Come funziona il Reverse Charge?

Vediamo come funziona il Reverse Charge nei diversi ambiti di applicazione (interna ed esterna) con le novità in vigore dal 2020.

0
390

Come funziona il Reverse Charge? Come si applica? Questo articolo ha come obiettivo quello di fornirti uno schema semplice per aiutarti a capire ed applicare il Reverse Charge nelle operazioni IVA interne o esterne (a seconda dei casi). Troverai anche gli aggiornamenti 2020 alla disciplina dell’inversione contabile introdotte dal Decreto Fiscale.

Il Reverse Charge è un meccanismo di funzionamento dell’IVA, ideato con l’obiettivo di far applicare l’imposta non al soggetto cedente o prestatore, ma piuttosto dal cessionario o committente.

Il Reverse Charge o “inversione contabile” permette di applicare l’IVA in modo che non vi sono possibilità di effettuare meccanismi fraudolenti di applicazione. Non a caso, questo meccanismo viene utilizzato sia per operazioni interne che esterne ad elevato rischio frode.

Il Reverse Charge è disciplinato dal DPR n. 633/1972, all’art. 17 commi 5, 6 e 7.

In virtù di tale meccanismo il fornitore del bene o il prestatore del servizio non sono tenuti ad addebitare l’IVA in fattura.

Di solito, durante una transazione tra due soggetti, il fornitore del bene o il prestatore del servizio applicano l’imposta nella fattura e la addebitano al destinatario della cessione del bene o del servizio, soltanto successivamente versano tale somma allo Stato. Se tuttavia l’imposta non viene versata, come spesso accade, si consuma il reato di evasione fiscale, ai sensi dell’art. 385 c.p..

Funzionamento del meccanismo del Reverse charge
Come funziona il Reverse Charge

Il meccanismo del Reverse Charge ha la finalità di debellare l’evasione fiscale, vediamo meglio il suo funzionamento.

Vediamo come funziona il Reverse Charge.

Come funziona il Reverse Charge? il meccanismo applicativo

Il Reverse Charge è una deroga ai principi di esigibilità e di detrazione dell’IVA.

La regola generale in materia di IVA prevede che chi effettua una cessione di beni o una prestazione di servizi debba addebitare l’IVA al cessionario. In questo modo è il cedente a rimanere debitore verso l’Erario (per l’IVA a debito). Al contrario, il cessionario o committente ha il diritto di esercitare la detrazione dell’IVA, diventando creditore dello Stato.

Nel Reverse Charge il cedente del bene o il prestatore del servizio non espongono l’IVA in fattura ed il cessionario o il committente dovranno registrare l’IVA sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti.

Con la doppia annotazione a debito e a credito, l’IVA non viene corrisposta materialmente all’Amministrazione finanziaria. Questo significa che per come funziona il Reverse Charge l’operazione risulta essere neutra finanziariamente.

L’operazione si neutralizza dal punto di vista contabile (e finanziario) a patto che in capo al cessionario o committente non vi siano limiti alla detrazione (ed es. banche, medici, società immobiliari, etc.).

Per applicarlo il Reverse Charge entrambi i soggetti debbono essere soggetti passivi IVA e il committente o il cessionario devono risiedere nel territorio dello Stato.

Ad esempio, in un’ipotesi di vendita,viene emessa fattura dal venditore di 2.000 euro, senza addebito di Iva e registrerà il credito verso Società X per la cessione del bene, l’acquirente riceverà una fattura da 2.000 euro e la registrerà con l’integrazione dell’Iva. L’acquirente, pertanto, dovrà registrare due operazioni, l’acquisto e l’autofattura.

L’acquirente registrando l’operazione sia in dare e sia in avere, neutralizza l’operazione.

Qualora l’operazione venga svolta senza l’applicazione del meccanismo Reverse Charge, l’iVA sarebbe stata versata al fornitore e quest’ultimo l’avrebbe versata all’Amministrazione finanziaria. L’acquirente l’avrebbe invece portarla in detrazione.

Come funziona il Reverse Charge: le modalità di applicazione

Il Reverse Charge si applica attraverso due meccanismi operativi che portano allo stesso risultato finale, ovvero l’applicazione dell’IVA (a credito ed a debito) da parte del cessionario o committente dell’operazione.

