Affittare casa mantenendo la residenza: quando è possibile e come farlo legalmente

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La locazione parziale come unica via legale per mantenere la residenza nell’immobile affittato.

La questione se sia possibile affittare la propria casa mantenendo la residenza presso lo stesso immobile rappresenta uno dei dubbi più frequenti tra i proprietari immobiliari che intendono mettere a reddito il proprio patrimonio. La risposta breve è che non è possibile affittare l’intero immobile mantenendo la residenza (art. 43 c.c.), salvo il caso specifico della locazione parziale. Ciò vuol dire che, quando si decide di concedere la propria casa in affitto, allora il proprietario deve spostare la residenza, fatta salva l’opzione per l’affitto di solo una porzione dell’immobile.

La differenza fondamentale tra residenza, domicilio e dimora

Per comprendere appieno la questione, è necessario partire dalle definizioni giuridiche stabilite dall’articolo 43 del Codice Civile, che distingue chiaramente tre concetti spesso confusi tra loro.

La residenza rappresenta il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, dove vive stabilmente e volontariamente per la maggior parte dell’anno. Non si tratta di una mera formalità anagrafica, ma di una situazione di fatto che deve corrispondere alla realtà abitativa della persona.

Il domicilio è invece il luogo dove il soggetto ha stabilito la sede principale dei propri affari e interessi, non necessariamente coincidente con il luogo dove vive. Un imprenditore potrebbe avere domicilio presso la sede della propria azienda pur risiedendo altrove.

La dimora indica il luogo dove la persona si trova attualmente, anche temporaneamente. Durante un viaggio di lavoro, ad esempio, si ha dimora presso l’albergo dove si alloggia, ma la residenza rimane invariata presso la propria abitazione principale.

L’Incompatibilità tra locazione completa e mantenimento della residenza

Quando si concede in locazione un’intera unità immobiliare, si trasferisce all’inquilino il diritto di godimento esclusivo dell’immobile. Questo trasferimento è incompatibile con il concetto stesso di residenza del proprietario, che presuppone la disponibilità abituale e continuativa dell’abitazione.

Il proprietario che affitta l’intero immobile deve necessariamente trasferire la propria residenza entro 20 giorni dal momento in cui cessa di abitare stabilmente nell’immobile. Questa non è una scelta discrezionale, ma un obbligo di legge che deriva dalla definizione stessa di residenza come luogo di dimora abituale.

Le conseguenze del mantenimento illegittimo della residenza

Mantenere la residenza in un immobile completamente locato a terzi non è solo una violazione formale, ma comporta conseguenze serie sia sul piano amministrativo che penale.

Dal punto di vista amministrativo, il Comune ha 45 giorni lavorativi per verificare la veridicità delle dichiarazioni di residenza. Quando emerge che la residenza dichiarata non corrisponde al luogo di effettiva dimora abituale, scatta la cancellazione dalle liste anagrafiche per irreperibilità. Questa cancellazione comporta la perdita immediata di servizi essenziali quali l’assistenza sanitaria con il medico di base, il diritto di voto, il rilascio di documenti di identità e certificati anagrafici, l’accesso a prestazioni sociali e scolastiche.

Sul piano fiscale, mantenere una falsa residenza può configurare un tentativo di elusione fiscale, specialmente quando la scelta è motivata dal desiderio di beneficiare di aliquote più favorevoli in determinati Comuni. L’Agenzia delle Entrate può procedere con accertamenti che possono coprire fino a 5 anni per le imposte comunali e fino a 10 anni per l’imposta di registro, con l’applicazione di sanzioni e interessi.

Il reato di falso ideologico in atto pubblico

La situazione più grave si configura quando il mantenimento della falsa residenza integra il reato di falso ideologico in atto pubblico, previsto dall’articolo 483 del Codice Penale. Questo reato si realizza quando il cittadino attesta falsamente all’ufficiale di anagrafe fatti non corrispondenti al vero, dichiarando di risiedere dove in realtà non abita.

La pena prevista per questo reato è la reclusione fino a due anni. Nei casi in cui la falsa dichiarazione sia finalizzata all’ottenimento indebito di benefici fiscali o prestazioni sociali, può configurarsi anche il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, con conseguenze penali ancora più severe.

