Utility token IVA: quando la cessione è fuori campo, quando scatta l'imposta e come cambia la tassazione dopo la riforma cripto 2023-2026.
L’Agenzia delle Entrate qualifica gli utility token come documenti di legittimazione ex art. 2002 c.c. La cessione resta fuori campo IVA fino a quando il possessore utilizza il token per acquistare il servizio scontato, mentre la rivendita sul mercato secondario genera una plusvalenza tassabile ex art. 67 TUIR.
Gli utility token emessi in sede di Initial Coin Offering pongono un problema specifico di utility token IVA: l’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 507/2022, li qualifica come documenti di legittimazione ai sensi dell’articolo 2002 del Codice Civile, non come buoni corrispettivo. Ne consegue che la cessione del token resta fuori campo IVA, mentre l’imposta si applica solo quando il possessore lo utilizza per ottenere il servizio scontato dalla società emittente. Questa qualificazione riflette la natura ibrida del token, che può mutare funzione nel tempo, da strumento di accesso a un servizio a mero oggetto di scambio sul mercato secondario, e non è stata costante nella prassi: una risposta del 2018 aveva assimilato lo stesso tipo di strumento a un voucher. Per chi acquista il token con finalità di investimento e lo rivende successivamente, la plusvalenza rientra tra i redditi diversi di natura finanziaria ex art. 67, comma 1, lett. c-sexies del TUIR, secondo l’impostazione della riforma fiscale delle cripto-attività del 2023.

Cosa sono gli utility token e come si distinguono da security token e NFT
Gli utility token sono strumenti digitali emessi su blockchain che attribuiscono al detentore il diritto di accedere a prodotti o servizi offerti dalla società emittente, generalmente a condizioni economiche vantaggiose rispetto al pubblico generico. Sono lo strumento tipico delle Initial Coin Offering (ICO), le operazioni con cui una start-up raccoglie capitali emettendo token in cambio di criptovalute o denaro, impegnandosi a fornire in futuro il bene o il servizio sottostante. A differenza dei security token, che rappresentano una partecipazione economica o societaria assimilabile a uno strumento finanziario, l’utility token non attribuisce alcun diritto di natura patrimoniale sull’impresa: il suo valore dipende dall’utilità pratica del servizio a cui dà accesso, non dai risultati economici dell’emittente. Si distingue anche dagli NFT, che rappresentano beni infungibili e unici: l’utility token, al contrario, è normalmente fungibile ed emesso in serie, come una tessera di accesso replicabile per ogni sottoscrittore dell’ICO.
L’evoluzione della prassi dell’Agenzia delle Entrate: dalla risposta 14/2018 alla 507/2022
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