A seguito di separazione il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha diritto alla deduzione dello stesso dal proprio reddito. Mentre il coniuge beneficiario deve tassare la somma percepita dall’assegno di mantenimento. Questo in quanto il reddito è considerato assimilabile a quello derivante da lavoro dipendente.

Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale viene sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio.

Fino a quel momento rimane attivo il dovere di assistenza materiale al coniuge. E’ proprio questo aspetto che porta alla determinazione dell’assegno di mantenimento.

La condizione essenziale affinché si generi il presupposto dell’assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi separati è la non titolarità di propri redditi.

In questi casi è possibile che uno dei coniugi sia chiamato a versare all’altro un importo:

  • Periodico, oppure
  • Una tantum,

dedicato al sostentamento dell’altro coniuge (o dei figli).

L’assegno di mantenimento (o divorzile) è una forma economica di sostentamento erogata al coniuge che ha redditi insufficienti per adempiere alle proprie necessità. Il coniuge con maggiori disponibilità reddituali è chiamato a sostenere i coniuge in difficoltà.

Condizione essenziale affinché si generi tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri.

La cessazione del vincolo matrimoniale a seguito di separazione o divorzio porta con sé risvolti di natura fiscale quando il coniuge deve corrispondere all’altro un assegno finalizzato a soddisfarne il mantenimento o il diritto agli alimenti.

Vediamo, quindi, di seguito la disciplina fiscale legata alla corresponsione dell’assegno di mantenimento al coniuge.

Cominciamo!


ASSEGNO DIVORZILE: CONSEGUENZE FISCALI PER GLI EX CONIUGI

La corresponsione di un Assegno di Mantenimento tra due coniugi comporta per gli stessi diverse conseguenze a livello fiscale che è opportuno tenere in considerazione.

In particolare, la corresponsione dell’assegno di mantenimento comporta:

  • Deducibilità ai fini IRPEF dell’intero importo corrisposto. Il coniuge erogante l’assegno divorzile ha diritto di poter dedurre dal proprio reddito imponibile IRPEF l’importo corrisposto. Questo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86;
  • Tassazione del reddito incassato ai fini IRPEF. Il coniuge beneficiario dell’assegno è tenuto ad indicare la somma riscossa in dichiarazione dei redditi. Trattasi, infatti, di componente di reddito riconducibile a quelli assimilati al lavoro dipendente. Articolo 50, lettera i) del DPR n 917/86.

Da un punto di vista fiscale, quindi, esiste un sistema di pesi e contrappesi che porta ad una:

  • Deduzione fiscale per il soggetto che eroga il reddito;
  • Tassazione dello stesso reddito per il beneficiario.

Vediamo, adesso, con maggiore dettaglio le due possibilità sopra indicate, ovvero la deduzione del reddito e la tassazione dello stesso per il coniuge beneficiario.

DEDUCIBILITA’ IRPEF DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER L’EX CONIUGE

I versamenti di denaro periodici effettuati all’ex coniuge rappresentano oneri deducibili ai fini IRPEF. Questo è quanto prevede l’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86.

Attenzione! I versamenti agevolabili sono quelli che derivano a seguito di:

  • Separazione legale ed effettiva;
  • Scioglimento o annullamento del matrimonio, o cessazione dei suoi effetti civili.

L’importo agevolato è quello stabilito nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

In pratica, la deducibilità fiscale ai fini IRPEF dell’assegno di mantenimento è condizionata dal fatto che vi sia un provvedimento del Giudice.

Accordi stragiudiziali tra coniugi non validi

Il fatto che vi debba essere una sentenza del Giudice a determinare importo e periodicità dell’assegno divorzile rende non ammissibili accordi stragiudiziali tra le parti.

Classico esempio è quello legato ad accordi a seguito di “separazione di fatto“. In questo caso l’assegno che eventualmente viene stabilito non è agevolabile ai fini fiscali per il coniuge erogante.

Questo significa, in altre parole, che la corresponsione di un assegno divorzile, anche se frazionato a rate, non è deducibile. Allo stesso modo, tale reddito non assume rilevanza per il coniuge percettore.

Questo accade in caso di accordi stragiudiziali nelle separazioni di fatto.

