Abbonati
In evidenza

Wealth tax nel mondo: quali Paesi la applicano

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale
7 min di lettura
In sintesi

Quali paesi applicano ancora la wealth tax 2026 e cosa rischia chi trasferisce la residenza dall'Italia: guida Spagna, Norvegia, Svizzera.

Spagna, Norvegia, Svizzera e Colombia sono tra i pochi paesi OCSE con un’imposta patrimoniale ricorrente nel 2026. Analizziamo aliquote, soglie e cosa cambia per chi trasferisce la residenza dall’Italia.


Nel 2026 solo un numero ristretto di paesi OCSE applica ancora un’imposta patrimoniale ricorrente sul netto: Spagna, Norvegia, Svizzera e Colombia. La maggior parte degli Stati europei ha abolito la wealth tax tra gli anni ’90 e i 2000 (Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Austria).

L’Italia non prevede una vera imposta sul patrimonio complessivo, ma tassa separatamente il patrimonio estero dei residenti tramite IVIE e IVAFE. Per chi valuta il trasferimento della residenza fiscale in uno di questi paesi, la wealth tax si somma alla normale imposizione sui redditi e deve essere valutata insieme al regime di residenza, alla base imponibile (patrimonio mondiale o solo locale) e all’eventuale tassazione in uscita sulle plusvalenze latenti. La scelta del paese, e in alcuni casi della singola regione o cantone, incide in modo significativo sul carico fiscale complessivo.

Wealth-tax-nel-mondo-quali-Paesi-applicano-infografica

Perché l’Italia non ha una vera imposta sul patrimonio

In Italia non esiste un’imposta patrimoniale generale e ricorrente sul patrimonio netto complessivo delle persone fisiche, sul modello di quella applicata in Spagna, Norvegia o Svizzera. Il sistema tributario italiano tassa il patrimonio solo in forma frammentata: IMU sugli immobili, imposta di bollo sui conti titoli, IVIE e IVAFE sulle attività detenute all’estero. Non esiste una base imponibile unica costituita dal patrimonio netto mondiale del contribuente, calcolata annualmente e sottoposta a un’aliquota progressiva. Questa assenza non è casuale: proposte di introdurre una patrimoniale generale sono state discusse più volte nel dibattito politico italiano, senza mai tradursi in una norma organica.

Per un residente fiscale italiano che possiede attività all’estero, la componente più vicina a una wealth tax è quella su IVIE e IVAFE, imposte patrimoniali settoriali che colpiscono rispettivamente gli immobili esteri e le attività finanziarie estere, non l’intero patrimonio del contribuente.

Le due imposte operano infatti con la stessa logica: colpiscono solo la componente estera del patrimonio, non quella italiana. IVIE si applica agli immobili esteri con aliquota 1,06% sul valore dell’immobile (art. 19, comma 15, D.L. n. 201/2011, come modificato dall’art. 1, comma 91, L. n. 213/2023, in vigore dal periodo d’imposta 2024). IVAFE si applica alle attività finanziarie estere con aliquota 0,2%, elevata allo 0,4% per gli Stati a fiscalità privilegiata. Un immobile o un conto corrente detenuto in Italia non genera alcun obbligo patrimoniale ulteriore rispetto a IMU e imposta di bollo. Questa architettura frammentata, per componente e solo estera, è l’esatto opposto della logica delle wealth tax analizzate di seguito: un’unica imposta annuale sul patrimonio netto complessivo, indipendentemente dalla sua localizzazione geografica.

I paesi che applicano una wealth tax nel 2026

Nel 2026 solo un numero ristretto di paesi OCSE applica ancora un’imposta ricorrente sul patrimonio netto complessivo. La maggior parte degli Stati europei l’ha abolita tra gli anni ’90 e i primi 2000: tra questi Francia, Germania, Svezia, Danimarca e Austria. Restano attivi, con meccanismi molto diversi tra loro, i regimi di Spagna, Norvegia, Svizzera e Colombia. I dati riportati in questa sezione derivano da fonti di settore concordanti, non da fonti normative primarie verificate direttamente: per questo motivo le cifre più fini, in particolare sui singoli cantoni svizzeri, vanno intese come indicative e verificate caso per caso in sede di consulenza.

