La pensione di reversibilità è un particolare trattamento previdenziale riservato ai superstiti in caso di decesso di un familiare prossimo. Questo tipo di trattamento previdenziale viene erogato in modo particolare al coniuge superstite, anche nel momento in cui questo riceve un reddito.

La cifra spettante ai superstiti è molto variabile, anche in base alla situazione reddituale degli stessi. La pensione di reversibilità può essere rivolta ai coniugi, ai figli minorenni o maggiorenni, e ad altri particolari eredi del deceduto. Si tratta in pratica di una pensione che viene erogata in base ad una percentuale di quella spettante al soggetto deceduto.

Con una recente circolare l’INPS ha riconosciuto il diritto a questa tipologia di pensione anche ai coniugi separati. Vediamo in questo articolo come funziona in linea generale la pensione di reversibilità, e quali sono le ultime notizie in merito al funzionamento di questa misura.

Pensione di reversibilità: di cosa si tratta

La pensione di reversibilità è una misura previdenziale erogata da parte dell’INPS a favore dei familiari dei cittadini deceduti. Si tratta di una misura presente in Italia già da diversi anni, come trattamento riservato ai superstiti.

La pensione ai superstiti è un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato (pensione di reversibilità) o dell’assicurato (pensione indiretta) in favore dei familiari superstiti. La pensione di reversibilità è pari ad una quota percentuale della pensione del dante causa .

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.

La pensione di reversibilità è collegata alla pensione diretta ricevuta dal pensionato prima del suo decesso. Possono accedere i familiari della persona deceduta a questo particolare trattamento quando il defunto era titolare di una pensione di vecchiaia, di anzianità, di invalidità o similari.

Questo tipo di misura si differenzia dalla pensione indiretta in quanto quest’ultima è riservata ad un soggetto assicurato a favore dei familiari più vicini, purché questo soggetto non era titolare di una pensione di tipo diretto. La pensione di reversibilità invece corrisponde ad una certa percentuale rispetto alla pensione normalmente ricevuta da soggetto defunto che viene erogata al coniuge superstite, oppure ai figli o ai nipoti se il caso specifico lo richiede.

Diversi soggetti quindi hanno diritto a questo particolare trattamento pensionistico, purché si tratti di familiari diretti del soggetto deceduto e venga presentata un’apposita domanda di accesso alla misura all’INPS. Si tratta infatti di un tipo di pensione che non viene erogata direttamente in modo automatico, ma solamente successivamente ad una precisa richiesta.

Ricapitolando, i familiari superstiti hanno diritto:

  • alla pensione di reversibilità, se il dante causa è già titolare di pensione diretta (pensione di vecchiaia o anticipata);
  • alla pensione diretta, se il lavoratore deceduto non ha ancora maturato una pensione diretta. In tal caso, l’INPS eroga la pensione ai familiari superstiti allorquando l’assicurato abbia versato almeno 15 anni di contributi in tutta la vita assicurativa oppure, in alternativa, almeno 5 anni di contributi (260 contributi settimanali), di cui 3 (156 contributi settimanali) nei 5 anni precedenti al decesso.

Pensione di reversibilità: a chi spetta

La pensione di reversibilità generalmente è rivolta ai superstiti del soggetto deceduto, che possono essere:

  • Il coniuge superstite o il soggetto unito civilmente;
    Il coniuge divorziato purché risulti titolare di un assegno divorzile, che non abbia contratto nuove nozze e che il defunto abbia iniziato un rapporto assicurativo prima dello scioglimento del matrimonio;
    I figli minorenni al momento del decesso del soggetto;
    I figli non abili al lavoro, che si trovavano a carico del soggetto defunto, indipendentemente dall’età;
    I figli di maggiore età che sono studenti, e che erano a carico del soggetto defunto. In questo caso si tratta di soggetti che non sono impegnati in un’attività lavorativa, ma che frequentano scuole o corsi di formazione con un limite di età di 21 anni;
  • I figli di maggiore età che sono studenti, che risultavano a carico del genitore defunto e che non sono impegnati in attività lavorativa, ma che frequentano l’università, con i limiti temporali del corso di studi e che non abbiano un’età superiore a 26 anni;
  • Nel caso di assenza di coniuge o figli possono accedere alla pensione di reversibilità i genitori dell’assicurato o pensionato che abbiano compiuto 65 anni di età, e che erano a carico del soggetto defunto. In questo caso non devono però essere titolari a loro volta di pensione;
    Nel caso di assenza di coniuge o figli possono accedere a pensione di reversibilità anche i fratelli celibi e le sorelle nubili inabili al lavoro, sprovvisti di pensione e che risultavano carico del soggetto deceduto.

