In quali casi per un’azienda estera si rende necessario aprire un’ufficio di rappresentanza in Italia? Quali sono le norme che regolano? Si parla di ufficio di rappresentanza quando una società estera apre un’ufficio in Italia avente sole funzioni promozionali, di ricerca (scientifica o di mercato), o di raccolta dati, senza svolgere attività di vendita.

In molti casi un’azienda estera può trovare conveniente investire direttamente in un mercato estero. Per quanto riguarda l’Italia, quando un’azienda estera ha intenzione di operare in Italia con un ruolo meramente ausiliario o preparatorio alla vendita può operare con un’ufficio di rappresentanza.

Sostanzialmente, si tratta di un ufficio che può svolgere solo funzioni preparatorie o ausiliarie alla vendita, che rimane di spettanza della casa madre. Quindi, con questa possibilità di insediamento non è possibile svolgere alcuna attività produttiva o commerciale.

Contrariamente alle altre forme di insediamento, ovvero costituzione di una società o l’apertura di una stabile organizzazione, l’ufficio di rappresentanza si caratterizza per i seguenti fattori:

  • Una mera presenza locale dell’azienda estera in Italia per promuovere e svolgere operazioni non commerciali sui prodotti e servizi dell’azienda;
  • Non richiede una presenza di rappresentanza permanente. Questo significa che l’ufficio di rappresentanza non ha funzione di rappresentare la società estera nei rapporti con i terzi (clienti o fornitori).

Per questi motivi, oggi, molte aziende estere decidono di sfruttare l’ufficio di rappresentanza per stabilirsi in Italia in vista di una più ampia procedura di internazionalizzazione. Vediamo, quindi, di conoscere meglio l’ufficio di rappresentanza.

Ufficio di rappresentanza

Apertura di un’ufficio di rappresentanza all’estero

La presenza sul territorio di uno Stato di imprese estere può manifestarsi attraverso la costituzione di uffici di rappresentanza.

Nel caso in cui una società intenda operare nel territorio di un Paese estero, senza doversi necessariamente costituire in una delle forme societarie previste dalla legislazione di detto Stato, mantenendo in tal modo la propria identità di soggetto estero e il controllo e la gestione della propria attività commerciale nel Paese d’origine, ha a disposizione il suddetto strumento (oltre alla stabile organizzazione).

L’ufficio di rappresentanza rappresenta la forma operativa più semplice da implementare ed è utilizzata soprattutto nei casi in cui la società estera intenda promuovere i prodotti, l’attività o i servizi direttamente in loco, con bassi costi di costituzione e gestione e senza acquisire una soggettività tributaria in detto Stato.

Inoltre, l’ufficio di rappresentanza può essere utilizzato dall’impresa estera per stabilire un “primo contatto” con il territorio, al fine di un successivo insediamento mediante stabile organizzazione o società.

Quali requisiti per aprire un ufficio di rappresentanza?

L’apertura di un ufficio di rappresentanza deve necessariamente passare da una autorizzazione societaria. Si tratta di una delibera dell’organo amministrativo della società che è competente ai sensi della legge del luogo dello stabilimento.

  • La società deve nominare un rappresentante dell’ufficio di rappresentanza. Tale soggetto viene iscritto nel Registro delle Imprese (può essere nominato rappresentante lo stesso amministratore della società estera e non deve necessariamente avere la residenza fiscale in Italia);
  • La società dovrà avere un indirizzo in Italia (se non si ha la disponibilità di un ufficio in Italia, è possibile usufruire del nostro servizio di domiciliazione);
  • La società e il rappresentante dell’ufficio di rappresentanza dovranno ottenere un codice fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate.

