Prescrizione dei debiti tributari: i termini

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Quando la pretesa tributaria si può considerare fuori termine? I termini di prescrizione dei debiti tributari: Irpef, Iva, Imu, Tasi, Tari, bollo auto, etc. La prescrizione dei debiti come strumento di difesa del contribuente.

Quando un debito tributario è considerato prescritto? Individuare la prescrizione dei debiti non è semplice, in quanto i termini di prescrizione variano da tributo a tributo.

Sostanzialmente, la prescrizione consente di vedersi liberare da un’obbligazione tributaria in quanto è scaduto il termine per la relativa notifica. Classico caso è quello dell’Amministrazione finanziaria che notifica un avviso di accertamento quando i termini per il controllo sono ormai spirati. Ebbene, il contribuente che si vede arrivare l’avviso fuori tempo massimo può considerare nullo quell’accertamento.

Conoscere i termini di prescrizione dei debiti tributari è importante in quanto ci permette di capire immediatamente se vecchi debiti a nostro carico sono ancora richiedibili oppure no dall’Agente della riscossione.

Vediamo, quindi, cos’è e quali sono i termini di prescrizione in ambito tributario.

La prescrizione dei debiti tributari: aspetti generali

La prescrizione è un istituto in forza del quale un diritto si estingue se non esercitato per un certo periodo di tempo dal suo titolare. Questo ai sensi dell’art. 2934 del cc.

Questo istituto risponde all’esigenza di offrire certezza a situazioni giuridiche che sarebbero dubbie. Pensa ai casi in cui vi corre un lungo lasso di tempo dall’ultima volta che un diritto è stato esercitato.

Sostanzialmente, la conseguenza della prescrizione è che, trascorso il tempo previsto dalla legge per la perdita del diritto, esso non può essere esercitato nei confronti dei soggetti passivi.

In ambito tributario la prescrizione dei debiti non permette di esercitare il diritto alla riscossione degli stessi da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Più in particolare la prescrizione del diritto all’accertamento del tributo o alla riscossione dello stesso presenta connotati peculiari. Considera che, per le entrate che cagionano il maggior gettito (imposte sui redditi), il sistema prevede termini decadenziali che operano prima di quelli prescrizionali.

A livello generale, la prescrizione decorre in un momento successivo alla notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento esecutivo.

Tutto è diverso per i contributi previdenziali e assistenziali, per i quali opera subito la prescrizione.

La differenza tra prescrizione e decadenza

La prescrizione dei debiti è un istituto definito dall’articolo 2934 del codice civile:

Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge.

Non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge.

L’articolo di riferimento più significativo per la decadenza è il 2966 del codice civile:

La decadenza non è impedita se non dal compimento dell’atto previsto dalla legge o dal contratto.

Tuttavia, se si tratta di un termine stabilito dal contratto o da una norma di legge relativa a diritti disponibili, la decadenza può essere anche impedita dal riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro la quale si deve far valere il diritto soggetto a decadenza.

La differenza tra prescrizione e decadenza è dirimente: solo i termini prescrizionali si interrompono.

Se la tardività dell’accertamento causa la nullità dell’atto, gli atti successivi (esempio preavviso di fermo di beni mobili registrati), se sono notificati prima del decorso del termine prescrizionale, ne comportano invece l’interruzione, ed esso ricomincia a decorrere.

Le imposte sui redditi, l’IVA e l’IRAP soggiacciono alla prescrizione decennale, ex art. 2946 cc.

Per le sanzioni amministrative la prescrizione è sempre di cinque anni (art. 20 co. 3 del DLgs. 472/97).

Vediamo un esempio pratico di prescrizione dei debiti e decadenza in ambito tributario.

Ipotizziamo un accertamento IVA sull’anno 2020, che va notificato, ex art. 57 del DPR 633/72, entro il 31.12.2026. L’atto viene notificato il 22.12.2025, quindi la decadenza è rispettata. Ove non si presenti ricorso, gli importi vanno pagati per l’intero entro i sessanta giorni (termine per il ricorso), quindi entro il 20.2.2026. Se non ci sono atti interruttivi, la prescrizione per le imposte spira il 20.2.2036 e per le sanzioni il 20.2.2031.

Termini di prescrizione dei tributi

Come detto, il termine di prescrizione dei tributi erariali è di decennale, mentre per le sanzioni amministrative il termine è quinquennale.

Per gli altri tributi, è necessario verificare se, nel testo normativo, il Legislatore ha fatto riferimento a termini di prescrizione e/o di decadenza.

Pensa all’imposta di registro, ove per gli accertamenti e gli avvisi di liquidazione vigono termini di decadenza mentre la riscossione si prescrive in dieci anni (art. 78 del DPR 131/86), e lo stesso vale per le successioni (art. 41 del DLgs. n 346/90).

