Quando si svolgono prestazioni occasionali di importo superiore a € 5.000 (lordi) annui, devono essere versati contributi previdenziali. L’obbligo contributivo alla gestione separata INPS è ripartito tra committente (2/3) e prestatore (1/3).

I rapporti di lavoro autonomo occasionale si caratterizzano per i seguenti requisiti:

  • Lo svolgimento di un’attività di tipo professionale;
  • Svolta nella completa autonomia circa il tempo e il modo della prestazione;
  • Con mera esecuzione istantanea, e cioè per un fatto contingente, eventuale ed episodico.

Sostanzialmente, deve trattarsi quindi di un rapporto il cui interesse delle parti si esaurisce al raggiungimento del risultato stabilito. 

Nelle prestazioni occasionali è esclusa l’abitualità. Pertanto, quando il rapporto è caratterizzato da un interesse durevole del prestatore di lavoro o del committente a svolgere o ricevere rispettivamente nel tempo, una o più prestazioni anche periodiche, non può essere utilizzata la forma delle prestazioni occasionali. In questi casi, bensì, deve essere obbligatoriamente aperta partita IVA, oppure avviato un rapporto di lavoro dipendente.

Quando il prestatore nel lavoro autonomo occasionale supera la soglia di € 5.000 lorde annue, scattano per esso obblighi legati ai contributi previdenziali obbligatori. Si tratta dei contributi dovuti alla Gestione separata INPS.

In questo contributo andrò ad analizzare le peculiarità del lavoro autonomo occasionale e i relativi obblighi contributivi.

Cominciamo.

Contributi previdenziali
Contributi previdenziali e prestazioni occasionali

La prestazione di lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale si caratterizza per essere una prestazione d’opera, così come prevista dall’articolo 2222 del codice civile.

Si tratta di una prestazione lavorativa nella quale il prestatore si obbliga ad effettuare un servizio su commissione del soggetto committente.

L’utilizzo delle prestazioni occasionali, prescinde dalla misura del compenso concordato, ma deve sempre rispettare il vincolo dell’occasionalità della prestazione.

Ma, che cosa si intende per “occasionalità della prestazione”?

Occasionalità della prestazione occasionale

Una prestazione di lavoro autonomo che si svolge attraverso una pluralità di interventi da parte del prestatore, non può essere considerata una prestazione di tipo “occasionale“.

Questo in quanto la stessa prestazione viene più volte ripetuta nel tempo.

Stessa considerazione deve dirsi per tutte quelle attività che richiedono una prestazione per alcuni periodi dell’anno.

Proviamo a chiarire questi concetti con un esempio pratico.

Un soggetto che viene chiamato a svolgere un’attività di giardinaggio, potrà utilizzare le prestazioni occasionali solo se tale attività è svolta in modo unico e non ripetibile.

Nel caso in cui, invece, anche a distanza di tempo, tale soggetto venga richiamato a svolgere la stessa attività, anche da committente diverso, non potrà più rientrare nella fattispecie del lavoro occasionale. Facile intuire che in questo caso l’occasionalità è sostituita dalla ripetitività della prestazione svolta.

In questo caso si rende obbligatoria l’apertura della partita Iva.

Il soggetto prestatore, infatti, per il solo fatto di essersi organizzato per ricevere una seconda chiamata in futuro, attraverso pubblicità, passaparola, o annunci su giornali o web, si è organizzato per svolgere in maniera “professionale” (e quindi non più “occasionale“) l’attività esercitata.

I redditi da lavoro autonomo occasionale

I proventi derivanti dall’attività di lavoro autonomo occasionale, ai fini reddituali rientrano nella categoria dei c.d. “redditi diversi“, disciplinati dall’articolo 67 del DPR n. 917/86.

La categoria dei redditi diversi comprende tutte quelle fattispecie reddituali che non riescono a trovare collocazione nella altre categorie reddituali previste dall’articolo 6 del DPR n. 917/86.

In termini pratici, questo vuol dire che il reddito percepito dal lavoro occasionale, in dichiarazione dei redditi deve essere sommato agli eventuali altri redditi, imponibili IRPEF percepiti dal contribuente (es. redditi da lavoro dipendente). Questo, al fine di determinare il reddito complessivo, da assoggettare ad IRPEF secondo i vari scaglioni reddituali.

L’imposta lorda così determinata sarà poi abbattuta dalle ritenute di acconto subite nel lavoro autonomo occasionale (ed eventualmente dalle altre ritenute subite). In questo modo si determina l’imposta netta da versare.

