I principali motivi di revoca delle detrazioni sui bonus edilizi da parte dell’Agenzia delle Entrate includono l’utilizzo di bonifici ordinari al posto dei bonifici parlanti, la mancata trasmissione della pratica ENEA entro 90 giorni, l’applicazione dell’aliquota errata tra abitazione principale (50%) e seconda casa (36%), i pagamenti non tracciati e la mancata conservazione dei documenti per 10 anni.
Ristrutturare casa o migliorare l’efficienza energetica beneficiando dei bonus edilizi (Bonus Ristrutturazioni, Ecobonus, etc) può sembrare un’operazione ormai rodata. Tuttavia, nella pratica professionale quotidiana, ci imbattiamo in decine di situazioni in cui i contribuenti perdono parzialmente o totalmente il diritto alla detrazione fiscale per errori banali ed evitabili.
Non si tratta di sviste marginali: stiamo parlando di migliaia di euro che vanno in fumo per una causale compilata male, una scadenza burocratica dimenticata o una scelta errata in fase di dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli sulle agevolazioni fiscali in edilizia, anche a distanza di anni dalla fruizione. I sistemi automatizzati oggi incrociano facilmente le dichiarazioni dei redditi con i dati catastali, le comunicazioni ENEA, i bonifici tracciati e le anagrafiche comunali. Quando emerge un’incongruenza, scatta l’invito a comparire o il recupero automatico del credito, accompagnato da sanzioni pesanti.
Vediamo gli errori più comuni legati ai bonus edilizi, le loro conseguenze e, quando possibile, come rimediare prima che sia troppo tardi.

Indice degli argomenti
- Errore 1 – Bonifico ordinario invece che parlante
- Errore 2 – Pratica ENEA oltre i 90 giorni per l’Ecobonus
- Errore 3 – Confondere abitazione principale e seconda casa per le ristrutturazioni
- Errore 4 – Pagamenti misti o in contanti
- Errore 5 – Documentazione incompleta o non conservata
- Caso pratico: Marco e l’errore che è costato 2.100 euro
- I 5 errori più costosi sui bonus edilizi
Errore 1 – Bonifico ordinario invece che parlante
L’errore: Pagare il fornitore con un bonifico normale (quello che useresti per pagare l’affitto o una bolletta) invece del bonifico specifico per detrazioni fiscali. Il bonifico ordinario non contiene i riferimenti normativi, il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA del destinatario nella causale, e non attiva la ritenuta d’acconto dell’8%.
Conseguenza: La detrazione viene negata totalmente. L’Agenzia delle Entrate, in sede di controllo, rileva l’assenza del bonifico parlante e richiede la restituzione di tutte le somme già detratte, maggiorate di sanzioni (del 70% dell’imposta dovuta) e interessi di mora.
Esempio numerico: Se hai detratto € 5.000 in cinque anni (€ 1.000/anno) e l’errore viene scoperto al sesto anno, dovrai restituire i € 5.000 già fruiti, più sanzioni pari a € 3.500, più interessi. Totale: fino a € 9.000 di esborso per un errore formale.
Si può rimediare? No, mai. Una volta effettuato il pagamento con bonifico ordinario, non esiste alcuna possibilità di sanare la situazione. Non puoi annullare il bonifico e rifarlo: la data del pagamento è quella che conta ai fini della detrazione, e l’Agenzia delle Entrate richiede che il pagamento sia stato eseguito correttamente sin dall’origine. L’unica opzione sarebbe dimostrare che il fornitore ha restituito l’importo e tu hai ripagato con bonifico parlante, ma questo scenario è irrealistico e comunque sospetto agli occhi del Fisco.
Come evitarlo: Prima di autorizzare qualsiasi bonifico, verifica con la tua banca che si tratti del modulo per “bonifico parlante” o “bonifico per detrazioni fiscali edilizie“. Molte banche online hanno una sezione dedicata. Se hai dubbi, fatti assistere allo sportello o dal commercialista prima di procedere al pagamento.
Errore 2 – Pratica ENEA oltre i 90 giorni per l’Ecobonus
L’errore: Dimenticare di trasmettere la scheda descrittiva all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Spesso il contribuente confonde la data di fine lavori con la data del saldo finale, oppure semplicemente si dimentica dell’adempimento, pensando che sia sufficiente conservare le fatture e i bonifici.
Conseguenza: La detrazione viene persa integralmente, senza possibilità di recupero o sanatoria. L’ENEA non accetta comunicazioni tardive, nemmeno di pochi giorni. L’Agenzia delle Entrate, incrociando le banche dati, rileva l’assenza della comunicazione e contesta la detrazione.