In particolare il Revese Charge si applica con:

  • Integrazione della fattura ricevuta dal cedente o prestatore, che non riporta l’applicazione dell’imposta in virtù dell’applicazione dell’inversione contabile. L’integrazione della fattura consiste nello scrivere sulla fattura l’importo dell’imponibile e dell’IVA dovuta. Tali importi sono quelli che finiranno poi nei registri IVA. Questa modalità di applicazione del Revese Charge riguarda le operazioni interne e quelle intracomunitarie ricevute da soggetti passivi IVA nazionali.
  • Autofattura da emettere e conservare. In questo caso il cessionario committente è tenuto ad emettere un documento “autofattura” che riprende esattamente la fattura ricevuta e la “integra” con imponibile IVA. Tali importi sono quelli che poi devono essere iscritti nei registri IVA. Questa modalità di applicazione del Reverse Charge riguarda le operazioni ricevute con prestatori di servizi residenti in Paesi extra-UE.

Entrambe le modalità di applicazione dell’inversione contabile prevedono la doppia annotazione dell’IVA nel registro delle fatture emesse ed in quello degli acquisti. Il tutto dopo aver ricevuto la fattura del fornitore senza IVA.

Naturalmente, in entrambe le casistiche di applicazione del Reverse Charge (integrazione o autofatturazione) al contenuto della fattura deve essere aggiunta IVA italiana secondo l’aliquota di appartenenza.

L’emissione dell’autofattura e il documento integrato da parte del committente o dal cessionario devono essere annotati sia nel registro delle fatture sia emesse sia nel registro dei corrispettivi.

Inoltre, l’annotazione nei registri IVA deve essere svolta entro un preciso arco temporale, ovvero entro il

“(…) il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese

Il Reverse Charge e i Regimi speciali IVA

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 14/E del 27 marzo 2015, ha chiarito che non si può applicare tale meccanismo alle prestazioni di servizi rese a soggetti che beneficiano di particolari Regimi fiscali che esonerano il committente dagli adempimenti previsti dal DPR n. 633 del 1972.

Gli adempimenti dal quale sono esonerati sono la tenuta del registro dei corrispettivi, l’annotazione delle fatture, tenuta del registro degli acquisti etc..

Le modifiche apportate dal Decreto Fiscale 2020 e Reverse Charge negli appalti edili a prevalente utilizzo di manodopera

L’art. 4 (Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera) del D.L. n. 124/2019 ha introdotto, a partire dall’1 gennaio 2020, una norma in tema di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti che riscrive integralmente l’art.17-bis del D.Lgs. n. 241/1997.

Questa disposizione non riguarda tutti i contribuenti, ma esclusivamente i committenti che affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi, di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati.

Deve trattarsi di contratti caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente, e di beni strumentali di proprietà del committente. 

Al verificarsi di questa fattispecie è previsto l’obbligo di richiedere alle imprese appaltatrici/subappaltatrici/affidatarie copia delle deleghe di pagamento (modello F24) relative al versamento delle ritenute fiscali per i lavoratori dipendenti direttamente impiegati nei lavori o servizi.

A tal fine, le imprese appaltatrici o affidatarie e subappaltatrici effettueranno distinti versamenti, con F24 specifico per singolo committente, senza possibilità di compensazione delle ritenute dovute con propri crediti fiscali.

Le nuove modalità operative per appalti e subappalti

La nuova norma prevede che le imprese appaltatrici/subappaltatrici/affidatarie trasmettano al committente entro i 5 giorni lavorati successivi al versamento delle ritenute:

  • Le deleghe di pagamento
  • L’elenco nominativo di tutti i lavoratori, identificati  mediante codice fiscale, coinvolti nell’opera o nel servizio nel mese precedente, con:
    • Il dettaglio delle ritenute eseguite nel mese precedente nei confronti dello stesso lavoratore con separata indicazione di quelle relative alla prestazione effettuata dal committente. 
    • L’ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente in relazione alla prestazione
    • Il dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun lavoratore nell’esecuzione dell’opera o servizio.

