Con la nuova Legge di Bilancio 2022 sono state introdotte diverse novità in merito alle agevolazioni e alle detrazioni fiscali, direttamente collegate alle modifiche alle imposte sui redditi, prima tra tutte l’IRPEF. Per quanto riguarda il trattamento integrativo, ovvero il bonus IRPEF, vi sono alcuni fattori da considerare, a partire dalla sua applicazione.

Questo bonus infatti viene garantito in busta paga solamente per i lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito inferiore a 15.000 euro annui, secondo quelle che sono le conseguenze del ricalcolo dell’IRPEF in base al nuovo sistema a 4 aliquote.

Per tutti gli altri, il bonus IRPEF non viene applicato, tuttavia sono presenti alcune detrazioni IRPEF in base alle disposizioni della manovra, e alcune eccezioni per cui il trattamento integrativo è erogabile, fino ai 28.000 euro di reddito. Data la complessità nell’applicazione degli sgravi fiscali così determinati, risulta tuttavia piuttosto complicato sapere con esattezza come rinunciare al trattamento integrativo, o come restituirlo. Cerchiamo di fare chiarezza nell’articolo.

La rinuncia al bonus IRPEF in busta paga è il metodo per superare il rischio di dover restituire le somme erogate in sede di conguaglio fiscale o con la dichiarazione dei redditi. Il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) è infatti erogato sulla base del reddito presunto, e alla fine dell’anno è possibile determinare l’effettiva spettanza delle somme riconosciute. Qualora si superi il limite di reddito, o si ricada nella no tax area, il diritto a beneficiarne viene meno, e scatta l’obbligo di restituzione del credito.

Obbligo di restituzione del bonus IRPEF: quando scatta

Prima di vedere come restituire il bonus IRPEF, vediamo per quali casi la restituzione diventa un obbligo. In alcuni casi, il bonus IRPEF deve essere restituito in fase di dichiarazione dei redditi, specialmente se questa quota risulta non spettante perché il reddito percepito durante l’anno è superiore rispetto a quello presunto. In questo caso in qualche modo bisognerà provvedere alla restituzione dell’importo.

Ricordiamo che anche nel 2022 valgono gli obblighi di restituzione in base a diverse eventualità:

  • Nel caso di ricezione del bonus per redditi superiori rispetto a quelli effettivamente corrisposti e per cui è previsto;
  • Contribuenti incapienti: con un reddito complessivo inferiore a 8.174 euro, scatta il limite della no tax area;
  • Nel caso di errori di predisposizione della precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate tramite modello 730. Se la restituzione dell’importo non è dovuta, il lavoratore può comunque chiedere all’Agenzia di rivedere il calcolo.

I lavoratori con redditi fino a 15.000 euro hanno il diritto di beneficiare del trattamento integrativo di importo pari a 100 euro mensili. Il trattamento integrativo IRPEF è riconosciuto automaticamente in busta paga dal datore di lavoro, verificata la capienza dell’imposta rispetto alle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente e l’importo del reddito previsionale.

Nel caso di percezione del bonus IRPEF per cui si ipotizza una restituzione successivamente, il lavoratore può chiedere al proprio datore di lavoro, che agisce come sostituto di imposta, di intervenire e non erogare il trattamento integrativo in busta paga. Tuttavia con le ultime novità fiscali la situazione si complica leggermente.

Trattamento integrativo: come funziona nel 2022

Il trattamento integrativo, ovvero il bonus IRPEF, nel 2022 cambia in base alle nuove disposizioni che riguardano l’IRPEF introdotte dalla Legge di Bilancio 2022. Le percentuali relative all’imposta sui redditi da lavoro variano in base al nuovo sistema a quattro aliquote, per cui cambia di conseguenza anche il bonus IRPEF, ovvero l’ex bonus Renzi.

Il bonus IRPEF 2022 spetta ai soggetti titolari di redditi da lavoro dipendente o assimilati in presenza di redditi complessivi fino a 15.000 euro. Per coloro che hanno redditi compresi tra i 15.001 ed i 28.000 il trattamento integrativo spetta se la somma di tutte le detrazioni spettanti sia superiore all’imposta lorda. Per poter beneficiare del bonus è necessario che il soggetto titolare di redditi da lavoro dipendente presenti un IRPEF lorda superiore alle detrazioni di imposta spettanti ai sensi dell’art. 13, co. 1 del TUIR.

