Che cos’è la Cassa Integrazione, ed a chi spetta? Abbiamo provato a porci questa domanda per provare ad essere di aiuto ai tanti lettori che ci scrivono riguardo a questo argomento.

La Cassa Integrazione è un contributo di integrazione salariale che può essere concesso a determinate categorie di lavoratori per un determinato periodo. Anche in queste settimane il Governo ha messo in atto ulteriori possibilità per l’emergenza epidemiologica. Ce ne siamo occupati in questo articolo: “Cassa Integrazione per Covid-19: come fare?“.

Cassa Integrazione

Adesso, invece, vogliamo concentrarci sulle vostre domande riguardo al periodo di integrazione salariale. In questo contributo puoi trovare alcune informazioni di carattere pratico che riteniamo possano esserti utili in questo momento per verificare se hai diritto alla Cassa Integrazione ed in che misura.

Indice degli Argomenti

Che cos’è la Cassa Integrazione?

La Cassa Integrazione Guadagni è un contributo economico  dello Stato che  sostituisce o integra la retribuzione ed è destinata ai lavoratori sospesi dal lavoro che operano con orario ridotto a causa di difficoltà produttive dell’azienda.

Possono usufruire dell’integrazione salariale:

  • Gli operai;
  • Gli impiegati, e
  • I quadri.

Sono esclusi da questo contributo economico i dirigenti e i lavoranti a domicilio. I lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante sono stati ricompresi grazie al D.Lgs. n. 148/15.

Quali sono le differenze tra Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria?

La Cassa Integrazione Ordinaria

La Cassa Integrazione Ordinaria interviene quando le cause sono temporanee, ad esempio per mancanza di commesse, eventi metereologici, situazioni di crisi temporanea del mercato, eventi transitori non imputabili al datore di lavoro. Condizione necessaria è la futura ripresa dell’attività lavorativa.

E’ rivolta alle aziende industriali non edili e alle aziende industriali ed artigiane dell’edilizia. Può essere concessa per 13 settimane, più eventuali proroghe fino a 12  mesi. In determinate aree territoriali il limite è elevato a 24 mesi.

Settori per la Cassa Integrazione ordinaria

In particolare le aziende autorizzate sono quelle appartenenti ai seguenti settori:

  • Imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • Cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal DPR n. 602/70;
  • Imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • Cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • Imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
  • Le imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • Imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • Imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • Le imprese addette all’armamento ferroviario;
  • Imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • Le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
  • Imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
  • Imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.

La Cassa Integrazione Straordinaria

La Cassa Integrazione Straordinaria interviene in caso di eventi strutturali, quali crisi aziendali, ristrutturazioni aziendali, procedure concorsuali, con possibile messa in mobilità dei lavoratori interessati. In lavoratore per accedere alla Cassa Integrazione Straordinaria deve aver maturato un’anzianità aziendale di almeno 90 giorni. La durata complessiva dei trattamenti (indipendentemente dalla causa per la quale sono stati accesi) non può avere durata complessiva superiore a 36 mesi nell’arco di un quinquennio.

La Cassa Integrazione Straordinaria è destinata solo ad aziende con più di 15 dipendenti (calcolati in media nel semestre  precedente la richiesta) appartenenti ai seguenti settori:

  • Industriali ed edili;
  • Dell’artigianato dell’indotto (cioè con un  solo committente destinatario di Cassa Integrazione Straordinaria);
  • Dei servizi di mensa e ristorazione dell’indotto;
  • Delle cooperative agricole; 
  • Di imprese commerciali con più di 200 dipendenti; 
  • Imprese editrici di giornali, senza limite dei 15 dipendenti;
  • Imprese di spedizioni e trasporto  e agenzie di viaggi e turismo, con più di 50 dipendenti.

Quando interviene la Cassa Integrazione in deroga?

Sono definiti “in deroga” i trattamenti di integrazione salariale destinati ai lavoratori (compresi apprendisti, interinali e lavoratori a domicilio) di imprese escluse dalla Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria.

