Pignoramento conto corrente è una tipologia di pignoramento presso terzi. In questo caso, il creditore va a rivalersi sulle somme che sono depositate presso il conto corrente della banca.

Il pignoramento del conto corrente è una forma di esecuzione presso i terzi. Questa forma di espropriazione incide su beni mobili che sono in possesso di terzi, in questo specifico caso somme di denaro depositate in banca.

Il procedimento di pignoramento ha la funzione di porre in essere un’esecuzione forzata del credito inadempiuto. La disciplina codicistica prevede molteplici modalità con le quali il creditore può rivalersi. Infatti, è possibile che il creditore ricorra sia al pignoramento immobiliare e quello mobiliare.

Il pignoramento del conto corrente costituisce una forma peculiare di pignoramento mobiliare presso terzi.

Tale azione esecutiva ha diverse conseguenze ed effetti. In primo luogo, una delle principali conseguenze è che esso ha come esito il blocco del conto, rendendo relativamente inefficace le operazione successive compiute dal debitore nei confronti del creditore. Ciò significa, che ogni atto posto in essere, benché valido tra le parti, non potrà essere opponibile al creditore.

La procedura implica la collaborazione della Banca, la quale sarà chiamata al trasferimento delle cifre presenti. Proprio per tale ragione che l’ordinaria procedura di pignoramento si arricchisce di fasi ulteriori, come la dichiarazione del terzo.
A seguito di tale operazione, ove abbia esito positivo, il giudice provvede ad integrare il contraddittorio e ad emanare l’ordinanza di trasferimenti.

La dichiarazione della Banca avrà ad oggetto le somme che sono presenti sul conto corrente. Tuttavia, è necessario che il saldo presente sul conto sia positivo. Quindi la banca provvede prima a verificare il saldo, se negativo dichiarerà di non essere debitor debitoris.

Vediamo nello specifico come si realizza il pignoramento del conto corrente.

Che cos’è un pignoramento del conto corrente?

Il pignoramento del conto corrente è una forma di esecuzione presso i terzi. Questa forma di espropriazione incide su beni mobili che sono in possesso di terzi, in questo specifico caso somme di denaro depositate in banca.

Dunque, preliminarmente ci sembra opportuno effettuare alcuni chiarimenti sull’esecuzione presso i terzi.

Le particolarità dell’espropriazione presso terzi è che ad essa partecipano:

  • il creditore procedente, come soggetto attivo processualmente e sostanzialmente;
  • il debitore, come soggetto passivo processualmente e sostanzialmente;
  • e il terzo, come soggetto solo ai fini processuali, in questo caso è la banca.

Il pignoramento nell’espropriazione presso i terzi presenta alcune peculiarità:

  • ha il duplice scopo di impedire al terzo di pagare, ovvero di consegnare la cosa al debitore esecutato e di accertare la sussistenza di quest’ultimo;
  • è atto scritto complesso che deve contenere una serie di elementi individuati all’art. 543 c.p.c.

Gli elementi del pignoramento presso i terzi

Come dicevamo, il pignoramento del conto corrente è una forma di pignoramento presso i terzi. Dunque, l’atto deve contenere specifici elementi individuati dal legislatore all’art. 543 c.p., i quali sono:

  • l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;
  • l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;
  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente nonché l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;
  • intimazione al terzo di non disporre, senza ordine del giudice, dellecose o somme dovute al debitore;
  • intimazione al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni;
  • l’atto di citazione del debitore a comparire davanti al giudice competente, con l’invito al terzo a rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c., ossia la c.d. dichiarazione di quantità, resa al creditore procedente entro 10 giorni a mezzo di raccomandata o pec, con l’avvertimento al terzo che, in caso di mancata comunicazione, della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa comparendo in un’apposita udienza e che quando non compaia o, sebbene comparso, non renda la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cos di appartenenza del debitore, nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati ai fini del procedimento esecutivo in corso che dell’esecuzione che dovesse essere eventualmente instaurata dal creditore contro il terzo sulla base del provvedimento di assegnazione.

Effetti della notifica dell’atto di pignoramento

Il pignoramento del conto corrente prevede tra le sue fasi la notifica dell’atto di pignoramento che deve contenere gli elementi indicati nel paragrafo precedente. L’atto dal momento della notifica produce una serie di effetti specifici:

  • non hanno effetto nei confronti del creditore procedente gli atti di disposizione sul credito compiuti dal debitore esecutato (es. cessioni) né i pagamenti o i prelievi da parte del terzo (2917 c.c.);
  • con il definitivo perfezionamento del pignoramento (udienza-sentenza) è inopponibile al creditore procedente, ai sensi dell’art. 2917 c.c., anche ogni fatto estintivo del credito (es. compensazione);
  • qualsiasi evento estintivo del credito successivo alla notifica del pignoramento sia inopponibile al creditore procedente;
  • possono essere oggetto di pignoramento anche crediti futuri, condizionati o illiquidi che sorgano o diventino esigibili, dopo la notifica dell’atto di pignoramento, al momento del perfezionamento del pignoramento.

