Opzione per l’agevolazione legata ai “lavoratori impatriati” da presentare tramite domanda rivolta al datore di lavoro. Applicazione delle ritenute sul 10% o 30% del reddito in modo irrevocabile ed unico rispetto ad altre agevolazioni per il rientro in Italia.

L’agevolazione legata ai lavoratori impatriati è stata introdotta dall’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/15, norma più volte modificata nel tempo. La ratio di questa norma quello di incentivare il rientro in Italia di lavoratori (laureati e non) che hanno trascorso all’estero almeno due anni. Questa agevolazione, di carattere strutturale, consente un notevole risparmio di imposta ai beneficiari. Rispettando i requisiti dettati dalla norma è, infatti, possibile avere una tassazione al 10% o al 30% del reddito a seconda della residenza (nelle regioni del Sud, o del Nord d’Italia).

L’agevolazione ha durata a partire dall’annualità di acquisizione della residenza fiscale italiana e per i quattro anni successivi. E’ poi possibile applicare una estensione temporale di ulteriori cinque anni in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia, o in caso di presenza di figli a carico.

Ma come si accede a questa agevolazione? Andiamo ad analizzare, in questo articolo, la domanda da presentare al datore di lavoro per l’ottenimento dell’agevolazione.

Importante:
Prima di proseguire devi sapere che l’agevolazione “lavoratori impatriati” (D.Lgs. n. 147/15), riguarda indistintamente tutte le attività lavorative. Tale agevolazione non deve essere confusa con l’agevolazione conosciuta come “rientro dei cervelli” (D.L. n. 78/10), che riguarda esclusivamente l’attività di ricercatori e docenti. In questo articolo le informazioni fornite riguardano esclusivamente l’agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia.

L’agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia

Senza voler entrare nel dettaglio di questa agevolazione fiscale legata al rientro in Italia dei lavoratori espatriati, che abbiamo approfondito in questo articolo dedicato, “Lavoratori impatriati in Italia: guida all’agevolazione“, di seguito una tabella riassuntiva dei requisiti richiesti per questa agevolazione fiscale.

Le agevolazioni fiscali per il rientro dei lavoratori – Art. 16, D.Lgs. n. 147/2015

AGEVOLAZIONEDURATA DELL’AGEVOLAZIONEREQUISITI
Esenzione del 70% o del 90% del reddito di lavoro dipendente o autonomo o di impresa in forma individuale prodotto in Italia5 anni a partire dall’anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia. Possibile estensione per ulteriori 5 anni (in caso di acquisto di bene immobile in Italia o presenza di figli a carico)– Essere stato residente all’estero nei due anni precedenti al rientro (anche senza iscrizione AIRE, in Paesi in Convenzione con l’Italia);
– Impegnarsi a restare in Italia per almeno due anni;
– Rientrare in Italia per svolgere attività di lavoro dipendente, autonomo professionale o di impresa in forma individuale.
Tabella: agevolazione legata ai lavoratori impatriati in Italia

Domanda al datore di lavoro per l’ottenimento dell’agevolazione

Il lavoratore (italiano o estero, vedi Circolare n. 33/E/2020) che ha i requisiti dettati dalla norma può chiedere l’applicazione dell’agevolazione per i lavoratori impatriati in Italia. La richiesta dell’agevolazione dipende dalla modalità con la quale viene svolta attività lavorativa in Italia:

  • Lavoro dipendente: in questo caso l’agevolazione deve essere richiesta al datore di lavoro attraverso la presentazione di una autocertificazione;
  • Lavoro autonomo: in questo caso l’agevolazione deve essere richiesta al momento della presentazione della prima dichiarazione dei redditi, legata alla partita Iva aperta per l’esercizio dell’attività.

