Recesso del socio di società di persone: guida

91
6612

Qual’è la disciplina del Recesso del Socio di società di persone? Come viene determinata la propria quota di liquidazione? Vediamone la disciplina civilistica, fiscale e gli aspetti contabili utili quando si vuole applicare la disciplina del Recesso in società di persone.

Il Recesso del Socio di società di persone genera il diritto a percepire una somma di danaro che rappresenti il valore della quota posseduta.

A fronte del diritto di Recesso del Socio conseguono adempimenti civilistici e riflessi contabili.

In particolare, l’importo corrisposto al socio in occasione del recesso può risultare costituito da due componenti:

  • Rimborso della quota capitale. Spetta in proporzione alla quota di partecipazione detenuta nella società. Prevede il rimborso della quota di capitale sociale versato e la distribuzione delle riserve. Sia di utili che di capitale;
  • Differenza da recesso. Dovuta dal riconoscimento dell’eventuale maggior valore economico del complesso aziendale alla data dello scioglimento del rapporto sociale, rispetto ai valori contabili del patrimonio.

Vediamo, quindi, le disposizioni del codice civile del TUIR per quanto riguarda il recesso del socio da società di persone.

Cominciamo!


Recesso del Socio da società di persone: il codice civile

Il recesso del socio dalle società di persone (articolo 2285 cc) rientra tra i casi di scioglimento singolo del rapporto societario.

Questo significa che il rapporto che si scioglie è solo quello tra un singolo socio e la società stessa.

Di fatto, ogni socio che desideri svincolarsi da una società semplice, in nome collettivo e in accomandita semplice può farlo liberamente ma:

  •  Con preavviso (se la società è stata costituita a tempo indeterminato);
  • Convenzionalmente (nei casi e nei modi  previsti dall’accordo societario) e
  • Per giusta causa (nelle società a tempo determinato).

Sul tema la Cassazione, con Ordinanza n. 17154/2017 ha fornito alcune interessati precisazioni. In particolare:

“Il socio di società di persone, in caso di recesso o cessione della quota, è responsabile per le tutte le obbligazioni sociali, e perciò anche tributarie, esistenti al giorno dello scioglimento del rapporto sociale (arti. 2290, 2291, 2269, 2267 e 2300 c. c.), sicché la sua responsabilità è diretta ancorché sussidiaria ex articolo 2304 cc” 

Cassazione, Ordinanza n. 17154/2017

Recesso nell’articolo 2285 del codice civile

Entrando nel dettaglio di questa disciplina analizziamo cosa prevede l’articolo 2285 del codice civile in tema di Recesso del Socio di società di persone.

In particolare viene precisato che:

  1. Ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci;
  2. Può inoltre recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa;
  3. Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi.

In pratica un socio di società di persone (come ad esempio di una SNC o di un SAS) può decidere di recedere dalla società quando lo desidera. Questo se la società è contratta a tempo indeterminato. Nel caso occorre una comunicazione di preavviso di almeno tre mesi.

In tutti gli altri altri casi per esercitare il diritto di recesso occorre che vi siano specifiche casistiche individuate nel contratto sociale, oppure in caso di giusta causa.

Nullo il patto di rinuncia al diritto di recesso

Deve essere considerato nullo l’accordo che stabilisce che il socio possa rinunciare preventivamente al diritto di recesso nelle ipotesi dell’articolo 2285 del codice civile.

Sono per contro modificabili contrattualmente le modalità relative all’esercizio del diritto. Come ad esempio la durata del termine di preavviso, a condizione che queste non comportino in pratica una soppressione della difesa del socio.

La ratio del Diritto di Recesso del Socio

La norma media quindi fra due esigenze:

  1. Da un lato si vuole tutelare la libertà individuale. Si consente di limitare il vincolo contrattuale e nel contempo garantire la libertà di iniziativa economica come rinuncia ad una attività economica già intrapresa con altri;
  2. Dall’altra si vuole assicurare stabilità all’assetto societario. Si vuole evitare che il soggetto possa arbitrariamente e pretestuosamente ritirarsi dalla compagine sociale, compromettendone il raggiungimento delle finalità o la stessa esistenza.

