Recesso del socio da SRL: profili civilistici e fiscali

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Il diritto di recesso è una facoltà concessa ai soci di risolvere il contratto sociale, al verificarsi di alcune fattispecie previste dall’art. 2473 cc. Analizziamo la disciplina fiscale è contabile del recesso del socio da SRL. 

Il presente contributo si pone come obiettivo quello di evidenziare le peculiarità della disciplina del recesso del socio da SRL.

Tale disciplina, profondamente innovata con la riforma del diritto societario del 2006, si è orientata verso una maggiore tutela degli interessi del socio uscente rispetto a quelli della società e dei suoi creditori.

In particolare, l’articolo 2473 c.c. ha modificato i criteri di valutazione della quota di recesso del socio, passando da una logica a “Valori Contabili” ad una logica a “Valori Correnti di Mercato“. Logica con la quale riescono a trovare espressione anche tutti i valori che non trovano rilievo nel bilancio d’esercizio e nelle scritture contabili (si pensi ad esempio ai plusvalori latenti, all’avviamento o alle attività intangibili).

Recesso del socio da SRL

Vediamo, quindi, di seguito la disciplina legata all’esercizio del diritto di recesso del socio nelle SRL.

L’esercizio del diritto di recesso del socio nelle SRL

Nelle SRL l’articolo 2473 del codice civile prevede le ipotesi per le quali è possibile esercitare il diritto di recesso da parte del socio.

Si tratta di una serie di deroghe alla disciplina generale del contratto sociale, per il quale è possibile recedere soltanto con il consenso di tutti i soci.

Queste particolari ipotesi di recesso costituiscono un limite per la società ed una garanzia per i soci.

In particolare le fattispecie di recesso del socio possono essere:

  • Nel caso di cambiamento dell’oggetto sociale;
  • In caso di trasformazione della società (ovvero cambiamento del tipo di società);
  • Nel caso di fusione o scissione della società;
  • In caso di revoca dello stato di liquidazione;
  • In caso di trasferimento della sede all’estero;
  • Nel caso di compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società stabilito nell’atto costitutivo;
  • In caso di modifica del diritto agli utili dei soci;
  • In caso di eliminazione di una o più cause di recesso previste nell’atto costitutivo.

Ipotesi di recesso per SRL a durata indeterminata

Oltre alle sopra indicate ipotesi, il recesso del socio è sempre consentito nel caso in cui la società sia contratta a tempo indeterminato. In questo caso, serve un preavviso di almeno sei mesi.

In questo caso l’unico onere per il socio è rappresentato dall’obbligo di preavviso verso la società di almeno 180 giorni. Tale onere di preavviso può per altro essere ampliato dallo statuto della della SRL. Tuttavia, in ogni caso non può mai essere fissato in misura superiore a un anno.

Ipotesi di recesso inderogabile del socio

Vi sono poi ulteriori ipotesi di recesso (inderogabilmente previste dalla legge) sono riconducibili:

  • All’eventuale decisione di aumento a titolo oneroso del capitale sociale della SRL, con esclusione del diritto di opzione dei soci. Ossia con offerta diretta delle nuove quote in sottoscrizione a terzi. In tale caso, infatti, l’articolo 2481-bis comma 2 attribuisce il diritto di recesso ai soci che non hanno acconsentito alla decisione di esclusione del diritto di opzione;
  • All’eventuale presenza nell’atto costitutivo di vincoli assoluti alla circolazione delle quote. In questo caso lo statuto può eventualmente prevedere un periodo massimo di due anni, dalla data di sottoscrizione o acquisto della quota, di sospensione del diritto di recesso del socio.

Si ricorda brevemente che per limitazioni di tipo assoluto si intendono clausole statutarie che escludono espressamente qualsiasi possibilità di trasferimento a terzi per atto tra vivi. Ma anche clausole che comunque subordinano l’efficacia del trasferimento per atto tra vivi al mero gradimento degli organi sociali.