La condizione indispensabile richiesta per questa agevolazione è che il lavoratore rientri verificando un “collegamento stretto” tra momento dell’iscrizione anagrafica in Italia e quello di avvio dell’attività lavorativa (lavoro dipendente o autonomo). Infatti, il rientro deve avvenire rispettando il c.d. “requisito del collegamento“, ovvero per il lavoro dipendente è necessario essere già in possesso di un preaccordo con il datore di lavoro prima del rientro in Italia (iscrizione all’anagrafe italiana e cancellazione dall’AIRE). Per il lavoro autonomo il requisito del collegamento si verifica aprendo partita Iva ed iniziando a fatturare a stretto giro rispetto al momento del rientro in Italia.

Per approfondire: “Impatriati e verifica del requisito del collegamento stretto“.

In presenza delle suddette condizioni, i soggetti interessati impatriati in Italia possono optare, in modo irrevocabile, per il regime fiscale di favore in commento. L’esercizio della domanda di agevolazione fiscale è irrevocabile, ha effetto dall’annualità di acquisto della residenza fiscale in Italia, e per i quattro anni successivi. L’agevolazione non consente di beneficiare degli incentivi previsti dall’agevolazione “rientro dei cervelli” (D.L. n. 78/10).

Se desideri avere una bozza di autocertificazione da prendere a riferimento per costituire la tua personale autocertificazione di seguito puoi trovare il link ad un documento redatto come esempio con i riferimenti previsti.

Importante:
Considerata l’importanza di questa agevolazione ed il fatto che non avviene da parte dell’Agenzia delle Entrate un controllo preventivo ti consigliamo di prestare molta attenzione alla verifica dei requisiti richiesti prima di presentare la domanda per l’agevolazione.

Per approfondire: “Mancanza di interpello probatorio dell’agevolazione impatriati“.

Quali elementi deve contenere la domanda al datore di lavoro per il rientro dei cervelli?

Per quanto riguarda l’esercizio dell’opzione per l’agevolazione legata ai lavoratori impatriati, i docenti e ricercatori devono presentare la richiesta al proprio datore di lavoro. La richiesta si presenta attraverso una domanda di agevolazione sotto forma di autocertificazione.

Importante:
Il fatto che la domanda per questa agevolazione venga effettuata sotto la forma dell’autocertificazione, come domanda o tramite opzione in dichiarazione dei redditi non è irrilevante. L’autocertificazione, infatti, lascia totalmente a carico del contribuente richiedente la responsabilità sulla presenza dei requisiti richiesti per l’agevolazione.

La domanda sotto forma di autocertificazione che il lavoratore deve consegnare al proprio datore di lavoro non ha una forma prestabilita ma deve contenere alcuni elementi obbligatori. Mi riferisco ai seguenti:

  • Le generalità del contribuente;
  • Il codice fiscale;
  • L’indicazione dell’attuale residenza in Italia;
  • L’impegno a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza o del domicilio prima del decorso del termine per la fruizione dell’agevolazione;
  • La presenza dei requisiti richiesti dall’agevolazione (due anni di residenza fiscale estera prima del rientro in Italia, l’impegno a restare in Italia per almeno due anni ed il requisito del collegamento per l’avvio dell’attività di lavoro dipendente o autonomo).

I lavoratori impatriati che non hanno richiesto l’applicazione dei benefici, o l’hanno richiesta a un diverso datore di lavoro devono dichiarare, in aggiunta a quanto sopra, di possedere i requisiti per accedere ai medesimi benefici. Inoltre, devono comunicare la data della prima assunzione in Italia.

Ricezione della domanda da parte del datore di lavoro

I datori di lavoro (sostituti di imposta ex art. 23 del DPR n. 600/73) sono tenuti, dal momento della ricezione dell’autocertificazione, a presentare le ritenute sul 10% o sul 30% delle somme e dei valori imponibili IRPEF, di cui all’articolo 51 del TUIR. L’obbligo da parte del datore di lavoro inizia solo a partire dal momento di presentazione dell’autocertificazione da parte del ricercatore o docente. Infatti, l’agevolazione riguarda i compensi da lavoro dipendente corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta, o dal primo periodo di paga successivo all’acquisizione della residenza fiscale italiana.