Conseguenza del recesso è, infatti, la liquidazione delle quota al socio uscente. Tale quota, necessariamente, si traduce in un esborso finanziario che è tanto più elevato, quanto più consistente l’entità della partecipazione.


Recesso del Socio da società di persone: tipologie di recesso

Stante quanto detto sinora è necessario andare ad analizzare in dettaglio le due tipologie di recesso del socio dal società di persone. Mi riferisco al:

  • Recessoad nutum” di cui all’articolo 2285 comma 1 del codice civile;
  • Recesso per giusta causa di cui all’articolo 2285 comma 2 del codice civile.

Vediamo queste due casistiche di Recesso del Socio da società di persone in dettaglio.

Recesso “ad nutum” | Art. 2285 co.1 cc

Quando la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci ogni socio può recedere dalla società.

Il recesso avviene comunicando la propria volontà di recedere agli altri soci con preavviso di almeno tre mesi.

In questi casi il recesso è subordinato al solo onere di preavviso, per il quale, peraltro, non è richiesta alcuna forma particolare. Potendo ciò desumersi anche da comportamento concludente conseguente a dichiarazione verbale.

Va inoltre ricordato che, decorso il termine di durata della società, può verificarsi l’ipotesi di proroga tacita (ossia in assenza di modificazione espressa del contratto sociale).

In tale ipotesi (prevista dall’articolo 2273 c.c.: “la società è tacitamente prorogata a tempo indeterminato quando, decorso il tempo per cui fu contratta, i soci continuano a compiere le operazioni sociali”) la società stessa subisce la modifica in società a tempo indeterminato, anche in tal caso con le relative conseguenze in ordine al diritto di recesso.

Anzi, ancor più esplicito è l’articolo 2307 c.c., ai sensi del quale “in caso di proroga tacita ciascun socio può sempre recedere dalla società, dando preavviso a norma dell’art. 2285”.

Recesso per giusta causa | Art. 2285 co. 2 cc

In ordine al recesso per giusta causa, è stato affermato che la facoltà “va necessariamente ricondotta alla altrui violazione di obblighi contrattuali, ovvero alla violazione dei doveri di fedeltà, lealtà, diligenza o correttezza inerenti alla natura fiduciaria del rapporto sottostante”.

Oltre a ciò, va ricordato che il diritto compete ex lege anche al socio che:

  • Non ha concorso alla decisione di trasformazione in società di capitali (articolo 2500‐ter c.c.);
  • Al socio che non abbia acconsentito alla fusione (articolo 2502 c.c.) e
  • Nelle ipotesi dettate dall’articolo 2497‐quater per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.

Sempre in ordine alle cause di recesso, ricordo che esso spetta anche nei casi previsti nel contratto sociale.

In tale ambito, si è affermato:

è legittimo prevedere nei patti sociali di società di persone una clausola che ammette, ed eventualmente disciplina, il recesso parziale”.

Quanto alla dichiarazione di recesso, essa è un atto unilaterale recettizio costituita da una manifestazione di volontà. Non ha carattere formale e può risultare anche da comportamento concludente.


Liquidazione della quota del socio receduto

L’articolo 2289, poi, dettato per ogni caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio (morte, recesso, esclusione) detta le regole per la liquidazione della quota del socio recedente.

In particolare, viene previsto quanto segue:

  1. Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota;
  2. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento;
  3. Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime;
  4. Salvo quanto è disposto nell’articolo 2270, il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto.

Al socio recedente, quindi, spetta una somma di denaro che rappresenti il valore della quota.

Il socio receduto, in primis, non ha dunque diritto alla restituzione dei beni conferiti, nemmeno se i beni furono conferiti in godimento.

Il socio che recede non può mai ottenere indietro eventuali conferimenti effettuati in società, ma soltanto una quota in denaro.

Ad esempio il recesso di un socio che aveva conferito un macchinario in società, non può prevedere la restituzione del macchinario al socio. Stessa cosa per qualsiasi tipo di conferimento.