Oltre ai predetti casi (per i quali, come detto, il diritto di recesso compete per previsione inderogabile di legge), i soci sono liberi di individuare nell’atto costitutivo ulteriori presupposti che conferiscono ai soci dissenzienti il diritto di recedere.

Se l’atto costitutivo dispone in tal senso, il diritto di recesso spetta ai soci (per previsione inderogabile di legge) anche nel caso in cui una o più di tali ulteriori presupposti vengano eliminati dall’atto costitutivo.

Ipotesi di recesso per SRL soggette a direzione e coordinamento

Un’ultima serie di ipotesi inderogabili di diritto di recesso del socio da SRL riguarda l’attività di direzione e coordinamento nei gruppi societari.

L’articolo 2497-quater comma 1 stabilisce infatti che il socio di una SRL soggetta ad attività di direzione e coordinamento può recedere anche nei seguenti casi:

  • Quando la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento delibera una trasformazione che implica il mutamento del suo scopo sociale;
  • Quando la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento delibera una modifica del suo oggetto sociale consentendo l’esercizio di attività che alterano in modo sensibile e diretto le condizioni economiche e patrimoniali della società soggetta ad attività di direzione e coordinamento;
  • Inoltre, quando a favore del socio sia stata pronunciata, con decisione esecutiva, condanna di chi esercita attività di direzione e coordinamento ai sensi dell’articolo 2497. In questo caso il recesso può essere solo totale, ossia non è possibile scegliere di esercitare il diritto di recesso solo per una parte della partecipazione posseduta;
  • All’inizio e alla cessazione dell’attività di direzione e coordinamento, se da tale circostanza ne deriva un’alterazione delle condizioni di rischio dell’investimento.

Revoca del presupposto o messa in liquidazione

Si ricorda che il recesso non può essere esercitato dal socio (e, se già esercitato, diviene privo di efficacia) se:

  • La società revoca la delibera che lo legittima;
  • Viene deliberato lo scioglimento della società.

Le principali cause di recesso convenzionali

Le cause di recesso possono essere convenzionali, determinate cioè dai soci nell’atto costitutivo, che può fissare anche le relative modalità di esercizio.

Si potrebbe consentire il recesso ai soci in disaccordo rispetto a deliberazioni assembleari aventi ad oggetto:

  • La nomina degli amministratori;
  • L’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;
  • Il trasferimento della sede al di fuori della provincia;
  • L’introduzione del potere di demandare agli amministratori l’aumento di capitale;
  • La possibilità di demandare agli amministratori l’emissione di titoli di debito.

Oppure, si può prevedere l’introduzione di cause di recesso pattizie non derivanti da deliberazioni, quali:

  • Il mancato rinnovo di una specifica autorizzazione amministrativa da parte di un ente pubblico;
  • Il mancato conseguimento di un utile minimo o la produzione di perdite per 1 o più anni;
  • La cessazione dalla carica di un determinato amministratore sul quale il socio vantava una specifica fiducia;
  • Il verificarsi di una “giusta causa“, non specificatamente determinata dall’atto costitutivo o dallo statuto.

Cause di recesso legale da SRL

Inoltre, le cause di recesso possono essere legali, determinate quindi direttamente dal legislatore (le ipotesi legali di recesso operano anche nel silenzio dell’atto costitutivo).
Nella tabella seguente si riportano le principali ipotesi.

Recesso legale

Ipotesi di cui all’art. 2473 co. 1 c.c.

Sono espressamente previste come cause legali di recesso le seguenti:

– cambiamento dell’oggetto sociale (costituzione);
– trasformazione della società;
– fusione o scissione della società;
– revoca dello stato di liquidazione;
– trasferimento della sede sociale all’estero;
– eliminazione di una o più cause di recesso previste “volontariamente” dall’atto costitutivo;
– compimento di operazioni che determinano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società fissato nell’atto costitutivo;compimento di operazioni che determinano una rilevante modificazione dei diritti particolari dei soci (art. 2468 co. 4 c.c. ).

