Quando si parla di pensione, va fatta una distinzione tra pensione netta e pensione lorda, in modo similare a quando si pone differenza tra uno stipendio netto e uno lordo. L’erogazione mensile che ricevono i pensionati consiste nella pensione netta, che viene calcolata a partire dalla pensione lorda.

Quando ad un pensionato viene comunicata la pensione lorda, non riceverà esattamente quella cifra, ma una differente, ovvero la pensione netta. Alla pensione lorda infatti vengono poi applicate le imposte, e vengono ancora aggiunte alcune detrazioni. Va tenuto poi conto anche del Bonus IREPF, ovvero dell’ex bonus Renzi, applicato anche sulle pensioni.

Ad intervenire sulle pensioni è principalmente l’imposta IRPEF, la stessa che viene applicata per i redditi da lavoro. L’IRPEF agisce sulla pensione lorda trattenendone una quota da destinare al fisco. Gli scaglioni IRPEF recentemente sono passati da 5 a 4, e questo è valido anche per il calcolo sulle pensioni.

Con le nuove aliquote IRPEF quindi vengono modificati anche i calcoli per le pensioni degli italiani. Vediamo in questo articolo come funziona il calcolo della pensione netta a partire dal lordo.

Calcolo pensione netta: l’IRPEF

Il sostituto d’imposta per il titolare della pensione è l’INPS, il quale effettua la ritenuta IRPEF e trasforma la pensione da lorda a netta. Vi sono poi delle detrazioni per redditi da pensione che riducono il volume delle tasse dovute, una no tax area dove le imposte vengono azzerate dalla detrazione.

Ad influire sul calcolo della pensione netta ci sono diverse componenti:

  • L’IRPEF;
  • Le addizionali comunali e regionali;
  • Le detrazioni fiscali;
  • L’ex bonus Renzi.

Per capire come procedere con il calcolo della pensione netta partendo dal valore lordo, bisogna iniziare prima di tutto facendo riferimento alla variazione di questa erogazione con l’applicazione delle imposte, ovvero l’IRPEF. Questa tassa, applicata sui redditi delle persone fisiche, per il 2022 ha subito alcune importanti variazioni, che ne hanno modificato le aliquote.

Si tratta di una diminuzione del sistema di aliquote da 5 a 4, secondo il seguente schema:

  • Reddito annuo fino a 15.000 euro: IRPEF al 23%;
  • Reddito annuo fino a 28.000 euro: IRPEF al 25%;
  • Reddito annuo fino a 50.000 euro: IRPEF al 35%;
  • Reddito annuo oltre 50.000 euro: IRPEF al 43%.

Queste aliquote vengono applicate normalmente sui redditi dei lavoratori dipendenti, ma anche sui redditi percepiti dai pensionati. Questo vuol dire che l’aliquota viene applicata in base al reddito complessivo annuo del pensionato, modificando la cifra al lordo per arrivare alla cifra netta erogata effettivamente ogni mese.

Per fare un esempio, chi si trova nel primo scaglione, ovvero percepisce reddito inferiore a 15.000 euro annui, dovrà togliere dal lordo della pensione il 23% dell’importo, da destinare alle imposte.

Con l’aumentare del reddito annuo, aumenta la percentuale di tassazione, da sottrarre all’importo mensile, o annuale, lordo della pensione. Tuttavia non basta fare questo calcolo, perché vanno anche considerate eventuali imposte comunali o regionali, e poi bisogna anche tenere in considerazione le diverse detrazioni spettanti.

Calcolo pensione netta: le addizionali comunali e regionali

Ad incidere sul calcolo della pensione netta intervengono anche le addizionali comunali e regionali, ovvero le imposte applicate in modo specifico dal Comune e dalla Regione in cui si è residenti. LINPS riporta un esempio sul funzionamento delle addizionali regionali:

“L’addizionale regionale a saldo viene trattenuta sulla pensione l’anno successivo a quello cui si riferisce e viene suddivisa in 11 rate, dal mese di gennaio a quello di novembre. Ad esempio, l’addizionale regionale relativa al 2019 viene trattenuta sulla pensione in 11 rate, da gennaio 2020 a novembre 2020.”