Tutti questi soggetti possono richiedere l’accesso alla pensione di reversibilità nel caso di un famigliare convivente defunto, in quanto questi soggetti risultavano a carico del pensionato deceduto, e pertanto si trovano in una situazione di non sufficienza economica e di impossibilità al proprio mantenimento.

Come sottolinea l’INPS è particolarmente importante che questi soggetti risultassero conviventi con il soggetto defunto. È possibile anche per i soggetti studenti ricevere questa pensione di reversibilità nonostante l’attività lavorativa, se con un basso reddito derivato da piccole attività.

Pensione di reversibilità: come viene calcolata

La pensione di reversibilità non è sempre uguale per tutti, perché viene calcolata in base ad una certa percentuale che fa riferimento alla pensione corrisposta in vita dal soggetto deceduto. Per poter erogare la pensione di reversibilità quindi è fondamentale che il soggetto deceduto avesse in vita una pensione diretta. Vengono applicate a questo punto delle aliquote specifiche, stabilite sulla base di queste percentuali:

  • Coniuge solo: 60%;
  • Coniuge e un figlio: 80%;
  • Coniuge e due o più figli: 100%;
  • Un figlio: 70%;
  • Due figli: 80%;
  • Tre o più figli: 100%;
  • Un genitore: 15%;
  • Due genitori: 30%;
  • Un fratello o una sorella: 15%;
  • Due fratelli o sorelle: 30%.

L’importo ricevuto dai superstiti va ad accumularsi con i redditi del soggetto beneficiario, per questo motivo all’aumentare del reddito dei superstiti può venire diminuita l’erogazione della pensione di reversibilità. Ogni anno vengono stabilite delle percentuale di riduzione per i redditi cumulati dai soggetti superstiti che ricevono la pensione di reversibilità.

Pensione di reversibilità: novità 2022

Con l’arrivo del 2022 e con l’ultima Legge di Bilancio la pensione di reversibilità è stata più volte sotto i riflettori, con diverse ipotesi per il suo futuro. In particolare si è parlato di possibili tagli ad alcune misure proposte dall’ente previdenziale INPS.

Al pari del trattamento Opzione Donna, si pensava che anche questa misura venisse ridimensionata nel 2022 e che moltissimi cittadini andassero a perdere questo sostegno aggiuntivo nel 2022. Tuttavia così non è stato. Al contrario, sono stati inclusi nuovi soggetti negli aventi diritto alla pensione di reversibilità, in particolare si tratta dei coniugi separati, come riporta la circolare INPS n.19 del 01/02/2022:

Riconoscimento del diritto alla pensione ai superstiti in favore del coniuge separato per colpa o con addebito della separazione con sentenza passata in giudicato senza diritto agli alimenti.”


Questo significa che il coniuge superstite è tale anche se separato, purché non siano state fatte nuove nozze. Il coniuge separato, anche con addebito o per colpa e senza diritto agli alimenti, è messo sullo stesso piano del coniuge superstite e ha diritto quindi di accedere a questo trattamento.

Questa novità piuttosto recente include quindi tra i soggetti aventi diritto alla pensione di reversibilità anche i soggetti separati, rispondendo ad alcune domande e perplessità di molti cittadini italiani su questo delicato tema.

Nel caso in cui siano già state erogate le pensioni di reversibilità a favore di altre categorie di superstiti coinvolti, come i figli o i fratelli e le sorelle, viene riconosciuto il diritto a questa pensione anche per i coniugi separati, tramite ricostituzione o revoca della pensione già liquidata. Tuttavia non si dovrà procedere al recupero delle somme precedentemente corrisposte a questi soggetti.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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