Esempio: Un cliente ha sostituito gli infissi a ottobre 2025, con fine lavori certificata il 15 ottobre. Ha trasmesso la scheda ENEA il 20 gennaio 2026, convinto di essere nei termini perché aveva pagato il saldo a dicembre. I 90 giorni scadevano il 13 gennaio 2026. Risultato: € 6.500 di detrazione persi definitivamente.
Si può rimediare? No. Non esiste alcuna procedura di ravvedimento operoso o sanatoria per la mancata comunicazione ENEA. L’unico scenario in cui potresti salvarti è dimostrare che la data di fine lavori effettiva era diversa da quella che avevi considerato (ad esempio, se il certificato di fine lavori è stato emesso dopo la conclusione materiale dell’intervento), ma serve documentazione oggettiva e incontrovertibile.
Come evitarlo: Imposta un promemoria sul calendario o sullo smartphone il giorno stesso della fine lavori, con scadenza a 80 giorni (non 90, per avere un margine di sicurezza). Ancora meglio: delega la trasmissione al tecnico abilitato o al commercialista fin dall’inizio dei lavori, inserendo questa voce nel contratto di prestazione professionale.
Errore 3 – Confondere abitazione principale e seconda casa per le ristrutturazioni
L’errore: Richiedere la detrazione al 50% per un immobile che non costituisce la tua abitazione principale, ma che erroneamente consideri tale perché è l’unica casa che possiedi o perché ci soggiorni saltuariamente.
Conseguenza: La detrazione viene ridotta dal 50% al 36%, con recupero della differenza indebita più sanzioni e interessi. Su una spesa di € 20.000, la differenza tra 50% e 36% è di € 2.800 (14% di € 20.000). Se l’errore viene scoperto dopo 5 anni di fruizione, dovrai restituire € 1.400 (la metà della differenza già detratta), più sanzioni da € 980, più interessi. Totale: fino a € 2.500.
Definizione di abitazione principale: È l’immobile in cui hai stabilito la tua residenza anagrafica e la dimora abituale. Non basta possederlo o soggiornarci occasionalmente: devi risultare iscritto all’anagrafe di quel Comune e viverci effettivamente come abitazione prevalente. Se possiedi una casa a Milano dove lavori durante la settimana e un’altra casa al mare dove vai nei weekend, l’abitazione principale è solo quella in cui hai la residenza, non entrambe.
Come evitarlo: Prima di richiedere la detrazione al 50%, verifica con un certificato di residenza che l’immobile su cui esegui i lavori corrisponda effettivamente alla tua residenza anagrafica. Se non corrisponde, richiedi la detrazione al 36%, anche se stai vivendo temporaneamente in quella casa. Cambiare la residenza solo per ottenere il 50% e poi trasferirla nuovamente è un’operazione che l’Agenzia delle Entrate può considerare elusiva, con conseguenze ancora più gravi.
Errore 4 – Pagamenti misti o in contanti
L’errore: Pagare una parte della spesa con bonifico parlante e una parte con modalità non ammesse (contanti, assegno, carta di credito). Spesso questo avviene perché il fornitore offre uno “sconto” per la parte pagata in nero, oppure perché il contribuente non comprende che il requisito del bonifico parlante vale per ogni singolo euro speso.
Conseguenza: La detrazione viene riconosciuta solo sulla quota pagata con bonifico parlante. La parte pagata in contanti o con altre modalità è esclusa completamente dalla detrazione, senza possibilità di recupero.
Esempio dalla pratica: Spesa totale € 15.000. Pagati € 12.000 con bonifico parlante e € 3.000 in contanti. Detrazione ammessa: € 12.000 × 50% = € 6.000. Detrazione persa: € 3.000 × 50% = € 1.500 buttati. Se il fornitore ha offerto il 10% di sconto sulla parte in contanti (€ 300), il contribuente ha risparmiato € 300 ma perso € 1.500 di detrazione: un affare pessimo.
Aggravante: Se il contribuente dichiara nella dichiarazione dei redditi l’intera spesa di € 15.000 (invece che solo i € 12.000 tracciati), in caso di controllo dovrà restituire i € 1.500 indebitamente detratti, più sanzioni del 70% (pari a € 1.050), più interessi.
Come evitarlo: In nessun caso pagare in contanti, nemmeno un acconto simbolico. Esigi sempre la fattura completa e paga ogni importo esclusivamente con bonifico parlante. Se il fornitore ti propone uno sconto per il pagamento in nero, rifiuta categoricamente: il risparmio immediato sarà sempre inferiore alla perdita fiscale che subirai.
Errore 5 – Documentazione incompleta o non conservata
L’errore: Non conservare uno o più documenti essenziali (fatture, bonifici, certificazioni tecniche, comunicazione ENEA, titolo abilitativo) oppure conservarli in modo inadeguato (file corrotti, documenti cartacei smarriti, backup inesistenti).
