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Contributi pensione versati all’estero: riscatto o totalizzazione

Contributi pensione versati all'estero tra totalizzazione contributiva e riscatto per i lavoratori transfrontalieri.

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Le pensioni in regime internazionale: la tutela previdenziale del lavoratore che ha versato contributi pensione all’estero. Riscatto o totalizzazione dei contributi esteri versati per consentire la pensione al lavoratore che ha versato contributi anche in altri Paesi. La nostra guida alla normativa internazionale in tema di sicurezza sociale e previdenziale del lavoratore.

La mobilità lavorativa è ormai un elemento che contraddistingue la nostra epoca, per tutti i settori lavorativi. Attraverso il processo di globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione delle imprese, sempre più lavoratori si trovano ad effettuare periodi più o meno lunghi di lavoro all’estero. In questo contesto, un aspetto che solitamente influisce sulla scelta di una migrazione lavorativa all’estero è legato all’ambito previdenziale.

Mi riferisco, in particolare, alla possibilità per il lavoratore che migra all’estero di poter ricongiungere i contributi pensione versati in altri Paesi. Sono sicuro che anche tu stai riflettendo su questo aspetto, soprattutto se ti hanno appena recapitato un’offerta lavorativa dall’estero (da parte di azienda non residente, senza stabile organizzazione in Italia).

Ho deciso di dedicare questo articolo ad approfondire questo argomento che è davvero importante, ovvero, la possibilità di ricongiungere o totalizzare i contributi esteri è importante. Tuttavia, considerata la delicatezza e la soggettività della situazione previdenziale personale, il consiglio deve essere sempre quello di approfondire la propria posizione previdenziale con l’INPS italiana.

Contributi pensione versati all’estero e principio di territorialità

Effettuare un’attività di lavoro dipendente all’estero porta con se dei risvolti sia fiscali che previdenziali. Per quanto riguarda l’ambito fiscale della disciplina ho dedicato uno specifico articolo di approfondimento a cui eventualmente ti rimando: “Lavoro dipendente all’estero: la tassazione in Italia“. In questo articolo, invece, proviamo ad analizzare i risvolti previdenziali in caso di lavoro estero.

Sotto il profilo previdenziale il principio fondamentale su cui si basa la normativa da applicare è quello della territorialità. In particolare, secondo tale principio, la legge deve applicarsi nel luogo ove avviene la prestazione lavorativa. Sostanzialmente, la disciplina previdenziale è collegata al contratto di lavoro ed in particolare al luogo ove avviene la prestazione lavorativa, indipendentemente dalla provenienza del lavoratore dipendente.

Seguendo questo principio in modo apodittico, il lavoratore residente in Italia, non avrebbe stimoli a trasferirsi all’estero per lavoro. Questo in quanto si verrebbe a trovare privo della tutela previdenziale italiana, alla quale ha contributo fino a quel momento. Tuttavia, lo sviluppo del mercato del lavoro, sia in ambito europeo che globale ha permesso il superamento, in alcuni casi, del principio di territorialità. Infatti, la stipulazione di trattati o accordi internazionali in materia di sicurezza sociale e previdenziale hanno determinato il superamento del principio di territorialità. Questo si è reso possibile con i Paesi CEE e con altri Paesi legati all’Italia da interessi economici di reciprocità.

Secondo tale premessa, si rende evidente che, qualora non ci fossero deroghe al principio generale, il lavoratore residente in Italia, non avrebbe particolari stimoli a varcare il confine nazionale per motivi di lavoro. In quanto si verrebbe a trovare privo della tutela, a lui data in loco, dalla Legislazione sociale italiana. Quindi, i lavoratori italiani che, durante la loro vita lavorativa, hanno maturato posizioni assicurative presso Enti pubblici gestori dell’assicurazione previdenziale in Paesi stranieri possono essere agevolati. In pratica vi è la possibilità, a determinate condizioni, di conseguire il diritto ad una pensione unica utilizzando i contributi versati nei diversi Stati.