Contributi previdenziali nel lavoro autonomo occasionale

Per i soggetti che effettuano prestazioni occasionali, l’obbligo contributivo scatta al superamento dei €. 5.000 (lordi) di reddito percepito tramite questa attività.

L’INPS prevede che, quando il compenso lordo annuo percepito con prestazioni occasionali superi la soglia di € 5.000 il soggetto sia obbligato all’iscrizione alla gestione separata dell’INPS.

E’ bene ribadire, quindi, che il reddito di €. 5.000 costituisce una fascia di esenzione: i contributi sono dovuti esclusivamente sulla quota di reddito eccedente i €. 5.000.

Contributi previdenziali alla gestione separata

La gestione separata dell’INPS è una gestione previdenziale obbligatoria a cui sono tenuti ad iscriversi i lavoratori autonomi privi di altra cassa professionale di appartenenza, che prevede precisi obblighi contributivi.

I contributi previsti sono dovuti con aliquote differenziate a seconda che il lavoratore occasionale sia privo o meno di altra tutela previdenziale obbligatoria.

Ad esempio, se il lavoratore occasionale è soggetto ad altri obblighi contributivi, o è già titolare di pensione diretta (anzianità, vecchiaia o invalidità), i contributi dovuti sono applicati con un aliquota ridotta.

In caso contrario i contributi previdenziali alla gestione separata sono dovuti con aliquota piena.

Nascita dell’obbligazione contributiva

Sul piano giuridico, il rapporto previdenziale tra lavoro autonomo occasionale e l’INPS nasce nel mese in cui viene superato il reddito di € 5.000.

Superato il limite, pertanto, i lavoratori devono iscriversi alla gestione separata.

In presenza di più rapporti, dovrà essere il lavoratore stesso a tenere informati i vari committenti circa l’avvenuto superamento del tetto di esenzione. Per questo è importante tenere sempre sotto controllo il volume dei ricavi incassati in relazione ai contributi previdenziali.

Modalità di versamento dei contributi previdenziali

Il versamento dei contributi previdenziali dovuti è posta totalmente a carico del committente.

Infatti, superata, in riferimento a ciascun anno solare, la fascia di esenzione di €. 5.000, il committente o i committenti interessati devono versare i contributi sugli ulteriori emolumenti dagli stessi corrisposti nel predetto anno.

Il versamento dei contributi previdenziali avviene con le modalità e i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi. Il pagamento deve avvenire entro il giorno 16 del mese successivo al relativo pagamento, tramite modello F24. Nel modello devono essere utilizzati i codici tributo in uso per le citate collaborazioni (CXX o C10).

Secondo l’INPS, la base imponibile su cui applicare il prelievo è costituita dal compenso lordo erogato al lavoratore. Da questo importo devono essere dedotte le spese poste a carico del committente e risultanti dalla ricevuta.

Dal punto di vista fiscale, invece, nella nozione di compenso da assoggettare a ritenuta d’acconto rientrano anche eventuali rimborsi spese inerenti la produzione del reddito. Questo, anche se si tratta di rimborsi relativi a spese analiticamente documentate, eccettuati solo i rimborsi per spese in nome e per conto (Risoluzione 69/E del 21 marzo 2003).

L’Agenzia, in buona sostanza, in tale materia, è dell’avviso che esiste una sostanziale identità di trattamento tra i redditi professionali e i redditi occasionali di lavoro autonomo.

Spese addebitate al committente

Ne consegue che in presenza di spese da addebitare al committente la base imponibile fiscale su cui applicare la ritenuta di acconto e quella previdenziale sarebbero diverse:

  • Quella fiscale è rappresentata dall’importo complessivamente addebitato al committente (comprensivo di spese);
  • Quella previdenziale è rappresentata invece dal solo compenso riferito alla prestazione di lavoro, al netto quindi delle spese.

Da precisare, infine, che la parte di contributo a carico del lavoratore (pari a un terzo), anche se rappresenta una quota deducibile dal reddito, non va riconosciuta dal committente in sede di applicazione della ritenuta fiscale con le stesse modalità previste per i collaboratori coordinati e continuativi in genere. Questo, dal momento che per i lavoratori occasionali non trovano applicazione le disposizioni fiscali previste dall’articolo 51 del DPR n. 917/86.