La locazione parziale: l’unica soluzione per mantenere la residenza

Esiste tuttavia una modalità completamente legale per affittare parte del proprio immobile mantenendo la residenza: la locazione parziale o affitto di porzione di immobile. Questa soluzione permette al proprietario di mettere a reddito una o più stanze della propria abitazione continuando a risiedervi.

Per essere legittima, la locazione parziale deve rispettare alcune condizioni fondamentali. Il proprietario deve continuare ad abitare stabilmente nell’immobile, mantenendo la disponibilità esclusiva di almeno una porzione dell’abitazione. Il contratto di locazione deve specificare chiaramente quali spazi sono concessi in uso esclusivo all’inquilino e quali rimangono nella disponibilità del proprietario.

Come strutturare correttamente un contratto di locazione parziale

Il contratto di locazione parziale richiede particolare attenzione nella sua redazione. È necessario identificare con precisione le porzioni locate, specificando quali stanze sono concesse in uso esclusivo all’inquilino e quali spazi comuni (cucina, bagno, corridoi) sono condivisi. La descrizione deve essere dettagliata e inequivocabile per evitare futuri conflitti.

Dal punto di vista fiscale, il proprietario che opta per la locazione parziale può scegliere tra il regime ordinario di tassazione, che prevede la cumulazione del reddito da locazione con gli altri redditi e l’applicazione delle aliquote IRPEF progressive, oppure il regime della cedolare secca con aliquota fissa al 21% (o al 10% per i contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa).

È importante notare che anche nella locazione parziale l’inquilino ha diritto a trasferire la propria residenza presso l’immobile locato, e il proprietario non può opporsi a questa richiesta. L’inquilino dovrà semplicemente comunicare al Comune il trasferimento di residenza, indicando l’indirizzo completo comprensivo di interno se presente.

Aspetti fiscali e vantaggi della locazione parziale

La locazione parziale presenta alcuni vantaggi fiscali interessanti per il proprietario. Innanzitutto, mantiene il diritto alle agevolazioni fiscali legate alla prima casa per la porzione non locata, incluse le detrazioni per interessi passivi sul mutuo, purché l’immobile continui a costituire l’abitazione principale del proprietario.

Per quanto riguarda l’IMU, nella maggior parte dei Comuni l’immobile parzialmente locato mantiene il trattamento di abitazione principale per la quota di proprietà non locata, con conseguente esenzione parziale o applicazione di aliquote ridotte. È necessario verificare il regolamento comunale specifico, poiché alcuni Comuni applicano criteri diversi.

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La gestione delle spese condominiali e delle utenze

Nella locazione parziale, la ripartizione delle spese condominiali e delle utenze domestiche richiede particolare attenzione. Le spese condominiali ordinarie rimangono generalmente a carico del proprietario, che può tuttavia concordare con l’inquilino un rimborso proporzionale alla porzione di immobile locata.

Per le utenze domestiche, è consigliabile installare contatori separati quando tecnicamente possibile, oppure stabilire nel contratto criteri oggettivi di ripartizione. Una soluzione pratica consiste nel concordare un forfait mensile onnicomprensivo che includa una quota parte di tutte le utenze, evitando complesse ripartizioni a consuntivo.

Il subaffitto: differenze e limitazioni

Il subaffitto rappresenta una fattispecie diversa dalla locazione parziale, configurandosi quando l’inquilino principale concede a sua volta in locazione l’intero immobile o parte di esso a terzi. Questa pratica è ammessa solo se espressamente autorizzata dal proprietario nel contratto di locazione originario.

Nel subaffitto, l’inquilino principale mantiene la propria residenza nell’immobile solo se continua effettivamente ad abitarvi. Se subloca l’intero immobile trasferendosi altrove, deve necessariamente spostare anche la residenza, pena le stesse conseguenze previste per il proprietario che mantiene illegittimamente la residenza in un immobile completamente affittato.

Obblighi dell’inquilino nel cambio di residenza

Quando un inquilino prende in locazione un immobile, sia esso l’intera unità abitativa o una porzione, ha il diritto-dovere di trasferire la propria residenza se intende abitarvi stabilmente. Il proprietario non può impedire questo trasferimento né subordinarlo a condizioni non previste dalla legge.

