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Interessi economici rilevanti per la residenza fiscale dell’espatriato

Il domicilio fiscale deve essere individuato dando prevalenza al luogo in cui il contribuente cura i propri interessi economici.

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Interessi economici rilevanti nella residenza fiscale

Con la sentenza n. 15314 del 23 aprile 2021, la Corte di Cassazione ha individuato i seguenti principi legati all’identificazione della residenza fiscale di un contribuente espatriato in Svizzera. In particolare, i principi cardine che ne possiamo ricavare sono:

  • Il domicilio fiscale si identica nel luogo dove il soggetto ha più stretto collegamento sotto il profilo degli interessi personali ed economici, dando prevalenza al luogo in cui hanno sede questi ultimi;
  • L’ingiustificato (per carenza di motivazione) del trasferimento della residenza dall’Italia alla Svizzera costituisce prova della finalità di evasione fiscale e costituisce “dolo” per la verifica della fattispecie di reato di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 74/00 (omessa presentazione della dichiarazione dei redditi).

Il caso affrontato dalla Cassazione con la sentenza n. 15314 del 23 aprile 2021 è quello di un soggetto espatriato in Svizzera ed iscritto AIRE, che ha mantenuto interessi economici rilevanti in Italia, come la detenzione di partecipazioni societarie, cariche societarie rilevanti, la disponibilità di una abitazione in Italia e l’iscrizione a circoli in Italia. Inoltre, nonostante il contribuente vivesse in Svizzera è stata ritenuta rilevante per l’identificazione della residenza fiscale in Italia anche l’iscrizione scolastica in Italia dei figli.

In particolare, la vicenda in esame concerneva la penale responsabilità del soggetto condannato dalla Corte di Appello di Milano alla pena di un anno e due mesi di reclusione per avere, al fine di evadere le imposte sui redditi, omesso di presentare, pur essendovi obbligato, le dichiarazioni annuali per gli anni 2013 e 2014, evadendo l’imposta sul reddito delle persone fisiche per un ammontare superiore a euro 50.000,00, perché pari a euro 175.802,00 per l’anno 2013 e a euro 181.675,00 per l’anno 2014.

Avverso tale sentenza l’imputato aveva proposto ricorso per cassazione lamentando, in sostanza, di non aver presentato la dichiarazione dei redditi in Italia in quanto residente in svizzera. Di seguito, andiamo ad analizzare e commentare gli elementi maggiormente rilevanti di questa sentenza, che possono essere utili a tutti gli espatriati che potrebbero ricevere in futuro un accertamento sulla propria residenza fiscale.

La residenza fiscale del contribuente e la rilevanza del domicilio

La giurisprudenza di legittimità torna ad affrontare il complesso tema della residenza fiscale delle persone fisiche. La sentenza in commento, la n. 15314 del 23 aprile 2021, mostra un altro passo della Cassazione verso l’importanza del domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici, oltre che almeno di una parte delle proprie relazioni personali e affettive. In tale contesto la sentenza attribuisce prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi economici (maggiormente rilevanti rispetto a quelli familiari) viene esercitata abitualmente, in modo riconoscibile dai terzi. Questa posizione conferma quanto già emerso in precedenti sentenze, (così Cass. Civ., Sez. 5, Sentenza n. 24246 del 18/11/2011, Rv. 620260, che ha ritenuto non correttamente motivata la sentenza impugnata, che aveva escluso la residenza in Italia di un cittadino iscritto all’anagrafe dei residenti in Svizzera e che, pur avendo in quello Stato una casa ed un piccolo negozio, aveva, invece, in Italia oltre trenta appartamenti e numerose attività imprenditoriali; nel medesimo senso v. anche Cass. Civ., Sez. 5, Ordinanza n. 32992 del 20/12/2018, Rv. 651993, secondo cui “Ai fini dell’individuazione della residenza fiscale del contribuente deve farsi riferimento al centro degli affari e degli interessi vitali dello stesso, dando prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi è esercitata abitualmente in modo riconoscibile dai terzi, non rivestendo ruolo prioritario, invece, le relazioni affettive e familiari, le quali rilevano solo unitamente ad altri criteri attestanti univocamente il luogo col quale il soggetto ha il più stretto collegamento“).

Queste considerazioni, inoltre, vengono confermate anche dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dall’Italia, nel caso si tratta della Convenzione tra Italia e Svizzera (ratificata e resa esecutiva con la Legge n. 943/78) in quanto, ai sensi dell’art. 4 del testo dell’accordo, il concetto di residenza fiscale può ben ricollegarsi, ove non sia possibile l’utilizzazione di diversi criteri, al centro degli interessi vitali, ossia al luogo con il quale il soggetto ha più stretto collegamento sotto il profilo degli interessi personali e patrimoniali.

L’analisi complessiva del contribuente effettuata dai giudici

Quando si analizza una fattispecie legata all’identificazione della residenza fiscale di un soggetto occorre sempre analizzare la situazione nel suo complesso, analizzando sia gli aspetti economici che quelli familiari maggiormente rilevanti. La difesa del contribuente, si è basata sulla manifestazione di alcuni rilievi connessi alla fissazione della propria dimora in territorio svizzero ed altri aspetti connessi alla propria sfera personale e familiare (tra cui il matrimonio contratto in Svizzera, la stipula di assicurazioni sanitarie, la dimora abituale in tale Stato). Tali elementi, non sono stati obiettati dai giudici di merito, ma piuttosto sono stati giudicati come non sufficienti, in considerazione della rilevanza degli interessi patrimoniali e lavorativi del ricorrente in Italia e della esistenza di relazioni personali, familiari e affettive anche in tale Stato, con la conseguente corretta e logica attribuzione della prevalenza, nella indagine volta a determinare la residenza fiscale negli anni in questione, agli interessi patrimoniali e lavorativi.