In questi casi le cause di recesso operano per mancato consenso dei soci alle decisioni al riguardo.

Come precisato dalla dottrina, la legittimazione al diritto di recedere non spetta solo a chi ha dissentito, ma anche al socio assente all’assemblea, a quello che si è astenuto dalla votazione o che non aveva il diritto di voto.

Durata indeterminata della società ex art. 2473 co. 2 c.c.

La Cassazione, nella sentenza 29.3.2019 n. 8962, ha stabilito che la durata di una srl – connotata da un socio di maggioranza persona giuridica e da uno di minoranza persona fisica – fino al 31.12.2050 non legittima quest’ultimo, che alla data di scadenza della società avrà 87 anni, all’esercizio del diritto di recesso “ad nutum“. La circostanza che la durata della società superi l’aspettativa di vita del socio persona fisica (secondo i dati Istat), infatti, è reputata circostanza del tutto irrilevante.

Nel caso di società contratta a tempo indeterminato, il diritto di recesso compete al socio in ogni momento (“ad nutum“) e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore a un anno (comma 2).

Una questione particolare, poi, è quella legata al possibile o meno riconoscimento del diritto di recesso in caso di proroga della durata della società, in mancanza di un’espressa disciplina sul punto come, invece, previsto per le spa dall’art. 2437 co. 2 c.c.

Limitazioni nella circolazione delle quote

Quando l’atto costitutivo della società contiene clausole che (trasferimento delle quote):dispongono l’intrasferibilità della quota;subordinano la cessione della quota al gradimento di organi sociali, soci o terzi, senza prevederne condizioni e limiti (c.d. clausole di “mero gradimento”);pongono condizioni o limiti che, nel caso concreto, impediscono il trasferimento mortis causa della quota (in tali casi, l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato).

È possibile prevedere un limite alla facoltà di esercitare il diritto di recesso, stabilendo nell’atto costitutivo un termine, però non superiore a 2 anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato.

Aumento di capitale mediante nuovi conferimenti

In caso di decisione di aumento del capitale sociale mediante nuovi conferimenti spetta ai soci il diritto di sottoscriverlo in proporzione delle partecipazioni da essi possedute.

L’atto costitutivo può prevedere che l’aumento di capitale possa essere attuato anche mediante offerta di quote di nuova emissione a terzi; in tal caso spetta ai soci che non hanno consentito alla decisione il diritto di recesso ex art. 2473 c.c.

Società soggette a direzione e coordinamento

Consentono l’uscita del socio le seguenti ipotesi (gruppi di società):delibera da parte della società che esercita attività di direzione e coordinamento di trasformazione che generi il mutamento del suo scopo sociale (ovvero di trasformazione eterogenea che generi il cambiamento del genere di appartenenza), o di modifica del suo oggetto sociale consentendo l’esercizio di attività che alterino direttamente e sensibilmente le condizioni economiche e patrimoniali delle società controllate;pronuncia di condanna, con decisione esecutiva, della società che esercita attività di direzione e coordinamento (la situazione è quella dell’azione di responsabilità ex art. 2497 c.c. promossa dal socio della controllata nei confronti della capogruppo);assoggettamento a rapporti di direzione e controllo o cessazione, qualora la nuova situazione possa alterare le condizioni di partecipazione del socio di una delle società coinvolte.

Clausole compromissorie nello statuto

Introduzione o soppressione (arbitrato).
In particolare, le modifiche dell’atto costitutivo, introduttive o soppressive di clausole compromissorie, devono essere approvate dai soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale. I soci assenti o dissenzienti possono, entro i successivi 90 giorni, esercitare il diritto di recesso.


Termini e modalità di esercizio del recesso del socio dal SRL

Per quanto concerne le modalità di esercizio del diritto di recesso del socio da SRL, l’articolo 2473 non reca alcuna disposizione espressa. Esso si limita a stabilire che

l’atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità

In assenza di una regolamentazione espressa nell’atto costitutivo, per analogia trova applicazione quanto previsto dal codice civile per le SPA.

