Dichiarazioni di intento 2020: gestione semplificata

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Obbligo per gli esportatori abituali di trasmettere telematicamente le dichiarazioni di intento all’Agenzia delle Entrate. Abrogato l’obbligo di consegnare al fornitore la lettera di intento. Di riflesso è abolito l’obbligo di numerare le dichiarazioni d’intento nell’apposito registro.

L’operatore economico che ha i requisiti per essere definito Esportatore Abituale ha l’obbligo di comunicare la richiesta di non applicazione dell’IVA ai suoi fornitori.

Attraverso questo meccanismo l’Esportatore Abituale ha la possibilità di evitare di porsi in una situazione di cronicità del credito IVA. Questo, in quanto, le operazioni in esportazione sono in non imponibilità IVA, mentre le operazioni passive sono imponibili IVA.

La lettera di intento, rappresenta, quindi, lo strumento con cui l’Esportatore Abituale comunica la propria situazione ai fornitori. In questo modo il fornitore, nel limite del plafond comunicato, emette fatture senza l’applicazione dell’IVA.

Questa procedura è stata modificata dall’articolo 12-septies del DL n 34/19 (convertito dalla Legge n 58/19). Norma che ha modificato anche il regime sanzionatorio relativo a questa disciplina IVA.

Vediamo, quindi, di seguito la procedura 2020 legata alla gestione delle Lettere di Intento da parte degli Esportatori Abituali.

Cominciamo!

Dichiarazioni di intento: guida
Dichiarazioni di intento: guida

L’ESPORTATORE ABITUALE

Per ottenere lo status di “Esportatore Abituale” è necessario aver registrato nell’anno solare precedente (ovvero nei 12 mesi precedenti):

  • Cessioni all’esportazione e operazioni assimilate (articoli 8, lettera a) e b), 8-bis, 9, 71 e 72, DPR n 633/72);
  • Cessioni intracomunitarie (articoli 41 e 58, DL n 331/93) e operazioni assimilate,

per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari realizzato nell’anno (o nei 12 mesi precedenti). Tale valore deve essere diminuito delle cessioni di beni in transito (o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale) e delle operazioni di cui all’articolo 21, comma 6-bis, DPR n 633/72.

In particolare, in virtù di quanto prescritto dal citato articolo 8, comma 1, lettera c), DPR n 633/72, gli esportatori abituali possono:

  • Acquistare beni e servizi (esclusi fabbricati, aree fabbricabili e beni o servizi per i quali l’IVA è indetraibile) senza dover corrispondere il tributo ai propri fornitori, ossia “in sospensione di imposta“.
  • Nei limiti del “plafond” disponibile (soglia monetaria riferita ai beni e servizi che possono essere acquistati e importati senza applicazione dell’IVA) costituito dall’ammontare complessivo delle operazioni non imponibili (cessioni all’esportazione, cessioni intracomunitarie e operazioni assimilate, servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali) registrate nell’anno solare precedente (c.d. “plafond fisso“), ovvero nei 12 mesi precedenti (c.d. “plafond mobile“).

LA SEMPLIFICAZIONE NELLA GESTIONE IVA DELL’ESPORTATORE

La previsione normativa in analisi comporta, per l’esportatore abituale, non una diminuzione dell’imposta dovuta, bensì la semplificazione del suo rapporto creditorio con l’Erario e l’attenuazione della correlativa sua esposizione finanziaria.

L’obiettivo perseguito dall’istituto del plafond è, infatti, quello di non penalizzare finanziariamente i soggetti passivi IVA che operano prevalentemente con l’estero. Soggetti che possono così evitare di anticipare l’imposta sugli acquisti a fronte del mancato ribaltamento della stessa sulle operazioni attive.

La sospensione di imposta riguarda sia:

  • L’IVA sull’acquisto di un bene o servizio da un fornitore extra UE (che altrimenti verrebbe versata alla dogana);
  • L’IVA inerente agli acquisti di beni o servizi da un fornitore nazionale (ed esempio l’IVA esposta sulle fatture del centro elaborazione dati, sulle prestazioni professionali, sull’acquisto di prodotti finiti e materie prime, etc.), anche se non inerenti all’attività di esportatore esercitata dal soggetto passivo IVA.

La sospensione di imposta, operativamente, si richiede attraverso l’emissione delle dichiarazioni di intento.