La dichiarazione di quantità del terzo nel pignoramento del conto corrente

La disciplina del pignoramento presso terzi subisce alcune variazioni laddove si tratti di un pignoramento del conto corrente. In primo luogo, possiamo partire dall’analisi della dichiarazione a cui è tenuto il terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c.

Come affermato dalla norma in esame, infatti, il terzo pignorato è tenuto a rendere una dichiarazione concernente i beni del debitore di cui è in possesso. In questo specifico caso, la Banca, presso la quale è aperto il conto corrente, è tenuta a dichiarare solo gli importi di cui è debitore dell’esecutato al momento in cui effettua la dichiarazione e gli eventuali successivi accrediti (poste attive). Tuttavia, non sarà tenuto a comunicare tutti quei versamenti che provvedono a compensare la c.d. poste passive successivamente maturate.

La Banca, inoltre, è tenuta a custodire predette somme nei limiti dell’importo del credito, aumentato della metà, nel rispetto degli obblighi di cui la legge grava il custode

Tale onere è assunto dal momento della notifica dell’atto di pignoramento, purché dalla stessa banca sia adempiuta alla dichiarazione, e se in quel frangente sussisteva un debito nei confronti del debitore esecutato. La banca deve provvedere, ove adempia a predetto onere di dichiarazione, a verificare se il conto corrente intestato al debitore presenti un saldo positivo, al momento della notifica del pignoramento.

Laddove accerti tale presupposto, dovrà poi provvedere a dichiarare l’ammontare delle somme a disposizione sul conto. Tuttavia, ove il saldo, invece, fosse negativo, la banca deve dichiarare di non essere in possesso di beni del debitore, in modo tale da escludere il pignoramento del conto.

Ordinanza di assegnazione

L’ordinanza di assengnazione segue poi alla dichiarazione con esito positivo. In tal caso, l’autorità giudiziaria è preventivamente tenuta a sentire le parti:

  • creditore procedente e
  • debitore esecutato eventualmente comparso all’udienza

Uno dei principi generali che disciplina in generale la procedura, presuppone allora, l’integrazione del contraddittorio.

Dopodiché, il giudice provvederà ad emanare la c.d. ordinanza di assegnazione o la vendita (art. 552 c.p.c.), tramite la quale è trasferita al creditore assegnatario la titolarità del credito pignorato.

L’atto acquista efficacia solo nel momento in cui è portata a conoscenza del terzo o nel momento successivo indicato nell’ordinanza. Di conseguenza:

  • prima di tale momento il potere del creditore di agire esecutivamente è sospeso;
  • il termine dei 20 gg, per l’opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., il quale inizia a decorrere da quando il terzo ha conoscenza dell’ordinanza, non dal deposito in cancelleria.

Cosa è pignorabile e cosa no

Non tutte le somme depositate della Banca sono oggetto di pignoramento. A tal proposito, la giurisprudenza si è interrogata con particolare riferimento al c.d. margine disponibile.

Il problema essenzialmente concerne tutte quelle ipotesi in cui il saldo del conto corrente affidato è in negativo. La giurisprudenza sul punto si è interrogata sulla pignorabilità dei successivi versamenti effettuati.

In primo luogo ricordiamo cosa sono i conti correnti affidati. Si ha affidamento bancario ogniqualvolta la banca mette a disposizione del cliente una somma di denaro che può essere prelevata (entro i limiti pattuiti con l’istituto bancario) dal correntista anche qualora il saldo del proprio corrente sia negativo.

La peculiarità di questo fattispecie è che le somme a disposizione non sono del correntista debitore ma della banca, dunque, non è possibile che le stesse possano essere sottoposte a pignoramento.

In caso di conto corrente affidato con saldo negativo, la Banca non provvederà a rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c. circa le predette somme a disposizione del correntista. Anche le successive somme affluite sul conto, dunque, sono volte a ripristinare la provvista.

Quindi, anche queste ultime non potranno essere pignorate, se non hanno comportato un ripristino del saldo positivo. Esse sono volte a ridurre o estinguere il saldo del debitore.

Dunque, la Banca provvederà alla dichiarazione ex art. 547 c.p.c. del terzo pignorato dovrà essere negativa ogniqualvolta il saldo non è positivo, anche laddove siano effettuati ulteriori versamenti sul conto corrente, se tali versamenti hanno ridotto il saldo del debitore.

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Avvocato "Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente concluso la pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord".

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