Quadro VC della dichiarazione IVA: esportatori abituali

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Il Quadro VC della dichiarazione IVA è riservato agli esportatori abituali per l’indicazione degli acquisti ed importazioni effettuati senza applicazione dell’imposta, con utilizzo del plafond. L’obiettivo è quello di verificare il mantenimento dello status di esportatore abituale e che gli acquisti senza IVA siano stati effettuati nell’ambito del plafond disponibile.

Il Quadro VC della dichiarazione IVA è dedicato agli esportatori abituali. Si tratta dei soggetti passivi IVA che nel corso dell’anno precedente hanno effettuato operazioni di cessioni UE o Extra-UE per almeno il 10% del proprio volume d’affari.

Questi soggetti hanno la possibilità di chiedere la non applicazione dell’IVA in fattura ai propri fornitori, in relazione al plafond maturato.

Questa possibilità è concessa per evitare che gli esportatori abituali possano trovarsi in situazioni di cronicità nella maturazione del credito IVA.

Come detto, la possibilità di non far applicare l’IVA in acquisto dai fornitori è condizionata dal plafond maturato. Proprio per tenere sotto controllo questo dato gli esportatori abituali sono chiamati alla compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA.

Allo stesso modo questi soggetti devono dichiarare l’ammontare degli acquisti e delle importazioni effettuate per ciascun mese, senza applicazione dell’IVA. Infine, devono essere monitorate anche le esportazioni effettuate nei medesimi periodi.

Vediamo, di seguito, con maggiore dettaglio, le modalità di compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA.


Quadro VC: soggetti tenuti alla compilazione

Il Quadro VC della dichiarazione IVA è riservato agli esportatori abituali.

Si definiscono esportatori abituali i soggetti passivi IVA che, nell’anno solare precedente, o nei dodici mesi precedenti, hanno registrato esportazioni e altre operazioni assimilate, come:

  • Cessioni all’esportazione. Operazioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 8 del DPR n 633/72;
  • Operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione. Si tratta delle operazioni di cui all’articolo 8-bis del DPR n 633/72;
  • Servizi internazionali, ex articolo 9 del DPR n 633/72;
  • Altre operazioni non imponibili di cui agli articoli 71 e 72 del DPR n 633/72;
  • Cessioni intracomunitarie o prestazioni intracomunitarie (articoli 40 e 41 del DL n 331/93),

per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari.

Il volume d’affari è il totale delle operazioni attive effettuate dal soggetto passivo per quell’annualità. Ricordo che l’IVA si determina sempre nell’anno solare (indipendentemente dall’esercizio societario).

Il volume d’affari deve essere considerato senza tenere conto delle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale.

Come individuare un esportatore abituale?

Per capire se sei tenuto o meno alla compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA devi capire se rientri o meno nella categoria dell’esportatore abituale.

Non preoccuparti, puoi capirlo in modo piuttosto semplice.

Per stabilire operativamente se un soggetto ha i requisiti per essere considerato esportatore abituale, è necessario verificare, nel seguente modo:

Se VE30 Colonna 1 > 10% di VE50, il soggetto ha la qualifica di esportatore abituale per l’anno successivo.

Se VE30 Colonna 1 ≤ 10% di VE50, il soggetto non ha la qualifica di esportatore abituale per l’anno successivo.

In pratica, se soddisfi il requisito sei considerato esportatore abituale per l’annualità successiva. Questo significa, obbligo di compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA.

Perché utilizzare un regime di non imponibilità in acquisto per gli esportatori abituali?

Il legislatore ha previsto un particolare regime di non imponibilità delle operazioni in acquisto effettuate dall’esportatore abituale, nei limiti del proprio plafond.

In pratica l’esportatore abituale può comunicare, attraverso la lettera di intento, la richiesta di non applicazione dell’IVA in fattura ai propri fornitori.

In questo modo l’operazione di cessione intracomunitaria o extra-UE in regime di non imponibilità IVA, non genera maturazione di credito IVA (per gli acquisti effettuati).

