La legge di bilancio 2022 ha prorogato il periodo di sperimentazione dell’APE Sociale fino al 31 dicembre 2022 introducendo nuove condizioni per il riconoscimento del beneficio ai disoccupati e ai lavoratori dipendenti che svolgono attività gravose.

L’APE sociale è un sussidio economico introdotto dall’articolo 1, co. 179 della legge 232/2016 (legge di bilancio 2017) a carico dello Stato erogata dall’INPS, entro dei limiti di spesa, a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia.

L’APE sociale era inizialmente previsto sino al 31.12.2018, tuttavia è stata più volte prorogata, attualmente la misure è prevista fino al 31.12.2022.


Cos’è e come funziona l’APE sociale?

L’APE sociale è un sussidio economico introdotto dall’articolo 1, co. 179 della Legge di bilancio 2017 erogata fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia in favore di alcune categorie di lavoratori meritevoli di una particolare tutela da parte del legislatore a condizione di avere raggiunto il 63° anno di età e aver raggiunto 30 o 36 anni di contributi.

L’APE sociale è prevista in favore degli iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, ai fondi ad essa esclusivi o sostitutivi, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi e la gestione separata dell’Inps. Pertanto, il sussidio è previsto in favore sia dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati), sia ai lavoratori autonomi e parasubordinati con la sola esclusione dei liberi professionisti iscritti ad ordini e collegi.

Possono accedere al trattamento in parola i soggetti residenti in Italia, non titolari di alcun trattamento pensionistico diretto, in uno dei seguenti quattro profili di tutela:

  • Cittadini disoccupati;
  • Cittadini invalidi civili;
  • Cittadini che assistono un famigliare convivente in una situazione di handicap grave, o un famigliare convivente con almeno 70 anni di età. Si tratta di cittadini definiti come caregivers;
  • Cittadini lavoratori dipendenti.

Molti si chiedono quali sono le mansioni gravose per cui è possibile richiedere l’accesso all’Ape Sociale. Nell’ultimo periodo è stata allargata la platea di lavoratori che possono richiedere la misura per lo svolgimento di attività gravose. Elenchiamo qui le diverse categorie:

  • Operai che lavorano nell’industria delle estrazioni;
  • Operai che lavorano per l’edilizia e la manutenzione delle strutture, conduttori di gru;
  • Lavoratori di pelli e pellicce;
  • Autotrasportatori di mezzi pesanti e camion;
  • Conduttori di convogli ferroviari;
  • Personale sanitario infermieristico, ostetriche;
  • Maestre di scuola;
  • Assistenti a persone non autosufficienti;
  • Facchini e operai per lo spostamento di merci;
  • Operatori ecologici;
  • Addetti alla pesca;
  • Lavoratori marittimi;
  • Operai agricoli e zootecnici;
  • Operai del vetro e di impianti siderurgici;
  • Addetti alla gestione di magazzini;
  • Operai che lavorano i metalli;
  • Operai agricoltori;
  • Operatori estetici;
  • Operai per la fabbricazione della carta;
  • Operai addetti al sollevamento merci;
  • Portantini;
  • Operai della manutenzione verde;

Questi soggetti possono richiedere l’accesso all’Ape Sociale con 36 anni di contributi, mentre per alcune categorie, come quelle dell’edilizia, è possibile accedervi dopo aver versato 32 anni di contributi, regola che viene modificata rispetto allo scorso anno.

A quanto ammonta l’indennità economica?

Il sussidio erogato dall’INPS consiste in un assegno di accompagnamento fino alla pensione di vecchiaia erogato direttamente dall’Inps per 12 mesi all’anno il cui valore è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all’indennità stessa. Il sussidio non può superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro lordi non rivalutabili annualmente.

L’indennità non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria nè con l’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. Inoltre, non possono beneficiare dell’APE sociale coloro che siano titolari di una pensione diretta

Inoltre, per beneficiare dell’APE sociale occorre aver cessato qualsiasi attività lavorativa sia dipendente che autonoma fermo restando la possibilità di cumulare l’indennità con piccoli redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nei limiti di 8.000 euro annui (4.800 euro nel caso di lavoro autonomo). 

Quali sono i requisiti richiesti?

Possono beneficiare dell’APE Sociale i lavoratori iscritti alle varie gestioni INPS, che abbiano raggiunto i 63 anni di età.