Residenza fiscale del coniuge non rilevante

Altro aspetto che spesso induce in errore è quello che riguarda la residenza fiscale dell’ex coniuge.

Infatti, la deducibilità dell’assegno di mantenimento erogato all’ex coniuge è confermato anche se questi è residente all’estero.

L’ex coniuge in situazione di difficoltà economica che si trasferisce all’estero non determina alcuna conseguenza per la deduzione fiscale legata al coniuge erogante.

Deduzione secondo il principio di cassa

Per il coniuge erogante la deduzione fiscale ai fini IRPEF segue il criterio “di cassa“.

Questo significa che ai fini della deduzione devono essere presi in considerazione gli importi degli assegni versati per ciascun anno solare.

Nella pratica, sovente accade che l’assegno venga erogato in anticipo ovvie in via posticipata rispetto alla scadenza prevista. In questi casi occorre verificare annualmente l’importo effettivamente erogato. Solo questo importo è quello che concorre alla deduzione fiscale.

Contribuiscono alla deduzione anche le somme versate a titolo di adeguamento ISTAT. Condizione affinché questo possa avvenire è che tale adeguamento sia indicato nella sentenza di separazione. Sul punto si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 448/E/2008.

Sono deducibili anche le somme erogate a titolo di arretrati, anche se versate in unica soluzione.

Resta esclusa, quindi, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge. Questo al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.

Assegni per il mantenimento dei figli non detraibili

Le somme erogate dall’ex coniuge dedicate al mantenimento dei figli non sono detraibili ai fini IRPEF.

Questo aspetto è molto importante e spesso è fonte di tantissimi errori commessi nella dichiarazione dei redditi.

Ti invito, pertanto, a fare molta attenzione nel separare la quota di assegno legata al mantenimento del coniuge rispetto a quella legata al mantenimento dei figli.

Sul punto si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 95/E/2000.

Cosa fare se il giudice ha disposto una somma onnicomprensiva?

Nel caso in cui la somma derivante dal provvedimento giudiziale sia comprensiva anche della quota per il mantenimento dei figli, deve essere considerata destinata al mantenimento di questi ultimi il 50% della somma.

Questo indipendentemente dal numero dei figli.


ASSEGNO DI MANTENIMENTO AL CONIUGE: CASI PARTICOLARI RISOLTI

Vediamo adesso alcune situazioni particolari legate all’erogazione dell’assegno di mantenimento al coniuge.

Si tratta di alcune casistiche risolte da documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Ex coniuge residente all’estero

E’ stata confermata da parte dell’Agenzia delle Entrate la deducibilità degli assegni di mantenimento periodici corrisposti al coniuge.

Anche se questi risulta residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento od annullamento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso.

Pagamento delle spese di alloggio in favore del coniuge separato

Nella Circolare n. 17/E/2015 l’Agenzia delle Entrate, richiamando la sentenza n. 13029/2013 della Corte di Cassazione.

Sentenza che ha ammesso la deducibilità degli importi a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali.

Questo replicando gli argomenti della Suprema Corte secondo la quale il contributo per la casa è “periodico, e corrisposto al coniuge stesso; inoltre è determinato dal giudice, sia pur per relationem a quanto risulta da elementi certi e conoscibili”;

Pagamento delle rate di mutuo relative all’abitazione già di proprietà comune

In merito alla questione del pagamento delle rate di mutuo da parte di un coniuge in favore dell’altro in sostituzione dell’assegno di mantenimento, si è espressa l’Agenzia delle Entrate .

La stessa con la Circolare n. 50/E/2000 ha previsto che laddove il beneficio della deduzione venga negato, in quanto “le somme destinate alle rate di mutuo, che non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, non sembrano collegate ai medesimi presupposti dell’assegno di mantenimento”.

Assegno percepito solo parzialmente

L’assegno mensile corrisposto all’ex coniuge in seguito alla separazione deve essere denunciato secondo il principio di cassa.

Occorre pertanto dichiarare il reddito effettivamente percepito nel periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi, senza guardare a quanto indicato nella sentenza.


TASSAZIONE IRPEF DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER IL CONIUGE PERCIPIENTE

Gli assegni periodici dedotti dal reddito dal coniuge erogante, anche sotto forma di compensazione, vanno assoggettati ad IRPEF da parte del coniuge percipiente.

