quota 97

Con l’insediamento del nuovo Governo, l’attesa della riforma delle pensioni è diventata sempre più avvertita. E’ proprio di questa settimane la nota dei sindacati al Governo per esortarli ad intervenire al più presto. Sono ormai mesi che si discute sui cambiamenti che dovranno essere introdotti. Soprattutto dopo l’abbandono del sistema della quota 100, il Governo sembra a lavoro alla ricerca di un’alternativa che possa coniugare esigenze di efficienza nell’organizzazione della spesa pubblica e necessità di tutela dei lavoratori, in specie per ciò che attiene al settore dei lavori usuranti. La Quota 97, prevede la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni di età e 35 anni di contributi, fino ad arrivare alla pensione di vecchiaia. Questo significa che dai 62 ai 66 anni (l’età per la pensione di vecchiaia è fissata oggi a 67 anni) si può andare in pensione a patto che si abbiano almeno 35 anni di contributi.

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A ciò si aggiunge la necessità di mantenere un equilibrio di bilancio precario, in vista di aprile quando dovrà esser presentato alla Commissione Europea il Recovery Plan.

L’accesso alle risorse del Recovery Fund è subordinato ad un’adeguata presentazione, dove l’Italia dovrà dimostrare di far fronte agli “squilibri eccessivi” nella gestione finanziaria dimostrando negli anni che si stanno attenendo a quanto stabilito dal piano.


Pensione anticipata e quota 100

Quando si parla Pensione Anticipata (rispetto alla quale la quota 97 dovrebbe essere una nuova tipologia di questo ampio genus), si intende il trattamento pensionistico erogato nei confronti dei lavoratori iscritti:

  • all’assicurazione generale obbligatoria,
  • alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, ossia gli artigiani, commercianti e coltivatori diretti, ai fondi sostitutivi, esonerativi ed esclusivi della stessa nonché agli iscritti presso la gestione separata dell’INPS.

Come si accede alla pensione anticipata?

Le modalità di accesso alla pensione anticipata ad oggi sono molteplici, senza contare gli esperimenti effettuati negli ultimi anni come per la quota 100.

Secondo la generale disciplina ad oggi vigente sul punto, si può andare in pensione anticipata se si è in possesso dei seguenti requisiti:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • con una finestra di attesa pari a 3 mesi.

Tuttavia, sussistono altri istituti che consentono di lasciare precocemente la propria sede di lavoro in considerazione di alcuni presupposti. A tal proposito ricordiamo la pensione per i lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate è possibile ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi. In tal senso il lavoratore dovrà dimostrare di:

  • aver versato almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro prima del 19° anno di età
  • appartenere o alle categorie degli addetti ai lavori usuranti e notturni, o alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale.

Quota 100

La quota 100, che presumibilmente verrà sostituita dalla quota 97, consiste in un’operazione di accesso anticipato alla pensioni ha avuto i natali con l’art. 14 del D.L. n. 4/2019, convertito con modificazioni in L. n. 26/2019, in via sperimentale per il triennio “2019-2021”. Questa normativa consente di derogare i requisiti ordinari per il conseguimento del diritto alla pensione anticipata.

I requisiti sono i seguenti:

  • età anagrafica non inferiore a 62 anni;
  • anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

Quota 97: di cosa si tratta?

La quota 100 come sappiamo si appresta, anch’essa, ad andare in pensione. Il 31 dicembre 2021, infatti, scadrà il suo triennio di sperimentazione. La misura, invero, non è stata particolarmente amata dalle istituzioni comunitarie, che non hanno perso tempo ad avviare le dovute trattative con il Governo Draghi, chiamato a dirimere il conflitto in tema pensioni.

Tuttavia, la scelta di eliminare uno strumento di pensione anticipata non è particolarmente piaciuta ai sindacati, che si sono ben fatti sentire sul punto. Una scelta di compromesso, in tale contesto politico, non può che essere l’unica alternativa a disposizione dell’esecutivo.

Proprio per rispondere alle non poche pressioni che, ormai già da mesi, si vocifera l’introduzione della c.d. Quota 97, la quale dovrebbe coniugare le esigenze di entrambe le parti sociali. Se da un lato, infatti, si potrà contenere la spesa pubblica, andando a limare il numero dei lavoratori che si appresta ad accedere a tale forma di assistenza previdenziale, dall’altro si tende una mano ai molti che sono invece interessati ad una flessibilizzazione del mercato del lavoro.

Come sappiamo, infatti, affinché l’equilibrio tra offerta e domanda di lavoro sia stabile, la possibilità di accedere alla pensione anticipata è un fattore determinante.

Pertanto per le pensioni dal 2022 i partiti hanno portato sul tavolo delle proposte. Una di queste è appunto Quota 97 per le pensioni con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, ma con penalizzazione decrescente. Vediamolo nel dettaglio.

In cosa consiste la quota 97?

La quota 97 è, ad oggi, ancora un ibrido in via di evoluzione. Tuttavia, il dibattito diviene sempre più insistente, tant’è che ad oggi sembra quasi essere, più che una probabilità, una certezza. Per ora è, però opportuno segnalare che si tratta ancora di una proposta di riforma presentata alla Camera da Forza Italia a firma della ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini.

La Quota 97, prevede la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni di età e 35 anni di contributi, fino ad arrivare alla pensione di vecchiaia. Questo significa che dai 62 ai 66 anni (l’età per la pensione di vecchiaia è fissata oggi a 67 anni) si può andare in pensione a patto che si abbiano almeno 35 anni di contributi.

Tuttavia, bisogna tenere in considerazione un fattore che potrebbe scoraggiare il ricorso a predetto strumento. L’assegno corrisposto potrebbe, infatti, non risultare integrale. Alla luce di quanto suggerito nella proposta in question, a ogni anno di anticipo corrisponde una penalizzazione sull’assegno a carico dunque del lavoratore.

Nello specifico secondo la proposta per le pensioni con Quota 97 la decurtazione dovrebbe essere:

  • del 10% per l’uscita a 62 anni (Quota 97);
  • dell’8% per la pensione a 63 anni;
  • del 6% per l’uscita a 64 anni;
  • del 4% per chi esce a 65 anni;
  • del 2% per la pensione a 66 anni.

2 COMMENTI

  1. Gentile Clelia, ho letto l’articolo con interesse, ma mi sorge un dubbio: un lavoratore che come me ha già 41 anni di contributi e 61 anni di età (totale=102) perchè a 62 anni (e quindi più di 42 anni di contributi) dovrebbe subire una qualsiasi openalizzazione? C’è qualcosa che mi sfugge?

  2. Ma secondo voi è giusto tutto ciò. che un lavoratore 42 di servizio vi si dà na miseria di pensione e anche tfr. e un politico o un militare prenda tanti soldi e benefici. e con pochi anni vanno già via vergogna x tutti i politici e vergogna x l’Italia

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