Nell’ambito dell’autonomia statutaria, inoltre, i soci possono stabilire particolari modalità di applicazione del diritto di recesso del socio da SRL.

Fermo restando che le modalità individuate dai soci nell’atto costitutivo non dovrebbero comunque poter essere tali da rendere particolarmente difficoltoso l’esercizio in concreto del diritto di recesso.

A tale fine, sembra che il parametro di riferimento possa essere rappresentato dalle modalità previste dal codice civile in materia di SPA. Ragione per cui, se si condivide l’impostazione proposta, l’atto costitutivo di SRL dovrebbe poter prevedere modalità di esercizio del diritto di recesso autonomamente individuate dai soci. Ma in nessun caso implicanti:

  • Termini per l’esercizio del diritto più stringenti di quelli previsti per il recesso dalla SPA;
  • Modalità di comunicazione del recesso più farraginose della semplice comunicazione alla società.

Vediamo, quindi, le modalità di recesso del socio nelle SPA.

Modalità di recesso del socio e tempistiche

L’articolo 2437-bis stabilisce che il diritto di recesso deve essere esercitato mediante apposita comunicazione alla società nella forma di lettera raccomandata:

  • Spedita entro quindici giorni dall’iscrizione nel Registro delle Imprese della decisione dei soci che legittima il recesso, se esso consegue appunto da una decisione dei soci;
  • Spedita entro trenta giorni dalla data in cui il socio è venuto a conoscenza del presupposto che legittima il recesso, se esso consegue da un fatto diverso da una decisione assunta dai soci.

Sempre ai sensi dell’articolo 2437-bis in materia di SPA, la comunicazione deve indicare:

  • Le generalità del socio recedente;
  • Il domicilio per le comunicazioni inerenti al procedimento;
  • L’ammontare della partecipazione per la quale il diritto di recesso è esercitato.

Le azioni per le quali il recesso è esercitato non possono essere cedute e devono essere depositate presso la sede sociale.

Presenza di tempistiche particolari di recesso

Disposizioni specifiche sono, poi, previste nei seguenti casi:

  • Qualora la società sia costituita a tempo indeterminato, il socio può recedere in ogni momento, con un preavviso di almeno 180 giorni. L’atto costitutivo può prevedere un termine di preavviso diverso (maggiore), purché non superiore ad 1 anno (art. 2473 co. 2 c.c. );
  • Qualora siano apportate modifiche all’atto costitutivo per l’introduzione o la soppressione di clausole compromissorie, il termine di recesso per i soci assenti o dissenzienti è fissato in 90 giorni (art. 34 co. 6 del DLgs. 5/2003);
  • Oppure qualora siano previste limitazioni alla circolazione delle quote, l’atto costitutivo può prevedere un limite alla facoltà di esercitare il diritto di recesso, stabilendo un termine, non superiore a 2 anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato (art. 2469 co. 2 c.c. ).

Il recesso parziale del socio

Anche se non è pacifico, sembra ammissibile la clausola statutaria che riconosce il recesso parziale “perché migliorativa dei diritti del recedente“.

In giurisprudenza, si veda Trib. Torino 3.7.2017 n. 3473, che ha dichiarato legittimo il recesso parziale da srl in un caso di delibera di mutamento dell’oggetto sociale.

Gli effetti del recesso del socio

Nell’ambito delle società di capitali è incerto il momento a partire dal quale, in caso di esercizio del diritto di recesso, debba ritenersi venuto meno lo status di socio, con perdita dei relativi diritti amministrativi e patrimoniali.

La prassi notarile sembra orientata nel riconoscere tale momento nell’atto di ricevimento della lettera di recesso da parte della società.