Per il bollo auto, la prescrizione è di tre anni ex art. 5 del DL n 953/82.

Altresì per l’imposta può operare la prescrizione quinquennale, se si tratta di prestazioni periodiche continuative ex art. 2948 co. 1 n. 4 c.c. (secondo cui si prescrivono in cinque anni “gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi“). È il caso dei tributi locali, dei contributi consortili e, secondo un’dottrina, del diritto camerale.

Tributi o altri oneri fiscaliTermine di prescrizione dei debiti
IVA, imposte sui redditi, IRAP, registro, successioni10 anni (orientamento maggioritario)
Sanzioni tributarie5 anni
Contributi previdenziali e assistenziali e relative sanzioni5 anni
Diritti camerali5 anni
Interessi fiscali5 anni
Tributi locali5 anni
Contributi consortili5 anni
Bollo auto3 anni

Prescrizione dei debiti tributari e aspetti operativi

Quando si parla di prescrizione dei tributi ci sono alcuni aspetti operativi che devi ricordare.

Il primo è quello che riguarda l’impossibilità per il giudice di rilevare d’ufficio la prescrizione. Questo significa che essa deve essere fatta valere dal contribuente nel ricorso tempestivamente presentato avverso al primo atto di riscossione notificato.

Solo in questo caso il giudice può accertare l’avvenuta prescrizione del debito.

Inoltre, ricorda che se un’intimazione di pagamento riguarda crediti di diversa natura, oltre che sanzioni, solo alcuni di essi possono risultare prescritti.

La prescrizione decorre dalla data in cui il diritto può essere fatto valere, dunque dal giorno successivo a quello in cui il tributo o la sanzione avrebbe dovuto essere pagato.

Il versamento del debito prescritto eseguito in via spontanea, dunque non a seguito di ruolo per evitare gli atti esecutivi e cautelari, non può essere chiesto a rimborso.

Prescrizione dei debiti e rimborso di imposte

In linea generale, il contribuente deve presentare istanza di rimborso entro i termini decadenziali indicati dalla legge (per le imposte sui redditi vedasi l’art. 38 del DPR n 602/73).

Tuttavia, nel momento in cui trascorrono novanta giorni da tale domanda senza che l’ente impositore abbia risposto si forma il silenzio-rifiuto. In questo caso, per il contribuente è possibile presentare ricorso. Tale ricorso deve essere presentato entro la prescrizione decennale (art. 21 del DLgs. n 546/92), o entro il diverso termine prescrizionale applicabile (se si tratta di tributi locali, la controparte potrebbe sostenere l’applicabilità della prescrizione dei cinque anni).

Tale termine, essendo prescrizionale, può essere interrotto, ad esempio dall’avviso di accertamento.

Prescrizione dei debiti: gli interessi

In generale sugli interessi fiscali, una prima opinione ritiene operante la prescrizione di cinque anni ex art. 2948 co. 1 n. 4) cc. Questo, a nulla rilevando che per l’imposta ci sia un termine di prescrizione maggiore.

Relativamente ai rimborsi, si ritiene debbano essere considerati autonomamente rispetto all’imposta. Sicchè il pagamento del debito domandato a rimborso non interrompe la prescrizione in punto interessi, posto che tale condotta non equivale al riconoscimento del diritto.

In riferimento agli interessi su rimborsi infrannuali ex art. 38-bis del DPR n 633/72, il termine è decennale.

Prescrizione dei debiti: contributi previdenziali e assistenziali

I contributi previdenziali e assistenziali vanno riscossi entro il termine di prescrizione di cinque anni ex art. 3 co. 9 della L. 335/95, e ciò vale, dunque, in primis per l’avviso di addebito di cui all’art. 30 del DL n 78/2010.

Il versamento del debito prescritto non può essere chiesto a rimborso ex art. 2940 c.c., ma ciò non vale per i contributi, siccome ai sensi della norma richiamata essi non possono essere richiesti se prescritti, in quanto la prescrizione ha effetto estintivo del debito e non solo del diritto a riscuoterlo.

La prescrizione, per questa ragione, può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

Quanto esposto opera dunque per i contributi dovuti da artigiani e commercianti (circ. INPS 16.5.96 n. 104), e lo stesso dicasi per le sanzioni civili dell’art. 116 della L. n 388/2000.

Tra le cause interruttive segnaliamo l’atto di accertamento dell’INPS e l’avviso bonario, prodromici all’avviso di addebito vero e proprio.

L’avviso bonario è a volte messo a disposizione sul portale telematico dell’INPS, e non propriamente notificato al contribuente, quindi è dubbio che, in ogni caso, interrompa la prescrizione.