In secondo luogo, quanto alla liquidazione della quota, la stessa è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento: si tratta di un c.d. bilancio straordinario.

Adempimenti degli amministratori: il bilancio straordinario

E’ compito degli amministratori redigere un bilancio straordinario della società alla data di liquidazione del socio.

Questo bilancio, redatto a valori correnti, è di fondamentale importanza perché determina il valore della società. Questi, infatti, è la base per determinare il valore della quota del socio.

In tutte le fattispecie di recesso, infatti, è di fondamentale importanza che il socio che recede possa verificare l’operato degli amministratori nella predisposizione della quota di liquidazione.

Il consiglio che posso darti, se sei un socio che sta recedendo dalla società, è di farti assistere da un tuo Commercialista di fiducia. In questo modo potrai verificare l’operato degli amministratori nella determinazione della tua quota di liquidazione.

Non lasciare che questa quota sia determinata forfettariamente, ma è un tuo diritto ottenere il valore della quota spettante in relazione al valore economico della società.

Molto spesso ci si dimentica questo aspetto (o addirittura non lo si conosce) e si finisce per accettare quote di liquidazione molto diverse da quelle che per legge sono previste.

Se firmi un accordo con la società assicurati di averlo fatto tutelando al massimo i tuoi interessi. Per questo devi avere al tuo fianco un professionista.

Il pagamento della quota di liquidazione del socio

L’ultima fase della procedura di liquidazione della quota del socio è il pagamento.

L’importo della quota spettante al socio deve essere liquidato dalla società nel termine massimo di 6 mesi dal giorno in cui il recesso si verifica.

Che cosa accade se il valore della quota non viene liquidato?

Il relativo credito del socio è un credito di valuta, avendo fin dall’origine ad oggetto una somma di denaro.

Tuttavia la svalutazione monetaria assume rilievo solo qualora, non essendo avvenuto il pagamento entro i sei mesi, diventino applicabili i principi sul risarcimento del danno conseguenti alla mora del debitore.


Recesso del socio da società di persone: il registro delle imprese

Il recesso del socio da società di persone rappresenta una modifica del contratto sociale. Questo significa che tale variazione prevede precisi obblighi pubblicitari.

Gli amministratori della società, infatti, sono tenuti a comunicare l’avvenuto recesso al Registro delle Imprese della Camera di Commercio.

Solitamente, è compito degli amministratori effettuare questa comunicazione. Questa comunicazione è fondamentale per il socio receduto.

Come abbiamo visto in precedenza il socio che recede rimane obbligato in solido per tutti i debiti precedenti al suo recesso. Ebbene, fino a quando non avviene l’iscrizione del recesso nel Registro delle Imprese, il socio per i terzi rimane responsabile per le obbligazioni sociali.

In effetti, poiché la modifica del contratto sociale può avvenire successivamente all’esercizio del recesso e l’exit del socio non è opponibile ai terzi senza che esso sia stato iscritto nel Registro delle imprese. A meno che si provi che i terzi ne erano a conoscenza: art. 2300, comma 3, cc.

Nella pratica professionale posso assicurarti che ci sono tempi medio lunghi prima che le società di persone comunichino il recesso del socio. Naturalmente, hanno i loro motivi per farlo.

Se tu sei il socio receduto, invece, questa situazione non va molto bene. Vediamo, in che modo puoi difenderti.

La comunicazione al Registro Imprese del socio receduto

Per prassi è ammissibile che l’evento del recesso sia comunicato al Registro Imprese da parte dello stesso socio receduto (e non dalla società).

Questa situazione potrebbe verificarsi qualora il socio, pur avendo dato comunicazione di recesso, non venga convocato per la redazione dell’atto modificativo.

In attesa della modifica del contratto sociale della relativa iscrizione nel Registro delle imprese, può certamente corrispondere all’interesse del socio receduto l’iscrizione nel Registro delle imprese del proprio recesso.

Soltanto una volta avvenuta l’iscrizione nel registro cessano per il socio receduto le responsabilità per i debiti societari pregressi.