Ne consegue che la ritenuta d’acconto del 20 per cento dovrà essere effettuata sul compenso al lordo non solo dei rimborsi spese ma anche della ritenuta previdenziale a carico del prestatore.

A ogni modo, il contributo trattenuto dal committente potrà essere dedotto nel quadro RP in occasione della compilazione del modello Redditi PF o nel quadro E del 730.

Calcolo ricevuta prestazione occasionale con ritenuta previdenziale INPS

Proviamo di seguito a fare un esempio pratico per il calcolo della ricevuta per prestazione occasionale con contributi previdenziali.

Ipotizziamo una prestazione di lavoro autonomo occasionale di € 1.000. Nel corso dell’anno il soggetto prestatore ha già effettuato altre prestazioni per complessivi € 5.000. Per questo motivo tale ricevuta sarà la prima a comprendere la ritenuta previdenziale.

Vediamo come effettuare i calcoli correttamente.

DescrizioneImporto
Compenso lordo prestazione occasionale€ 1.000
Ritenuta d’acconto sul compenso (20%)€ 200
Spese sostenute di cui si possiede la documentazione
Franchigia ai fini INPS (max. 5.000,00 € annui) € 5.000
Base di calcolo del contributo INPS€ 1.000
Contributo INPS a carico del beneficiario (1/3 del 24%)€ 80
Compenso netto (lordo – rit. fisc. – rit. prev.)€ 720

L’esempio proposto è relativamente semplice, ma utile a comprende come deve essere calcolata la ritenuta previdenziale INPS sui compensi dovuti alla gestione separata INPS.

Proviamo adesso a complicare la situazione, ipotizzando una prestazione di € 2.000, quando fino a quel momento le prestazioni annue sono arrivate ad € 4.000.

Vediamo come sviluppare i calcoli utili per la ricevuta, di seguito:

DescrizioneImporto
Compenso lordo prestazione occasionale€ 2.000
Ritenuta d’acconto sul compenso (20%)€ 400
Spese sostenute di cui si possiede la documentazione
Franchigia ai fini INPS (max. 5.000,00 € annui) € 4.000
Base di calcolo del contributo INPS€ 1.000
Contributo INPS a carico del beneficiario (1/3 del 24%)€ 80
Compenso netto (lordo – rit. fisc. – rit. prev.)€ 1.520

In questo caso la ritenuta previdenziale è sempre calcolata su € 1.000, ovvero l’eccedenza rispetto ai € 5.000 di franchigia.

Prestazione occasionale: obbligo partita IVA superato il limite di 5.000 euro?

Una delle tantissime false informazioni presenti sul web vuole che al superamento della soglia di esenzione sia necessario aprire partita IVA.

Ebbene, si tratta di un’informazione non corretta.

Come detto, infatti, l’obbligo legato alla partita IVA non sorge in relazione a limiti di reddito. Piuttosto, tale obbligo è legato all’esercizio di un’attività in modo continuativo ed abituale nel tempo.

Su questo punto occorre tenere in considerazione che l’imposta sostitutiva del 15% prevista dal regime forfettario è sicuramente più conveniente rispetto all’applicazione della ritenuta del 20%. Ritenuta prevista per la prestazione occasionale. Inoltre, anche in ambito di contributi previdenziali è possibile verificare la possibilità di chiedere una riduzione contributiva all’INPS.

Contributi previdenziali in caso di prestazione occasionale: conclusioni

In caso di predisposizione della ricevuta per prestazione occasionale particolare attenzione deve essere prestata ai contributi previdenziali.

Al superamento dei € 5.000 lordi il prestatore è tenuto ad informare tutti i suoi committenti per l’applicazione della ritenuta previdenziale. I committenti, infatti, superata la soglia devono trattenere dal prestatore 1/3 dei contributi previdenziali dovuti.

Questa trattenuta previdenziale deve risultare nella ricevuta che rilascia il prestatore al committente.

L’errore che più spesso si commette in questi casi è quello di dimenticarsi della propria soglia di compensi percepiti. La conseguenza è la mancata comunicazione ai committenti, che non sono in grado di applicare le ritenute previdenziali.

Se ti trovi in questa fattispecie l’unica soluzione a tua disposizione è quella di regolarizzare la tua posizione compilando il quadro RR del modello Redditi PF. Tale quadro, relativo ai contributi previdenziali, deve essere compilato per il versamento totale dei propri contributi. In questo caso, tutti i contributi rimangono a carico del prestatore.