Spagna: Impuesto sobre el Patrimonio e Solidarity Tax

La Spagna applica due imposte patrimoniali sovrapposte. L’Impuesto sobre el Patrimonio (IP), disciplinato dalla Ley 19/1991, è un’imposta regionale annuale sul patrimonio netto al 31 dicembre, con aliquote progressive indicativamente comprese tra lo 0,2% e il 3,5%. È prevista un’esenzione generale di € 700.000 per persona, più un’esenzione aggiuntiva fino a € 300.000 per l’abitazione principale. Ogni Comunidad Autónoma può fissare una propria scala di aliquote o applicare una bonifica regionale del 100%, come avviene a Madrid, Andalusia, Cantabria, La Rioja, Estremadura e Murcia, dove l’imposta regionale risulta di fatto azzerata. I residenti fiscali spagnoli sono tassati sul patrimonio mondiale; i non residenti solo su quello situato in Spagna.

Dal 2022 si affianca all’IP l’Impuesto Temporal de Solidaridad de las Grandes Fortunas (ITSGF), introdotto dalla Ley 38/2022 e reso permanente dal 2025. Si tratta di un’imposta nazionale che si applica al patrimonio netto oltre € 3.000.000, con aliquote progressive del 1,7% tra €3 e 5,35 milioni, 2,1% tra €5,35 e 10,7 milioni, 3,5% oltre €10,7 milioni. Il meccanismo è pensato proprio per neutralizzare le bonifiche regionali: l’imposta IP eventualmente già versata a livello regionale viene creditata contro l’ITSGF, evitando la doppia imposizione sullo stesso patrimonio, ma dove la bonifica regionale azzera l’IP (come a Madrid), il credito è pari a zero e l’ITSGF si applica per intero. Un contribuente ad alto patrimonio non sfugge quindi alla tassazione scegliendo la regione più favorevole: sposta solo il livello a cui l’imposta viene applicata. Paesi Baschi e Navarra adottano regimi forali separati, non coperti da questa trattazione.

Norvegia: Formuesskatt

La Norvegia applica il Formuesskatt, un’imposta annuale sul patrimonio netto mondiale dei residenti fiscali. La soglia di esenzione per il 2026 è NOK 1.900.000 per persona, raddoppiata per le coppie coniugate (NOK 3.800.000). L’aliquota complessiva, ripartita tra quota comunale e quota statale, è pari all’1,0% sul patrimonio compreso tra la soglia e NOK 21.500.000, e al 1,1% oltre questa cifra; le fonti consultate non concordano in modo puntuale sulla composizione esatta dello scaglione superiore, elemento da verificare caso per caso. La valorizzazione degli asset non è uniforme: l’abitazione principale è valutata al 25% del valore di mercato, riducendo l’aliquota effettiva a circa lo 0,25%, mentre seconde case e depositi bancari sono valutati al 100%. Il punto più critico riguarda le partecipazioni in società non quotate, il cui valore imponibile è stato portato dal 65% storico al 100% del valore di mercato con la riforma del 2022-2023: secondo le fonti consultate, questo cambiamento è tra le cause dirette dell’emigrazione di imprenditori norvegesi verso cantoni svizzeri a fiscalità favorevole, in particolare Zug.

Svizzera: Vermögenssteuer cantonale

La Svizzera non prevede alcuna wealth tax a livello federale. L’imposta sul patrimonio, la Vermögenssteuer, è di competenza esclusiva dei 26 cantoni, ciascuno con propria soglia di esenzione, propria scala di aliquote e proprio meccanismo di calcolo. Il risultato è un’aliquota effettiva molto variabile, indicativamente compresa in un range dallo 0,1% a poco oltre l’1% a seconda del cantone e del livello di patrimonio. Cantoni come Zug e Nidwalden si collocano storicamente ai livelli più bassi, con aliquote effettive che le fonti consultate stimano tra lo 0,1% e lo 0,3%; cantoni come Ginevra, Vaud e Neuchâtel applicano invece regimi più onerosi, con stime che nelle diverse fonti oscillano tra lo 0,3% e oltre l’1% ai livelli più alti di patrimonio. Su questo punto le fonti disponibili divergono in modo significativo cantone per cantone, al punto da non consentire di indicare una cifra puntuale affidabile senza verifica diretta presso l’amministrazione cantonale interessata. Le soglie di esenzione sono comunque nettamente più basse rispetto a Spagna e Norvegia, in alcuni casi limitate a poche decine di migliaia di franchi.