La durata massima è pari a 12 mesi e l’ammontare del trattamento economico  può arrivare fino all’80% della retribuzione

Condizioni di accesso alla Cassa Integrazione in Deroga

Possono accedere ai trattamenti di Cassa Integrazione in Deroga:

  • I lavoratori dipendenti da datori di lavoro che non possono accedere a nessuno degli ammortizzatori sociali stabiliti ordinariamente dalla legislazione nazionale, e che rientrano nelle seguenti tipologie:
    • Lavoratori assunti con contratto subordinato a tempo determinato o indeterminato, compresi i lavoratori e le lavoratrici a domicilio;
    • Apprendisti;
    • Lavoratori con contratti di lavoro di somministrazione, che durante la loro missione vedono l’impresa utilizzatrice presso cui svolgono il lavoro attivare procedure per l’accesso agli ammortizzatori sociali;
    • Lavoratori con contratto di lavoro subordinato soci di cooperative o assunti da datori di lavoro privati non imprenditori.
  • I lavoratori che hanno già usufruito di tutte le possibilità di utilizzo della legislazione ordinaria (ovvero dopo l’utilizzo da parte delle imprese di tutti gli strumenti già previsti per le sospensioni dell’attività lavorativa: cassa integrazione ordinaria e straordinaria). I lavoratori per accedere ai trattamenti in deroga devono essere in possesso dei seguenti requisiti soggettivi:
    • Devono avere almeno 90 giorni di anzianità presso il datore di lavoro che ha proceduto alla sospensione;
    • In caso di richiesta di mobilità in deroga, i lavoratori devono avere almeno 12 mesi di anzianità presso l’impresa che ha proceduto al licenziamento, di cui almeno 6 mesi di lavoro effettivamente prestato.

Quanto si percepisce in Cassa Integrazione?

L’integrazione salariale è dovuta nelle misura dell’80% della retribuzione globale che ai lavoratori beneficiari sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate comprese fra le ore 0 ed il limite dell’orario contrattuale ma in ogni caso non oltre le 40 ore settimanali. La misura del trattamento è erogata nel limite di un massimale retributivo mensile rivalutabile annualmente. Questo è quanto prevede l’art. 3 del D.Lgs. n. 148/15.

Per l’anno 2020, la Circolare Inps n. 20/2020 ha stabilito “gli importi massimi mensili dei trattamenti di integrazione salariale di cui al citato articolo 3, comma 5, del D.lgs n. 148/2015, in vigore dal 1° gennaio 2020, e la retribuzione lorda mensile, maggiorata dei ratei relativi alle mensilità aggiuntive, oltre la quale è possibile attribuire il massimale più alto. Gli importi sono indicati, rispettivamente, al lordo e al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84%“. 

Massimali della Cassa Integrazione

Tali importi massimi sono:

  • 998,18 euro per le retribuzioni fino a 2.159,48 euro (euro 939,89 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori;
  • 1.197,82 euro per le retribuzioni fino a 2.159,48 euro (euro 1.127,87 al netto del 5,84%) per il settore edile;
  • 1.199,72 euro per le retribuzioni oltre 2.159,48 euro (euro 1.129,66 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori;
  • 1.439,66 euro per le retribuzioni oltre 2.159,48 euro (euro 1.355,58 al netto del 5,84%) per il settore edile.

Questi massimali vogliono dire che se è pur vero che la cassa integrazione spetta nella misura pari all’80% della retribuzione globale di fatto (lordo di stipendio più ratei di tredicesima e quattordicesima, più eventuali retribuzioni fisse e continuative), ma nei limiti sopra descritti. E tali limiti rappresentano di fatto per moltissimi il vero importo dell’integrazione salariale percepita. Quindi il calcolo dell’80% di fatto passa in secondo piano, dando spazio ad una riduzione dello stipendio più alta del 20%. Facciamo qualche esempio.