Per questo motivo è opportuno prestare la dovuta attenzione alla propria posizione. Questo, proprio, al fine di evitare di dover versare anche i 2/3 dei contributi dovuti, che in realtà sarebbero a carico del committente.

Se hai bisogno di aiuto nell’analisi della tua posizione fiscale contattami al link sottostante per ricevere il preventivo per una consulenza personalizzata.

71 COMMENTI

  1. L’apertura della partita Iva non dipende ne dal numero di giorni lavorati e nemmeno dal compenso percepito. Dipende esclusivamente dalla continuità dell’attività. Anche se nel suo esempio ci sono tre attività diverse, lei sta svolgendo continuativamente un’attività, quindi è obbligata ad aprire partita Iva.

  2. Buongiorno,
    sono già un lavoratore dipendente, ma durante l’anno mi capita di fare dei lavori come barista e quindi come “lavoratore autonomo occasionale”. Quest’anno a luglio ho già superato i 5000 euro lordi sommando le varie ritenute tra tutti i committenti.
    Cosa devo fare esattamente adesso? Devo iscrivermi alla gestione separata?
    Devo avvisare uno o tutti i committenti da adesso in poi?
    Le ritenute vanno fatte in maniera diversa (ho indicato sempre importo lordo, 20% su imponibile e netto a pagare)?
    Grazie per le risposte che vogliate darmi

  3. Fare l’attività di barista, non è attività di lavoro autonomo occasionale. Chi la fa lavorare in questo modo rischia perché sia lei che il datore di lavoro siete fuori dalle regole. Il committente non può proporre questo tipo di contratti, per un’attività che è di lavoro dipendente. Lei a questo punto deve aprire partita Iva.

  4. Buongiorno ringrazio per le risposte precedenti ed approccio la mia domanda: ho svolto un lavoro di analisi di un mercato redigendo un rapporto. Il tutto per mio conto e su suggerimento di un professionista che avvalendosi della relazione finale ha fatto profitto ed ora vorrebbe pagarmi 5000 euro. Il suo commercialista ha suggerito di aprire una partita iva con regime forfettario anziché emettere notula anche in virtù del fatto che le notule possono essere di 2000€ per committente perché sono cambiate le regole del 2017. Le informazioni sono corrette? Nell’emettere una sola notula da 2000€ devo riportare il reddito in sede di dichiarazione dei redditi nel caso in cui abbia altri redditi quest’anno? I 3000€ rimanenti sto ragionando di comune accordo con il professionista se convenga aprirmi partita iva o risquoterli l’anno prossimo. Voi avreste suggerimenti per rientrare nelle regole?

  5. Buonasera, anni fa ho svolto un piccolo lavoro per l’università dove veniva richiesta l’iscrizione alla Gestione Separata (come Parasubordinato), cessato il lavoro non ho effettuato la cancellazione dalla GS perchè avevo letto che non bisognava farla. Ora se dovessi svolgere dei lavori occasionali (sotto i 5mila€) con ritenuta d’acconto, dovrei pagare i contributi INPS (visto che risulto ancora iscritta alla GS)???

  6. Opterei anche io per l’apertura della partita Iva. In questo modo, poi avrebbe la possibilità di essere subito in regola se dovesse avere altre richieste.

  7. Solo se supera la soglia di €. 5.000 ma in quel caso, allora, è più conveniente aprire partita Iva in regime agevolato. Per maggiori info mi contatti in privato.

  8. La ringrazio per la celere risposta. Invece se aprissi direttamente la partita iva pagherei i contributi sul mio fatturato anche se dovesse essere inferiore a 5000€?? Con partita iva c’è una soglia sotto il quale non sono tenuta a pagare L inps??

  9. Con partita Iva si paga Inps sul tutto il fatturato, ma le imposte dovute scendono dal 23% al 5%, con un imponibile inferiore. Paga i contributi certo, che poi si troverà per la futura pensione e paga meno imposte della prestazione occasionale. Se vuole possiamo fare una simulazione numerica.

  10. Buongiorno,

    nel 2017 ho emesso ritenute d’acconto per agenzia immobiliare con contratto di procacciamento d’affari occasionale per tot. 4.700 euro. Sono ancora entro il limite o, essendo sempre lo stesso datore di lavoro, il massimale l’ho già superato? Ho letto che per ritenute allo stesso datore è di 2500 euro all’anno.