Vediamo come è possibile ottenere questo obiettivo sicuramente importante per una giusta tutela previdenziale.

Contributi pensione versati all’estero: gli accordi internazionali

La possibilità di derogare al principio di territorialità è garantita dai Regolamenti Comunitari, per quanto riguarda l’ambito degli Stati europei contraenti. Per quanto riguarda, invece, i Paesi extracomunitari, tale possibilità deriva da apposite convenzioni bilaterali stipulate con gli stessi. Questi accordi internazionali mirano, infatti, a garantire ai lavoratori migranti la stessa tutela previdenziale e pensionistica prevista dalle singole legislazioni nazionali, ovvero, la tutela riconosciuta per i soggetti che hanno sempre lavorato nello stesso Stato.

Tale risultato si realizza, soprattutto, mediante l’applicazione la cosiddetta “totalizzazione dei periodi assicurativi”, legata ai contributi pensione versati all’estero. Di norma, infatti, in ambito internazionale non esiste la possibilità del trasferimento dei contributi da uno Stato all’altro. E nemmeno la ricongiunzione delle varie posizioni assicurative (salvo pochi accordi particolari).

Quali sono gli accordi bilaterali stipulati dall’Italia per la sicurezza sociale?

Soprattutto negli ultimi anni moltissimi Stati si sono resi disponibili a disciplinare ed armonizzare sul piano giuridico e previdenziale accordi vincolanti sul piano sociale e previdenziale. Indubbiamente, l’obiettivo dichiarato di questi accordi è di venire incontro ai fenomeni migratori in ambito lavorativo.

Da un punto di vista pratico, lo strumento giuridico utilizzato dai vari Stati è quello degli Accordi Bilaterali (o trattati) in materia di sicurezza sociale. La Commissione Europea, incoraggia una maggiore cooperazione tra gli Stati membri per il coordinamento con gli Stati terzi in materia di sicurezza sociale, attraverso la ratifica di questo tipo di accordi. Per questo motivo la Commissione ha pubblicato un documento sulla dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale nell’Unione europea: “COMMISSIONE EUROPEA, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. La dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale nell’Unione europea, doc. COM(2012) 153 final, Bruxelles, 30 marzo 2012“.

L’Italia, a partire dagli anni Settanta, ha stipulato una serie di accordi bilaterali con i Paesi di emigrazione a tutela della circolazione dei lavoratori suoi cittadini. Questi accordi sono fondati sul rispetto della non discriminazione e sulla garanzia di parità di trattamento di lavoratori e pensionati. In modo tale da coordinare le legislazioni degli Stati contraenti e di equiparare i territori nazionali perché la migrazione non comporti la perdita di diritti in materia previdenziale.

Attualmente sono in vigore accordi in materia di sicurezza sociale tra l’Italia e i seguenti Paesi:

ArgentinaAustraliaBrasile
CanadaCapo VerdeIsraele
JerseyPrincipato di MonacoJugoslavia
BosniaMacedoniaSerbia
MontenegroStati UnitiTunisia
Città del VaticanoVenezuela
Tabella: paesi con cui sono in vigori accordi sulla sicurezza sociale con l’Italia

Applicazione degli accordi bilaterali sulla sicurezza sociale

In generale questi accordi bilaterali sulla sicurezza sociale sono applicabili ai cittadini degli Stati contraenti. Tuttavia, nel caso di Argentina, Canada, San Marino, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela gli accordi stabiliscono che non è necessario essere cittadini di uno dei due Stati contraenti. Nel caso, infatti, è sufficiente essere assoggettati alle gestioni previdenziali in entrambi i Paesi.

Le prestazioni erogate sulla base di questi accordi includono i seguenti ambiti assicurativi:

  • Vecchiaia, superstiti e invalidità;
  • Infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  • Assegni familiari;
  • Malattia e maternità;
  • Disoccupazione.

L’importo della pensione viene determinato dal singolo Paese in base al proprio sistema di calcolo dei contributi e in proporzione ai periodi assicurativi maturati ai sensi della normativa interna.