Da un punto di vista documentale occorre dotarsi di:

  • Una descrizione dettagliata dell’attività svolta dalla società nella propria giurisdizione nazionale su carta intestata della società;
  • Una visura (o simile) della società estera che intende avviare un ufficio di rappresentanza in Italia. Deve trattarsi di un documento che includa il nome dei soci e degli amministratori della società;
  • La delibera del consiglio di amministrazione dell’organo amministrativo che deve:
    • Autorizzare l’apertura dell’ufficio di rappresentanza in Italia indicandone l’indirizzo di recapito;
    • Nominare un rappresentante dell’ufficio;
  • Una copia del passaporto del rappresentante dell’ufficio di rappresentanza italiano.

La documentazione in apostille

Tutta la documentazione sopra menzionata deve essere gestita attraverso un notaio e apostillata (oppure autenticata e legalizzata dall’ufficio consolare o diplomatico italiano se il Paese in cui la procedura è conferita non è un membro della convenzione sull’apostille.

Per consultare una lista aggiornata dei Paesi che fanno parte di questo accordo puoi consultare il link seguente:

Tutti i suddetti documenti (includendo lo statuto della società) devono, comunque, essere tradotti in italiano attraverso una traduzione giurata.

Quali gli adempimenti amministrativi di un ufficio di rappresentanza?

La normativa italiana non contiene una definizione espressa di ufficio di rappresentanza: a tal proposito, si rinvia a quanto disposto dal Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Si considera ufficio di rappresentanza una sede fissa che svolga funzioni meramente ed esclusivamente promozionali e pubblicitarie, di raccolta di informazioni, di ricerca scientifica o di mercato. Esso, quindi, deve avere esclusivamente una funzione ausiliaria e/o ancillare ovvero prodromica e/o preparatoria alla penetrazione dell’impresa straniera sul mercato di riferimento, (ad esempio, la sola esposizione, acquisto e deposito di beni, raccolta di informazioni, pubblicità, ricerca) non potendo svolgere attività di produzione o di vendita che porterebbero a qualificarlo quale stabile organizzazione.

In sostanza, l’ufficio di rappresentanza costituisce un centro di costo il cui responsabile non ha alcun potere gestionale o di impegnare la società di fronte ai terzi. Questo significa che l’ufficio di rappresentanza non produce alcun reddito, ed i suoi costi sono interamente deducibili per l’impresa madre.

Inoltre, esso non è obbligato alla tenuta dei libri sociali né alla presentazione di bilanci o dichiarazioni dei redditi. Tuttavia, esso è soggetto all’obbligo di tenuta della contabilità ordinaria per la documentazione dei costi e delle spese sostenute (es. personale, cespiti, etc). Tutti costi coperti finanziariamente dalla casa madre.

Ufficio di rappresentanza in Italia per l’internazionalizzazione di entità estere

Guardando all’Italia, l’apertura di un ufficio di rappresentanza è soggetta agli obblighi sopra indicati. Inoltre, è necessaria la denuncia al cd. “REA” (Repertorio delle notizie economiche e amministrative) competente in base al luogo dove si costituisce detto ufficio.

Con riferimento all’assunzione di personale da parte dell’ufficio di rappresentanza, è necessario seguire le procedure e comunicazioni ordinarie verso gli enti preposti, anche in riferimento agli obblighi fiscali e previdenziali connessi al rapporto di lavoro subordinato.

Significativa rilevanza avranno gli effettivi ruoli e funzioni svolti dal suddetto personale in caso di eventuale verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria, diretta a far emergere l’esercizio (celato) in Italia di un’attività commerciale per conto della società non residente.

Ad esempio, potrebbero esserci posizioni di distacco operate dall’ufficio di rappresentanza presso imprese clienti nazionali per l’impiego di personale nell’esecuzione di servizi di implementazione di beni, precedentemente venduti dalla casa-madre non residente (che, peraltro, provvede a fatturare tutte le operazioni realizzate).