In particolare, secondo il Comitato Triveneto dei Notai, nella massima I.H.5, avendo natura di atto unilaterale recettizio, risolutivamente condizionato ex lege alla revoca della delibera legittimante il recesso o alla messa in liquidazione volontaria della società, la dichiarazione di recesso produce effetti dalla data del suo ricevimento.

Da tale data i diritti connessi alla partecipazione per la quale è stato esercitato il diritto di recesso sono sospesi, conservando il socio recedente solo la titolarità formale della partecipazione finalizzata alla liquidazione della stessa.

Limite al diritto di recesso del socio

I soci possono impedire l’esercizio del diritto di recesso o rendere inefficace il recesso già esercitato mediante la revoca della delibera assembleare giustificativa del recesso (art. 2473 co. 5 c.c. ).

Come sottolineato dalla prassi notarile:

  • In mancanza di un termine determinato per legge, la società può adottare la revoca della delibera, ovvero la delibera di scioglimento della società, entro il termine di 180 giorni previsto per l’eventuale rimborso delle partecipazioni;
  • Se la delibera revocata ha prodotto effetti sostanziali nel periodo di validità (ad esempio, per il compimento di atti di amministrazione finalizzati al perseguimento del diverso oggetto sociale deliberato e poi revocato), la revoca non rende inesercitabile tale diritto o inefficace quello già esercitato;
  • E’ legittima la clausola statutaria che preveda che la delibera di revoca debba essere la prima delibera utile a pena della perdita del diritto di revoca.

Inoltre, il diritto di recesso è limitato nei termini di cui sopra nel caso di delibera di scioglimento della società (art. 2473 co. 5 c.c. ). Secondo la prassi notarile, in tale ipotesi, la successiva revoca dello scioglimento è possibile solo se il socio originario recedente abbia manifestato il suo consenso, rinunciando al rimborso della partecipazione, o abbia ottenuto il rimborso della partecipazione.

Liquidazione della quota e valutazione

Una volta esercitato il diritto di recesso, al socio receduto dovrà essere corrisposta la liquidazione della sua quota.

In ogni caso al socio, spetta comunque la liquidazione monetaria della quota. Anche se al momento del conferimento, egli aveva conferito un bene, o un servizio.

Il valore della quota di liquidazione è determinato a cura degli amministratori, attraverso la redazione di un bilancio straordinario, alla data di recesso del socio.

Solo in caso di disaccordo tra amministratori e socio, è richiesta la nomina di un perito da parte del tribunale.

La liquidazione della quota al socio receduto deve avvenire entro 6 mesi dalla data della comunicazione di recesso.

La quota non potrà essere acquistata dalla società, che non può compiere operazioni sulle proprie quote. L’acquisto però può essere effettuato dagli altri soci e, solo se tutti i soci vi consentano, da estranei alla società.

In particolare per quanto riguarda il rimborso si deve sottolineare quanto segue:

  • Il rimborso deve essere effettuato in proporzione del patrimonio sociale;
  • Il patrimonio sociale è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso;
  • In caso di contrasto tra la società e il socio recedente in merito al valore del rimborso, la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal Tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente.

Integrità del capitale sociale

La volontà del legislatore di tutelare gli interessi del socio pone problemi di tutela dell’integrità del capitale sociale.

Capitale, la cui principale funzione è quella di porsi a garanzia dei creditori sociali, come presupposto necessario alla continuazione nel tempo dell’attività economica dell’impresa.

Il legislatore, ha previsto, a tutela del Capitale Sociale una sequenza di tecniche di liquidazione della quota receduta.

Tecniche di liquidazione della quota

Si tratta di modalità miranti ad allocare il peso economico del recesso su economie terze rispetto alla società, tramite:

  • Il recesso atipico – La vendita delle quote avviene nei confronti di soggetti terzi (estranei alla società), preventivamente individuati dai soci;
  • Il recesso tipico – La vendita delle quote sociali avviene nei confronti degli altri soci che rimangono in società.

In seconda istanza, la liquidazione della quota receduta deve avvenire attingendo alle riserve disponibili, in modo tale da non intaccare la consistenza del Capitale Sociale.