LA DISCIPLINA DELLE LETTERE DI INTENTO DAL 2020

La procedura di gestione delle lettere di intento è la seguente:

  • Le lettere di intento vengono generate tramite apposito software e spedite telematicamente a cura dell’esportatore abituale (quindi colui che intende acquistare beni e servizi senza applicazione dell’Iva, in quanto munito di plafond) all’Agenzia delle Entrate;
  • L’Agenzia delle Entrate rilascia apposita ricevuta;
  • L’esportatore abituale invia ai propri fornitori (in forma cartacea, secondo le regole previgenti) le lettere di intento unitamente alla ricevuta di invio ottenuta dell’Agenzia delle Entrate;
  • Il fornitore verifica su apposita piattaforma del sito delle dell’Agenzia delle entrate Entrate (a questo link) la correttezza delle lettere di intento e provvede ad effettuare la fornitura in sospensione di imposta.

Sostanzialmente, le modifiche apportate all’articolo 1 commi 1 e 2 del DL 746/83 consistono nell’abolizione dell’obbligo:

  • In capo all’Esportatore Abituale, di consegnare a ciascun fornitore la lettera di intento e la ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate;
  • In capo all’Esportatore Abituale e ai rispettivi fornitori, di numerare progressivamente le lettere di intento nonché di annotarle in appositi registri e conservarle ai sensi dell’articolo 39 del DPR n 633/72;
  • Infine, in capo ai fornitori, di riepilogare nel quadro VI della dichiarazione IVA annuale i dati delle lettere di intento ricevute.

In ragione del nuovo quadro disciplinare, introdotto dal DL n 34/2019, i fornitori devono indicare sulla fattura emessa nei confronti dell’esportatore abituale gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione d’intento e non genericamente quelli della stessa.

Resta immutato, invece, l’obbligo degli esportatori abituali di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle lettere di intento.

NON OBBLIGO MA FACOLTA’ LA COMUNICAZIONE DELLA LETTERA DI INTENTO INVIATA ALLE ENTRATE

Di fatto, da gennaio 2020 non vi è obbligo di comunicare al fornitore le Dichiarazioni di Intento trasmessa all’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, il fornitore si trova comunque obbligato ad inserire il numero di protocollo dell’Agenzia delle Entrate. Questo significa che comunque al fornitore il numero di protocollo della Lettera di Intento deve essere comunicato.

Quindi, anche se non vi è obbligo, rimane comunque opportuno comunicare il numero di ricevuta al fornitore, in modo che possa indicarlo correttamente in fattura.

Soltanto in questo modo potrà essere emessa in modo corretto la fattura senza l’applicazione dell’IVA ex articolo 8, comma 1, lettera c), DPR n 633/72.

LA TRASMISSIONE DELLE LETTERE DI INTENTO

Le dichiarazioni di intento possono essere trasmesse all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente utilizzando uno dei canali telematici, Entratel o Fisconline:

  • Direttamente, da parte dei soggetti abilitati dall’Agenzia delle Entrate;
  • Oppure tramite gli intermediari abilitati alla trasmissione, utilizzando il software, denominato “dichiarazioni di intento“, disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

L’intermediario abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni è tenuto a rilasciare al dichiarante l’impegno a trasmettere in via telematica i dati. Questo, contestualmente alla ricezione della dichiarazione o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione.

L’intermediario è tenuto a consegnare al dichiarante una copia:

  • Della dichiarazione di intento trasmessa telematicamente;
  • Della ricevuta di presentazione della comunicazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.

Le dichiarazioni di intento si considerano presentate nel giorno in cui l’Agenzia delle Entrate riceve i dati. Da quel momento, potranno essere effettuate le forniture in sospensione di imposta.

DICHIARAZIONI DI INTENTO E PLAFOND DELL’ESPORTATORE ABITUALE

L’utilizzo delle dichiarazioni di intento è vincolato all’utilizzo nei limiti del plafond disponibile. Infatti, soltanto nel limite delle esportazioni ed operazioni intracomunitarie del periodo precedente è possibile chiedere l’emissione di fatture non imponibili IVA.

E’ necessario prestare la dovuta attenzione al plafond disponibile in quanto non sono rare situazioni di cd “splafonamento“. Si tratta di casi in cui l’esportatore abituale riceve fatture in esenzione IVA di importo maggiore rispetto al plafond disponibile.

Nel caso volessi approfondire ho dedicato questo articolo ad approfondire le casistiche di splafonamento IVA.