Inoltre possono beneficiarne coloro che hanno cessato il lavoro, sono residenti in Italia e si trovano in una delle seguenti quattro condizioni:

  1. Hanno almeno 30 anni di contributi e sono in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato. E’ stato eliminato, per i disoccupati da almeno 24 mesi, il requisito dei tre mesi dalla fine della percezione degli ammortizzatori sociali. Pertanto, oltre ad essere disoccupati da due anni i lavoratori in questione devono aver terminato gli ammortizzatori disponibili, come la NASpI. Ma non occorre più aspettare tre mesi;
  2. Hanno almeno 30 anni di contributi e al momento della richiesta di Ape sociale e assistono da almeno 6 mesi il coniuge, la persona con cui è contratta l’unione civile o un parente di primo grado convivente(genitori o figli) con handicap in situazione di gravità;
  3. Hanno almeno 30 anni di contributi e sono riconosciuti invalidi dalle commissioni di invalidità civile almeno al 74%;
  4. Sono lavoratori dipendenti in possesso di almeno 36 anni di contributi che svolgono da almeno 7 anni negli ultimi dieci ovvero almeno 6 anni negli ultimi sette una o più delle attività lavorative di seguito elencate:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca;
    • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
    • lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del Decreto legislativo n. 67/2011;
    • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

La concessione dell’indennità è subordinata alla residenza in Italia ed occorre aver cessato l’attività lavorativa.  Per attività lavorativa si intende attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero.

Ai fini del riconoscimento dell’indennità, i requisiti contributivi richiesti ai numeri 1) a 4) sono ridotti, per le donne, di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni.

Chi può beneficiare dell’APE sociale?

La misura dell’Ape Sociale è rivolta a diverse categorie di soggetti, per il 2022:

  • Cittadini disoccupati;
  • Cittadini invalidi civili;
  • Cittadini che assistono un famigliare convivente;
  • Cittadini lavoratori dipendenti.

Molti si chiedono quali sono le mansioni gravose per cui è possibile richiedere l’accesso all’Ape Sociale. Nell’ultimo periodo è stata allargata la platea di lavoratori che possono richiedere la misura per lo svolgimento di attività gravose. Elenchiamo qui le diverse categorie:

  • Operai che lavorano nell’industria delle estrazioni;
  • Operai che lavorano per l’edilizia e la manutenzione delle strutture, conduttori di gru;
  • Lavoratori di pelli e pellicce;
  • Autotrasportatori di mezzi pesanti e camion;
  • Conduttori di convogli ferroviari;
  • Personale sanitario infermieristico, ostetriche;
  • Maestre di scuola;
  • Assistenti a persone non autosufficienti;
  • Facchini e operai per lo spostamento di merci;
  • Operatori ecologici;
  • Addetti alla pesca;
  • Lavoratori marittimi;
  • Operai agricoli e zootecnici;
  • Operai del vetro e di impianti siderurgici;
  • Addetti alla gestione di magazzini;
  • Operai che lavorano i metalli;
  • Operai agricoltori;
  • Operatori estetici;
  • Operai per la fabbricazione della carta;
  • Operai addetti al sollevamento merci;
  • Portantini;
  • Operai della manutenzione verde;

Questi soggetti possono richiedere l’accesso all’Ape Sociale con 36 anni di contributi, mentre per alcune categorie, come quelle dell’edilizia, è possibile accedervi dopo aver versato 32 anni di contributi, regola che viene modificata rispetto allo scorso anno.

Disoccupati

Disoccupati che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di contribuzione e si trovino in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria e occorre che sia esaurita la prestazione di disoccupazione loro spettante. Inoltre, possono beneficiarne anche i lavoratori la cui disoccupazione sia conseguenza della scadenza di un contratto a termine a condizione che nei tre anni precedenti la cessazione del rapporto, abbiano avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.

Dal 1° gennaio 2022 è stato abrogato il requisito secondo il quale gli interessati devono avere concluso da almeno tre mesi il godimento della disoccupazione spettante.

Caregivers 

Caregivers che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di contribuzione e, al momento della richiesta, assistere da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Sono inclusi anche i soggetti che assistono, un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. 

Invalidi Civili

Invalidi civili con almeno 63 anni di età e 30 anni di contribuzione ed essere stati riconosciuti invalidi civili di grado almeno pari al 74%.