Esempi di integrazione salariale in Cassa Integrazione

Cassa Integrazione a zero ore con stipendio di 1.200 euro

In busta paga quindi del lavoratore il lordo imponibile previdenziale è 1.200 euro. Mettiamo caso che il lavoratore percepisca tredici mensilità, perché è un operaio del settore metalmeccanico o un lavoratore che non percepisce la quattordicesima. Tale lavoratore avrebbe una retribuzione globale di 1.300 euro e l’80% sarebbe 1.040 euro lordi. Questo lavoratore percepirà invece 998,18 euro lordi e 939,89 euro netti bonificati, perché la legge impone i massimali. E allora a quel punto, percepisce il 76% lordo (compreso ratei).

Casa Integrazione a zero ore con stipendio di 1.600 euro

In busta paga quindi del lavoratore il lordo imponibile previdenziale è 1.600 euro. Mettiamo caso che il lavoratore percepisca quattordici mensilità. Questo, come impiegato di uno dei settori con quattordicesima. Tale lavoratore avrebbe una retribuzione globale di 1.850 euro e l’80% sarebbe 1.480 euro lordi. Questo lavoratore percepirà invece 998,18 euro lordi e 939,89 euro netti bonificati.

Cassa Integrazione a zero ore con stipendio di 2.200 euro

In busta paga quindi del lavoratore il lordo imponibile previdenziale è 2.200 euro. Mettiamo caso che il lavoratore percepisca quattordici mensilità ed è figura di livello alto di uno dei settori con quattordici mensilità e magari ha lo stipendio lordo alto perché ha dei superminimi. Tale lavoratore avrebbe una retribuzione globale di 2.567 euro e l’80% sarebbe 2.053 euro lordi. Questo lavoratore percepirà invece 1.199,72 euro lordi e 1.129,66 euro netti bonificati.

Cassa Integrazione e part-time

Il ragionamento è uguale anche per i lavoratori part-time. Questo, in quanto tali lavoratori percepiscono uno stipendio ridotto per il numero di ore di lavoro ridotte rispetto al full-time. Tali lavoratori percepiscono però la stessa retribuzione oraria dei lavoratori full-time e quindi la stessa retribuzione oraria ridotta per Cassa Integrazione.

Il sistema di calcolo della busta paga durante la cassa integrazione del lavoratore a tempo parziale o part-time segue gli stessi ragionamenti e gli stessi massimali della Cassa Integrazione Ordinaria.

Quanto si prende in busta paga per ogni ora di Cassa Integrazione?

Quanto prende un lavoratore in cassa integrazione in busta paga è un calcolo basato sulla situazione in cui si trova il lavoratore. E’ possibile anche verificare quanto si prende in busta paga per ogni ora di Cassa Integrazione. Per farlo occorre calcolare partendo dallo stipendio lordo, la retribuzione globale (in caso di tredicesima aggiungere 1/12 allo stipendio lordo, in caso di quattordicesima aggiungere 2/12 allo stipendio lordo). Occorre verificare se supera la soglia di 2.159,48 euro e poi considerare che per ogni ora di cassa integrazione spetta quindi molto probabilmente la cifra di 998,18 euro (retribuzione globale inferiore a 2.159,48 euro) o 1.199,72 euro (retribuzione superiore a 2.159,48 euro) diviso il divisore orario 176 massimale di Cassa Integrazione. 

Calcolare quanto si perde in busta paga durante la cassa integrazione è molto semplice a quel punto, bisogna fare la differenza, per ogni ora di cassa integrazione, tra la retribuzione oraria da busta paga (stipendio lordo diviso divisore orario da CCNL) e la retribuzione spettante, tenuto conto dei massimali Cassa Integrazione Ordinaria, per ogni ora di cassa integrazione o assegno ordinario FIS o Cig in deroga.

In moltissimi casi il lavoratore perde in busta paga, durante la cassa integrazione, una percentuale superiore al 20%, ossia non percepisce l’80% dello stipendio, ma molto meno.

Bisogna sempre considerare che i calcoli al lordo della retribuzione oraria durante la Cassa Integrazione, diventano calcoli di netto in busta paga, semplicemente applicando una riduzione del 5,84% a carico del lavoratore a titolo di contributi previdenziali.