L’agevolazione viene applicata sino a comunicazione di interruzione, oppure sino alla cessazione del rapporto di lavoro. In ogni caso, il datore di lavoro, ogni anno è tenuto ad effettuare eventuale conguaglio tra le ritenute effettuate e quelle dovute con l’agevolazione. Il datore di lavoro non è tenuto ad applicare i benefici quando il lavoratore comunica il trasferimento della residenza o del domicilio all’estero.

Autocertificazione presentata in ritardo al datore di lavoro

Un aspetto importante dell’agevolazione, spesso sottovalutato, è cosa accade se il lavoratore impatriato presenta in ritardo la domanda al datore di lavoro. Pensa al caso di un soggetto rientrato in Italia a febbraio, che acquista residenza fiscale italiana nello stesso anno. Ipotizziamo che questo ricercatore abbia iniziato attività lavorativa a marzo dello stesso anno. Tale soggetto, per dimenticanza, non presenta domanda di agevolazione al datore di lavoro, se non nell’anno successivo a quello di acquisto della residenza fiscale.

In questo caso il datore di lavoro è tenuto ad applicare l’agevolazione, ma solo per l’anno in corso ed i successivi quattro. Il primo anno, ove il ricercatore non ha fruito dell’agevolazione, non può essere recuperato. L’agevolazione in commento, infatti, si applica dall’anno di acquisto della residenza fiscale e nei quattro successivi. Quindi, la non richiesta immediata dell’agevolazione comporta la perdita dei mesi non agevolati.

Richiesta agevolazione per lavoratori impatriati in Italia: conclusioni e consulenza

L’agevolazione legata ai lavoratori impatriati deve essere richiesta dal lavoratore al proprio datore di lavoro. Se hai letto questo articolo e vuoi avere una consulenza per capire se puoi applicare questa agevolazione ed avere una bozza di domanda da presentare al datore di lavoro, contattami!

La presenza di un dottore Commercialista esperto in Fiscalità Internazionale è importante e può aiutarti per valutare la tua situazione di soggetto rientrato in Italia dall’estero e per capire i tuoi obblighi fiscali. Se leggendo questo articolo ti sei reso conto che potresti rientrare nella disciplina dei lavoratori impatriati allora non perdere questa occasione. Se lo desideri posso esserti di aiuto per approfondire i chiarimenti di prassi esistenti e la normativa in vigore. Tieni presente che la consulenza non può verificare la presenza dei requisiti richiesti per l’agevolazione. Quello che posso fare è esclusivamente aiutarti a comprendere rischi e problematiche insite in questa agevolazione in modo che tu possa prendere poi, in totale autonomia, le decisioni che riterrai maggiormente opportune.

Cosa NON comprende la consulenza?

La valutazione della situazione personale in ordine alla presenza o meno dei requisiti previsti. Su questo aspetto non possiamo intervenire, ogni scelta o valutazione è personale.

4 COMMENTI

  1. Buongiorno,
    ho presentato la domanda al datore di lavoro come indicato nel suo articolo, ma l’azienda mi ha risposto che non mi applicheranno l’agevolazione in quanto non sono obbligati a farlo e non vogliono gestire questa °complicazione°.
    Leggendo il suo articolo sembrerebbe che l’azienda sia tenuta ad applicare l’agevolazione dietro presentazione della mia richiesta ed autodichiarazione. Mi chiarire questo punto e fornire i riferimenti normativi che introducono questo obbligo?
    Grazie!

  2. Salve,
    grazie mille per l’articolo molto chiaro e divulgativo.
    Avrei una domanda. Cosa si intende in ambito legale-economico-lavorativo con la dicitura “ricercatore”? Si intendono prettamente persone assunte in ambito accademico o anche chi lavora in dipartimenti di R&D privati?
    Grazie mille per l’eventuale risposta.

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