Svolgendo attività lavorative come lavoratori subordinati o autonomi, si generano contributi, INPS o riferiti ad altre casse previdenziali, che andranno alla pensione. I contributi versati durante tutta la vita lavorativa sono accumulati e vanno a determinare quale sarà la pensione.

Parliamo qui di anzianità contributiva, vediamo di cosa si tratta e come viene calcolata, e stabilita a seconda dei casi. L’anzianità contributiva è di fatto la somma degli anni, mesi o giorni, per cui un soggetto è iscritto ad una cassa di previdenza sociale obbligatoria, come l’INPS.

Avere una certa anzianità contributiva permette ai lavoratori di accedere alla propria pensione, terminando gli anni di lavoro. In questi giorni stanno facendo notizia la modifica in corso al prepensionamento, in particolare a Quota 100, che il governo sta applicando in tema pensioni. Anche in questo caso siamo di fronte a cambiamenti che riguardano l’anzianità contributiva, in termini di anni di lavoro svolto.


Anzianità contributiva: cosa cambia per lavoratori dipendenti e autonomi

L’anzianità contributiva fa riferimento, in termini di settimane e di anni, al periodo in cui il cittadino ha lavorato versando regolarmente i contributi. Nel caso in cui il soggetto lavora come dipendente, subordinato di un’impresa o azienda, sarà la stessa azienda a versare i contributi per la pensione.

Per i lavoratori autonomi invece le cose sono diverse. Non avendo un datore di lavoro, o un’azienda a cui fare affidamento, i lavoratori freelance e i professionisti versano i contributi in prima persona. Spesso si avvalgono di professionisti che ne seguono anche la contabilità.

In entrambi i casi si maturano contributi ai fini pensionistici, che corrispondono ad una cifra, in denaro, da depositare presso l’ente previdenziale. Si accede a questi contributi una volta entrati in età pensionistica. Per chi passa da un lavoro di tipo dipendente ad uno di tipo autonomo, è possibile andare in pensione sommando i contributi versati durante il lavoro dipendente con quelli del lavoro autonomo.

Per procedere all’unione dei diversi contributi, è comunque consigliato avvalersi di un intermediario, un professionista che si occupa di seguire queste procedure, oppure consultare il portale ufficiale INPS per informarsi su tutti i casi specifici.

Una precisazione: prestazioni dirette e indirette

Per parlare di pensioni, prepensionamento e contributi, bisogna tenere conto di due differenze. Esistono prestazioni dirette e prestazioni indirette, ed entrambe possono essere erogate dallo stesso ente di previdenza sociale. Versare i contributi ai fini pensionistici ricordiamo che non è facoltativo, ma in Italia è un obbligo.

La normativa italiana prevede un’obbligatorietà in questo tipo di contribuzione, secondo due tipi di prestazione:

  • Prestazioni dirette: qui rientrano le pensioni di anzianità lavorativa, di vecchiaia, di privilegio e quelle di inabilità. In questo caso la pensione è erogata a chi ha precisi requisiti minimi per potervi accedere, e l’ente previdenziale si occupa di versare una somma al soggetto interessato;
  • Prestazioni indirette: in questo caso le pensioni sono ricevute in modo indiretto. Si tratta di pensioni spettanti ai coniugi superstiti, nel caso di coniuge deceduto. Rientrano qui anche le pensioni dei deceduti in servizio, erogate alla famiglia, o la pensione di reversibilità. In questa circostanza viene versata una percentuale della pensione dell’ex coniuge ai parenti più prossimi.

Nel tempo il sistema pensionistico ha subito numerose variazioni, che hanno introdotto sistemi di prepensionamento e particolari semplificazioni per i lavoratori svantaggiati o per la componente femminile.

Come si calcola l’anzianità contributiva

In linea generale, per tutti i lavoratori dipendenti, per stabilire l’anzianità contributiva si devono sommare tutte le settimane lavorate, con un calcolo che prevede la divisione per 52 del numero delle settimane totali. L’anzianità contributiva definisce quanti anni il soggetto ha lavorato, ed è uno dei requisiti per accedere alla maggior parte dei trattamenti pensionistici.

Il metodo di calcolo contributivo risale ad una riforma piuttosto recente, del 1995, introdotta per spartire le pensioni in modo più equo. Successivamente, negli anni, sono state introdotte moltissime misure per variare le condizioni per poter accedere alle pensioni. E alcune di queste si concretizzavano nei sistemi di prepensionamento.

Un esperimento relativamente recente in questo senso è Quota 100, un tipo di pensione che garantiva l’accesso al prepensionamento con una somma di anni contributivi e di età pari a 100.

La misura prevedeva la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi. Di fatto è stata adottata per tre anni, e terminerà molto probabilmente a dicembre 2021. Quota 100 ha dato vita a numerose discussioni sull’equità stessa del prepensionamento.

Accesso alla pensione: disposizioni INPS

Recentemente l’ente previdenziale INPS ha comunicato tutte le informazioni specifiche, caso per caso, per poter accedere alla pensione. Una tabella riassuntiva è proposta per fare chiarezza dal portale online dell’INPS. Ci sono importanti variazioni della pensione prima del 1996 e successivamente al 1996. Vediamo quali sono i sistemi di pensionamento al momento attivi:

  • Pensione anticipata ordinaria: si valuta in questo caso il possesso di anzianità contributiva al 31/12/95, con una differenza tra uomini e donne. Per questa pensione gli uomini devono aver lavorato versando contributi per 42 anni e 10 mesi, mentre le donne 41 anni e 10 mesi. Per questa pensione, per i lavoratori in possesso di requisiti di anzianità contributiva dal 01/01/96, sono previsti gli stessi anni di contribuzione, ma con una aggiunta:

“64 anni di età, 20 anni di contributi effettivi (non figurativi) e importo della pensione non inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.”

  • Pensione anticipata lavoratori precoci: chi ha iniziato a lavorare prima del compimento di 19 anni, ha diritto a questa pensione con 41 anni di contributi;
  • Pensione anticipata “Quota 100”: questo prepensionamento è valido solo fino al 31/12/2021, e valuta il compimento di 62 anni con il versamento di 38 anni di contributi;
  • Pensione anticipata “Opzione donna”: questo tipo di prepensionamento è rivolto alle donne, sia dipendenti che autonome. Ed è accessibile con 58 anni di età e 35 anni di contributi (per le lavoratrici dipendenti) e prevede l’accesso con 59 anni di età e 35 anni di contributi per le lavoratrici autonome;
  • Pensione di vecchiaia ordinaria: prevede 67 anni di età con 20 anni di contributi, e l’importo è variabile in base al caso specifico;

Si aggiungono a questi tipi di pensioni: la pensione di vecchiaia in deroga, con requisito contributivo o anagrafico, e le pensioni specifiche per non vedenti. Quelle per i lavoratori con mansioni particolarmente gravose, inabilità, invalidità, pensione sociale.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura e ne ho fatto un lavoro. Autrice indipendente. Ho collaborato con agenzie web e svolto diverse attività di volontariato: durante gli anni di studio rappresentavo un’associazione studentesca impegnata ad organizzare eventi culturali nel mondo della comunicazione. Nel 2019 ho viaggiato all’estero, partecipando come volontaria ai lavori per il Global Platform for Disaster Risk Reduction presso l’ONU di Ginevra (Svizzera)."

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