In generale, questi accordi disciplinano la sicurezza sociale secondo i seguenti principi:

  • Possibilità per il cittadino straniero di lavorare in Italia, pur rimanendo sotto la competenza normativa in materia di sicurezza sociale del proprio Paese di origine. Questo in deroga al principio della territorialità dell’obbligo contributivo.
  • Garanzia di trattamento equo all’interno del sistema dello Stato ospitante in riferimento a particolari prestazioni. Ovvero l’uguaglianza di trattamento è valida per i contributi pensionistici di ambito di applicazione dell’accordo. Restando ferme le restrizioni sulle prestazioni di natura assistenziale (cioè non basate sui contributi versati).
  • Esportabilità delle prestazioni di sicurezza sociale, per evitare la doppia imposizione fiscale. Norma che prevede la tassabilità della pensione nel solo Paese di residenza.
  • Ulteriori previsioni per un migliore coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, ispirate ai principi enunciati dalla Commissione europea.

Contributi pensione versati all’estero: la totalizzazione contributiva

Attraverso la totalizzazione dei periodi assicurativi è possibile, per il lavoratore, perfezionare il diritto alle varie prestazioni previdenziali previste nei vari Stati oggetto dell’accordo. Questa procedura consente di utilizzare periodi contributivi compiuti in un altro Stato estero (in caso di totalizzazione semplice), oppure degli altri Stati contraenti (in caso di totalizzazione multipla), per ottenere una valorizzazione complessiva. Sostanzialmente, infatti, attraverso la totalizzazione contributiva i lavoratori possono valorizzare i contributi accreditati in Paesi esteri.

I periodi di assicurazione, di attività subordinata, autonoma o di residenza maturati in uno Stato contraente l’accordo possono essere sommati a quelli perfezionati in un altro Stato membro. Questa totalizzazione avviene nella misura necessaria per conseguire la pensione. Tuttavia, a condizione che questi periodi non siano sovrapposti e che, nell’ambito dello Stato che concede la pensione, i contributi accreditati siano superiori ad un anno.

La totalizzazione dei periodi assicurativi ad oggi è può essere utilizzata da tutti i lavoratori che operano nei Paesi della Comunità Europea, oltre alla Svizzera e alla Croazia.

Esempio di posizione in totalizzazione contributiva

Per capire meglio pensa al caso di un lavoratore che ha lavorato in Italia solo per un periodo della sua vita e poi si è trasferito in uno Stato dell’Unione Europea per un altro periodo. Ad esempio mettiamo caso che un lavoratore abbia versato in Italia 15 anni di contributi e in Francia altri 20 e al compimento dell’età richiesta voglia accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia.

Se non esistesse la totalizzazione contributiva il lavoratore non avrebbe la possibilità di accedere alla pensione. Questo perché non avrebbe raggiunto il requisito contributivo minimo di 20 anni di lavoro nella gestione previdenziale italiana. Tuttavia, attraverso la richiesta di totalizzazione nello Stato ove attraverso la sommatoria delle annualità è possibile ottenere il trattamento pensionistico, il lavoratore può vedersi riconosciuto il trattamento pensionistico.

Principio di territorialità e totalizzazione contributiva

Il principio di territorialità prevede che il lavoratore trasferito all’estero debba essere iscritto presso gli Istituti e gli Enti di previdenza e assistenza del Paese estero, presso il quale svolge la propria attività lavorativa. Questo comporta che il lavoratore, in alcuni casi, specialmente se è un lavoratore itinerante, potrebbe anche non raggiungere mai in nessuno Stato, il requisito minimo per ottenere il trattamento pensionistico. Questo perché i contributi pensione versati sono insufficienti.