Conseguenza: In sede di controllo, se non riesci a esibire la documentazione completa, l’Agenzia delle Entrate nega la detrazione e procede al recupero delle somme già fruite, con sanzioni e interessi. L’onere della prova è sempre a carico del contribuente: non basta dire “ho fatto i lavori e ho pagato“, devi dimostrarlo con documenti validi e completi.
Scenario tipico: L’Agenzia delle Entrate ti invia una richiesta di chiarimenti 6 anni dopo la fruizione della prima rata. Cerchi le fatture, ma il fornitore nel frattempo ha chiuso l’attività e non hai conservato copia. Non trovi la ricevuta del bonifico perché hai cambiato banca e non hai scaricato gli estratti conto storici. Risultato: € 8.000 di detrazione da restituire, più sanzioni fino a € 5.600.
Come evitarlo:
- Crea una cartella digitale dedicata (su Google Drive, Dropbox o altro cloud) con tutti i documenti relativi all’intervento, suddivisi per categoria (fatture, bonifici, certificazioni, ENEA, titoli edilizi).
- Fai almeno 2 backup su supporti diversi (cloud + hard disk esterno, oppure cloud + chiavetta USB).
- Conserva anche le copie cartacee in una busta etichettata con l’anno e il tipo di intervento.
- Non cancellare nulla per 10 anni, anche se pensi che un documento sia ridondante.
Caso pratico: Marco e l’errore che è costato 2.100 euro
Marco, un ingegnere fiorentino, ha sostituito gli infissi della sua seconda casa a Livorno nel novembre 2025, spendendo 15.000 euro. Ha utilizzato il Bonus Ristrutturazione, convinto che, essendo l’unica casa di sua proprietà (oltre all’abitazione principale a Firenze), avesse diritto alla detrazione al 50%.
L’errore di Marco:
Marco ha dichiarato nel modello 730/2026 una detrazione di 7.500€ (15.000€ × 50%) ripartita in 10 anni, iniziando a fruire della prima rata di 750€ nel 2026. In realtà , poiché la casa di Livorno non era la sua abitazione principale (Marco aveva la residenza a Firenze), aveva diritto solo alla detrazione al 36%, pari a 5.400€ totali (540€/anno per 10 anni).
La scoperta:
Nel 2029, l’Agenzia delle Entrate ha incrociato i dati della dichiarazione di Marco con i certificati di residenza. Ha rilevato che Marco non risultava residente a Livorno in nessun momento tra il 2025 e il 2029. Ha quindi contestato la detrazione al 50% e richiesto la restituzione della differenza indebita.
Il conto salato:
- Differenza di detrazione per anno: € 750 – € 540 = € 210
- Anni già fruiti (2026, 2027, 2028, 2029): 4 anni
- Totale da restituire: € 210 × 4 = € 840
- Sanzioni (70% della maggior imposta): € 588
- Interessi di mora (4 anni al 2,5% annuo): circa € 90
- Totale esborso: € 1.518
Ma Marco, oltre alla restituzione immediata, ha perso anche il diritto a fruire della differenza del 14% sulle rate future (dal 2030 al 2035): ulteriori 6 anni × € 210 = € 1.260 di detrazione in meno rispetto a quanto aveva pianificato.
Perdita totale complessiva: € 2.778 (€ 1.518 subito + € 1.260 di mancato beneficio futuro).
Cosa avrebbe dovuto fare Marco:
Verificare la definizione di “abitazione principale” prima di compilare la dichiarazione. Bastava un confronto con il commercialista o anche solo una lettura attenta delle istruzioni del modello 730, dove è chiaramente indicato che l’abitazione principale è quella in cui si ha la residenza anagrafica. Marco avrebbe dichiarato il 36%, evitando l’intero problema.
Morale: Un errore di interpretazione apparentemente innocente può costare migliaia di euro e anni di controversie con il Fisco. Quando i numeri in gioco sono importanti, investire 200-300 euro in una consulenza preventiva con un commercialista specializzato è sempre la scelta più conveniente.
I 5 errori più costosi sui bonus edilizi
| Errore | Cosa succede | Si può rimediare? |
|---|---|---|
| Bonifico ordinario invece di parlante | Detrazione negata totalmente + sanzioni 70% | No, mai |
| Pratica ENEA oltre 90 giorni | Perdi tutta la detrazione | No |
| Confusione abitazione principale (chiedi 50% per seconda casa) | Riduzione al 36% + sanzioni | Solo in dichiarazione |
| Pagamenti in contanti (anche parziali) | Detrazione solo su parte tracciata | No |
| Documenti smarriti o non conservati | Restituzione detrazione + sanzioni | Difficile |