Questo in quanto tali redditi redditi sono considerati come assimilati al lavoro dipendente. Questo è quanto dispone l’articolo 50, comma 1, lettera i) del DPR n 917/86.

L’importo dell’assegno da assoggettare come reddito imponibile IRPEF è esclusivamente quello derivante dal mantenimento proprio.

Come detto, non deve essere tassata l’eventuale quota di assegno destinata al mantenimento dei figli.

L’assegno di mantenimento erogato dall’ex coniuge ai figli, è da considerare, invece, reddito esente da tassazione per il coniuge che lo percepisce.


ASSEGNO DIVORZILE IN DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per l’ottenimento della deduzione fiscale è necessario che i versamenti a favore dell’altro coniuge siano giustificati da:

  • Certificazioni di pagamento mensili, nonché dalla
  • Copia della sentenza di separazione o di divorzio.

In sede di presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà essere indicato anche il codice fiscale del coniuge che percepisce tale somma.

In caso di somme corrisposte per il “contributo casa” è necessario aggiungere il contratto di locazione con la documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali nonché la documentazione comprovante i versamenti effettuati.

Infine, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche) il soggetto che eroga l’assegno potrà portare in deduzione il relativo importo (senza limitazioni) indicandolo:

  • Nel rigo E 22 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nel rigo RP 22 (in caso di presentazione del modello Redditi PF).

In ogni caso deve essere sempre indicato il codice fiscale dell’altro coniuge.

Il coniuge percettore dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente.

Per fare questo dovrà indicare il reddito:

  • Nei righi C6/C8 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nei righi RC 7/RC 8 del modello Redditi Persone fisiche.

Assegno divorzile in certificazione unica

Se si dispone del modello CU l’importo del reddito derivante dall’assegno divorzile è riportato nel punto 4.

Per indicare tali detrazioni si devono seguire le istruzioni relative al rigo RN7 colonne 3 e 4.

Nello specifico nei righi da RC7 a RC8, occorre indicare gli assegni periodici percepiti dal coniuge. Ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli. Questo, in conseguenza di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio.


ASSEGNO DIVORZILE PER L’EX CONIUGE: CONCLUSIONI

In questo articolo ho voluto riepilogarti le principali indicazioni da tenere in considerazione in relazione all’assegno di mantenimento.

La nostra normativa tributaria ha previsto questa particolare tipologia di gestione di questa redistribuzione di reddito tra coniugi.

Da una parte si è voluto preservare da tassazione il reddito relativo al mantenimento dei figli, non agevolabile per il coniuge erogante e non tassabile per il coniuge percettore.

Allo stesso modo, invece, si è deciso di tassare il reddito percepito dal coniuge che si trova in particolari difficoltà economiche.

Questo deve essere il tuo comportamento da seguire se ti trovi in una di queste fattispecie. Se hai un dubbio lascialo nei commenti, cercherò di rispondere a tutti quelli che apporteranno un valore aggiunto rispetto a quanto indicato nell’articolo.

110 COMMENTI

  1. Salve, verso annualmente alla mia ex la somma di 9100€ quale alimenti. Io so che questa somma posso scaricarla dal mio imponibile sulla dichiarazione del 730. Vorrei sapere in che misura la mia ex andrebbe a pagare la tasse, se sull’intera somma oppure sulla parte eccedente gli 8145€, somma entro i quali non si pagano le tasse?

  2. Buonasera, da richiesta del giudice in fase di divorzio,dovevo ricevere 300 euro per mia figlia che vive con me e 100 come aiuto economico per me che non

    Poiché il mio ex ha sempre fatto fatica ad essere puntuale, abbiamo chiesto che gli assegni mi venissero accreditati dal datore di lavoro del mio ex. Ma invece di ricevere 400 al mese ne ricevo 380 poiché mi tassano le mie 100 euro – 20 euro.
    Vorrei sapere se è giusto tassare il mio minimo assegno? Considerando così che in un anno perdo 240 euro.. mi sembra assurda che l’equivalente di due mesi e mezzo io li debba perdere per tasse?
    Grazie mille