    Grazie

  11. Salve Serena, la disciplina che ha indicato non riguarda l’attività di lavoro autonomo occasionale. Tuttavia, se sta svolgendo attività di procacciatore di affari continuativamente verso un unico committente dovrebbe operare con partita Iva.

  12. Buongiorno,
    lavoro con contratto a tempo indeterminato presso un’azienda. Nel mio tempo libero faccio delle illustrazioni per delle case editrici. Se quest’anno dovessi superare le 5000 euro, come dovrei comportarmi? Devo necessariamente aprire la partita Iva? Quanto mi costerebbe? C’è qualche altra possibilità?

  13. Salve,

    avrei bisogno di un chiarimento per la corretta quantificazione dei contributi Inps. Nel corso del 2017, ho percepito compensi per prestazioni occasionali per soli tre mesi e di importo complessivo inferiore ai 5.000 euro. Successivamente, ho aperto una partita iva come forfettario ed effettuato l’iscrizione alla gestione separata per poter continuare la collaborazione con il mio datore di lavoro. A questo punto la mia domanda è: il compenso percepito a titolo di prestazione occasionale andrà sommato al reddito percepito nel medesimo periodo di imposta come titolare di partita iva per la determinazione dei contributi che verserò?Oppure, sarà soggetto a contribuzione esclusivamente il reddito percepito come titolare di partita iva? Grazie in anticipo!

  14. Si tratta di compensi percepiti in due regimi fiscali differenti. La gestione separata riguarda nel suo caso solo l’attività autonoma con partita Iva.

  15. Salve,

    avrei bisogno di un chiarimento, ho un lavoro come dipendente e in più faccio delle prestazioni occasionali per un privato, questo mese ho superato 5000 annui lordi con lo stesso committente, mi sono iscritto alla gestione separata, quindi per quanto riguarda i contributi previdenziali bisogna apporre l’aliquota del 24% essendo io soggetto ad un’ altra forma pensionistica (lavoro da dipendente)? e per quanto riguarda la ripartizione dell’aliquota, essa è 1/3 a carico mio e 2/3 a carico del committente? quindi nella ricevuta dovrò segnare l’importo lordo + l’ 1/3?
    inoltre non ho capito, se dovessi iniziare a lavorare non più con lo stesso committente ma con uno nuovo devo avvisare di aver superato i 5000 e quindi anche lui dovrà pagare i contributi?

  16. Salve Giuseppe, se si lavora stabilmente, anche per un privato, è necessario operare con partita Iva per essere in regola. Nel suo caso poi, se il committente è privato dovrà essere lei a versare tutti i contributi in dichiarazione dei redditi. Come detto però, per regolarizzarsi dovrà operare con partita Iva in futuro. Se vuole maggiori info possiamo sentirci in privato.

  17. Buongiorno,
    volevo presentarle il mio caso. Mi sono iscirtta alla Gestione separata INPS come lavoratrice parasubordinata (ho superato la soglia dei 5000euro); per questo mese dovrei ricevere un compenso lordo di 1000 euro, la ritenuta d’acconto è del 20%, cosa devo scrivere nella notula per quanto riguarda le ritenute INPS? E a quanto ammonterebbe alla fine il netto?
    La ringrazio.
    Buona giornata.
    Ottavia

  18. Salve Ottavia, se lei è un parasubordinato, le ritenute le applica il datore di lavoro. Se invece non lo fosse, la prestazione continuativa la obbliga alla partita Iva. La prestazione occasionale non rende in regola lei e nemmeno il suo committente.

  19. Salve,
    premetto che sono abililitato a svolgere la professione di Architetto ma che non sono ancora iscritto all’albo e di conseguenza non ho aperto partita IVA né sono iscritto all’ INARCASSA. Quest’anno ho svolto alcune prestazioni di lavoro autonomo occasionale per alcuni studi ed ho raggiunto ad Ottobre la soglia dei 5000 euro, in questi giorni però mi è capitato di svolgere un’altra prestazione occasionale e devo emettere una ricevuta da 700 euro. A questo punto cosa mi conviene fare? Considerato che non conviene a dicembre iscrivermi ad albo ed inarcassa e versare i contruibuti minimi (tra albo e contributi si andrebbe oltre i 1250 euro) e che ho intenzione da Gennaio 2018 di fare questo passo, mi consigliate a questo punto di iscrivermi alla gestione separata per emettere questa ultima ricevuta nel rispetto delle regole? l’iscrizione alla gestione separata in questo momento non mi obbliga a nessun versamento minimo per il prossimo anno? ovvero qualora mi iscrivessi il prossimo anno all’inarcassa ed aprissi partita IVA smetterei semplicemente di versare i contributi alla gestione separata per versarli all’altro ente previdenziale? Esiste un’alternativa per ricevere questo ultimo pagamento senza passare per la gestione separata nel rispetto delle leggi?