Al fine di agevolare il lavoratore itinerante gli accordi internazionali prevedono alcune deroghe al principio di territorialità. Deroghe, come ad esempio il distacco del lavoratore o la proroga del riscatto, periodi nei quali il lavoratore rimane iscritto presso gli Istituti originari. Oppure il criterio della totalizzazione dei periodi assicurativi. Criterio che consiste nel considerare in modo fittizio i periodi di lavoro prestati in altri Stati che da soli non darebbero luogo ad alcuna prestazione. Attraverso la totalizzazione si effettua una somma dei periodi assicurativi in modo fittizio. In questo modo a differenza degli istituti del trasferimento e della ricongiunzione, i contributi pensione rimangono acquisiti negli Istituti ed Enti esteri, dove a suo tempo erano stati versati.

Totalizzazione dei contributi pensione minimi

Al fine di procedere alla totalizzazione contributiva è indispensabile che il lavoratore abbia maturato dei periodi di assicurazione presso gli Stati contraenti l’accordo. Attraverso la totalizzazione contributiva il lavoratore ha la facoltà di sommare i contributi maturati dalla gestione previdenziale estera con quelli presenti nella gestione previdenziale dell’altro stato contraente. Ogni singolo trattato o accordo disciplina la diversa durata dei periodi per i quali è possibile procedere alla totalizzazione dei periodi assicurativi.

Più precisamente, è previsto:

  • Un periodo minimo di 52 settimane per gli Stati nei cui confronti si applica la normativa comunitaria (Paesi UE, SEE e Svizzera). Lo stesso periodo minimo è previsto anche con: Argentina, Australia, Repubblica di Capo Verde, Croazia, Repubblica di San Marino, Stati Uniti d’America, Tunisia, Turchia, Vaticano, Venezuela;
  • Un periodo minimo di 1 settimana per il Brasile, Jersey e Isole del Canale, Uruguay, Bosnia Erzegovina, Serbia-Montenegro e Macedonia;
  • Infine, un periodo minimo di 53 settimane per Canada – Quebec e Principato di Monaco.

Quali sono i contributi previdenziali utili alla totalizzazione contributiva?

I contributi previdenziali utili per la totalizzazione contributiva sono:

  • I contributi previdenziali obbligatori (es. quelli per lavoro dipendente o autonomo);
  • I contributi previdenziali volontari;
  • I contributi figurativi (servizio militare, malattia, maternità, cassa integrazione guadagni, disoccupazione, mobilità, ecc.);
  • I contributi da riscatto (corso legale di laurea, attività svolta in Paesi non convenzionati con l’Italia, etc.).

Per la liquidazione della pensione a carico delle gestioni previdenziali italiane valgono le medesime regole previste per la generalità degli assicurati. E’ necessario raggiungere i requisiti anagrafici e contributivi previsti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata stabiliti dalla Legge. Questo oltre che gli eventuali altri requisiti per la maturazione del diritto a pensione.

La totalizzazione contributiva dei contributi pensione non opera quando il lavoratore ha maturato nello Stato estero i requisiti previsti per la pensione.

Quali sono gli accordi di totalizzazione contributiva in essere con l’Italia?

L’Italia ha stipulato Convenzioni internazionali, che permettono la totalizzazione dei periodi assicurativi, con i Paesi:

ArgentinaAustraliaBrasile
CanadaCapo VerdeIsraele
JerseyPrincipato di MonacoJugoslavia
BosniaMacedoniaSerbia
MontenegroStati UnitiTunisia
Città del VaticanoVenezuela
Tabella: paesi con cui sono in essere accordi di totalizzazione contributiva con l’Italia

Esiste anche la possibilità di totalizzare i contributi previdenziali anche con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, gli Stati parte dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Norvegia e Liechtenstein) e la Svizzera.

Contributi pensione versati all’estero: la totalizzazione contributiva multipla

E’ possibile effettuare la totalizzazione contributiva, valida ai soli fini pensionistici, anche con periodi di lavoro effettuati in vari Stati, che abbiano firmato tra loro accordi in ambito previdenziale. Infatti, in questi casi, attraverso l’applicazione della totalizzazione contributiva multipla è possibile conseguire un diritto alla pensione per periodi contributivi prestati in Stati esteri. Si tratta di Paesi non legati tra loro da un acconto previdenziale multilaterale.

