Cassa integrazione

Si è sentito parlare molto quest’anno di cassa integrazione, una misura presa su larga scala in Italia per affrontare il periodo di crisi economica seguito all’emergenza sanitaria. Moltissime imprese hanno scelto questa soluzione per sospendere temporaneamente le attività lavorative dei propri dipendenti, ricevendo dallo stato la quota per coprire i mesi di sospensione.

Non esiste un unico tipo di cassa integrazione, ce ne sono diverse, e si applicano in situazioni lavorative differenti. Una delle domande più frequenti dei lavoratori dipendenti posti in cassa integrazione riguarda la possibilità di continuare, nella pratica, a lavorare se sottoposti a cassa integrazione.

Andiamo ad analizzare le diverse situazioni in cui questa eventualità potrebbe avverarsi, e facciamo riferimento ai diversi tipi di cassa integrazione disponibile. Ricordiamo che la cassa integrazione copre l’80% del salario mensile del dipendente, che avrà comunque accesso in questo modo ad una parte considerevole di stipendio pur essendo in cassa integrazione.

Cassa integrazione
Cassa integrazione: si può lavorare mentre si riceve?

Cassa integrazione: le diverse tipologie

Ad erogare la cassa integrazione di fatto è l’ente di previdenza sociale, l’INPS, oppure, dove applicato, l’INPGI. Durante il periodo di cassa integrazione il dipendente può continuare a percepire gran parte del proprio salario, nonostante sia di fatto sospesa l’attività lavorativa.

L’azienda invece, che si avvale di questa misura, viene sollevata dai costi del lavoratore, la cui prestazione è momentaneamente sospesa. Esistono diverse tipologie di cassa integrazione, e in questi mesi molto spesso è stata applicata quella con causale “Covid-19”, che sta ad indicare il motivo, legato all’emergenza sanitaria, per cui l’azienda ricorre a tale misura. Esistono tuttavia tre tipi diversi di cassa integrazione:

  • Cassa integrazione ordinaria (CIGO): questa tipologia è applicabile per tre mesi, con un massimo di 12 in situazioni di grave entità. Prevede che il lavoratore, la cui prestazione è momentaneamente sospesa, riceva l’80% del salario che avrebbe ricevuto in una situazione lavorativa normale. Questa misura è presa nel momento in cui l’azienda si trova in una situazione di crisi imprevedibile;
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS): generalmente si applica quando l’azienda deve intervenire con riorganizzazioni straordinarie, o affrontare particolari momenti di crisi. Il lavoratore deve aver maturato una anzianità aziendale precedente di almeno 90 giorni per poter accedere a questo tipo di cassa integrazione. Questa misura spetta a tutti i lavoratori, ad esclusione dei dirigenti o i lavoratori domestici. La misura è applicabile solo per specifici settori, con aziende che hanno molti dipendenti, almeno 15.
  • Cassa integrazione in deroga (CIGD): si applica quando le aziende non possono accedere alla CIGO o alla CIGS, oppure ne hanno già usufruito in precedenza. E’ una misura che ha carattere di eccezionalità, e si applica solo le i lavoratori sono stati assunti da almeno 12 mesi.

Con lo scoppio della pandemia è stata introdotta la possibilità per le aziende di chiedere all’INPS la cassa integrazione per i propri dipendenti con causale “Covid-19”.

Si può lavorare in cassa integrazione?

Una delle domande che viene fatta più spesso dai lavoratori che si trovano per un periodo in cassa integrazione, riguarda la possibilità di prestare effettivamente attività lavorativa.

Generalmente, la risposta è no: chi è in cassa integrazione non può lavorare nel periodo in cui la recepisce.