Solo in ultima istanza, e solo in caso di improcedibilità delle modalità sopra esposte, si potrà procedere all’annullamento della partecipazione receduta mediante la riduzione del capitale sociale. Nei limiti comunque previsti dall’articolo 2482 c.c..

Benché, quindi, il recesso tipico sia subordinato a quello atipico, che si sostanzia, come visto, in una compravendita di quote sociali (la quale non comporta particolari problematiche né dal punto di vista fiscale né da quello della sua rappresentazione contabile) non può essere sottaciuto il fatto che le quote di SRL non siano sempre facilmente alienabili.

Disciplina di recesso come garanzia massima

Da ultimo appare opportuno soffermarsi sul fatto che questa disciplina rappresenta una sorta di garanzia massima nei confronti del socio receduto, con la quale esso può tutelarsi nei confronti della società.

Tuttavia, nulla vieta la possibilità di trovare un accordo tra socio receduto e società a condizioni economiche e temporali diverse da quelle illustrate.

In pratica questa disciplina trova applicazione ogni qualvolta non vi sia uno specifico accordo scritto tra socio e società sui tempi e modalità di recesso della quota.

Modalità di rimborso della quota del socio receduto

Il rimborso può avvenire mediante:

  • Acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni;
  • Acquisto da parte di un terzo individuato dai soci;
  • Intervento della società. 

In tal caso, il rimborso della quota avviene con:

  • L’utilizzo di riserve disponibili (le quote degli altri soci si accrescono proporzionalmente rispetto alla quota del socio receduto);
  • O, in mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale (previa deliberazione dell’assemblea ex art. 2479-bis c.c. ). Viene riconosciuto ai creditori sociali il diritto di opposizione alla deliberazione di riduzione del capitale sociale (art. 2482 c.c. ), qualora ritengano che possa derivarne un pregiudizio alle proprie ragioni (se viene accolta l’opposizione, la società è posta in liquidazione). La società viene posta in liquidazione se, sulla base della riduzione del capitale sociale, non risulti comunque possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto.

Acquisto da parte di soci o di terzi e partecipazione del recedente

Nella srl, a fronte dell’esercizio del diritto di recesso da parte di un socio, è previsto il rimborso della partecipazione mediante acquisto da parte degli altri soci (proporzionalmente) o da parte di un terzo da questi concordemente indicato.

Si tratta di operazioni che realizzano certamente fattispecie ascrivibili al “trasferimento della partecipazione” di cui all’art. 2470 c.c., con applicabilità di quanto ivi disposto.

Tali modalità di rimborso della partecipazione non comportano alcun esborso a carico della società, a differenza di quanto avviene quando si utilizzano le riserve disponibili e di quando si riduce il capitale sociale.

Il termine “rimborso“, quindi, assume nei primi due casi un significato più economico che giuridico, attagliandosi meglio all’ipotesi di restituzione di somme versate alla società e pertanto provenienti dal patrimonio di questa.

Ad ogni modo, con riguardo al trasferimento della partecipazione del recedente ai soci dichiaratisi disponibili all’acquisto, così come all’eventuale terzo, occorre chiedersi se questo possa avvenire senza la partecipazione e la volontà del recedente, analogamente a quanto accade nel caso di recesso da spa.

Nessun potere dispositivo sulla quota da parte degli amministratori

Ai sensi del secondo comma dell’art. 2437-bis c.c. e dell’art. 2437-quater c.c., infatti, il recedente da spa rimette nella disponibilità della società e, per essa, degli amministratori, il potere di alienare i titoli azionari; e in funzione di ciò si prevede, da un lato, il deposito delle azioni presso la sede sociale e, dall’altro, l’incedibilità per il socio delle stesse. La spa è così configurata al pari di un “commissario per la vendita“.

