

Con riferimento al coordinamento di questa fattispecie con la seconda esimente in parola, si osserva che quest’ultima opera nella formulazione della disciplina CFC ex articolo 167 del DPR n 917/86. Norma rimasta in vigore fino al 2018.

Di conseguenza, per l’applicazione della medesima, dovrebbero rimanere validi i chiarimenti indicati nella Circolare n 35/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo tale circolare, la seconda esimente si considera sussistente anche attraverso la dimostrazione che l’investimento nella società localizzata in uno Stato a fiscalità privilegiata non ha dato luogo a un significativo risparmio d’imposta.

Determinazione dei tax rate effettivi

Ciò significa che detta presunzione può essere superata (anche) dimostrando che il carico fiscale scontato dalla partecipata estera è non inferiore alla metà di quello cui la stessa sarebbe stata sottoposta qualora residente in Italia.

A tali fini è, tuttavia, richiesto che il confronto tra i rispettivi livelli di tassazione avvenga assumendo i rispettivi tax rate effettivi.

Fasi di verifica del tax rate

Al riguardo, la Circolare n 35/E/2016 ha chiarito che la verifica della congruità o meno della tassazione effettivamente scontata dai redditi della partecipata black list per la dimostrazione della seconda esimente si articola in un percorso che prevede due fasi:

  • Il confronto tra il “tax rate” effettivo estero cui sono stati assoggettati i redditi della partecipata e la metà dell’aliquota nominale italiana (IRES+IRAP). Se il “tax rate” effettivo estero supera tale livello, la seconda esimente si considera validamente provata;
  • Il confronto tra il tax rate effettivo estero e il “tax rate” virtuale domestico, qualora il primo dei predetti dati sia risultato inferiore al 50% dell’aliquota nominale (IRES+IRAP) italiana. Se il tax rate effettivo estero risulta superiore alla metà della tassazione virtuale domestica (vale a dire quella che la partecipata avrebbe scontato qualora residente in Italia), l’esimente si considera dimostrata.

Naturalmente, potrebbe non essere agevole per i soci non di controllo ottenere i dati per effettuare il test sopracitato. Tuttavia, essi potrebbero comunque seguire l’impostazione adottata dai soci di controllo residenti.

Si osserva, infine, che il comma 4 dell’articolo 167 del DPR n 917/86 riformulato dal DLgs. attuativo della direttiva prevede che con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno indicati i criteri per effettuare, con modalità semplificate, la verifica del tax rate estero effettivo.


Tax rate per i dividendi da controllate Black List: conclusioni

Il regime fiscale di tassazione dei dividendi provenienti da Paesi a Fiscalità Privilegiata è stato oggetto di profonda rivisitazione.

Gli effetti della norma non sono mutati, tuttavia, si è andati verso una nuova e più ampia definizione di Paese a Fiscalità privilegiata. Si è cercata una definizione che potesse andare, di volta in volta, ad abbracciare Paesi diversi.

Tale norma, tuttavia, presenta alcuna punti critici molto rilevanti. L’individuazione della seconda esimente, risulta particolarmente difficoltosa, soprattutto nel caso di soci non di controllo. Questi molto difficilmente possono avere a disposizione la documentazione classica di tax rate nominale dell’azienda estera. Per questo motivo, comunque, tale esimente sarebbe quasi impossibile da dimostrare.

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