Recesso del Socio da società di persone: aspetti contabili

Ai fini della liquidazione della quota del socio receduto occorre prendere a base la situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.

In pratica si tratta di redigere un bilancio straordinario, che deve esprimere la valutazione della società a valori correnti, tenendo conto dell’avviamento.

Il contratto sociale può, peraltro, derogare alle suddette disposizioni. Potrà, per esempio, prevedersi che la liquidazione della quota avvenga in base all’ultimo bilancio approvato o mediante attribuzione di beni sociali, ma parrebbero non ammissibili clausole che impongano la liquidazione della quota al valore nominale della stessa.

Recesso del Socio d’opera

Quanto al socio d’opera, anch’egli ha diritto ad una somma di denaro che ne rappresenti il valore, rapportato alla situazione del Patrimonio sociale netto nel giorno in cui si verifica il recesso, con la sola differenza, rispetto al socio capitalista, che questi ha diritto anche al rimborso del proprio conferimento.

Ossia ad una quota del capitale, che al socio d’opera, in ragione della specificità del suo apporto ovviamente, non spetta.

Liquidazione della quota con valore negativo

Può inoltre accadere che la liquidazione della quota assuma valore negativo.

In tal caso al socio (illimitatamente responsabile) la società non potrà chiedere di effettuare versamenti in proporzione per coprire le relative perdite. In quanto la possibilità non è contemplata dalla norma; parrebbe però possibile, per la società e i soci superstiti, compiere atti conservativi sul patrimonio del socio uscente.


Recesso del Socio da società di persone: disciplina fiscale

L’Agenzia delle Entrate, con la R.M. n.64/E/08, ha affermato che l’importo spettante al socio recedente, corrispondente ad una frazione del capitale economico della società, risulta solitamente superiore al valore della corrispondente quota del Patrimonio netto contabile.

Inoltre, viene indicato che tale differenza, generalmente definita “differenza da recesso”, può derivare dall’esistenza di plusvalenze latenti sui beni dell’attivo, da valori di avviamento e dalla quota parte degli utili in corso di maturazione alla data del recesso.

In sintesi, l’importo corrisposto al socio in occasione del recesso risulta costituito da due componenti:

Rimborso della quota capitale

A seguito della liquidazione della quota detenuta dal socio uscente, la società procederà quindi per la parte afferente al rimborso del valore nominale della partecipazione all’annullamento della quota di Capitale sociale detenuta dal socio e alla corrispondente riduzione delle eventuali riserve, sia di utili che di capitale, spettanti al socio.

Tali operazioni, di natura esclusivamente patrimoniale, non avranno alcuna rilevanza sulla determinazione del reddito imponibile della società.

Differenza da recesso

Tale importo concretizza, a parere dell’Agenzia, un componente negativo rilevante ai fini della determinazione del reddito della società.

Occorre, infatti considerare che tale differenza, come detto, origina da plusvalenze latenti del complesso aziendale, che rimangono implicite nel patrimonio sociale anche dopo il recesso dei socio.

In particolare, secondo la risoluzione:

  • Le plusvalenze implicite nel patrimonio e l’avviamento (derivante dalla effettiva valorizzazione economica della società rispetto ai valori storici indicati in bilancio), quando realizzati, costituiranno componenti positivi di reddito e saranno assoggettati a tassazione, in base al principio di trasparenza, in capo ai soci superstiti;
  • L’utile in corso di formazione alla data del recesso, unitamente a quelli conseguiti nella restante parte dell’esercizio, saranno invece, tassati per trasparenza in capo ai soci superstiti alla fine dell’esercizio stesso.