    Grazie e buon lavoro

  20. La prestazione occasionale non esiste più nei termini conosciuti dal 2015. Operare in questo modo per lavori per cui è richiesta l’iscrizione all’Albo, la mette a rischio sanzioni, per la mancata fatturazione di quei compensi. Le consiglio di aprire partita Iva, e iscriversi all’albo, capendo benissimo che voglia farlo il prossimo anno, ma a questo punto non deve effettuare altre prestazioni professionali. Fare come dice, oltre a non essere in regola la porta a versare contributi che ad una cassa che non le restituirà niente in futuro. Ci penserei bene, magari affiancato da un Commercialista che sappia seguirla adeguatamente.

  21. Non ho svolto prestazioni professionali per cui è richiesta l’iscrizione all’albo ma ho svolto delle brevi collaborazioni come disegnatore, per cui dovrei essere in regola. Grazie comunque per il consiglio di aprire partita iva.

  22. Salve,

    non ho la p iva. Volevo proporre come privato una giornata di formazione riguardante l ed. fisica. Il punto è che nessuno mi sta assumendo (devo solo pagare l’ affitto della sala dove si terrà il corso). Ora, io mi chiedo: posso percepire autonomamente le quote di partecipazione dai partecipanti? Devo emettere una ricevuta non fiscale e versare personalmente una ritenuta d’ acconto relativa alla somma delle quote? O per far questo devo per forza appoggiarmi a un ente o associazione? Attendo riscontro, grazie.

  23. Salve,
    da alcuni mesi con occasionalità lavoro come agente di vendita sotto forma di lavoro autonomo occasionale. Le spettanze mensili sono sempre state molto esigue, salvo le ultime 4 settimane a causa di una promozione in atto. Cio’ mi ha portato al superamento dei 5000 euro lordi annui in tempi record. La cosa è stata già comunicata al committente, Vorrei sapere gentilmente come procedere perchè tutto sia in regola, dai siti che ho consultato pare dovuta l’iscrizione alla gestione separata per la contribuzione inps e nulla più, Peraltro aggiungo che gia per 7 anni (2009 – 2015) ho svolto attività libero-professionale con iscrizione alla gestione separata. L’attività attuale di segnalatore terminerà allo scadere di questa settimana, motivo per cui non vorrei vedermi costretta all’apertura di una partita iva. Attualmente ho anche un incarico di supplenza presso una scuola pubblica.
    Ringrazio anticipatamente.
    Chiara

  24. Salve Chiara, la sua posizione per l’anno in corso non è in regola con la prestazione occasionale. Comunque, è il committente che farà tutti gli adempimenti necessari. Lei deve solo emettere correttamente la ricevuta.

  25. Buongiorno, ad Ottobre 2017 io ed alcuni collaboratori (5 in tutto) riceviamo un assegno inferiore ai 2000 euro per due prestazioni artistiche occasionali, da una agenzia di spettacolo. Personalmente incasso/cambio l’assegno in banca e divido con i componenti. Adesso l’agenzia ci chiede una ricevuta, cumulativa o singola per ognuno di noi, per giustificare l’assegno, però ci comunica che forse (dice deve informarsi) non può essere per prestazione occasionale. Mi chiedo che tipo di ricevuta possiamo noi emettere considerando che nessuno è in possesso di PI o Associazione o altro, ma siamo semplici persone fisiche, e come dovremmo operare.
    Grazie
    Lucio

  26. Salve Lucio, la tipologia di prestazione doveva essere concordata prima con l’associazione. L’associazione pensa che voi le rilasciate regolare fattura, e non ricevuta per prestazione occasionale come privati.

  27. Grazie per la risposta, in effetti l’agenzia di spettacolo conosceva la nostra posizione, ma la ricevuta ce la chiede solo adesso, dicendo che visto i termini da agosto ad oggi non può essere più fatta in regime di prestazione occasionale. Non sapendo se questo fatto è vero o meno, vorremmo emettere una ricevuta che in qualche modo ci tuteli oggi, al di là di ciò che vorrebbe l’agenzia. Grazue

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