Caratteristica della totalizzazione sta nel fatto che non vi è un trasferimento dei contributi da un Paese all’altro, dato che questi restano accreditati nei rispettivi regimi previdenziali. I singoli Stati saranno quindi debitori solo della prestazione relativa ai contributi versati nei propri sistemi previdenziali.

Contributi pensione versati all’estero: calcolo della pensione

A questo punto è fondamentale capire come si determina la pensione del lavoratore nel caso in cui ci si avvalga della totalizzazione dei periodi contributivi. Il calcolo della pensione, in questi casi, avviene attraverso il meccanismo del pro-rata temporis. In pratica, è necessario procedere preliminarmente alla totalizzazione di tutti i periodi contributivi risultanti in favore del richiedente accreditati presso tutte le istituzioni degli Stati interessati. Successivamente è necessario andare a ridurre proporzionalmente l’importo della prestazione previdenziale virtuale sulla base del rapporto tra:

  • La durata totale dei periodi di assicurazione compiuti in Italia, ed
  • Il totale dei periodi di assicurazione compiuti all’estero.

In pratica, ogni Stato contraente si accolla, sotto un punto di vista finanziario, solo quella parte di prestazioni previdenziali che corrispondono alle contribuzioni versate in detto Stato. Nel caso in cui, tuttavia, la prestazione calcolata con il metodo nazionale risultasse più favorevole rispetto a quella maturata con il pro-rata temporis verrà accordata al contribuente la prestazione a lui più favorevole. Gli accordi internazionali in ambito comunitario stabiliscono, infatti, che l’interessato ha diritto a percepire, dall’istituzione competente di ciascuno Stato membro, l’importo più elevato tra:

  • Quello derivante dal calcolo effettuato sulla base della sola legislazione nazionale (pensione autonoma) e
  • Quello risultante  dal calcolo effettuato secondo le regole del pro-rata.  

La domanda di pensione

La domanda di pensione deve presentata all’Istituzione competente (per l’Italia, l’INPS) dello Stato in cui il richiedente risiede. La domanda di pensione è valida, a tutti gli effetti, anche per gli altri Stati in cui l’interessato ha lavorato. E’ compito dell’Ente del Paese di residenza segnalare agli Enti previdenziali competenti degli altri Paesi membri, in cui l’interessato ha lavorato, la richiesta presentata dal lavoratore. La domanda di pensione è comunque valida anche se il lavoratore non la presenta nello Stato di residenza; ciò può causare, peraltro, un allungamento dei tempi nella trattazione della pratica.

Sui moduli di domanda, da ritirare presso l’INPS se si tratta di residenti in Italia o presso l’Istituzione competente del Paese estero di residenza, occorre indicare le informazioni anagrafiche. Ma quelle relative all’attività lavorativa svolta nei diversi Stati e tutti gli altri dati necessari al calcolo della pensione.

Il riscatto dei contributi pensione versati all’estero

Come abbiamo visto sinora, se esiste una convenzione sulla sicurezza sociale e previdenziale in generale il lavoratore potrà totalizzare i contributi accreditati nella gestione estera secondo le modalità indicate nella Convenzione stessa. In caso contrario il lavoratore potrà maturare la pensione in base alle regole vigenti nello Stato convenzionato e chiedere il riscatto oneroso per far valere quei periodi ai fini del diritto alla pensione in Italia.

lavoratori dipendenti pertanto possono presentare la domanda di riscatto del lavoro prestato all’estero senza alcune limite temporale. Essi possono farlo anche dopo la concessione di un trattamento pensionistico da parte dell’INPS. La richiesta di versamento per l’accredito di contributi da riscatto può essere effettuata anche per coprire parzialmente il periodo durante il quale vi è stata omissione contributiva. Quindi solo le settimane necessarie per il perfezionamento dei propri requisiti per l’accesso alla pensione, in Italia ovviamente. I contributi omessi possono essere accreditati solo dopo il pagamento di un onere di riscatto e sono utili per il diritto e per la misura di tutte le pensioni.