Lavori Gravosi

Ovvero, lavoratori dipendenti con almeno 63 anni di età e 36 anni di contribuzione e, alla data di presentazione della domanda, abbiano svolto una o più delle professioni indicate nel decreto del Ministero del Lavoro 5 febbraio 2018 oppure, per effetto di una modifica contenuta nella legge n. 234/2021 dal 1° gennaio 2022, nell’Allegato n. 3 alla legge n. 234/2021 per almeno sei anni negli ultimi sette oppure per almeno sette anni negli ultimi dieci.

Dal 1° gennaio 2022, inoltre, per gli operai edili, come indicati nel contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili ed affini, per i ceramisti (classificazione Istat 6.3.2.1.2) e per i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (classificazione Istat 7.1.3.3) l’anzianità contributiva è ridotta a 32 anni.

Ape sociale: nuovi modelli per i datori di lavoro

La misura dell’Ape Sociale non coinvolge solamente i lavoratori dipendenti, ma anche i datori di lavoro. Con l’ultima comunicazione INPS infatti garantiti tutti i modelli necessari per i datori di lavoro per individuare le categorie sopra citate.

Come spiega l’INPS nel dettaglio, i datori di lavoro sono tenuti a consegnare ai dipendenti che svolgono un lavoro di tipo usurante un documento che attesta la tipologia del lavoro, per l’accesso all’Ape Sociale. Il modello è disponibile dal 18 gennaio 2022:

“Dalla medesima data sono disponibili, nella sezione “Moduli” in ”Prestazioni e servizi” presente sul sito dell’Istituto, anche i modelli per le attestazione che i datori di lavoro devono rilasciare ai lavoratori fini della richiesta dell’APE sociale.”

Di fatto quindi dal 18 gennaio 2022 sono aperte le domande per l’accesso a questa misura, per tutti i cittadini che sono interessati a ricevere questo beneficio come indennità pensionistica. Per i lavori gravosi è tuttavia necessario che l’attività sia stata svolta per almeno 7 tra gli ultimi 10 anni dal momento della richiesta.

Presentazione domanda

È possibile presentare domanda:

Domanda di certificazione

Antecedentemente alla presentazione della domanda di liquidazione dell’indennità Ape sociale, occorre presentare la domanda di certificazione del diritto alla prestazione. Occorre presentare all’INPS:

  1. Istanza di riconoscimento delle condizioni per il diritto all’Ape sociale;
  2. Autodichiarazione di possesso dei requisiti anagrafici, contributivi e soggettivi al momento della domanda o, alternativamente, entro il 31 dicembre dell’anno considerato;
  3. Documentazione speciale che certifichi il possesso dei requisiti soggettivi, di cui all’art. 5 D.P.C.M. n. 88/2017, differente in base alla categoria di appartenenza.
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Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze. Approfondisce i temi legati all'IVA ed alla normativa fiscale domestica oltre ad approfondire aspetti legati al diritto societario.

3 COMMENTI

  1. No notato purtroppo la disinformazione che Lei fa a proposito dell’incompatibilità dell’Ape Sociale con una pensione diretta “in Italia e all’estero”. Infatti la Legge 232/2016 (Legge di Bilancio per il 2017) parla di incompatibilità con una pensione diretta, e la presunta incompatibilità con una pensione diretta estera è il risultato di un’arbitraria interpretazione da parte dell’INPS. Un cittadino che si appresta a presentare la domanda di Ape Sociale può essere fuorviato dalla Sua affermazione.

    Peraltro in questi giorni i “media” riportano l’ultima proposta della coppia Damiano/Gnecchi, intesa a rendere strutturale l’Ape Sociale.

    Sarebbe interessante chiedere ai due ex-Deputati sopra citati (peraltro la ex-On. Gnecchi è oggi Vice presidente INPS, ma era solita atteggiarsi a paladina dei diritti dei pensionati contro gli abusi dell’INPS) se intendono rendere strutturale l’Ape Sociale con tutti i suoi vizi di legittimità, primo fra tutti proprio l’incompatibilità tra l’Ape Sociale e la titolarità di una pensione estera, riportata nella famigerata Circolare INPS n. 100 del 16/06/2017 (paragrafo 2.1 e paragrafo 3) e le incongruità della stessa con la sentenza della Corte Europea CGUE c-449/16 del 21/06/2017.

    Nonostante le numerose interrogazioni parlamentari (alcune sono riportate qui di seguito) poste sull’argomento ai Ministri del Lavoro che si sono succeduti negli ultimi 4 anni (Poletti, Di Maio, Catalfo e ora Orlando), la questione in oggetto resta ancora irrisolta.