Infatti, il contribuente che effettua abitualmente cessioni all’esportazione o altre operazioni assimilate (che come noto godono del regime di non imponibilità), si troverebbe in una tendenziale situazione di credito verso l’Erario, con intuibili effetti negativi di carattere finanziario.

Per evitare questo inconveniente è previsto che l’acquirente di beni e servizi, che assume la predetta qualità di esportatore abituale, può chiedere ai propri fornitori, sotto la propria responsabilità, di effettuare le operazioni senza applicazione dell’imposta, nei limiti massimi del plafond disponibile.

A questo scopo deve essere rilasciata a ciascun fornitore una “dichiarazione d’intento” prima dell’effettuazione delle operazioni e devono essere posti in essere ulteriori adempimenti contabili.

Nell’ipotesi di importazioni, la dichiarazione di intento deve essere rilasciata, per ciascuna singola importazione, alla Dogana competente.

Per maggiori informazioni sulla corretta procedura riguardante le lettere di intento, ti invito a consultare questo contributo: “Gestione e compilazione delle lettere di intento“.

Cos’è il plafond dell’esportatore abituale?

Il “plafond” dell’esportatore abituale è costituito dall’ammontare complessivo delle operazioni di esportazione, delle operazioni assimilate e dei servizi, nonché delle cessioni intracomunitarie, che il contribuente ha effettuato e registrato:

  • Per l’anno solare precedente (cosiddetto “plafond fisso“), ovvero, a sua scelta,
  • Per i dodici mesi precedenti (cosiddetto “plafond mobile“).

Il metodo del “plafond mobile” non può essere applicato dai contribuenti che hanno iniziato l’attività da un periodo inferiore a 12 mesi. 

Per la costituzione del plafond si segue un criterio documentale.

Occorre, infatti, prendere in considerazione le operazioni (cessioni all’esportazione, operazioni assimilate, servizi internazionali e operazioni intracomunitarie) che sono state registrate per l’anno solare precedente o, nel caso del plafond mobile, per i dodici mesi precedenti.

In pratica, possiamo dire che l’esportatore abituale ha facoltà di non chiedere l’applicazione dell’IVA ai fornitori in relazione al valore delle operazioni in esportazione dell’annualità precedente. Questo valore, non è altro che il plafond disponibile.


Compilazione del quadro VC della dichiarazione IVA

L’articolo 10 del DPR n 435/01, stabilisce l’obbligo, per gli esportatori abituali, di annotare in un apposito prospetto della dichiarazione annuale IVA, distintamente per mese, le seguenti operazioni:

  • Ammontare delle esportazioni. Operazioni di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 8 del DPR n 633/72;
  • L’ammontare delle operazioni assimilate alle esportazioni;
  • L’ammontare delle operazioni intracomunitarie effettuate;
  • Il complessivo ammontare degli acquisti effettuati;
  • L’ammontare delle importazioni fatte senza pagamento dell’imposta. Ai sensi dell’articolo 8, lettera c), del DPR n 633/72 e risultanti dalle relative fatture e bollette doganali.

Tali ammontari devono essere distintamente riportati nel Quadro VC, nei sotto indicati righi.

Righi da VC1 a VC12

Nei righi da VC1 a VC12, del Quadro VC, deve essere indicato per ciascun mese solare (da gennaio a dicembre) l’utilizzo mensile che è stato fatto del plafond.

E’ necessario suddividere la parte utilizzata per acquisti interni o intracomunitari (Colonna 1), da quella utilizzata all’importazione (Colonna 2).

L’utilizzo del plafond per acquisti intracomunitari, anche se formalmente ammesso, resta tuttavia praticamente inapplicato nella generalità dei casi, stante la perfetta neutralità fiscale dell’acquisto intracomunitario. E’ possibile infatti esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta nella stessa liquidazione nella quale la medesima imposta è calcolata a debito.

Ciò comporta l’assoluta irrilevanza di utilizzare il plafond per gli acquisti intracomunitari, in quanto si tradurrebbe per il contribuente nell’inutile sperpero della risorsa.