La domanda di riscatto

Il riscatto dei contributi esteri può essere richiesto dal lavoratore che al momento della domanda sia cittadino italiano, anche se durante i periodi di lavoro all’estero aveva la cittadinanza straniera. Inoltre, la richiesta può essere effettuata anche se il richiedente non risulta assicurato presso lINPS. Oltre ai lavoratori, può essere chiesto il riscatto dei contributi anche dai superstiti.

La domanda deve essere presentata alla sede Inps territorialmente competente per residenza, compilando il mod. RE1 appositamente predisposto. Per quanto riguarda la documentazione, la prima cosa da presentare è il certificato di cittadinanza italiana. Successivamente la documentazione utile a provare l’effettiva esistenza del rapporto di lavoro svolto all’estero.

Il problema più importante è quello della data certa. La documentazione deve essere redatta con data relativa allo svolgimento del rapporto di lavoro. Si può presentare anche in epoca successiva alla ma non alla domanda di costituzione del riscatto. La condizione per la validità è che non sussistano elementi dai quali si rilevi che tale documentazione è stata costituita allo specifico scopo di usufruire della facoltà di riscatto.

La valutazione del costo del riscatto

La valutazione più importante per il lavoratore è la stima del costo del riscatto. Nel caso del riscatto dei periodi di lavoro all’esterno, l’ammontare dell’onere di riscatto è determinato sulla differenza tra:

  • L’importo della pensione che spetterebbe al richiedente sulla base dei contributi complessivamente accreditati, compresi quelli oggetti di riscatto,
  • L’importo della pensione determinato sulla base della contribuzione effettivamente accreditata nel fondo in cui si chiede il riscatto.

Il valore dell’onere è determinato applicando l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto. Questo nella misura prevista per il versamento della contribuzione obbligatoria dovuta nella gestione pensionistica dove viene effettuato il riscatto. Inoltre, varia in relazione all’età e al sesso del lavoratore, alla retribuzione percepita all’atto della domanda, al numero delle settimane riscattate e all’anzianità contributiva maturata con i contributi versati regolarmente. Varia altresì se il richiedente è già titolare di pensione.

Contributi pensione versati all’estero: conclusioni

In questo articolo ho cercato di riepilogare le principali disposizioni che riguardano gli accordi stipulati dall’Italia in materia di sicurezza sociale. Tali accordi risultano essere particolarmente importanti per la mobilità transnazionale dei lavoratori. Tuttavia, considerata la delicatezza della materia e l’etereogeneità delle situazioni dei singoli lavoratori, riuscire ad andare in dettaglio è sicuramente molto complesso.

Per questo motivo il consiglio che possiamo darti se ti stai approcciando a questa materia è sicuramente quello di interfacciarti con gli uffici dell’INPS. Solo in questo modo, infatti, potrai essere sicuro di ricevere risposte certe legate alla tua situazione personale.

Commenti:
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236 COMMENTI

  1. Gentile Dottor Migliorini,

    iscritta regolarmente all’AIRE dal 1980, ho sempre vissuto e lavorato (per 39 anni) per datori americani in USA, dove ora percepisco una pensione USA statale ed una pensione USA privata (401k). Se decidessi di trasferirmi permanentemente in Italia per viverci (da pensionata vecchietta), in verità non avrei bisogno di una pensione italiana, perché quelle americane mi consentono di campare per quelle che sono le mie necessità. Ambedue le mie pensioni USA in teoria potrebbero essere versate mensilmente su un conto banca in Italia. Ho due domande, se mi consente: Ci si può trasferire in Italia da pensionati, senza aver mai pagato contributi in Italia, e semplicemente continuare a percepire le due pensioni mensili dall’estero (dall’USA nel caso mio), e senza dover richiedere nessun riscatto al governo italiano? La seconda domanda è: se mi dovessi trasferire in Italia, Lei sa se avrei diritto all’assistenza sanitaria tale e quale ad un cittadino italiano vissuto sempre in patria, ma che ha pagato i versamenti durante l’arco lavorativo al governo italiano? Mille grazie.