Splafondamento IVA: i rimedi

Aspetto su cui, invece, mi voglio soffermare in questa sede è la scelta del tipo di plafond (fisso o mobile). Si tratta di una scelta che, una volta effettuata, nelle dichiarazioni di intento, non può essere modificata.

In merito alla genesi del plafond, invece, bisogna distinguere due casi:

  • Ove, alla data dell’invio delle lettere di intento, sia già stata presentata la dichiarazione IVA dell’anno precedente, sarà sufficiente barrare la casella (1) del rigo A2. Questo, in quanto l’Agenzia dispone già delle informazioni sul plafond;
  • Ove, invece, la dichiarazione annuale non sia stata ancora presentata, si dovrà barrare una (o più) delle successive caselle (da 2 a 5) per indicare la tipologia delle operazioni poste in essere nel 2014, che hanno generato plafond. Nel caso particolare in cui il dichiarante abbia effettuato operazioni straordinarie che hanno concorso alla formazione, anche parziale, del plafond disponibile, deve barrare la casella 6 (operazioni straordinarie).

CORREZIONE O REVOCA DELLE DICHIARAZIONI DI INTENTO

Qualora la comunicazione trasmessa contenga dati errati o incompleti, il contribuente può inviare una comunicazione “correttiva nei termini” prima della scadenza del termine di presentazione.

Invece, nel caso in cui l’esportatore abituale intendesse rettificare in diminuzione l’ammontare del plafond disponibile o volesse revocare la dichiarazione d’intento già inviata al fornitore, non è tenuto a darne comunicazione all’Agenzia delle Entrate. 

Scaduto il termine di presentazione non è, invece, più ammissibile rettificare o integrare la comunicazione già inviata che. Pertanto, se errata o incompleta la dichiarazione si rende soggetta alle sanzioni previste dai commi 383 e 384 dell’articolo 1 Legge n. 311/2004.

DISCIPLINA SANZIONATORIA DELLE LETTERE DI INTENTO

E’ prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa che va dal 100% al 200% dell’IVA (fermo restando il versamento della stessa). Questo per il cedente o prestatore che effettua operazioni in regime di non imponibilità IVA (articolo 7, comma 4-bis del Dlgs n 471/97), “senza aver prima riscontrato per via telematica l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate” delle lettere di intento. Questo è quanto prevede l’articolo 12-septies del DL n 34/19.

Rispetto alla precedente formulazione della disposizione, non è più fatta menzione del ricevimento della dichiarazione d’intento da parte del fornitore. Questo, in quanto la consegna della stessa non è più obbligatoria, come descritto. La misura della sanzione, dunque, non è più fissa (da 250 a 2.000 euro), ma ritorna proporzionale, com’era previsto prima delle novità introdotte dal DLgs n 158/2015.

Non è stato espressamente abrogato l’art. 2 comma 2 del DL n 746/83, il quale sanziona i soggetti passivi che “omettono di numerare, annotare o conservare le dichiarazioni rese o ricevute” a norma dell’art. 1 comma 1 lett. c) del medesimo decreto legge (nella versione anteriore alle modifiche del DL 34/2019).

Poiché dal 2020 viene meno l’obbligo di numerazione, annotazione e conservazione delle lettere di intento trasmesse e ricevute per effetto dell’abrogato art. 1 comma 2 del DL 746/83, non si verifica più tale condotta sanzionabile.

La sanzione potrebbe, però, sopravvivere nell’ipotesi in cui il fornitore non indicasse in fattura il protocollo di ricezione della dichiarazione d’intento, analogamente a quanto è stato sostenuto in caso di omessa indicazione degli estremi (numero e data) delle lettere di intento.

DICHIARAZIONI DI INTENTO: CONCLUSIONI

La disciplina legata alle dichiarazioni di intento dell’esportatore abituale è caratterizzata dalla consegna ai propri fornitori della dichiarazione di “esportatore abituale“.

La consegna di questa comunicazione (non più obbligatoria, ma opportuna) è elemento indispensabile per permettere al fornitore l’indicazione in fattura degli estremi di invio della lettera di intento.

Particolare attenzione, poi, deve essere prestata al plafond disponibile. Prima di tutto occorre verificare quale sia il metodo migliore per il calcolo tra plafond fisso o mobile. Fatto questo occorre verificare costantemente l’importo delle fatture in non imponibilità IVA ricevute. Questo per evitare possibili situazioni di splafonamento.

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