Come funziona il trattamento della Cassa Integrazione? Si può decadere?

Il datore paga il trattamento anticipando la spesa che verrà rimborsata: se oggettivamente la spesa è impossibile per mancanza di liquidità, provvede direttamente la finanza pubblica.

I lavoratori cassaintegrati decadono inoltre dal beneficio se:

  • Non partecipano a corsi di riqualificazione professionale o di aggiornamento;
  • Non accettano offerte di lavoro migliori o simili a quella precedente;
  • Rifiutano di svolgere attività lavorative di pubblica utilità offerte dallo Stato (in particolare, queste attività sono ammortizzatori sociali concessi dallo Stato, con un orario non minore di 20 ore settimanali e non maggiore di 8 giornaliere. Queste attività sono pagate per i giorni festivi e di malattia, ma non per assenze anche giustificate. Non si instaura alcun rapporto di lavoro tra lo Stato ed i lavoratori e non può durare più di sei mesi).

Come viene finanziato il trattamento di Cassa Integrazione?

La Cassa Integrazione Ordinaria è pagata da ogni impresa con un contributo ordinario sul monte retribuzioni lordo e con un contributo addizionale sulle integrazioni salariali anticipate. Il contributo ordinario è pari al 2,20% o all’1,9% del monte retribuzioni lordo rispettivamente per le imprese con più di 50 dipendenti o fino a 50. Quello addizionale è rispettivamente pari all’8% o al 4% delle integrazioni salariali da corrispondere.

L’intervento straordinario è finanziato dai datori di lavoro e dai lavoratori con un contributo rispettivamente pari allo 0,6% e allo 0,3% della retribuzione lorda. Anche nella Cassa Integrazione Straordinaria vi è inoltre un onere a carico dell’impresa pari al 4,5% o al 3% delle integrazioni salariali anticipare rispettivamente per quelle con più di 50 o fino a 50 dipendenti. L’ammontare del contributo addizionale è raddoppiato nel caso di mancata ottemperanza del decreto ministeriale. È comunque raddoppiato del 50% se il trattamento si protrae oltre 24 mesi.

Si matura il diritto alla tredicesima e quattordicesima durante i periodi di integrazione salariale?

Il lavoratore matura diritto alla tredicesima e alla quattordicesima mensilità durante il periodo di integrazione salariale. Il tutto, secondo quanto previsto dai propri CCNL. Tuttavia, il massimale retributivo mensile applicato agli ammortizzatori sociali nella pratica ne annulla ogni effetto.

Come avviene la comunicazione di Cassa Integrazione al lavoratore?

Quando un datore di lavoro decide di avviare la Cassa Integrazione pianifica un periodo di non lavorotalvolta alternato a dei periodi di lavoro. Quello che fa è riorganizzare l’azienda per consentire la ripresa della stessa. 

Dopo aver capito quante ore di sospensione gli servono e quali reparti sono ancora attivi, il datore comunica a tutti, o solo ad alcuni dei lavoratori in azienda, la sospensione dal servizio. La sospensione per l’utilizzo della cassa integrazione viene di regola comunicata ai lavoratori con una lettera formale, ad oggi anche mezzo mail.

C’è bisogno di una comunicazione nominativa?

No. Ma, di solito, se la sospensione non riguarda l’intera azienda o l’intero reparto a cui è addetto il dipendente, la comunicazione si fa nominativamente.

La comunicazione di sospensione implica la sospensione totale per il periodo?

Non necessariamente. L’azienda può decidere di sospendere tutti per un periodo. Talvolta, invece, alcune aziende avranno bisogno di organizzare una riduzione del lavoro graduale, quindi, alternando periodi di lavoro con periodi di cassa, l’arco temporale dell’utilizzo dell’ammortizzatore potrebbe essere anche maggiore o minore

In Cassa Integrazione si lavora o no?