  2. Quello che le posso dire è che percepire pensioni estere da residente in Italia è possibile, ma deve verificare i suoi obblighi fiscali legati all’eventuale tassazione delle pensioni in Italia. Se vuole approfondire mi scriva in privato per una consulenza.

  3. Salve sono a Angelo D’Auria, Volevo sapere com’è la situazione per poter andare in pensione in Italia.Come funziona la situazione dei miei contributi;io ho 30 anni in Italia e 13 anni in Irlanda, ho47 anni di lavoro sulle spalle e 64 di età’. Cosa succede? Io attualmente ancora lavoro. Lavoro in Irlanda per la Sanità Irlandese e il prossimo anno a maggio compio 65 anni e per la sanità Irlandese dovrei finire di lavorare e dovrei prendere la pensione;poi quando avrò 67 anni prenderò quella contributiva del governo sempre irlandese. Posso intanto prendere la pensione Italiana; ci rientro? Senza toccare o accumulare i miei contributi irlandesi? Sono due cose separate?cosa mi conviene fare?Grazie

  4. Egr. Dott. Migliorini
    vorrei contattarla per una consulenza privata in merito alla normativa sulla previdenza internazionale in UE.
    La ringrazio sentitamente e porgo distinti saluti.
    Giovanna Introini

  5. Salve Dr Migliorini
    Ho 47 anni e nella mia carriera ho 4 anni di contributi in Italia, 11 in .francia, 7 negli stati uniti e 2 in Spagna. So che gli anni europei possono essere accumulati con pensioni calcolate pro rata e credo che grazie alla convenzione italia usa gli anni nei due paesi possono essere accumulati. Saranno accumulati anche gli anni europei e quelli americani o no? In pratica se domani chiedessi pensione in italia avrei 24 anni di contributi o quale sarebbe la mia situazione ? Grazie

  6. Salve Dott. Migliorini,
    posso chiederle gentilmente come ci si dovrebbe comportare per periodi di lavoro all’estero (in stato dell’Unione Europea) inferiori ai 12 mesi? Questo quello che leggo dal sito dell’INPS ma non mi è chiaro. Immagino che l’INPS quando effettua il calcolo della pensione, considera TUTTI i contributi versati all’estero da lavoratore dipendente?
    Grazie anticipatamente.

  7. Buon pomeriggio Dott. Migliorini,
    ho 45 anni e nel 2010 ho lavorato come dipendente di una società svizerra per 10 mesi. Al termine del rapporto i contributi pensionistici che avevo versato in CH sono stati vincolati in un Conto di Libero Passaggio presso un istituto bancario. Ora essendo regolare dipendente di azienda Italiana dal 2011 mi propongono di chiudere il conto di libero passaggio e trasferire la somma sul mio conto corrente.
    La mia volontà sarebbe però quella di non perdere l’anzianità contributiva e fare quindi il ricongiungimento con INPS.
    Leggendo il suo articolo – di cui mi complimento per la chiarezza – non sembrerebbe però possibile.
    Saprebbe indicarmi gentilmente se ho inteso correttamente o se esista la possibilità di esplorare con INPS la fattibilità del ricongiungimento?
    La ringrazio anticipatamente . Andrea

  8. Buongiorno
    in questo articolo molto ben fatto e interessante si parla della totalizzazione tra lavoro estero e italiano ai fini pensionistici

