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Esclusione del socio nella SRL: le clausole

L'esclusione del socio nella Srl avviene quando, esso, non adempie l'obbligazione di conferimento in denaro o in natura o quando si verificano una delle ipotesi di giusta causa previste nell'atto costitutivo.

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L’esclusione del socio nella SRL avviene quando, esso, non adempie l’obbligazione di conferimento in denaro o in natura o quando si verificano una delle ipotesi di giusta causa previste nell’atto costitutivo. Nelle società a responsabilità limitata, il socio può essere escluso in due casi: mancata esecuzione del conferimento oppure in caso di ipotesi di giusta causa previste dall’atto costitutivo. Questo significa che viene attribuita una particolare autonomia statutaria nel determinare le relative cause di esclusione.

Vediamo, di seguito con maggiore dettaglio queste due ipotesi in cui il socio può essere escluso da una SRL.

Esclusione del socio: disciplina legale

L’art. 2473-bis c.c. prevede che “l’atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. In tal caso si applicano le disposizioni del precedente articolo., esclusa la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale“.

Andando ad analizzare la disposizione emerge come vi sia la regola generale, ovvero l’autonomia statutaria nel determinare le cause di esclusione. Questo, sempre nel rispetto di due condizioni: le clausole di esclusione devono essere “specifiche” e legate ad una “giusta causa“. Una volta accertato il verificarsi della causa di esclusione il procedimento rinvia alle disposizioni sul recesso del socio, di cui all’art. 2473 c.c.

Esclusione del socio: cause previste nell’atto costitutivo

L’art. 2473-bis c.c., prevede che l’atto costitutivo possa prevedere alcune ipotesi di esclusione del socio per giusta causa. Tali clausole possono, pertanto, essere liberamente inserite all’interno dello Statuto di una SRL, esse devono essere precise e tassative.

Possono essere presi in considerazione dei casi rientranti in gravi violazioni dei doveri sociali o sopravvenuta impossibilità del loro conseguimento. Le clausole di esclusione non sono previste dalla legge ma sono rimesse all’autonomia privata, ossia ai singoli soci al momento della costituzione della società e alle esigenze degli stessi.

La giusta causa di esclusione consiste in un comportamento del socio irreparabilmente pregiudizievole del rapporto fiduciario che ha dato vita al vincolo societario e che, quindi, rende incompatibile la permanenza del rapporto sociale nei confronti dell’autore del comportamento. La giusta causa di esclusione dovrebbe consistere in un comportamento o in un fatto attinente specificatamente alla persona del socio che determini l’incompatibilità della sua permanenza in società (per ostacolo o pregiudizio all’attività comune).

Attraverso i criteri della specificità e della giusta causa il legislatore ha voluto accordare una tutela all’interesse del socio a non essere estromesso senza adeguate garanzie. L’obiettivo è quello di evitare che l’istituto in commento si risolva in un mero pretesto per eliminare dalla compagine societaria un socio sgradito.

Quali sono le ipotesi di giusta causa di esclusione del socio?

La Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. 16013 del 2019 ha posto dei limiti alle clausole di esclusione per giusta causa, al fine di evitare che lo strumento delle clausole possa essere utilizzato per strumentalizzazioni abusive. Pertanto, a tal fine, le clausole, non possono essere caratterizzate da generalità, devono considerarsi nulle le cause di esclusione del socio del tutto generiche.

Possono integrare giusta causa di esclusione del socio le seguenti circostanze:

  • Incapacità allo svolgimento della prestazione oggetto del conferimento sociale;
  • Condanna penale;
  • Perdita dell’abilitazione professionale allo svolgimento delle prestazioni oggetto del conferimento;
  • Svolgimento di un’attività in concorrenza con quella della società;
  • Assenza sistematica alle assemblee;
  • Utilizzo di risorse sociali per questioni personali;
  • Il compimento di gravi irregolarità da parte dei soci amministratori;
  • La mancata partecipazione alle decisioni sociali;
  • L’aver impedito il perseguimento dell’oggetto sociale;
  • L’aver assunto obbligazioni per conto della società;
  • La violazione dell’obbligo di riservatezza;
  • Il rifiuto di sottoscrivere patti parasociali.

Detto questo vediamo le più frequenti ipotesi di esclusione del socio dalla società.