Dipende. Se la sospensione è a zero ore significa che per il periodo indicato dal datore di lavoro non si dovrà lavorare. Se invece la sospensione è parziale, cioè alternata a periodi di lavoro, significa che in alcuni giorni si dovrà lavorare e in altri si dovrà rimanere a casa. Per approfondire vedi la domanda successiva sulle possibilità di lavoro in Cassa Integrazione.

Si può essere licenziati in Cassa Integrazione o al termine della stessa?

Durante il periodo di Cassa Integrazione vi è un espresso divieto di licenziamento per motivi oggettivi, e pertanto si può essere licenziati solo per giusta causa o giustificato motivo soggettivo e cioè per delle gravi negligenze del lavoratore. 

Si può essere licenziati dopo il periodo di Cassa Integrazione?

. Si può essere licenziati dopo il periodo di divieto che scade a metà maggio.
Se non vi sarà lavoro, potranno essere attivate le procedure di licenziamento. Certamente, però, saranno previste delle tutele anche dopo la metà di maggio.

Si matura il TFR durante i periodi di integrazione salariale e si ha diritto di versarlo in un fondo pensione?

Il TFR si matura completamente senza nessuna decurtazione essendo calcolato sulla retribuzione di riferimento a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Anche in caso di accantonamento ad un Fondo pensione il TFR viene maturato e l’azienda continua a versarlo al Fondo scelto dal lavoratore. Tuttavia, in caso di Cassa Integrazione Straordinaria, a fine periodo (fine periodo di ammissione) se l’azienda fallisce, chiude e/o licenzia definitivamente i lavoratori, sarà l’INPS a riconoscere il valore corrispondente al TFR maturato nel periodo di Cassa Integrazione, versandolo direttamente al Fondo di previdenza integrativa.

Per approfondire: “Previdenza integrativa: la deduzione fiscale

Durante la Cassa Integrazione si matura il diritto alle ferie?

Le ferie non maturano se la sospensione è a zero ore, mentre maturano in caso di riduzione della prestazione lavorativa. Occorre fare attenzione alle prassi aziendali. Diverse associazioni datoriali consigliano di ridurre le ferie annuali spettanti di tanti 52esimi quante sono le settimane di Cassa Integrazione effettuate, oppure riproporzionano ad ore: occorre fare attenzione, al riguardo, alla normativa contrattuale e chiederne l’applicazione.

Che cosa succede all’integrazione salariale in caso di festività?

L’integrazione salariale è a carico dell’azienda se la Cassa Integrazione è a orario ridotto o se la festività cade nei primi 15 giorni di sospensione. Altrimenti:

  • Per i lavoratori retribuiti in misura fissa, è a carico dell’INPS;
  • Per i lavoratori non mensilizzati: 25/04 e 01/05 sono a carico dell’azienda, mentre le altre festività sono a carico dell’INPS se la Cassa Integrazione è a zero ore.

Se sono in Cassa Integrazione come mi devo comportare in caso di malattia o ricovero ospedaliero?

Se durante la sospensione dal lavoro (Cassa Integrazione a zero ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continuerà ad usufruire delle integrazioni salariali ordinarie e straordinarie. Trattandosi di attività lavorativa sospesa non bisogna comunicare lo stato di malattia né all’INPS né al datore di lavoro e si continuerà a percepire la Cassa Integrazione. Gli obblighi di comunicazione restano in caso di ripresa dell’attività lavorativa.

Qualora lo stato di malattia sia antecedente all’inizio della sospensione dell’attività lavorativa per Cassa Integrazione si avranno due casistiche:

  • Se la totalità del personale il forza al reparto, ufficio cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entrerà in Cassa Integrazione dalla data di inizio della stessa;
  • Qualora, invece, non venga sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza al reparto, ufficio a cui il lavoratore appartiene, il lavoratore ammalato continuerà a beneficiare dell’indennità di malattia e l’eventuale integrazione a carico del datore di lavoro, se prevista dal contratto.

