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Lavoratori impatriati vs Regime forfettario

La valutazione di convenienza fiscale tra regime degli impatriati e regime forfettario per chi rientra in Italia ed avvia attività di lavoro autonomo.

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Regime impatriati vs Regime forfettario

Il regime dei lavoratori impatriati è un particolare regime fiscale agevolato che è stato introdotto dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 (e ss.mm.). Tale disposizione prevede che, al verificarsi delle condizioni previste dal co. 1 o 2 dell’art. 16 il lavoratore impatriato possa applicare una detassazione ai fini IRPEF (e delle relative addizionali) del 70% o del 90% del reddito prodotto in Italia nell’anno di acquisizione della residenza fiscale italiana e nei quattro successivi (l’agevolazione è poi estendibile per ulteriori cinque anni in presenza di specifici requisiti). L’agevolazione riguarda i redditi da lavoro dipendente o autonomo (in forma professionale o di impresa) prodotti sul territorio italiano.

Ho già affrontato in altri articoli i requisiti e la concreta applicazione dell’agevolazione per i lavoratori impatriati (“Lavoratori impatriati in Italia: requisiti e vantaggi“). In questo contributo voglio andare ad analizzare un confronto tra l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati rispetto al regime forfettario, per un soggetto impatriato in Italia che vuole esercitare attività professionale in Italia. In questi casi, infatti, il soggetto si trova di fronte alla valutazione di convenienza tra due diversi regimi fiscali, ovvero:

  • Il regime fiscale dei lavoratori impatriati, valido per cinque anni con una detassazione del 70% o 90% del reddito, ed
  • Il regime forfettario, che rispettando i relativi requisiti consente di essere applicato senza limiti temporali, con una tassazione sostitutiva del 5% su un reddito determinato forfettariamente.

La valutazione di convenienza che andremo a simulare fa riferimento ad un professionista che impatria in Italia e che si trova di fronte a questi due regimi fiscali, ipotizzando che possieda i requisiti per l’applicazione di entrambi. Andiamo ad analizzare, quindi, quali sono i risultati di questo confronto.

Professionisti che impatriano in Italia: il regime dei lavoratori impatriati per le partita Iva

Un professionista che lavorava all’estero, al verificarsi delle condizioni previste dai commi 1 e 2 dell’art. 16 del D.Lgs. n. 147/15 ha la possibilità di impatriare in Italia ed aprire una partita Iva in contabilità semplificata in concomitanza del suo impatrio in Italia (ovvero al momento della sua iscrizione anagrafica in Italia e contestuale cancellazione dall’AIRE). L’effettuazione di questi adempimenti consente al professionista di proseguire la sua attività di arte o professione abituale dall’Italia ottenendo i benefici previsti dall’agevolazione impatriati. Si tratta, in particolare, della detassazione del 70% o 90% del reddito imponibile per l’anno di acquisizione della residenza fiscale italiana e per i quattro successivi.

Proviamo a vedere, nella tabella seguente, la tassazione e la contribuzione prevista per il professionista, ipotizzando la sua iscrizione alla gestione separata INPS. Nella simulazione viene preso in considerazione un reddito di 65.000 (euro) limite di fatturato annuo previsto per il regime forfettario. L’esempio presuppone il sostenimento di costi deducibili per 6.000 euro (affitto dell’ufficio, consulenza fiscale, aggiornamento professionale, etc).

Tabella: simulazione tassazione professionista in regime impatriati

DescrizioneImporto con detassazione al 70%Importo con detassazione al 90%
Fatturato annuo65.00065.000
Costi deducibili6.0006.000
Reddito imponibile59.00059.000
Imponibile fiscale(59.000 * 30%) = 17.700(59.000 * 10%) = 5.900
Tassazione IRPEF2.736
Addizionali (stimate)351
Contributi INPS gestione separata(59.000 * 25,98%) = 15.328(59.000 * 25,98%) = 15.328
Onere complessivo(2.736 + 351 + 4.598) = 18.41515.328
Reddito netto(59.000 – 7.685) = 40.585(59.000 – 1.533) = 43.672
Simulazione tassazione e contributi previdenziale di un lavoratore autonomo con regime dei lavoratori impatriati