Diversamente, nelle srl non è previsto nulla di simile e neppure è applicabile analogicamente quanto disposto per le spa. L’attribuzione agli amministratori di spa di un potere dispositivo sulla partecipazione del recedente costituisce oggetto di una norma di carattere eccezionale.

D’altra parte, la rimessione della disponibilità della partecipazione a favore degli amministratori si accompagna, giustificandosi, a un elemento che risulta strettamente funzionale ai poteri che vengono loro attribuiti e che nella srl non è realizzabile, ovvero il deposito dei titoli azionari e la loro incedibilità. Se si volesse applicare analogicamente la disciplina di cui all’art. 2437-quater c.c., poi, occorrerebbe prospettare anche la possibilità di iscrivere nel Registro delle imprese l’offerta in opzione della quota da parte degli amministratori, ma tale soluzione è preclusa dal principio di tipicità degli atti iscrivibili nel Registro delle imprese.


Disciplina fiscale legata al recesso del socio nelle SRL

Il recesso del socio da SRL rileva, dal punto di vista reddituale, sotto una duplice prospettiva, che di seguito andremo ad analizzare con maggiore dettaglio.

Profilo societario

Per la società, che a fronte del recesso riduce il proprio patrimonio, si tratta di individuare la natura fiscale delle somme erogate al socio recedente.

Infatti la differenza da recesso,  ovvero il maggior valore della quota rispetto ai valori contabili del patrimonio che la stessa rappresenta, (valutando le plusvalenze e gli avviamenti latenti), appare corretto considerarla una distribuzione di utili, in quanto tali indeducibili per la società.

Si deve innanzitutto chiarire che il recesso costituisce un’operazione sul capitale netto e, quindi, non ha di per sé effetti reddituali.

L’articolo 2473 del codice civile, prevede, per la liquidazione della somma al socio recedente, l’utilizzo esclusivo di poste del patrimonio netto, che codificano, in un certo senso, l’intangibilità del Conto economico.

Testualmente, il procedimento di liquidazione della partecipazione receduta per le SRL, è disciplinato dall’articolo 2473, comma 4, secondo eterzo periodo. Il quale recita:

Può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato dai soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o, in mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest’ultimo caso si applica l’articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione

Profilo del socio recedente

In capo al socio di srl, il trattamento delle somme percepite in caso di recesso dipende dalle modalità con cui il diritto è esercitato, ovvero mediante:

  • Acquisto delle quote da parte degli altri soci o terzi (recesso atipico);
  • Annullamento delle partecipazioni con conseguente riduzione del patrimonio netto della società (recesso tipico).

Recesso “atipico”

Soci persone fisiche non imprenditori

Nel caso di acquisto delle quote da parte di altri soci o di terzi, in capo al socio uscente non imprenditore si realizza reddito un diverso ex art. 67 co. 1 lett. c) e c-bis) del TUIR, determinato ex art. 68 del TUIR come differenza tra somme percepite e costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione ceduta.

Per i redditi diversi realizzati dall’1.1.2019, si applica l’imposta sostitutiva del 26% ex art. 5 co. 2 del DLgs. 461/97 a prescindere dalla circostanza che si tratti di partecipazioni qualificate o non qualificate.

Soci persone fisiche imprenditori o società di persone

Se il soggetto uscente è un imprenditore individuale o una società di persone, le plusvalenze realizzate dall’1.1.2018 sono imponibili nei limiti rispettivi del 58,14% o del 49,72% se sono verificati i requisiti di cui all’art. 87 del TUIR, mentre nel 100% negli altri casi.

Soci-soggetti IRES

Le somme percepite da soci-soggetti IRES a seguito di recesso atipico hanno natura di plusvalenza, imponibile nella misura del 5% se sussistono i requisiti di cui all’art. 87 del TUIR o, diversamente, nella misura del 100%.

Recesso “tipico”

I soci di srl che ricevono denaro o beni a seguito del recesso “tipico” conseguono un reddito di capitale che l’art. 47 co. 7 del TUIR quantifica nella differenza tra:

  • Le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci, e
  • Il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione delle quote annullate.