Per quanto riguarda i reparti in cui si stia attuando una Cassa Integrazione Straordinaria a rotazione, benché in tale caso non stato esplicitamente disciplinato dall’INPS, è possibile desumere dai criteri generali che i lavoratori usufruiranno delle integrazioni salariali nei periodi in cui è prevista la loro sospensione dal lavoro e non dovranno, pertanto, comunicare in tali periodi eventuali malattie in quanto prevale comunque l’istituto della Cassa Integrazione Straordinaria. Viceversa, dovranno prontamente comunicare lo stato di malattia se devono riprendere l’attività lavorativa in base al programma di rotazione o se comunque richiamati al lavoro.

Se sono in Cassa Integrazione cosa succede in caso di infortunio sul lavoro o di riconoscimento di malattia professionale?

Durante il periodo di inabilità temporanea conseguente ad un infortunio sul lavoro (o malattia professionale) o ad una ricaduta collegata all’infortunio i trattamenti di Cassa Integrazione Ordinaria o Straordinaria vengono sospesi e sostituti dall’Indennità Temporanea INAIL. Se il contratto di lavoro lo prevede si deve sostenere il diritto a ricevere l’integrazione a carico della ditta fino al 100% della retribuzione di riferimento.

Cosa succede in presenza dei permessi retribuiti previsti dalla Legge 104/92 (assistenza a disabili gravi)?

In presenza di lavoratori in Cassa Integrazione che usufruiscono dei permessi retribuiti a giorni previsti dalla Legge n. 104/92 occorre distinguere due diverse fattispecie:

  • Nel caso in cui la Cassa Integrazione è a zero ore (esempio un mese intero) non compete nessun giorno di permesso retribuito;
  • Nel caso in cui il lavoratore svolga giorni di lavoro e giorni di cassa integrazione i permessi vanno calcolati in proporzione ai giorni lavorati.

Il calcolo si deve effettuare nel seguente modo:

X : gg lavorate = 3 : 26

Esempio:
Se il lavoratore lavora 10 giorni nel mese su un totale di 26 giorni lavorativi il calcolo determina la possibilità di fruire i di un solo giorno di permesso retribuito.

In estreme sintesi, quindi, occorre:

  1. Sottrarre al numero dei giorni lavorativi del mese le giornate di Cassa Integrazione;
  2. Applicare al risultato così ottenuto il principio sopra indicato di 1 giorni di permesso ogni 10 giorni effettivo lavoro (pertanto con 19 giorni di lavoro compete solo una giornata).

Se la riduzione per Cassa Integrazione riguarda esclusivamente l’orario giornaliero di lavoro, permane il diritto ai 3 giorni mensili di permesso retribuito per l’assistenza al disabile.

Compete l’assegno al nucleo familiare durante i periodi di integrazione salariale?

L’assegno per il nucleo familiare è dovuto in misura intera durante i periodi autorizzati di Cassa Integrazione sia a zero ore che a orario ridotto, ovviamente se era già erogato durante l’attività lavorativa.

I periodi di integrazione salariale sono utili ai fini pensionistici?

I periodi di integrazione salariale ordinaria e straordinaria sono equiparati a quelli di effettivo lavoro sia per il conseguimento del diritto a pensione sia per la determinazione dell’importo di qualsiasi tipologia di pensione, compresa la pensione di anzianità.

La donna in gravidanza ha particolari diritti durante la Cassa Integrazione Ordinaria o Straordinaria?

La Legge vieta di porre in Cassa Integrazione le lavoratrici dall’inizio della gravidanza e fino al compimento dell’anno di età del bambino. Tuttavia, se tutto il reparto, ufficio o l’intera azienda è posta in Cassa Integrazione anche la lavoratrice in gravidanza potrà essere sospesa sino all’inizio dell’astensione obbligatoria (di norma il 7° mese).

Cosa succede se durante la Cassa Integrazione si richiede il congedo matrimoniale?

Viene sospesa l’erogazione del trattamento di Cassa Integrazione Ordinaria o Straordinaria e compete il congedo matrimoniale, con diritto all’intera retribuzione nei termini previsti dalla Legge e dal contratto di lavoro.