    Ad oggi sono migliaia i percettori di Ape Sociale che si sono visti revocare la prestazione da parte dell’INPS, il giorno dopo che sono diventati titolari di una pensione estera di pochi Euro, per avere svolto un breve periodo di lavoro all’estero.

     INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA n. 4/05497

    Seduta di annuncio n.334 del 05/05/2020

    Primo firmatario: VILLANI VIRGINIA – MOVIMENTO 5 STELLE

    Nominativo Co-firmatari:
    TUZI MANUEL -M5S
    MARTINCIGLIO VITA – M5S
    BARBUTO ELISABETTA MARIA -M5S
    FARO MARIA LUISA – M5S
    VOLPI LEDA – M5S

    TESTO DELL’INTERROGAZIONE

    VILLANI, TUZI, MARTINCIGLIO e BARBUTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

       l’articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 e successive modificazioni e integrazioni prevede un’indennità a carico dello Stato (Ape sociale) erogata dall’Inps a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolati di pensione diretta;

       dall’entrata in vigore della succitata legge è emerso che alcune centinaia di cittadini italiani, residenti in Italia, si sono visti negare o revocare l’Ape sociale (anticipo pensionistico) dall’Inps, perché titolari di pro rata in convenzione (pensione estera);

       tra questi, si evidenziano, da un lato, una maggioranza di disoccupati, disabili, caregiver o inoccupati, i quali hanno perfezionato i requisiti anagrafici e amministrativi necessari per ottenere l’Ape sociale e, dall’altro, un’alta percentuale di persone in età avanzata e in uno stato di disagio economico, perché privi di altri redditi all’infuori del modesto pro rata erogato dallo Stato estero in cui hanno svolto attività lavorativa per pochi anni;

       il diniego dell’Inps, che ha respinto le istanze dei succitati cittadini, è stato motivato con l’incompatibilità del pro rata estero con l’Ape sociale, ai sensi di quanto disposto nel comma 167 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), che esclude la possibilità di ottenere l’Ape per coloro che siano già titolari di un trattamento pensionistico diretto;

       di fatto, nella circolare n. 100 del 2017, applicativa ed interpretativa, l’Inps ha precisato che non possono conseguire l’Ape sociale i titolari di un trattamento pensionistico diretto conseguito in Italia o all’estero e che ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva minima dei 30-36 anni, richiesta per l’accesso al beneficio, non possono essere totalizzati i periodi assicurativi maturati in Paesi dell’Unione europea, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia;

       una sentenza della Corte europea, C-449/16 del 21 giugno 2017, nelle questioni pregiudiziali ai paragrafi 20, 21 e 22, statuisce che non spetta all’Inps stabilire quale prestazione è «assistenza sociale» e quale non lo è, e l’Ape sociale sicuramente non lo è;

       con una circolare dell’Inps, la n. 117 del 9 agosto 2019, l’Istituto previdenziale interviene nuovamente risolvendo la questione dell’incompatibilità tra la pensione quota 100 e titolarità di una pensione estera che, con riferimento alla valorizzazione dei periodi di lavoro svolto all’estero ai fini del conseguimento della «pensione quota 100», stabiliva che era valido il cumulo dei periodi assicurativi presso due o più gestioni previdenziali;

       di fatto, ancora una volta la circolare non sanava l’incompatibilità che, tuttora permane, per l’Ape sociale;

       la Corte europea, adita sulla questione, ha sancito che comunque le si voglia chiamare, valgono gli stessi regoamenti dell’Ue sia per Quota 100, una pensione anticipata, sia per l’Ape sociale, indennità di accompagnamento alla pensione;

       la succitata sentenza C-449/16 (oggi meglio nota come «sentenza Martinez») ha già generato il caso EU-Pilot 9211/17/HOME da parte della Commissione europea, il quale si è trasformato nella procedura di infrazione 2019/2100 del 25 luglio 2019, ai sensi dell’articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea –:

       se il Ministro interrogato sia a conoscenza della suesposta questione e se intenda aprire una interlocuzione con l’Inps volta a modificare l’interpretazione restrittiva in essere a favore di un cumulo dell’Ape sociale con una prestazione estera che venga incontro alle esigenze di centinaia di cittadini italiani residenti in Italia, attualmente discriminati e penalizzati.
    (4-05497)