Questo aspetto è di sicuro ed importante in quanto afferma ancora una volta come non è portando documenti sulla propria situazione che si può dimostrare la residenza fiscale estera, ma piuttosto è necessario un comportamento complessivo del contribuente tale da attribuire la prevalenza dei propri interessi personali familiari ed economici all’estero (rispetto a quanto esistente in Italia). Questo aspetto, deve essere dimostrato con documentazione nominativa che è fondamentale raccogliere nel tempo, durante il proprio periodo di presenza all’estero.

La fattispecie penale ed il dolo del contribuente

Un altro aspetto importante di questa sentenza che deve essere evidenziato riguarda l’identificazione della finalità di evasione. Al contribuente, infatti, è stato contestata la fattispecie di reato di cui all’art. 5 D.Lgs. n. 74/00 (per avere, al fine di evadere le imposte sui redditi, omesso di presentare, pur essendovi obbligato, le dichiarazioni annuali per gli anni 2013 e 2014, evadendo l’imposta sul reddito delle persone fisiche per un ammontare superiore a euro 50.000,00, perché pari a euro 175.802,00 per l’anno 2013 e a euro 181.675,00 per l’anno 2014).

Su questo punto i giudici della Cassazione hanno ripreso un consolidato principio di diritto secondo cui, in tema di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, ex art. 5 D.Lgs. n. 74/00, la prova del dolo specifico può essere desunta dall’entità del superamento della soglia di punibilità vigente, unitamente alla piena consapevolezza, da parte del soggetto obbligato, dell’esatto ammontare dell’imposta dovuta (sul punto vedasi anche la Sez. 3, n. 18936 del 19/01/2016, V., Rv. 267022). In particolare, è stato correttamente osservato che quando gli elementi connessi alla vita familiare, personale, sociale e culturale del contribuente sono ripartiti tra l’Italia e la Svizzera in misura quantomeno equivalente, sicché vi è un unico motivo che giustifichi il trasferimento della residenza dall’Italia alla Svizzera a parità delle altre condizioni di vita: la finalità di evasione fiscale. Quindi, di fatto, l’ingiustificato trasferimento della residenza dall’Italia alla Svizzera costituisce prova della finalità di evasione fiscale.

Deve essere evidenziato, sul punto, che per quanto riguarda i reati tributari la prova del dolo di evasione non deriva dalla mera violazione dell’obbligo dichiarativo, ma piuttosto dalla ricorrenza di elementi fattuali dimostrativi che il soggetto obbligato ha consapevolmente preordinato l’omessa dichiarazione all’evasione dell’imposta per quantità superiori alla soglia di rilevanza penale (su questo aspetto vedasi anche, Corte di cassazione, sentenza n. 37856 del 18.09.2015sentenza n. 18936 del 19.01.2016).

Conclusioni

Nella sentenza oggetto di commento la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione operata dai giudici di merito in quanto basata sulla complessa analisi di tutti gli elementi disponibili e soprattutto in linea con i principi giurisprudenziali di rilevanza civile e tributaria, massimati come di seguito:

  • Qualora il soggetto abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici, oltre che almeno di una parte delle proprie relazioni personali e affettive, va data prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi viene esercitata abitualmente, in modo riconoscibile dai terzi” (così Cass. Civ., Sez. 5, Sentenza n. 24246 del 18/11/2011, Rv. 620260, che ha ritenuto non correttamente motivata la sentenza impugnata, che aveva escluso la residenza in Italia di un cittadino iscritto all’anagrafe dei residenti in Svizzera e che, pur avendo in quello Stato una casa ed un piccolo negozio, aveva, invece, in Italia oltre trenta appartamenti e numerose attività imprenditoriali;
  • Ai fini dell’individuazione della residenza fiscale del contribuente deve farsi riferimento al centro degli affari e degli interessi vitali dello stesso, dando prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi è esercitata abitualmente in modo riconoscibile dai terzi, non rivestendo ruolo prioritario, invece, le relazioni affettive e familiari, le quali rilevano solo unitamente ad altri criteri attestanti univocamente il luogo col quale il soggetto ha il più stretto collegamento”. (Cass. Civ., Sez. 5, Ordinanza n. 32992 del 20/12/2018, Rv. 651993).

Questi principi, di importanza basilare nell’analisi di queste situazioni, devono essere sempre tenuti presenti. Inoltre, i giudici hanno specificato che tale conclusione non è contraddetta dalla Convenzione tra l’Italia e la Svizzera per evitare le doppie imposizioni (ratificata e resa esecutiva con la Legge n. 943/78) in quanto, ai sensi dell’art. 4 del testo dell’accordo (“tie breaker rules“), il concetto di residenza fiscale può ben ricollegarsi, ove non sia possibile l’utilizzazione di diversi criteri, al centro degli interessi vitali, ossia al luogo con il quale il soggetto ha più stretto collegamento sotto il profilo degli interessi personali e patrimoniali.

Residenza fiscale: consulenza fiscale online

Se sei un soggetto espatriato all’estero il consiglio che posso darti è quello di valutare con attenzione la tua residenza fiscale al fine di comportarti nel modo corretto in relazione agli obblighi fiscali che ti legano all’Italia. Infatti, una non corretta e preventiva analisi della propria situazione può portare ad accertamenti fiscali che non possono portare ad esiti positivi per il contribuente. Considerata la complessità della materia rischiare di arrivare impreparati ad un accertamento può essere controproducente.

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