L’addizionale comunale invece viene trattenuta in due step: con un acconto nell’anno di riferimento, in 9 rate, e con un saldo per l’anno successivo, in base a 11 rate. Si tratta comunque di importi piuttosto bassi, che possono variare in base al Comune e alla Regione in cui si risiede, ma di cui tenere conto nel calcolo dalla pensione che va dal lordo al netto.

Si parla in questo caso di addizionali che sono applicate in base a qualche unità percentuale, per esempio per un reddito annuo di 25.000 euro, la regione Lombardia applica addizionali dell’1,58%.

Calcolo pensione netta: le detrazioni

Oltre ad applicare le imposte in base alle percentuali specifiche viste sopra, per calcolare la pensione netta partendo dalla cifra lorda, vanno considerate anche le detrazioni. Dal 2022, a seguito di un ricalcolo complessivo delle aliquote, i pensionati possono beneficiare di detrazioni fiscali maggiori rispetto agli anni scorsi, in particolare per i redditi più bassi. Le detrazioni, però, trovano applicazione soltanto per quei redditi che complessivamente non superano i 50.000 euro.

I pensionati che percepiscono un reddito annuo di 8.500,00€ è prevista una no tax area, pertanto non viene applicata alcuna tassazione poiché la detrazione supera l’imposta sul reddito.

Le detrazioni dipendono dal reddito annuo percepito, a cui viene applicata una specifica formula per stabilire con precisione le cifre. L’Agenzia delle Entrate ha fornito recentemente, con la circolare 4/E del 18 febbraio 2022 le indicazioni sul funzionamento del calcolo:

Reddito complessivoMisura della detrazione
Reddito complessivo non superiore a 8.500 euro1.955 euro (in ogni caso non inferiore a 713 euro)
Reddito complessivo superiore a 8.500 euro e fino a 28.000 euro700 + 1.255 x [(28.000-reddito complessivo)/19.500)]
Reddito complessivo superiore a 28.000 euro e fino a 50.000 euro700 x [(50.000-reddito complessivo)/22.000]
Reddito complessivo superiore a 50.000 euroNessuna detrazione

Infine, per redditi complessivi da 25.001 euro a 29.000 euro l’importo della detrazione è da aumentare di 50 euro.

Pensione e bonus Renzi

Un altro aspetto di cui tenere conto nel calcolo esatto delle pensioni è anche il bonus IRPEF, ovvero l‘ex bonus Renzi. Questo bonus non viene applicato solamente per i redditi percepiti dal lavoratori, ma anche per i pensionati. Questo trattamento integrativo nel 2022 ha subito alcune modifiche, che impattano anche sulle pensioni.

Secondo la Legge di Bilancio 2022 il bonus IRPEF, ovvero l’ex bonus Renzi, non spetta oltre i 15.000 euro di reddito, contro i 28.000 delle norme precedenti. Tuttavia questo bonus è ancora possibile fino a 28.000 euro, se la somma delle detrazioni supera l’imposta lorda, come spiega l’Agenzia delle Entrate:

“Il trattamento integrativo di cui all’articolo 1 del d.l. n. 3 del 2020 è comunque riconosciuto – se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 28.000 euro – a condizione che la somma di determinate detrazioni (…) «sia di ammontare superiore all’imposta lorda»”

Nella somma delle detrazioni sono incluse quelle derivate dal lavoro, famiglia, interessi sui mutui, per le spese sanitarie entro la fine del 2021, e sostegni aggiuntivi come i bonus per l’edilizia. Nel dettaglio si tratta di:

  • Detrazioni per carichi di famiglia;
  • Detrazioni per lavoro dipendente e assimilati;
  • Detrazioni per interessi passivi sui mutui o prestiti fino al 31 dicembre 2021, anche per l’abitazione principale;
  • Detrazioni per spese sanitarie;
  • Detrazioni per spese per il recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica;
  • Detrazioni per tutte le altre spese riconosciute al 31 dicembre 2021.

In questi casi comunque il trattamento integrativo del bonus IRPEF è riconosciuto in forma non superiore a 1.200 euro.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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