Colombia: imposta permanente e novità corporate 2026

La Colombia applica un Impuesto al Patrimonio permanente per le persone fisiche, con aliquote marginali dello 0,5%, 1,0% e 1,5% sul patrimonio netto eccedente 72.000 UVT. Nel 2026 si aggiunge una misura distinta: il Decreto Legislativo 0173 del 24 febbraio 2026, emesso nel quadro dello stato di emergenza economica, sociale ed ecologica dichiarato per i danni climatici in diversi dipartimenti colombiani, introduce un’imposta patrimoniale temporanea a carico delle sole persone giuridiche e società di fatto dichiaranti l’imposta sui redditi colombiana, nazionali ed estere, sul patrimonio posseduto in Colombia. Si applica a chi detiene, al 1° marzo 2026, un patrimonio liquido fiscale pari o superiore a 200.000 UVT (circa COP 10,47 miliardi, equivalenti a circa USD 2,7 milioni), con aliquota 0,5% generale e 1,6% per i settori finanziario, assicurativo, riassicurativo ed estrattivo. La misura vale esclusivamente per l’anno 2026, con versamento in due rate. Non riguarda le persone fisiche, ma è rilevante per chi struttura la propria posizione patrimoniale colombiana tramite una società.

Paesi Bassi: Box 3, un caso limite

Il Box 3 olandese non è formalmente un’imposta patrimoniale, ma un regime di tassazione del reddito da capitale che nella pratica produce un effetto molto simile a una wealth tax. Anziché tassare il rendimento effettivamente realizzato, il sistema applica un rendimento figurativo (deemed return) calcolato sul valore del patrimonio detenuto, indipendentemente dal risultato reale dell’investimento. Il rendimento figurativo è tassato all’aliquota flat del 36%, dopo un’esenzione personale di circa € 57.684. Il meccanismo è transitorio e resterà in vigore fino al 2027, quando è previsto il passaggio a una tassazione basata sul rendimento realmente conseguito. Per un contribuente con patrimonio elevato e rendimenti effettivi bassi, l’effetto pratico può avvicinarsi a quello di un’imposta patrimoniale vera e propria, perché l’imposta è dovuta anche in assenza di un guadagno reale corrispondente.

Paese Aliquota indicativa Soglia esenzione Base imponibile
Spagna (IP regionale) 0,2% – 3,5% €700.000 Mondiale (residenti)
Spagna (ITSGF) 1,7% – 3,5% €3.000.000 Mondiale (residenti)
Norvegia 1,0% – 1,1% NOK 1.900.000 Mondiale (residenti)
Svizzera (cantonale) 0,1% – 1% circa Variabile per cantone Mondiale (residenti)
Colombia (persone fisiche) 0,5% – 1,5% 72.000 UVT Da verificare per residenza
Paesi Bassi (Box 3) 36% su rendimento figurativo €57.684 Mondiale (residenti)

Cosa rischia chi trasferisce la residenza dall’Italia

Il passaggio da un sistema come quello italiano, privo di wealth tax generale, a uno dei regimi analizzati sopra non è un semplice cambio di aliquota: è un cambio di logica impositiva. Finché il contribuente resta fiscalmente residente in Italia, il patrimonio estero è colpito solo da IVIE e IVAFE, imposte settoriali a aliquota fissa. Una volta trasferita la residenza fiscale, per un trasferimento di residenza fiscale all’estero effettivo e non solo formale, il patrimonio mondiale del contribuente entra nella base imponibile della wealth tax del nuovo Stato, secondo la logica worldwide propria di Spagna, Norvegia e Paesi Bassi (Box 3), o della sola giurisdizione cantonale nel caso svizzero. Il salto non riguarda solo l’aliquota: cambia la base, cambia la periodicità, cambia la valorizzazione degli asset.