L’inquilino deve comunicare il cambio di residenza al Comune entro 20 giorni dall’inizio dell’occupazione stabile dell’immobile. Il Comune procederà alle verifiche del caso e, se tutto risulta regolare, provvederà all’aggiornamento anagrafico. È importante che l’indirizzo di residenza dell’inquilino sia correttamente riportato anche nel contratto di locazione registrato.

Conseguenze per l’inquilino che non trasferisce la residenza

Paradossalmente, anche l’inquilino che non trasferisce la residenza nell’immobile dove abita stabilmente può incorrere in conseguenze negative. Oltre al rischio di essere considerato irreperibile presso la precedente residenza, potrebbero sorgere problemi con l’assegnazione dei servizi territoriali (medico di base, scuola per i figli) e con la determinazione della competenza territoriale in caso di controversie legali.

Come gestire la transizione: consigli pratici

Per i proprietari che intendono affittare il proprio immobile, è fondamentale pianificare con anticipo il trasferimento della residenza. Prima di stipulare il contratto di locazione, occorre individuare la nuova abitazione e verificare i tempi necessari per il cambio di residenza, considerando che il Comune ha fino a 45 giorni per le verifiche.

È consigliabile comunicare preventivamente all’Ufficio Anagrafe l’intenzione di trasferire la residenza, chiedendo informazioni sulla documentazione necessaria e sui tempi di elaborazione della pratica. Alcuni Comuni permettono di avviare la procedura online, velocizzando i tempi.

Nel periodo di transizione tra la cessazione dell’occupazione dell’immobile e il completamento del cambio di residenza, è importante conservare la documentazione che dimostri l’effettivo trasferimento (contratto di locazione della nuova abitazione, bollette intestate, ricevute di trasloco) per eventuali contestazioni.

Consulenza fiscale online

La gestione degli aspetti fiscali e legali legati all’affitto di immobili richiede competenze specifiche e aggiornamento costante sulla normativa. Ogni situazione presenta peculiarità che meritano un’analisi personalizzata per ottimizzare il carico fiscale e garantire la piena conformità legale.

Come commercialista specializzato in fiscalità immobiliare, offro consulenze online personalizzate per valutare la soluzione più adatta alle vostre esigenze specifiche. Possiamo analizzare insieme la convenienza fiscale delle diverse opzioni di locazione, redigere contratti conformi alla normativa vigente e pianificare una strategia fiscale ottimale per massimizzare la redditività del vostro patrimonio immobiliare nel pieno rispetto della legge.

Domande frequenti

Posso mantenere la residenza se affitto solo il garage o la cantina?

Sì, l’affitto di pertinenze separate dall’abitazione principale non richiede il cambio di residenza, purché l’unità abitativa rimanga nella vostra disponibilità esclusiva.

Cosa succede se il Comune scopre che ho mantenuto la residenza in un immobile completamente affittato?

Il Comune procederà alla cancellazione anagrafica per irreperibilità. Inoltre, potreste essere soggetti ad accertamenti fiscali e, nei casi più gravi, a procedimenti penali per falso ideologico.

L’inquilino può impedirmi di accedere all’immobile se ho mantenuto lì la residenza?

No, ma questo non legittima il mantenimento della residenza. L’inquilino ha diritto al godimento esclusivo dell’immobile locato, e voi dovete trasferire la residenza altrove.

Posso affittare casa per brevi periodi turistici mantenendo la residenza?

Sì, se l’attività di locazione turistica è occasionale e l’immobile rimane la vostra abitazione principale per la maggior parte dell’anno. Tuttavia, è necessario rispettare la normativa regionale e comunale specifica per le locazioni turistiche.

Il contratto di affitto deve specificare dove il proprietario trasferisce la residenza?

No, non è necessario indicare nel contratto il nuovo indirizzo di residenza del proprietario. È sufficiente che il contratto riporti correttamente i dati anagrafici e il domicilio eletto per le comunicazioni.

Fonti normative

  • Codice Civile, articolo 43 (Domicilio e residenza)
  • Codice Penale, articolo 483
  • DPR 223/1989
  • Circolare Ministero dell’Interno n. 9/2012
  • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 394/E del 2008
  • Legge 431/1998 – Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo

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Elisa Migliorini
Elisa Migliorinihttps://www.linkedin.com/in/elisa-migliorini-0024a4171/
Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze. Approfondisce i temi legati all'IVA ed alla normativa fiscale domestica oltre ad approfondire aspetti legati al diritto societario.
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