È importante precisare che ai fini della compilazione dei righi assume rilevanza il momento di effettuazione degli acquisti (articolo 6 del DPR n 633/72) e non quello della registrazione delle singole fatture passive o delle bollette doganali di importazione (registrazione che può avvenire anche a distanza di tempo rispetto al momento di effettuazione dell’operazione).

Ad esempio, un acquisto effettuato con utilizzo del plafond a novembre anno “n” deve essere indicato nel Rigo VC11, Colonna 1, della dichiarazione annuale relativa all’anno “n” (modello IVA “n+1”), anche se la fattura viene registrata a febbraio anno “n+1”.

Ai fini della compilazione del Rigo VF12, invece, la fattura non deve essere indicata nel Rigo VF12 della dichiarazione IVA anno “n+1”. Infatti, tale valore confluirà nella dichiarazione annuale relativa all’anno “n+1” (modello IVA anno “n+2”).

Volume d’affari ed esportazioni

Nel Quadro VC occorre anche indicare, distintamente per l’anno di imposta oggetto di dichiarazione e per l’anno precedente, suddivisi per ciascun mese, gli ammontari distinti del volume d’affari (Colonna 3 e Colonna 5) e delle esportazioni effettuate (Colonna 4 e Colonna 6).

Ai fini della ripartizione delle operazioni tra i diversi mesi dell’anno, deve farsi riferimento alla nozione di effettuazione di cui all’articolo 6 del DPR n 633/72.

Anno di imposta – Le Colonne 3 e 4, relative all’anno oggetto di dichiarazione, devono essere compilate da tutti i contribuenti che nel medesimo anno hanno utilizzato il plafond, indicando i dati distintamente per ciascun mese, indipendentemente dal metodo di calcolo, solare o mensile, seguito.

In particolare, occorre indicare, suddivisi per ciascun mese, l’ammontare del volume d’affari mensile (Colonna 3) e quello delle esportazioni mensili effettuate (Colonna 4).

Anno di imposta precedente – Le Colonne 5 (volume d’affari mensile) e 6 (esportazioni mensili), relative all’anno di imposta precedente, devono essere compilate esclusivamente dai contribuenti che hanno utilizzato il metodo mobile o mensile, effettuando acquisti e importazioni con utilizzo di un plafond rapportato alle operazioni agevolate realizzate nei dodici mesi precedenti.

Rigo VC14

Il rigo VC14, del Quadro VC, della dichiarazione IVA, contiene 3 campi:

  • Nel primo, occorre indicare l’ammontare del plafond disponibile alla data del 1º gennaio dell’anno oggetto di dichiarazione;
  • Nei Campi 2 e 3 si deve indicare il metodo adottato per la determinazione del plafond barrando la casella 2 (plafond solare o fisso) ovvero la casella 3 (plafond mensile o mobile). L’importo del plafond indicato in VC14 ha validità:  
    • Per l’intero anno, per i contribuenti che utilizzano il metodo solare, i quali ovviamente devono tenere conto, in diminuzione, dell’ammontare degli acquisti di volta in volta effettuati senza applicazione dell’imposta con utilizzo del plafond medesimo;  
    • Per il solo mese di gennaio, per i contribuenti che invece utilizzano il metodo mensile. La spendita del plafond oltre i limiti consentiti costituisce una violazione che può essere regolarizzata con una particolare procedura di ravvedimento.

Emissione di note di debito

Le note debito emesse nell’anno ai sensi dell’articolo 26, comma 1, del DPR n. 633/72, come variazioni in aumento di operazioni registrate per l’anno precedente, aumentano il plafond dell’anno precedente con idonea annotazione nel prospetto di cui all’articolo 10 del DPR n. 435/01 (Quadro VC).

Analogo trattamento, ovviamente di segno opposto, deve essere riservato alle note di credito emesse per variazioni in diminuzione ai sensi del medesimo articolo 26, commi 2 e 3 (Circolare  n. 8/D/2003 Agenzia delle Dogane).

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