Le considerazioni effettuate, salvo diversa norma prevista dalla legge di riferimento, non valgono solo per i contributi INPS, ma per tutti i contributi previdenziali e assistenziali, inclusi quelli delle Casse professionali.

Gli atti interruttivi della prescrizione

L’art. 2943 co. 2 c.c. prevede che la prescrizione è interrotta da ogni atto che valga a costituire in mora il debitore: per effetto dell’interruzione, decorre un ulteriore periodo di prescrizione.

Successivamente alla notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento esecutivo, possono interrompere la prescrizione atti emessi sia dall’ente creditore che dall’Agente della riscossione, ove si intima il pagamento degli importi, basti pensare all’intimazione ad adempiere (art. 50 del DPR n 602/73).

Per le obbligazioni solidali (ad esempio, gli eredi per le imposte sui redditi, art. 65 del DPR 600/73), gli atti interruttivi notificati ad un coobbligato hanno effetto nei confronti degli altri (art. 1310 c.c. ).

Un contribuente riceve un atto di accertamento imposte sui redditi, che non impugna. Tre anni dopo, viene notificata la comunicazione di ipoteca, con la quale si intima il pagamento degli importi dovuti.
Detta comunicazione, avendo anche la funzione di messa in mora e non solo di preavviso di ipoteca, interrompe la prescrizione, allora da quando è notificata decorrono di nuovo 10 anni per le imposte e 5 anni per le sanzioni, termini che potranno nuovamente essere interrotti.

Anche il comportamento del contribuente può interrompere la prescrizione.

Essa, in primo luogo, è interrotta dal ricorso in Commissione tributaria, sino alla formazione del giudicato (art. 2943 co. 1 c.c. ), poi, ai sensi dell’art. 2944 c.c., “dal riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere“.

Tabella cause di interruzione della prescrizione

FattispecieEffetto interruttivo
Notifica dell’avviso di accertamentoSI (contributi previdenziali se rileva a tali fini)
Presentazione del modello 770SI (contributi di lavoro dipendente)
Preavviso di fermo dei beni mobili registratiSI
Comunicazione di ipotecaSI
Fermo dei rimborsiDubbio
Comunicazione bonariaSI (ai fini del credito ivi esposto e indicato senza condizioni come spettante)
Richiesta di documentazione giustificativa del rimborsoNO
Pagamenti eseguiti in occasione della cartella di pagamentoNO
Dilazione dei ruoliNO (questione controversa)
Dilazione amministrativa del debito (prima del ruolo)SI
Richiesta di estratto ruoloNO
Sola iscrizione a ruoloNO

Prescrizione dei debiti e reati tributari

Per quanto riguarda i reati tributari, si applica la disciplina generale della prescrizione con l’eccezione dei delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del DLgs. n 74/2000, per i quali i termini sono elevati di un terzo (art. 17 co. 1-bis del DLgs. 74/2000, introdotto dall’art. 2 co. 36-vicies semel lett. l) del DL n 138/2011. Pertanto:

  • Per tutte le fattispecie di reati dichiarativi, per il reato di emissione di fatture (o altri documenti) per operazioni inesistenti e per quello di occultamento o distruzione di documenti contabili (artt. 2, 3, 4, 5, 8 e 10 del DLgs. n 74/2000) il termine base è di otto anni.
  • Per le fattispecie di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis del DLgs. 74/2000), omesso versamento IVA (art. 10-ter del DLgs. n 74/2000), indebita compensazione (art. 10-quater del DLgs. n 74/2000) e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del DLgs. n 74/2000) il termine di prescrizione di base è di sei anni.

Il limite massimo del termine di prescrizione per i reati tributari non potrà superare “un quarto del tempo necessario a prescrivere” (art. 161 co. 2 c.p.), salvi gli ulteriori aumenti previsti  in relazione a recidiva, abitualità e pericolosità sociale.

Prescrizione dei debiti: conclusioni

La prescrizione è un istituto del nostro ordinamento giuridico che è di estrema importanza in ambito tributario. Infatti, la fattispecie in commento ha il compito di portare certezza nei confronti di situazioni incerte, ove l’Amministrazione finanziaria non fa valere un proprio diritto per un dato lasso di tempo.

Per il contribuente incapiente da un punto di vista finanziario poter contare sull’istituto della prescrizione (o in quello della decadenza) può essere un elemento importante nella propria strategia difensiva (naturalmente ove ci si trovi in una di queste fattispecie).

Tuttavia, da un punto di vista pratico non è sempre semplice andare ad individuare con certezza situazioni di palese prescrizione. Questo, anche perché negli ultimi tempi le attività di notifica di atti tributari si sono intensificate portando ad un più difficile riscontro di ipotesi di prescrizione.

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