Eppure ci sono delle eccezioni. Può accadere che, mentre il lavoratore si trova in cassa integrazione, con sospensione del lavoro per l’azienda principale, trovi un altro lavoro. Come deve procedere in questo caso? Per mantenere comunque il posto di lavoro per cui è in cassa integrazione, vanno rispettate alcune norme generali:

  • Deve svolgere il secondo lavoro in una fascia oraria diversa da quella per cui il dipendente sta recependo cassa integrazione. Se per esempio, nel lavoro principale avrebbe svolto attività fino alle 16, può lavorare dalle 16 in poi ad un secondo lavoro, pur recependo cassa integrazione dal primo;
  • La tipologia di lavoro secondario deve essere conciliabile con il primo, le attività aggiuntive non devono entrare in contrasto con gli obblighi di fedeltà alla prima azienda, e non dev’esserci competizione;
  • Esiste una soglia massima per lo stipendio per il secondo lavoro: non deve superare i 30.000 euro annui.

Se il lavoratore che si trova in cassa integrazione dal lavoro principale, ne trova quindi uno secondario (che può avere lo scopo di arrotondare la mensilità) è possibile recepire cassa integrazione e svolgere attività lavorativa.

In particolare si fa riferimento alla cassa integrazione a zero ore, quella per cui il lavoratore si trova in stato di sospensione completa dall’attività lavorativa principale.

Quando non si può lavorare in cassa integrazione

Abbiamo visto che per poter svolgere un secondo lavoro durante il periodo di cassa integrazione, è necessario seguire alcune disposizioni specifiche. Va ricordato che l’incompatibilità della cassa integrazione avviene nel momento in cui il secondo lavoro diventa a tempo pieno o indeterminato.

In questo caso non siamo di fronte ad un lavoro aggiuntivo a quello principale, ma ad un nuovo lavoro vero e proprio, che va a sostituire il primo. Non è consentito quindi ricevere un regolare stipendio dalla seconda azienda, a tempo pieno, mentre si è in cassa integrazione a zero ore con la prima.

Nel caso in cui la cassa integrazione fosse parziale per la prima azienda, esiste in una cumulabilità nel caso di nuova occupazione part-time, ma solo se gli orari non si sovrappongono tra i due impieghi. Si può per esempio svolgere un secondo lavoro part time al pomeriggio, se ci si trova in cassa integrazione per un lavoro part time al mattino.

Va ricordato che nel periodo di cassa integrazione non vengono conteggiate tredicesima e quattordicesima, mentre rimane comunque valido il TFR per il periodo di cassa integrazione. Per quanto riguarda l’accumulo delle ferie, avviene solo se la cassa integrazione è applicata per un periodo ridotto. Nel caso di cassa integrazione a zero ore non vengono accumulate ferie o permessi.

Lavorare per l’azienda con cui si è in cassa integrazione

Parliamo di un caso limite, la cui eventualità può essere molto attuale. Poniamo che un lavoratore si trovi in cassa integrazione, ma decida comunque di prestare attività lavorativa per la stessa azienda in cui si trova in cassa. Questo può succedere se il lavoratore decide di voler aiutare l’azienda, che nello specifico può trovarsi in estrema difficoltà.

Nel caso in cui il lavoratore presti attività per l’azienda, per il periodo di cassa integrazione, non ha diritto ad accedere alla stessa. Deve procedere ad avvertire l’ente stesso di previdenza, l’INPS, e le sanzioni sono previste nel caso in cui ciò non avvenga.

A questo proposito non sono mancati episodi in cui un lavoratore si è approfittato della cassa integrazione e sono moltissime le segnalazioni per quella che di fatto, è una truffa.
Per non cadere in questo tipo di situazione, è sempre consigliato che il lavoratore si rivolga direttamente all’ente di previdenza INPS, anche se è lo stesso datore di lavoro a chiedergli di continuare a lavorare pur essendo in cassa integrazione.

Siamo di fronte ad una vera e propria truffa all’INPS nei casi in cui l’azienda continui a chiedere la manodopera di lavoratori dipendenti che di fatto si trovano in cassa integrazione e non sono mancate le denunce a questo proposito.

E’ accaduto che alcune aziende abbiano dichiarato, facendone richiesta, di aver posto i propri dipendenti in cassa integrazione, ricevendo dall’INPS i fondi dovuti per la stessa, ma si è poi scoperto che i lavoratori non avevano mai visto una sospensione del lavoro. In questo caso si tratta di un raggiro ai danni dell’INPS.

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