E’ possibile svolgere altre attività lavorative durante la Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria?

Non è previsto nessun divieto di legge, ma il lavoratore che svolge attività autonoma o dipendente (a tempo determinato) durante il periodo di Cassa Integrazione non ha diritto alle integrazioni salariali per le giornate effettuate, anzi la norma di legge non sancisce l’incompatibilità totale in quanto può essere corrisposta una quota dell’ammortizzatore sociale in godimento se a consultivo il reddito da lavoro risulta di importo inferiore. In caso contrario nulla è dovuto al lavoratore a titolo di Cassa Integrazione.

Se il lavoratore vuole iniziare comunque un’attività lavorativa, deve adempiere all’obbligo di effettuare una comunicazione preventiva di inizio attività all’INPS, al proprio datore di lavoro e al centro per l’impiego.

IMPORTANTE:
Il lavoratore in costanza di rapporto di lavoro, anche sospeso per effetto degli ammortizzatori sociali, deve rispettare l’art. 2105 del Codice Civile che prevede il dovere di fedeltà anche in relazione a possibili prestazioni lavorative rese in regime autonomo.

Si ha la piena compatibilità tra attività di lavoro ed integrazione salariale, se la nuova attività di lavoro dipendente intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell’anno sarebbe stata compatibile con l’attività lavorativa principale che ha dato luogo all’integrazione salariale.

Lavoro Occasionale Accessorio:
E’ possibile, durante i periodi di Cassa Integrazione utilizzare il lavoro accessorio (vouchers INPS), in tutti i settori produttivi, nei limiti massimi previsti. Per approfondire: “Prestazioni Occasionali e lavoro Accessorio“.

Un lavoratore titolare di assegno di invalidità INPS può percepire la Cassa Integrazione Ordinaria, Straordinaria e in Deroga?

Il lavoratore ha diritto, come tutti gli altri, alle diverse indennità di integrazione salariale, essendo questa la sostitutiva della retribuzione. Nel caso in cui l’importo dell’assegno di invalidità sia superiore al trattamento minimo mensile INPS, il lavoratore deve versare una quota giornaliera di pensione, in virtù delle norme di legge che regolano il “cumulo lavoro-pensione“. L’adempimento amministrativo compete al datore di lavoro. Il lavoratore deve comunque sempre segnalare al datore di lavoro se è titolare di una pensione o assegno di invalidità.

33 COMMENTI

  1. Salve dott. Migliorini.

    Ad integrazione di quanto da lei esposto credo che sia corretto informare gli utenti, che attendono o percepiscono la cassa integrazione che al lordo deve essere decurtato il 23% per l’IRPEF.

    Ad esempio per mese di Aprile:

    Un impiegato con reddito lordo minore di 2.159,48 euro potrebbe essere convinto di percepire dall’INPS euro 939,89….non è così invece….
    i 939,89 spettano se tutti e 22 i giorni fossero a carico dell’INPS.
    Per il mese di aprile i giorni a carico dell’INPS sono 21 quindi:
    (998,18/176 * 168) = 952,81 euro per le retribuzioni fino a 2.159,48 euro (euro 897,17 al netto del 5,84%);
    Gli euro 897,17 sono al lordo IRPEF del 23%, quindi l’impiegato percepirà 690,81 euro

    Un impiegato con reddito lordo maggiore di 2.159,48 euro per lo stesso motivo potrebbe essere convinto di percepire dall’INPS euro 1129,66….anche in questo caso non è così i 1129,66 spettano se tutti e 22 i giorni fossero a carico dell’INPS.
    Per il mese di aprile i giorni a carico dell’INPS sono 21 quindi:
    (1199,72/176 * 168) = 1145,19 euro per le retribuzioni maggiore di 2.159,48 euro (euro 1078,31 al netto del 5,84%);
    Gli euro 1078,31 sono al lordo IRPEF del 23%, quindi l’impiegato percepirà 830,30 euro

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