Ufficio di rappresentanza e tassazione sui redditi in Italia

Come abbiamo avuto modo di dire ai fini fiscali l’ufficio di rappresentanza non svolge attività economica in senso proprio. La sua funziona è legata alla mera attività preparatoria ed ausiliaria alla vendita. Per questo motivo possiamo dire che l’ufficio di rappresentanza non è considerata una stabile organizzazione in Italia della società estera.

Per questo motivo, l’ufficio di rappresentanza non è soggetto ad alcuna tassazione diretta in Italia. Di conseguenza, agli uffici di rappresentanza non è richiesto mantenere libri, pubblicare bilanci o depositare la dichiarazione dei redditi o le dichiarazioni a fini IVA.

Ad essi, comunque, è richiesto mantenere conti ordinari per documentare le spese (cioè del personale, attrezzature, ecc.) che saranno coperte dalla sede amministrativa della società estera.

Un ufficio di rappresentanza può fungere da sostituto d’imposta?

Conseguentemente, si apre la questione se l’ufficio di rappresentanza possa essere considerato un soggetto che può svolgere la funzione di sostituto di imposta. A tal proposito, è necessario esaminare la prassi ministeriale in materia:

  • La R.M. 8 luglio 1980, n. 649 prevede che nel caso in cui l’ente estero non sia tenuto alla presentazione di dichiarazione dei redditi in Italia non sarà considerato sostituto d’imposta. Di conseguenza, secondo tale impostazione l’ufficio di rappresentanza non rientra tra i soggetti consideratisostituti di imposta”;
  • La C.M. 23 dicembre 1997, n. 326, al paragrafo 3.1 ha incluso tra i soggetti “obbligati” ad effettuare le ritenute “le società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato. Si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato, per i redditi corrisposti da loro sedi fisse in Italia”. L’utilizzo della locuzione “sedi fisse”, ha portato a pensare che gli uffici di rappresentanza possano essere considerati sostituti d’imposta;
  • Parere della Direzione Regionale Emilia Romagna del 15 gennaio 2007, secondo il quale “può ragionevolmente affermarsi che il datore di lavoro non residente e privo di stabile organizzazione nel nostro Paese pur essendo tenuto a rilasciare al lavoratore dipendente certificazione delle somme corrisposte a tale titolo, non è tuttavia gravato dagli obblighi che l’art. 23 del D.P.R. n. 600/1973 pone a carico del sostituto di imposta”.

Ufficio di rappresentanza: scelta del modello organizzativo

Nel caso in cui una società intenda operare nel territorio di un Paese estero, senza doversi
necessariamente costituire in una delle forme societarie previste dalla legislazione di detto Stato, mantenendo in tal modo la propria identità di soggetto estero e il controllo e la gestione della propria attività commerciale nel Paese di origine, ha generalmente a disposizione due strumenti: l’ufficio di rappresentanza o la stabile organizzazione.

Forma operativa dell’ufficio di rappresentanza

L’ufficio di rappresentanza rappresenta la forma operativa più semplice da implementare ed è utilizzata nei casi in cui la società estera intenda promuovere i prodotti, l’attività o i servizi dell’altra società direttamente in loco, con bassi costi di costituzione e gestione e senza acquisire una soggettività tributaria in detto Stato.

L’ufficio di rappresentanza può essere utilizzato dall’impresa estera per stabilire un “primo contatto” con il territorio, al fine di un successivo insediamento mediante stabile organizzazione o società.

Normativa italiana sull’ufficio di rappresentanza

La normativa italiana non contiene una definizione di ufficio di rappresentanza: a tal proposito, si rinvia a quanto disposto dal Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Si considera ufficio di rappresentanza una sede fissa che svolga funzioni meramente ed esclusivamente promozionali e pubblicitarie, di raccolta di informazioni, di ricerca scientifica o di mercato.

Posizione della Guardia di Fianza

L’ufficio di rappresentanza costituisce un mero centro di costo il cui responsabile non ha alcun potere di decidere o di impegnare la società di fronte a terzi.

Aprire un ufficio di rappresentanza in Italia: consulenza

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