    I deputati PD Massimo Ungaro e Angela Schirò hanno depositato in Commissione Lavoro l’Interrogazione a risposta in commissione n. 5-02483

    presentato da
    UNGARO Massimo
    testo di
    Venerdì 12 luglio 2019, seduta n. 207

      UNGARO e SCHIRÒ. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

    sono alcune centinaia i cittadini italiani residenti in Italia ai quali l’Inps ha negato o revocato l’«Ape sociale» perché titolari di pro-ratain convenzione (pensione estera);

    si tratta di cittadini disoccupati, disabili, care giver, o precedentemente occupati in lavori gravosi, i quali hanno perfezionato i requisiti anagrafici e amministrativi necessari per ottenere l’«Ape sociale»;

    si tratta di persone in età avanzata e in uno stato di disagio economico, perché non hanno altri redditi all’infuori del modesto pro-rataerogato dallo Stato estero dove hanno lavorato per pochi anni;

    l’Inps sostiene che l’incompatibilità del pro-rata estero con l’«Ape sociale» è stabilito dal comma 167 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, dove viene disposto che non possono ottenere l’Ape coloro che sono già titolari di un trattamento pensionistico diretto;

    nella circolare applicativa e interpretativa n. 100 del 2017 l’Inps ha stabilito che non possono conseguire l’«Ape» sociale i titolari di un trattamento pensionistico diretto conseguito in Italia o all’estero e che ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva minima (dei 30/36 anni) richiesta per l’accesso al beneficio non possono essere totalizzati i periodi assicurativi maturati in Paesi dell’Unione europea, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia;

    se da una parte è logico e comprensibile introdurre l’incompatibilità dell’«Ape sociale» con un trattamento pensionistico diretto italiano, sembra invece all’interrogante ingiusto, illogico e incongruente negare l’«Ape sociale» a coloro i quali soddisfano tutti i requisiti e le condizioni richiesti, ma sono titolari di una prestazione estera di poche decine di euro (giova ricordare che la prestazione estera è inevitabilmente modesta, perché gli interessati hanno lavorato tutta una vita in Italia – dai 30 ai 36 anni);

    nella scorsa legislatura il Governo pro tempore, in risposta a specifiche interrogazioni su questa problematica, aveva fatta salva la possibilità di assumere una posizione più aperta una volta superata la fase di prima applicazione della nuova normativa, al fine di favorire, nelle ulteriori fasi di monitoraggio, l’ingresso di potenziali beneficiari con contribuzione e prestazioni estere, valutando la possibilità di consentire il perfezionamento sia del requisito contributivo minimo per l’«Ape sociale» totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, sia il cumulo di una prestazione estera con l’«Ape sociale» –:

    se il Ministro interrogato intenda valutare l’adozione di iniziative affinché l’Inps modifichi l’interpretazione restrittiva esposta nella circolare n. 100 del 16 giugno 2017, consentendo il cumulo dell’«Ape sociale» con una prestazione estera per venire incontro alle umane e disperate esigenze di centinaia di cittadini italiani residenti in Italia i quali possiedono i requisiti per perfezionare il diritto all’«Ape sociale» ma ne sono esclusi a causa di una valutazione molto restrittiva dello stesso Inps;

    se non ritenga opportuno e giusto adottare iniziative per consentire la totalizzazione dei contributi italiani ed esteri ai fini del perfezionamento contributivo minimo richiesto dalla normativa sull’«Ape sociale», in modo tale da attenersi a quanto disposto in materia di perfezionamento dei diritti previdenziali da tutte le convenzioni bilaterali e multilaterali di sicurezza sociale stipulate dall’Italia.
    (5-02483)

  2. Grazie per la tua segnalazione, Elena Schwarzer.
    E’ deprimente che a distanza di 5 anni ormai, il Ministero del Lavoro non sia ancora intervenuto a sanare questa ingiustizia.

  3. Scusate ma siamo sicuri che i 3 mesi che dovevano (visto che dal 2022 non esiste più tale condizione) trascorrere dalla fine della naspi riguardi chi ha una disoccupazione di 24 mesi, e siamo sicuri che esista la condizione che bisogna avere 24 mesi di disoccupazione per accedere all’ape sociale. La condizione che ovunque riportano (parlo di svariate fonti, e non poche) e’ che bisogna aver terminato la naspi, non compare da nessuna parte che bisogna essere disoccupati da almeno 24 mesi, come si evince da quanto da Voi scritto in riferimento ai disoccupati. E’ vero che non sempre la maggioranza ha ragione, ma probabilmente, forse, si. Grazie

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