L’articolo 1, comma 3, della legge di bilancio 2022 ha ridotto da 28.000 euro a 15.000 euro la soglia di reddito complessivo prevista dall’articolo 1 del d.l. n. 3 del 2020, sopra la quale il trattamento integrativo di regola non spetta, lasciando inalterato l’impianto di determinazione e spettanza dello stesso. Il bonus è di 1.200 euro annue (100 euro al mese) per i contribuenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro. Per i contribuenti con reddito compreso tra 15.001 e 28.000 euro vi è un particolare trattamento di applicazione del contributo integrativo legato a situazioni di “incapienza”. In particolare, il trattamento viene riconosciuto a condizione che l’IRPEF lorda sia inferiore alla somma:

  • Delle detrazioni per familiari a carico, di cui all’art. 12 del TUIR;
  • Delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente (escluse le pensioni) e redditi assimilati ex art. 13, co. 1 TUIR;
  • Delle detrazioni per gli interessi pagati su prestiti o mutui agrari o per gli interessi pagati su mutui ipotecari per l’acquisto o la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale;
  • Delle rate relative alle detrazioni per spese sanitarie, per interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Al verificarsi di una di queste condizioni il trattamento integrativo viene erogato in una misura pari alla differenza tra la somma delle detrazioni e l’imposta lorda e comunque fino al limite di 1.200 euro annue. Chi ha un reddito compreso tra i 15.001 ed i 28.000 euro saprà se spetta o meno il trattamento integrativo in sede di dichiarazione dei redditi.

Per approfondimenti: “Bonus Irpef 2022: a chi spetta il trattamento integrativo?”

Trattamento integrativo per redditi da 15.000 a 28.000 euro

Come detto in precedenza per i redditi compresi da 15.000 a 28.000 euro, è necessario, come visto prima, valutare quali sono le detrazioni spettanti in fase di dichiarazione dei redditi. Se queste superano il valore dell’imposta lorda, si può accedere al trattamento integrativo. In mancanza, potrebbero essere presenti forti penalizzazioni. Sono ammesse al calcolo delle detrazioni spettanti le seguenti spese:

  • Detrazioni per carichi di famiglia;
  • Detrazioni per lavoro dipendente e assimilati;
  • Detrazioni per interessi passivi su prestiti o mutui agrari fino alla fine del 2021;
  • Detrazioni per i mutui fino al 2021 per l’acquisto di immobili tramite mutuo da adibire a prima casa;
  • Detrazioni per le spese sanitarie, con il superamento della soglia di 15.493,71 euro sostenute entro fine 2021;
  • Agevolazioni per il recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica in base ai bonus casa;
  • Altre detrazioni fiscali sulle spese sostenute entro la fine del 2021.

Nel caso in cui la somma di tutte le detrazioni è maggiore dell’imposta che viene applicata sui redditi, si può parlare di incapienza dell’imposta lorda, per cui viene garantito in busta paga il trattamento integrativo come differenza tra imposta lorda e detrazioni.

Tuttavia va tenuto conto che anche se non è presente il trattamento integrativo, possono intervenire diverse detrazioni fiscali di importo anche maggiore rispetto ai 1.200 euro del bonus IRPEF, anche per redditi elevati, fino a 50.000 euro.

Rinuncia al trattamento integrativo

In alcuni casi è possibile chiedere la rinuncia del trattamento integrativo in busta paga, e potrebbe essere conveniente procedere in questo modo in determinate situazioni. A livello di busta paga, chi riceve il trattamento integrativo vede accreditarsi ogni mese una cifra intorno a 100 euro, tuttavia, anche se può sembrare un valido sostegno al reddito, in alcuni casi può essere svantaggioso ricevere questo importo.

Ci sono diversi casi in cui può essere necessario chiedere la rinuncia al trattamento integrativo:

  • Quando ci si trova in una situazione di incapienza, ovvero si prevede che il reddito annuo sarà inferiore alla cifra di 8.174 euro secondo la no tax area;
  • Quando coesistono diversi redditi che possono andare ad aumentare il reddito complessivo, superando così le soglie massime per ricevere il sostegno.

Per queste ragioni si può procedere a chiedere la rinuncia del trattamento integrativo, soprattutto nel momento in cui si rischia di trovarsi nella situazione di dover restituire questo trattamento in un momento successivo. Per procedere, è possibile chiedere direttamente al proprio datore di lavoro.

Quando si parla di rinuncia al trattamento integrativo tuttavia, tuttavia al momento ci si trova di fronte ad un limite, per i redditi da 15.000 a 28.000 euro. Si tratta dell’impossibilità di rinunciare solamente al bonus IRPEF, senza perdere le detrazioni fiscali.

Si tratta di una possibilità di rinuncia garantita per il momento solamente se si rinuncia a tutte le detrazioni spettanti, incluso il trattamento integrativo. Questo è uno degli effetti collaterali della variazione fiscale che ha coinvolto sia il sistema di imposizione IRPEF, sia l’ex bonus Renzi.

Bisogna considerare anche che il bonus IRPEF è calcolato sul reddito presunto, e viene poi verificata la sussistenza di questo sostegno in fase di dichiarazione dei redditi, anche tenendo conto delle nuove disposizioni.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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