Chiarimenti sulla disciplina previdenziale per i lavoratori impatriati

Per i soggetti che possono beneficiare del regime agevolato previsto per i lavoratori impatriati, sulla base dell’art. 16 co. 1 del D.Lgs. n. 147/2015 e in assenza di indicazioni di prassi da parte dell’INPS, si ritiene che i contributi previdenziali debbano essere calcolati e liquidati in misura intera, seguendo le ordinarie regole. Infatti, la riduzione della base imponibile dei redditi di lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, previsto dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015, si considera norma fiscale e, nel rispetto dei principi generali che sottendono alla tutela della posizione previdenziale del lavoratore, non troverebbe applicazione anche ai fini previdenziali e assistenziali. Questa posizione, che ripeto, avviene in assenza di chiarimenti ufficiali dell’INPS in merito, è sicuramente quella più prudenziale da tenere per il contribuente.

Tuttavia, sull’argomento deve tenersi presente anche il diverso orientamento che, sulla base del contenuto delle istruzioni per la compilazione del modello Redditti P.F., ritiene che il regime fiscale dei lavoratori autonomi impatriati ex art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 sembrerebbe potersi applicare, per talune fattispecie, anche ai fini contributivi, partendo dal presupposto che l’imponibile fiscale del reddito rappresenta anche la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali INPS dovuti alla Gestione Separata.

Professionisti che impatriano in Italia: il regime forfettario per le partite Iva

Il regime forfettario è un regime fiscale semplificato per le partite Iva individuali introdotto con la Legge n. 190/14 e ss.mm. Tale regime può essere applicato anche dai lavoratori che rientrano in Italia dall’estero, al rispetto delle condizioni di accesso e permanenza nel regime specificatamente previsti. Il regime prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque periodi di applicazione del regime.

Questo regime fiscale può essere particolarmente interessante per tutti quei soggetti che fatturano fino a 65.000 euro (soglia massima di fatturato per l’applicazione del regime forfettario). Per questi soggetti il regime forfettario, come si può vedere dalla tabella sottostanti è particolarmente interessante. Nella tabella sottostante ci sono due esempi che riguardano il regime forfettario per i professionisti che operano con coefficiente di redditività al 78% e al 67% (per approfondire la tabella con i coefficienti di redditività puoi far riferimento a questo articolo: “Regime forfettario: requisiti e vantaggi“).

Coefficienti redditività per codici ATECO regime forfettario professionisti

Attività professionaleCodice ATECOCoefficiente di redditività
Attività professionali,
scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi
(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73
– 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)
78%
Altre attività economiche(01 – 02 – 03) –(05 – 06 –07 – 08 – 09)
– (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19
– 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27
– 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) –
(36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52
– 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63)
– (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84)
– (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) –
(97 – 98) – (99)
67%

Tabella: simulazione tassazione professionista in regime forfettario

DescrizioneCoefficiente di redditività al 78%Coefficiente di redditività al 67%
Fatturato annuo65.00065.000
Costi forfettari(65.000 * 22%) = 14.300(65.000 * 33%) = 21.450
Reddito imponibile50.70043.550
Imposta sostitutiva (50.700 * 5%) = 2.535(43.550 * 5%) = 2.178
Contributi INPS gestione separata(50.700 * 25,98%) = 13.172(43.550 * 25,98%) = 11.314
Onere complessivo(2.535 + 13.172) = 15.707(2.178 + 11.314) = 13.492
Reddito netto(65.000 – 15.707) = 49.293(65.000 – 13.492) = 51.508
Tabella: tassazione professionista in regime forfettario con diversi coefficienti di redditività