Soci persone fisiche non imprenditori

Sulle somme percepite da persone fisiche non imprenditori dall’1.1.2018 si applica la ritenuta a titolo di imposta del 26% ex art. 27 co. 1 del DPR 600/73 a prescindere dalla circostanza che si tratti di una partecipazione qualificata o non qualificata (art. 1 co. 999 ss. della L. 205/2017).

Tuttavia, gli utili derivanti da distribuzioni deliberate dall’1.1.2018 al 31.12.2022 e prodotti fino all’esercizio in corso al 31.12.2017 concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF secondo le percentuali del 40%, del 49,72% o del 58,14%.

Se il reddito è assoggettato a ritenuta, secondo l’art. 27 co. 1-bis del DPR 600/73, il prelievo alla fonte è effettuato sulla sola quota parte delle somme che abbia effettivamente natura di utile per il percipiente (ovvero, sulla differenza tra quanto distribuito e il costo fiscale delle quote). A tal fine, è necessario che il socio comunichi alla società il costo fiscalmente riconosciuto delle proprie partecipazioni, in modo che questa, in qualità di sostituto d’imposta, possa operare la ritenuta a titolo definitivo sull’effettiva quota imponibile, e non sull’intero importo delle somme effettivamente erogate; in assenza di comunicazione, la società può applicare la ritenuta sull’intero ammontare.

Per le persone fisiche non imprenditori, quindi, la tassazione in qualità di utile delle somme percepite in eccedenza del costo fiscalmente riconosciuto delle azioni prescinde dalla natura delle riserve di patrimonio netto annullate; infatti, ha natura di utile anche “la parte di tali eccedenze che derivano da riserve di capitale” (circ. n. 26/2004/E, § 3.1).

Soci persone fisiche imprenditori o società di persone

Se i soggetti uscenti sono persone fisiche imprenditori, ovvero società di persone, occorre distinguere la quota parte di reddito derivante da riserve di utile da quella derivante da riserve di capitale.

Nel primo caso, l’imposizione sul reddito percepito avviene nel limite del 40%, del 49,72% o del 58,14% della differenza tra somme attribuite (o valore normale dei beni assegnati) e costo fiscale della partecipazione, indipendentemente dall’entità della partecipazione medesima (art. 59 co. 1 del TUIR, il quale pone un rimando esplicito alle disposizioni dell’art. 47); nel secondo caso, il reddito qualificato come plusvalenza è esente al 60%, al 50,28% o al 41,86% se ricorrono i requisiti pex mentre è imponibile al 100% negli altri casi.

Soci-soggetti IRES

I redditi percepiti dai soci-soggetti IRES a seguito del recesso da srl (sempre determinati come differenza tra importo percepito e costo fiscale della partecipazione annullata) costituiscono, invece, redditi d’impresa, imponibili nel limite del 5% (art. 89 del TUIR). Anche in tal caso, occorre distinguere tra la quota parte derivante da riserve di utili, soggetta al regime dei dividendi, e la quota parte derivante da riserva di capitale, soggetta al regime impositivo delle plusvalenze e come tale esente al 95% in presenza dei requisiti pex di cui all’art. 87 del TUIR.

Disciplina contabile legata al recesso del socio da SRL

La modalità obbligatoria per contabilizzare il recesso tipico di un socio avviene mediante l’imputazione, in contropartita al debito verso il socio recedente, di riserve disponibili ed eventualmente del capitale sociale.

Capitale che andrà perciò corrispondentemente ridotto.Riserve disponibili  (per la loro intera capienza e fino a concorrenza della somma liquidata) – Sez. Dare – XXX Capitale sociale (in caso di capienza delle riserve disponibili e nei limiti dell’art. 2482c.c.) – Sez. Dare – XXX Debiti verso socio recedente – Sez. Avere – XXX

Recesso del socio da SRL: conclusioni

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