  3. Buongiorno sono lavoratore dipendente, con un versamento mensile di 1.000 euro da effettuare a coniuge legalmente separato: poiché percepisco dallo stesso datore di lavoro un compenso come amministratore, posso chiedere di far applicare aliquota minima IRPEF su quest’utimo compenso senza che in sede di conguaglio annuo egli debba fare un conguaglio fiscale coi redditi cumulati senza poter dedurre i 12.000 euro pagati? In altre parole il rimborso del 43% dei 1.000 euro può avvenire solo in dichiarazione dei redditi o il datore di lavoro può tenerne conto in sede di calcolo del conguaglio dell’anno?

  4. Buongiorno. Vorrei avere delle informazioni sono separata legalmente da quasi 10 anni e di comune accordo il mio ex marito passata in tot ai miei tre figli e 100 euro per me …in quel periodo lavoravo part time per occuparmi dei figli poi ho dovuto iniziare a tempo pieno perché economicamente non riuscivo ad affrontare le spese e da quel momento il mio ex ha smesso di passare i 100 euro dicendo che guadagnavo abbastanza. E giusto considerando che lui ha una ditta
    Resto in attesa di un ge utile riscontro..saluti

  5. Salve vorrei avere dei chiarimenti perché nell’articolo non ho trovato riferimento a ciò che vorrei sapere.
    Se il mantenimento versato dall’ex coniuge anziché essere mensile si concorda di versarlo con un importo “X “ in un unica soluzione o diviso in 2/3 soluzioni quale UNA TANTUM, è soggetto a tassazione ?

  6. Buonasera Dottore
    Ho ricevuto in fase di separazione (giudiziale) un assegno di “soddisfo” quale accordo tra me e il mio ex marito al fine di chiudere consensualmente la separazione.
    Come devo comportarmi con la dichiarazione dei redditi e soprattutto ho l’obbligo di dichiarare? Non è un mantenimento ed è stato anche annotato sul verbale.
    Qualora io debba dichiarare, in che misura devo pagare le tasse?

  7. Per poterle rispondere occorre verificare bene cosa ha indicato il giudice e a quale titolo, così è molto difficile darle una risposta certa. Se non si tratta di mantenimento non c’è tassazione.

  8. Salve sono separata legalmente e percepisco assegno di mantenimento mensile di €500 di cui 300 € per contributo alloggio.
    Vorrei sapere se per calcolare il reddito devo considerare l’intero importo dell’assegno.
    Grazie

  9. Buonasera,in sede di separazione il giudice decise che mio marito doveva versarmi 250€ al mese ma sono 4 anni che non mi versa niente. Vivo con mia madre pensionata al minimo e non lavoro, devo comunque dichiarare queste somme che non percepisco? Non lavorando sono già in difficoltà. Non ho denunciato la cosa in quanto non voglio problemi con mio marito con cui non sono più in contatto.

  10. Sono pensionata minima percepisco un assegno mantenimento di €300 mensili. Secondo lei devo dichiarare pagando il 23% di tasse? Mio ex vive in Malesia e non dichiara in Italia quindi non deduce il mio reddito si ridurrebbe al di sotto del reddito o pensione di cittadinanza per cui poi dovrei farne richiesta. Non lo trovo giusto . Grazie

  11. La regola generale vale anche nel suo caso, il mantenimento deve essere dichiarato, poi a quel punto può verificare se il suo reddito è inferiore alle detrazione e se non ha imposta da versare è esonerata dalla dichiarazione. La procedura da seguire è questa.

  12. Buongiorno.
    Nella mia sentenza di divorzio il giudice ha stabilito chiaramente quali sono le quote spettanti all’ex coniuge e al figlio autorizzando il terzo datore di lavoro a versare sul conto corrente dell’ex coniuge l’intero importo.
    Mi accorgo solo ora, ai fini della certificazione unicai, che il datore di lavoro ha autonomamente attribuito la quota al 50% tra l’ex coniuge e il figlio mentre il giudice aveva disposto 1/7 per il coniuge e 6/7 per il figlio. Come mi comporto? Ho già fatto richiesta al datore di lavoro di sistemare la situazione ma in che sanzioni posso incorrere io da parte del fisco?

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