L’Italia non prevede alcuna forma di tassazione patrimoniale in uscita per le persone fisiche che trasferiscono la residenza all’estero: chi lascia l’Italia non deve nulla sul patrimonio già accumulato per il solo fatto del trasferimento. Non tutti i paesi di destinazione condividono questa impostazione. La Norvegia, in particolare, prevede secondo le fonti consultate una forma di tassazione in uscita sulle plusvalenze non ancora realizzate per chi emigra portando con sé partecipazioni societarie rilevanti: un meccanismo pensato per evitare che il trasferimento di residenza diventi uno strumento per sottrarre alla tassazione norvegese un valore maturato mentre il contribuente era ancora residente. Le fonti disponibili non convergono su una cifra puntuale e affidabile per l’aliquota applicata, ragione per cui il dato non viene qui riportato: chi valuta un trasferimento dalla Norvegia verso un altro paese, o verso l’Italia dopo un periodo di residenza norvegese con partecipazioni rilevanti, deve verificare puntualmente questo profilo prima di procedere.

Il primo anno di trasferimento è quello che espone al maggior rischio di errore. La residenza fiscale italiana si perde, ai fini interni, solo al ricorrere di determinate condizioni per la maggior parte del periodo d’imposta: non basta l’iscrizione all’AIRE se il centro degli interessi vitali resta di fatto in Italia. Le wealth tax estere, dal canto loro, fotografano il patrimonio a una data precisa, tipicamente il 31 dicembre dell’anno di riferimento, come previsto ad esempio per la Spagna. Un trasferimento perfezionato a metà anno può quindi produrre un doppio binario: residenza fiscale italiana ancora valida per la parte dell’anno trascorsa in Italia, e prima soggezione alla wealth tax estera già alla fine dello stesso anno solare, se la residenza nel nuovo Stato è stata acquisita prima del 31 dicembre. La sovrapposizione temporale tra i due sistemi non è automatica, ma va verificata caso per caso sulla base delle regole di residenza di entrambi i paesi.

Il caso più delicato si presenta quando, nell’anno di transizione, un asset resta ancora “di fonte italiana” agli occhi del fisco italiano mentre il nuovo Stato di residenza lo ha già incluso nella propria base imponibile patrimoniale. Un immobile o un conto corrente esteri già detenuti prima del trasferimento possono restare soggetti a IVIE e IVAFE per la frazione dell’anno di residenza italiana, e contemporaneamente rientrare nella wealth tax locale per l’intero anno solare, se quest’ultima non prevede un meccanismo di prorata. In questi casi soccorre solo in parte il credito d’imposta per le imposte patrimoniali pagate all’estero, che compensa la doppia imposizione entro certi limiti ma non sempre in modo integrale, soprattutto quando le due imposte hanno basi imponibili o periodi di riferimento diversi. Proprio per questo la pianificazione della data di trasferimento, e non solo del paese di destinazione, richiede una verifica puntuale del caso concreto in sede di consulenza dedicata al trasferimento di residenza.

Tabella decisionale: wealth tax per paese a confronto

Paese Base imponibile Tassazione in uscita Nota decisionale
Spagna Mondiale (residenti) Non rilevata Bonifica regionale non copre la Solidarity Tax oltre €3M
Norvegia Mondiale (residenti) Sì, su plusvalenze latenti in uscita (dettaglio da verificare) Critica per chi detiene partecipazioni rilevanti non quotate
Svizzera Mondiale (residenti), solo cantonale Non rilevata Scelta del cantone come leva legittima
Colombia Da verificare per residenza (PF); locale su base Colombia (corporate 2026) Non rilevata Novità corporate 2026 solo temporanea, non riguarda le persone fisiche
Paesi Bassi (Box 3) Mondiale (residenti) Non rilevata Regime transitorio fino al 2027, poi tassazione su rendimento reale

Tabella riepilogativa: wealth tax nel mondo, aliquote e soglie 2026

Di seguito una sintesi unica dei dati esposti in questo articolo, utile come riferimento rapido. I valori derivano da fonti di settore concordanti ma non verificate su fonte normativa primaria in questa sede: vanno considerati indicativi e soggetti a verifica puntuale, in particolare per la Svizzera cantonale e per l’aliquota dello scaglione superiore norvegese.