    nello specifico:
    CONTRIBUTI PREVIDENZIALI UTILI ALLA TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA
    I contributi utili sono:
    quelli obbligatori (lavoro dipendente o autonomo); quelli volontari;
    I contributi figurativi (servizio militare, malattia, maternità, cassa integrazione guadagni, disoccupazione, mobilità, ecc.);
    I contributi da riscatto (corso legale di laurea, attività svolta in Paesi non convenzionati con l’Italia, etc.).
    Io avrei questo grosso problema che mi impedisce di essere pensionato
    Avendo vissuto in Francia dal 2001 al 2010 in cui ho lavorato dal 2001 al 2005 e poi dal 2005 al 2010 ho fatto un lungo periodo di tre anni di malattia e due anni di disoccupazione,
    la francia mi riconosce questo periodo di inattività come figurativo al diritto
    l’Italia non vuole riconoscerlo completo ma solo parziale applicando la normativa italiana che prevede un massimo di 22 mesi di malattia dell’arco lavorativo.
    questo mi sposta notevolmente la data del pensionamento
    è normale?
    c’è una normativa che regola tutto ciò e che potrei consultare?
    spero molto in una sua risposta o possibilità di contato
    grazie e buona giornata

  9. Buonasera , sono un cittadino italiano nato in argentina. Ho lavorato 5 anni nella polizia Argentina e 2 nell’esercito argentino. Adesso sono 30 anni che lavoro (come camionista)e vivo in Italia. Vorrei fare la totalizzazione per arrivare prima alla pensione .L’inps ha chiesto la documentazione all’ANSES argentino. Io ho versato i contributi in Argentina nella cassa previdenziale della provincia di Santa fe e in quella dell’esercito non nell’Anses. Adesso ho interpellato un avvocato argentino che mi ha spiegato che devo fare il riconoscimento dei servizi in entrambe le casse, e poi portare il tutto all’Inps. Vorrei sapere in quale proporzione i paesi contribuiscono monetariamente ? La totalizzazione può influire nell’ammontare della pensione?. La ringrazio.

  10. Buongiorno. Un mio amico giapponese ha intenzione di venire in Italia e lavorare. Ha lavorato in Giappone da almeno 10 anni ai fini della pensione cosa deve fare per scattare gli anni lavorati in Giappone?

  11. Ho lavorato in Italia dfino il 2016 ed ho 34 anni di contributi italiani.
    6 anni di lavoro in Svizzera.
    Domamda:
    Quanti anni di lavoro dovrò effettuare per raggiungere la pensione?
    Eventualmente si possono sommare gli anni lavorati in Svizzera come contributi figurativi?
    Grazie

  12. Gentile Dottor Migliorini,
    mio marito ha la doppia nazionalità, Marocchina e Italiana, è nato in Marocco nel 1963 ed ha lavorato li per un periodo di 15 anni fino al 1998 quando si è trasferito in Italia dove lavora dal 1998 fino ad oggi. Vorrei sapere se esiste una convenzione con il Marocco per ricongiungere i contributi versati nel suo paese e quelli versati in Italia.
    In attesa La ringrazio e La saluto cordialmente.
    Didone Giovanna

  13. Gentile dott. Migliorini,

    Ho letto che ‘la totalizzazione contributiva dei contributi pensione non opera quando il lavoratore ha maturato nello Stato estero i requisiti previsti per la pensione’.

    Se io ho più di 10 anni di contributi nel Regno Unito, dove sono previsti un minimo di 10 anni di contributi per avere diritto alla pensione a 67 anni, posso totalizzare i contributi con quelli Italiani? Mi chiedevo se la regola si applica ai 10 anni oppure al raggiungimento del diritto di percepire la pensione a 67 anni.
    Grazie

  14. Dott. Migliorini buongiorno,
    sono un dipendente di azienda privata Svizzera da 15 anni e risiedo in provincia di Como, sono un frontaliere, non sono intestatario di immobili o capitali vari in Italia e/o all’estero; ed ho questa opportunità ad oggi:
    se dovessi chiedere un anticipo del fondo pensionistico II° pilastro alla mia azienda per un’acquisto della mia prima casa qui nella provincia dove risiedo in Italia, che (se esiste) tassazione verra’ effettuata al mio ricevimento della parte monetaria in aiuto al Mutuo di un Istituto di Credito Italiano per completare il totale del valore d’acquisto dell’immobile? Lo dovrò dichiarare?
    Grazie in anticipo per la cortese risposta.
    Buon lavoro.
    G.M.

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