Considerato che l’importo liquidato al socio, per la parte che eccede il costo fiscale della partecipazione, costituisce in capo allo stesso reddito imponibile, al fine di evitare una doppia tassazione sullo stesso reddito, una prima volta in capo al socio recedente e successivamente in capo ai soci restanti, si ritiene che la “differenza da recesso” sia deducibile in capo alla società nell’esercizio in cui sorge il diritto alla liquidazione della quota

Trattamento fiscale della quota del socio receduto

L’articolo 20‐bis del DPR n. 917/86 stabilisce, infatti, che:

ai fini della determinazione dei redditi di partecipazione compresi nelle somme attribuite o nei beni assegnati ai soci o agli eredi, di cui all’art. 17, co. 1, lett. l), del DPR n. 917/86 (e cioè redditi compresi nelle somme e valori attribuiti al socio in sede di recesso), valgono, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 47, co. 7, indipendentemente dall’applicabilità della tassazione separata

Essa qualifica, quindi, quali “redditi da partecipazione” e pertanto redditi d’impresa (quantomeno nell’ipotesi in cui si receda da società di persone commerciali.

Diversamente, in ipotesi di recesso da società semplici, il reddito che ne potrebbe eventualmente derivare sarebbe qualificabile nella categoria dei redditi diversi. Oppure nella categoria dei redditi rivenienti dall’esercizio di arti e professioni.

I redditi compresi nelle somme attribuite o nel valore normale dei beni assegnati ai soci delle società di persone nei casi di recesso, esclusione e riduzione del capitale devono fare riferimento, nel contempo, ai soli fini della determinazione del reddito da assoggettare a tassazione, alle regole dettate dal Legislatore per gli utili derivanti dalla partecipazione in società di capitale dall’articolo 47, comma 7, del DPR n. 917/86.

Importo da assoggettare a tassazione

Tale ultima disposizione definisce le modalità da seguire per determinare l’importo da assoggettare a tassazione in capo al socio recedente.

A tal fine vanno poste a raffronto:

  • Le somme o il valore normale dei beni riconosciuti al socio per effetto del recesso;
  • Il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione detenuta dal socio medesimo.

La differenza positiva risultante da tale raffronto, derivando dalla partecipazione in una società di persone, assume natura di reddito d’impresa. Come tale deve essere tassata in capo al socio uscente secondo il generale principio di competenza che sottende alla determinazione di tale reddito.

Quantomeno nell’ipotesi in cui si receda da società di persone commerciali. Diversamente, in ipotesi di recesso da società semplici, il reddito che ne potrebbe eventualmente derivare sarebbe tassabile per cassa.

Qualora tra la data di costituzione della società e la comunicazione del recesso da parte del socio siano trascorsi più di cinque anni, inoltre, tali redditi saranno assoggettati a tassazione separata, in applicazione della disposizione contenuta nell’articolo 17, comma 1, lettera  l) del DPR n. 917/86. Salvo che il contribuente non opti per la tassazione ordinaria.


Recesso del Socio da Società di Persone: conclusioni

In questo articolo ho deciso di mettere a tua disposizione tutta la mia esperienza sul campo in questo argomento.

Molto spesso mi è capitato di essere il consulente di soci che hanno decido di recedere da società di persone. Nel momento in cui un socio decide di lasciare una società, significa che i rapporti si sono nel tempo “erosi”.

Questo aspetto, inevitabilmente, si acuisce nel momento in cui viene comunicata alla società la volontà di andarsene e di ottenere la propria quota di liquidazione.

Nelle piccole società, specialmente con ristretta compagine societaria una “notizia” come questa può portare a conseguenze importanti. Pensa al recesso di un socio in una SNC composta da due fratelli. In questo caso il recesso comporta anche la trasformazione della società in ditta individuale oppure la necessita di far entrare un nuovo socio.

Si tratta di situazioni delicate e per questo ti invito a non affrontarle da solo se non hai esperienza. Il mio consiglio è quello di affidarti ad un dottore Commercialista esperto. Solo in questo modo potrai essere coperto da eventuali rischi o problematiche che possono verificarsi.

Ti assicuro che questa procedura può rivelarsi più complessa di quello che tu possa credere.

Se hai bisogno di aiuto, contattami!

91 COMMENTS

  1. Salve Alessio, in una situazione come quella che descrive il consiglio che posso darle è quello di rivolgersi ad un legale per verificare se è possibile fare qualche azione nei confronto degli altri soci.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here