Paese Imposta Aliquota Soglia
Spagna IP + ITSGF 0,2% – 3,5% €700.000 / €3.000.000
Norvegia Formuesskatt 1,0% – 1,1% NOK 1.900.000
Svizzera Vermögenssteuer 0,1% – 1% (cantonale) Variabile per cantone
Colombia (PF) Impuesto al Patrimonio 0,5% – 1,5% 72.000 UVT
Colombia (corporate, solo 2026) Decreto 0173/2026 0,5% / 1,6% 200.000 UVT
Paesi Bassi Box 3 36% su rendimento figurativo €57.684

Consulenza fiscale online

Trasferimento di residenza e wealth tax estera: verifica prima di partire

La wealth tax del paese di destinazione fotografa il patrimonio a una data precisa, spesso diversa dal calendario fiscale italiano: senza una verifica puntuale, il rischio è una doppia imposizione sullo stesso valore patrimoniale nell’anno di transizione. Un’analisi personalizzata, condotta sui tuoi documenti, permette di pianificare la data di trasferimento e il credito d’imposta applicabile prima che l’operazione sia irreversibile.

Richiedi una consulenza →

Domande frequenti

Cosa succede alla wealth tax se mi trasferisco a metà anno?

Dipende dalla data di riferimento della wealth tax estera: in Spagna, ad esempio, il patrimonio è fotografato al 31 dicembre. Se la residenza fiscale spagnola risulta acquisita prima di quella data, il patrimonio mondiale può rientrare per intero nella base imponibile dell’anno, anche con pochi mesi di permanenza effettiva.

L’Italia ha un’exit tax sul patrimonio per le persone fisiche?

No, l’Italia non prevede alcuna tassazione patrimoniale in uscita per le persone fisiche che trasferiscono la residenza all’estero. Non tutti i paesi di destinazione condividono questa impostazione: la Norvegia, ad esempio, prevede una forma di tassazione sulle plusvalenze non realizzate per chi emigra con partecipazioni rilevanti.

Il Box 3 olandese è una wealth tax?

Non formalmente. Il Box 3 tassa un rendimento figurativo calcolato sul patrimonio, non il patrimonio stesso, con aliquota flat del 36% dopo un’esenzione di circa €57.684. Nella pratica, per patrimoni elevati con rendimenti reali bassi, l’effetto si avvicina a quello di una wealth tax vera e propria.

Perché gli imprenditori norvegesi si trasferiscono in Svizzera?

La riforma 2022-2023 ha portato la valorizzazione delle partecipazioni non quotate norvegesi dal 65% al 100% del valore di mercato, aumentando in modo sostanziale il carico della Formuesskatt per chi detiene società operative. La Svizzera, priva di wealth tax federale e con cantoni a fiscalità più contenuta come Zug, è una delle destinazioni più citate in questo tipo di trasferimento.

Un italiano che si trasferisce paga sia IVIE/IVAFE sia la wealth tax estera?

Nell’anno di transizione è possibile una sovrapposizione: un asset può restare soggetto a IVIE o IVAFE per la frazione di anno di residenza italiana e rientrare per intero nella wealth tax estera. Il credito d’imposta per le imposte patrimoniali pagate all’estero attenua ma non sempre assorbe integralmente questa doppia imposizione.

Dott. Federico Migliorini
Commercialista | Fiscalità Internazionale

Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Firenze, Tax Advisor e Revisore Legale. Specializzato in Fiscalità Internazionale, aiuto imprenditori e professionisti nella pianificazione fiscale strategica. La gestione delle convenzioni internazionali e i processi di internazionalizzazione d’impresa sono il cuore della mia attività quotidiana. Se hai un dubbio o una questione da risolvere, contattami, troverò le risposte. Richiedi una consulenza personalizzata con me.

Richiedi la tua consulenza fiscale

Risposta entro 24 ore lavorative · Dati protetti

Qual è il tuo profilo fiscale?

Scegli per personalizzare la consulenza.

Descrivi brevemente la tua situazione

Più dettagli ci dai, più la nostra risposta sarà mirata. Bastano 2-3 frasi.

Come ti contattiamo?

Solo nome ed email sono obbligatori. Il telefono velocizza la risposta.

Conferma e invia

Controlla i dati e invia la richiesta. Ti rispondiamo entro 24 ore lavorative.