Professionista: regime impatriati vs regime forfettario

Al termine delle simulazioni effettuate appare evidente che per un professionista che fattura sino alla soglia del regime forfettario, ovvero 65.000 euro, l’applicazione del regime dei lavoratori impatriati non risulta conveniente, rispetto all’applicazione del regime forfettario. La detassazione del 70% o del 90% legata al regime dei lavoratori impatriati, infatti, determina una convenienza importante nei confronti di questo regime fiscale, ma esclusivamente guardando all’aspetto fiscale, per tutti i contribuenti che impatriano in Italia e rispettano le condizioni di applicazione previste dalla normativa (art. 16, co. 1 e 2 del D.Lgs. n. 147/15). Tuttavia, come detto, adottando un approccio prudenziale da un punto di vista previdenziale, l’applicazione dei contributi previdenziali sul reddito complessivo (e non sul reddito ridotto ai fini dell’agevolazione), comporta un onere previdenziale sicuramente più gravoso rispetto alle condizioni esistenti sul regime forfettario.

Il regime forfettario, consente comunque al contribuente di fruire di una tassazione con aliquota inferiore al primo scaglione IRPEF (23%), nonostante l’imponibile del regime forfettario sia più elevato rispetto a quello ottenibile con agevolazione impatriati. La vera differenza riscontrabile tra i due regimi è sicuramente il diverso calcolo dei contributi previdenziali previsti dai due diversi regimi fiscali.

Naturalmente, gli esempi riportati sono soltanto indicativi, rimane sempre fondamentale l’analisi completa della situazione del soggetto impatriato, al fine di individuare la migliore soluzione in relazione alle sue caratteristiche personali, sia per l’agevolazione impatriati, sia per il regime forfettario.

Lavoratori impatriati vs Regime forfettario per il professionista impatriato: consulenza fiscale

In questa semplice analisi ho voluto mettere a confronto due regimi fiscali particolarmente interessanti che un professionista impatriato in Italia può scegliere per l’esercizio della sua attività, al momento in cui prendere residenza fiscale in Italia (dall’estero). Il consiglio che posso darti se ti trovi a dover impatriare in Italia dall’estero è quello di prestare attenzione a tutti i requisiti che prevedono questi regimi agevolati.

Sia il regime fiscale dei lavoratori impatriati sia il regime forfettario, infatti, prevedono l’applicazione di requisiti molto stringenti che devono essere attentamente verificati prima dell’apertura della partita Iva. Per questo motivo è fondamentale l’ausilio di un dottore Commercialista esperto che possa guidarti nella scelta del regime fiscale migliore in relazione alle tue caratteristiche personali in relazione ai requisiti previsti dalle normative in commento.

Se hai letto questo articolo e ti stai rendendo conto che necessiti dell’analisi della tua situazione personale, ti invito a contattarci attraverso il form di cui al link seguente. Riceverai il preventivo per una consulenza personalizzata in grado di risolvere i tuoi dubbi sull’argomento. Soltanto in questo modo, infatti, potrai essere sicuro di evitare di commettere errori, che in futuro possono esserti contestati e quindi sanzionati.

6 COMMENTI

  1. Gentile dottor Migliorini,
    Se un professionista impatriato non dovesse usufruire da subito del ‘regime impatriati’, optando ad esempio per la partita IVA forfettaria, perderebbe la possibilità di usufruirne in futuro o no (ad esempio dopo 6 mesi o un anno dallo spostamento della residenza in Italia, nel caso trovasse un nuovo lavoro da dipendente in Italia)?
    Grazie.

  2. Gentile Dott. Migliorini,
    nell’art. mi sembra di capire che il regime fiscale dei lavoratori impatriati ed il regime forfettario siano compatibili e quindi le entrambi agevolazioni cumulabili. Tuttavia in” FiscoOggi.it-Regime Fiscale impatriati: i chiarimenti dell’Agenzia”, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate c’è incompatibilità tra regime forfettario e regime impatriati, per cui “il contribuente che rientra in Italia per svolgere un’attività di lavoro autonomo, beneficiando del regime forfettario, non può avvalersi del regime previsto per i lavoratori impatriati, in quanto i redditi prodotti in regime forfettario non partecipano alla formazione del reddito complessivo”. Cosa ne pensa. Grazie.

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