Cosa fare in caso di mancata o insufficiente trasmissione dei dati da parte delle imprese appaltatrici e subappaltatrici

In caso di mancata trasmissione dei dati da parte delle imprese appaltatrici e subappaltatrici o appurato l’omesso o insufficiente versamento delle ritenute, il committente deve sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati.

La sospensione avviene sino a concorrenza del 20% del valore complessivo dell’opera, ovvero per un importo pari alle ritenute non versate ma risultanti dalla documentazione trasmessa.,

Il committente deve darne comunicazione entro 90 giorni all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio.

Le sanzioni per il datore di lavoro nei contratti di appalto

In capo allo stesso committente, laddove non adempia ai suddetti obblighi ossia non chieda copia delle deleghe di pagamento o non sospenda il pagamento dei corrispettivi a fronte dell’omesso o insufficiente versamento delle ritenute da parte dell’appaltatore/subappaltatore/affidatario, sono irrogate sanzioni.

Si tratta di sanzioni amministrative pari al 20% dell’importo delle ritenute non trattenute dal datore di lavoro o al 30% dell’importo delle ritenute non versate.

Gli obblighi sin qui delineati (cfr. commi da 1 a 3 dell’art. 4), non trovano applicazione se le imprese appaltatrici/subappaltatrici/affidatarie comunicano al committente, tramite certificazione, la sussistenza  nell’ultimo giorno del mese precedente a quello della scadenza (5 giorni successivi alla scadenza del versamento) dei seguenti requisiti:

  • Risultino in attività da almeno 3 anni e in regola con gli obblighi dichiarativi e abbiano eseguito nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo superiore  al 10% dell’ammontare dei ricavi e compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime;
  • Non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi o avvisi di accertamento, affidati agli agenti della riscossione relativi alle imposte sul reddito, IRAP, ritenute e contributi previdenziali per importi superiori a 50.000 euro, per i quali siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione.

Continuazione al pagamento dei contributi previdenziali

Le imprese che possiedono questi ultimi requisiti possono continuare a pagare i contributi previdenziali, assistenziali e i premi assicurativi mediante compensazione coi propri crediti fiscali.

Al contrario, tale possibilità è esclusa per tutte quelle a cui si applica il meccanismo previsto dai primi tre commi dell’art.4.

Ad esempio, nel caso di imprese che si trovano nelle condizioni previste dal co.1, dell’art.4 e che sono in esercizio da più di 3 anni e che non abbiano cartelle di importo superiore a 50.000 euro, la compensazione tra crediti fiscali e contributi previdenziali, assistenziali e i premi assicurativi è ammessa. 

Viceversa, la facoltà di compensazione è vietata per quelle imprese per le quali, sempre al ricorrere delle condizioni previste dal co.1, dell’art.4, non sussistono i requisiti di esclusione (ad esempio, esercizio dell’attività da meno di 3 anni e sussistenza di cartelle di importo superiore a 50.000 euro)

Come funziona il Reverse Charge: conclusioni

L’applicazione del Reverse Charge da parte di operatori economici italiani è subordinato al fatto che l’operazione ricevuta sia tra quelle disciplinate dai commi 5, 6 e 7 dell’art. 17 del DPR n 633/72, per le operazioni interne e dal DL n 331/93 per le operazioni intracomunitarie.

Fuori da queste casistiche l’inversione contabile non può essere applicata e si assiste alla consueta applicazione dell’IVA da parte del cedente o prestatore.

In questo articolo ho cercato, molto semplicemente e schematicamente, di mostrarti come deve avvenire, nelle due fattispecie principali, l’applicazione concreta del funzionamento del Reverse Charge.

Naturalmente, mi rendo conto che nella pratica si verificano moltissime casistiche diverse di applicazione di questa modalità di applicazione dell’IVA. Per questo abbiamo predisposto una serie di articoli dedicati proprio ad approfondire le varie casistiche di applicazione del Reverse Charge. Ti consiglio di non perderli.

Se vuoi condividere la tua esperienza in merito lascia un commento di seguito.

Altrimenti, se vuoi avere il consulto di un professionista esperto sull’argomento, segui il link sottostante per ricevere una consulenza personalizzata.

Lascia una Risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here