Esclusione del socio: mancata esecuzione dei conferimenti

L’art. 2466 c.c. sulla “mancata esecuzione dei conferimenti” fa riferimento a qualsiasi natura di conferimento, in denaro, natura, crediti o qualsiasi altro genere. Gli amministratori della società devono provvedere con diffida a riscuotere il conferimento, prima di procedere all’esclusione del socio. L’articolo 2466, riformulato nel 2003, dispone che:

 “la vendita è effettuata a rischio e pericolo del medesimo per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato. In mancanza di offerte per l’acquisto, se l’atto costitutivo lo consente, la quota è venduta all’incanto.”

Gli altri soci partecipano alla vendita in misura proporzionale alla quota posseduta. Qualora non vi siano offerte di acquisto la quota è venduta all’incanto e in extrema ratio la società ha l’obbligo di escludere il socio. Gli altri soci, trattengono le somme già riscosse e riducono il capitale in misura corrispondente.

Esclusione del socio per violazione dell’obbligo di non concorrenza

Il divieto di svolgere attività concorrenti con quella della società è causa di esclusione nelle società in nome collettivo ed in accomandita semplice (art. 2301 c.c.), è causa di revoca degli amministratori nella SPA (art. 2390 c.c.), ed è posto a carico dell’amministratore che ha alienato l’azienda (art. 2557 c.c.).

Un’analoga fattispecie si verifica per i soci. Laddove lo svolgimento di attività concorrenti dovesse creare una fattispecie di conflitto di interessi, le decisioni assunte con la partecipazione determinante di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società, possono essere impugnate ai sensi dell’art. 2479-ter c.c., qualora possano arrecare danno alla società. Pertanto, la possibilità per il socio di svolgere attività concorrenti con quelle della società giustifica l’adozione della relativa clausola di esclusione.

Esclusione del socio per abuso dei poteri di controllo

L’art. 2476, co. 2 c.c. prevede che i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione. Tali poteri possono essere regolamentati in dettaglio nello statuto della società.

Al fine di garantire l’effettività di una simile regolamentazione è possibile adottare una clausola statutaria di esclusione per l’effetto di gravi violazioni di tali obblighi. Questo a condizione che venga specificato il comportamento del socio da cui potrà scaturire l’esclusione.

Esclusione del socio amministratore per gravi irregolarità

L’amministratore che compie gravi irregolarità nella gestione aziendale è esposto al rischio dell’azione di responsabilità. Laddove l’amministratore sia anche socio è possibile prevedere l’esclusione in conseguenza di una cattiva gestione sociale. Deve trattarsi di una grave irregolarità che determina il venir meno del rapporto fiduciario tra i soci. Questo significa che oltre all’azione di responsabilità verso l’amministratore il socio potrebbe anche subire l’esclusione dalla società.

Procedura di esclusione del socio

La legge non prevede espressamente l’iter da seguire per l’estromissione del socio. L’atto costitutivo, dovrà, quindi prevedere, una disciplina chiara, al fine di evitare eventuali interpretazioni o incertezze, facendo riferimento alla procedura di recesso del socio.

La decisione di esclusione, può essere rimessa ad un collegio sindacale. La decisione di esclusione deve essere motivata e la sua efficacia deve essere rapportata al decorrere di specifico termine, previsto nello stesso atto costitutivo.

Per approfondire: “Il recesso del socio da SRL: profili civilistici e fiscali“.

Rimborso della quota del socio

Il socio escluso ha diritto al rimborso della sua quota di partecipazione. La quota deve essere rimborsata entro 180 giorni dal giorno in cui gli viene comunicata l’esclusione. Le modalità di rimborso sono stabilite dall’art. 2473 c.c. nella forma dell’acquisto da parte degli altri soci o di terzi con completa facoltà di disporre della quota da parte degli amministratori.

Poteri del socio escluso

Al socio escluso, assente alla riunione decisiva della sua esclusione, deve essere fornita una comunicazione motivata che non richiede particolari formalità. La data in cui viene comunicata l’esclusione ne conferisce operatività decorsi 30 giorni dalla stessa.

Il socio in disaccordo può impugnare la decisione, entro 30 giorni dalla comunicazione, rivolgendosi al giudice o all’organo collegiale indicato nell’atto costitutivo.

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