prescrizione rimborsi IPERF

Tutto sulla prescrizione rimborsi IRPEF: la tassa sui redditi, l’IRPEF, in questi mesi è al centro dell’attenzione, sia perché è prevista una riforma fiscale che mette al centro proprio questa imposta, sia perché in questi mesi è possibile presentare il modello precompilato 730 per dichiarare i redditi, e accedere così ad importanti detrazioni fiscali IRPEF.

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Tramite presentazione della dichiarazione dei redditi, è possibile sapere se ci si trova in una situazione di debito o di credito con il fisco, ed è previsto un conguaglio IRPEF nel caso in cui sono stati pagati più o meno contributi al fisco rispetto a quanto è necessario.

Il contribuente può presentarsi in una situazione di credito con il fisco nel momento in cui ha pagato più di quanto dovuto al fisco durante l’anno lavorativo. La tassazione è presente sia nel caso di lavoro dipendente, ovvero tramite un’azienda che funziona come sostituto di imposta, sia nel caso di lavoro autonomo con Partita Iva.

Andiamo a vedere qual è la prescrizione dei rimborsi IRPEF e quali sono i tempi entro cui richiedere i rimborsi. Va ricordato che tutte le pratiche come il modello 730 possono essere effettuate in modo autonomo, tramite portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, oppure rivolgendosi ad un professionista abilitato.


Modello 730 e rimborsi IRPEF

Per chiedere eventuali rimborsi IRPEF è necessario presentare correttamente la dichiarazione dei redditi, e l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un modello 730 precompilato che il cittadino può visionare, confermare oppure correggere.

Il contribuente deve obbligatoriamente presentare questo tipo di documento entro il 30 settembre 2021, che è utile anche allo scopo di individuare eventuali posizioni di credito o debito nei confronti dello stato. Tramite presentazione del modello 730 è possibile ricevere eventuali rimborsi IRPEF in modo piuttosto semplice e veloce.

Per i lavoratori dipendenti si tratta di un rimborso che viene effettuato direttamente in busta paga, al primo mese disponibile. Nel caso in cui il contribuente invece si trovi in una situazione di debito con il fisco, dovrà provvedere in tempo utile al pagamento delle tasse non pagate.

Ma cosa accade nel momento in cui un credito IRPEF non sia stato erogato a favore del lavoratore in modo corretto? Quali sono i tempi di prescrizione rimborsi IRPEF?

Prescrizione rimborsi IRPEF: quali sono i termini

Può accadere di accorgersi tardi di un credito che il fisco deve al lavoratore, e il calendario normalmente prevede 4 mesi massimi per il rimborso del credito. Il cittadino tuttavia può chiedere di utilizzare il credito per pagare imposte eventualmente dovute.

Si tratta di utilizzare il credito come compensazione tramite F24 per il pagamento di altre imposte. In ogni caso può accadere che non chiedendo rimborsi IRPEF, questi vadano in prescrizione. Solitamente il termine per chiedere il rimborso è molto esteso, si tratta di 48 mesi. Entro 48 mesi è possibile richiedere il pagamento di un eventuale credito mai utilizzato o ricevuto.

Superati i 48 mesi, è possibile perdere qualsiasi diritto sui crediti stessi. Per presentare la domanda è necessario rivolgersi all’Agenzia delle Entrate, che può confermare la sussistenza del credito, dandone disponibilità al cittadino, oppure rifiutarlo.

Tuttavia se il cittadino presenta richiesta entro i 48 mesi stabiliti per poter accedere al credito, si attiva la prescrizione rimborsi IRPEF decennale. In questo caso, l’arco temporale per cui si può ricevere il credito sale a 10 anni. In ogni caso si può procedere con un ricorso se ancora la risposta non arriva.

Rimborsi IRPEF e sostituto di imposta

Il sostituto di imposta solitamente si occupa della gestione fiscale dei lavoratori dipendenti. Per sostituto di imposta si intende un soggetto, che solitamente è un’azienda o un ente previdenziale, che sostituisce il contribuente nei rapporti con l’amministrazione finanziaria.

La presenza di un sostituto di imposta, a differenza dei casi in cui il cittadino lavora come autonomo e procede da sé, garantisce che vengano applicate le normative fiscali sui lavoratori dipendenti da parte del sostituto stesso.

Nel caso in cui il lavoratore dipendente si trova in una situazione di credito con il fisco, riceverà direttamente in busta paga il credito stesso. Il sostituto di imposta è anche colui che presenta la certificazione unica al dipendente, un documento che attesta i redditi del lavoratore dipendente.

Nel caso in cui sia presente un sostituto di imposta, è raro che il credito non venga erogato al lavoratore dipendente, e possa essere destinato a prescrizione.

IRPEF, aliquote e Partita Iva

La tassa sui redditi, ovvero l’IRPEF, viene applicata su diversi tipi di redditi, e al momento è presente in Italia un sistema a 5 aliquote, che si differenzia in base a cinque percentuali differenti, da applicare in base al reddito.

Le aliquote al momento risultano così suddivise:

  • Da 0 a 15.000 euro di reddito: aliquota al 23%;
  • Da 15.001 a 28.000 euro di reddito: aliquota al 27%;
  • Da 28.001 a 55.000 euro di reddito: aliquota al 38%;
  • Da 55.001 e 75.000 euro di reddito: aliquota al 41%;
  • Reddito superiore a 75.000 euro: aliquota al 43%.

La tassazione riguarda non solo i lavoratori dipendenti, ma in generale i redditi percepiti da lavoro dipendente, autonomo, da redditi di impresa e di capitale, redditi fondiari. La riforma fiscale sta ipotizzando di ridurre le differenti percentuali da cinque a tre.

Per chi ha Partita Iva, l’IRPEF è applicato, come per un lavoratore dipendente, ma il lavoratore autonomo gestisce in autonomia, senza sostituto di imposta, la tassazione, e può avvalersi di un tramite professionista.

Partita Iva a regime forfettario e IRPEF

Un’eccezione riguarda la Partita Iva a regime forfettario, che non è soggetto a tassazione IRPEF. Chi lavora in autonomia tramite regime forfettario infatti presenta un altro tipo di tassazione, che grava meno al lavoratore, perché si tratta di una Partita Iva agevolata.

Il regime forfettario è particolarmente vantaggioso proprio perché non è tassato allo stesso modo rispetto ad un regime ordinario. Il regime forfettario presenta, oltre che un’esenzione dall’IRPEF, una tassazione molto bassa, non sono presenti ISA, e non viene applicata l’IVA.

In questo caso è impossibile trovarsi nella situazione in cui si ha un credito nei confronti del fisco, e non si può parlare di prescrizione rimborsi IRPEF, proprio perché questo tipo di tassa non viene applicata. Un regime agevolato di questo tipo si sposa molto bene con alcune tipologie di lavoro, nel commercio e nel digitale.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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