La disciplina in materia di passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito analizzando l’attività accertativa, le modalità di denuncia e le sanzioni applicabili. Il tutto andando ad analizzare anche il coordinamento con il quadro RW del modello Redditi PF ai fini del monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all’estero.

Le disposizioni che riguardano i passaggi transfrontalieri di denaro contante ancora oggi rappresentano un tema di forte attualità. Il trasferimento di masse di denaro che spesso sfuggono ad imposizione fiscale passa ancora attraverso il passaggio doganale. Questo sia verso la Svizzera, ma anche verso l’Austria, come ponte verso i paesi dell’est Europa.

E’ in questo quadro che le attività di controllo della Guardia di Finanzia e dell’Agenzia delle Dogane si sostanziano nelle zone di frontiera. L’obiettivo è quello di intercettare i flussi di denaro (spesso non dichiarato ai fini delle imposte dirette) che vengono veicolati all’estero. Proprio in questo contesto vi sono anche gli adempimenti che è necessario adempiere nel caso in cui ci si trovi a passare la dogana con importi di contante sopra la soglia consentita.

Per questo motivo, può essere interessante andare ad individuare quali sono gli obblighi dei soggetti che si trovano ad effettuare passaggi transfrontalieri di denaro contante dall’Italia verso l’estero. Inoltre, andremo a vedere quali sono i collegamenti di questa normativa con il quadro RW del modello Redditi legato al monitoraggio fiscale di attività finanziarie detenute all’estero.

Passaggi transfrontalieri con denaro contante
Passaggi transfrontalieri con denaro contante

Qual’è la normativa di riferimento sui passaggi transfrontalieri di denaro contante?

La normativa di riferimento sui passaggi transfrontalieri di denaro contante è contenuta principalmente all’interno del D.Lgs. n. 195/08 (successivamente modificato dal D.L. n. 16/12, convertito dalla Legge n. 44/12). Si tratta di una normativa che ha l’obiettivo di contrastare l’introduzione o la fuoriuscita dall’Italia di proventi derivanti da attività economiche illecite. Infatti, è soltanto attraverso un adeguato sistema di sorveglianza dei confini che è possibile prevenire frodi o alterazioni che potrebbero condizionare lo sviluppo economico delle imprese italiane.

La normativa in commento è rivolta a chiunque entra o esce dal territorio italiano e trasporta denaro contante (o valori assimilati) di importo pari o superiore a €. 10.000. In questo caso è necessaria una dichiarazione all’Agenzia delle Dogane con apposita modulistica.

Ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. n. 195/08, chiunque entri nel territorio nazionale (o ne esca) trasportando “denaro contante” di importo “pari o superiore” a €. 10.000 deve dichiarare tale somma all’Agenzia delle Dogane.

L’obbligo di dichiarazione non è soddisfatto se le informazioni fornite sono inesatte o incomplete. Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio la disciplina legata ai passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito.

Passaggi transfrontalieri con denaro contante e obbligo di dichiarazione

Ai fini della corretta delimitazione dell’ambito applicativo dell’art. 3 co. 1 del D.Lgs. n. 195/08 occorre, precisare la nozione di “denaro contante” e considerare che l’obbligo dichiarativo in questione riguarda anche i trasferimenti di denaro contante mediante plico postale o equivalente. Ai sensi dell’art. 1 co. 1 lett. c) del DLgs. 195/2008 per “denaro contante” si intendono:

  • Le banconote e le monete metalliche aventi corso legale;
  • Gli strumenti negoziabili al portatore, compresi gli strumenti monetari emessi al portatore quali traveller’s cheque;
  • Gli strumenti negoziabili, compresi assegni, effetti all’ordine e mandati di pagamento, emessi al portatore, girati senza restrizioni, a favore di un beneficiario fittizio o emessi altrimenti in forma tale che il relativo titolo passi alla consegna;
  • Tutti gli strumenti incompleti, compresi assegni, effetti all’ordine e mandati di pagamento, firmati ma privi del nome del beneficiario.

Le disposizioni del D.Lgs. n. 195/2008 non si applicano ai trasferimenti di vaglia postali o cambiari, ovvero di assegni postali, bancari o circolari, tratti su o emessi da banche o Poste italiane S.p.A. che rechino l’indicazione del nome del beneficiario e la clausola di non trasferibilità (art. 3 co. 5 del D.Lgs. n. 195/08).

ATTENZIONE!
E’ stata soppressa la possibilità (consentita in passato) di effettuare la dichiarazione nel termine di 48 ore posteriori o antecedenti al passaggio transfrontaliero.

Di seguito il modello di dichiarazione di trasferimento di denaro contante al seguito da presentare alle autorità doganali.

Trasferimento mediante plico postale

L’obbligo dichiarativo di cui all’art. 3 co. 1 del D.Lgs. n. 195/08 si applica anche a tutti passaggi transfrontalieri con denaro contante di importo pari o superiore a €. 10.000, da e verso l’estero, effettuati mediante plico postale o equivalente.

Contenuto della dichiarazione doganale legata al trasferimento di denaro

La dichiarazione doganale è redatta in conformità al modello allegato al D.Lgs. n. 195/08 deve, tra l’altro, indicare:

  • Le generalità del dichiarante, del soggetto per conto del quale il trasferimento viene effettuato e del destinatario (se diversi dal dichiarante);
  • L’origine del denaro, l’utilizzo previsto, l’itinerario seguito e il mezzo di trasporto utilizzato.

L’aspetto da segnalare è quello legato all’indicazione dell’origine del denaro, in quanto si deve indicare da quale fonte deriva, dove viene trasportato (e con quale mezzo) e le motivazioni legate all’utilizzo dello stesso all’estero.

La dichiarazione legata al passaggio transfrontaliero di denaro contante può, in alternativa, essere:

  • Trasmessa telematicamente, prima dell’attraversamento della frontiera. Il dichiarante, in tal caso, deve recare al seguito copia della dichiarazione e il numero di registrazione attribuito dal sistema telematico doganale;
  • Consegnata in forma scritta, al momento del passaggio, presso gli uffici doganali di confine o limitrofi, che ne rilasciano copia con attestazione del ricevimento da parte dell’ufficio. Il dichiarante deve, in tal caso, recare al seguito copia della dichiarazione con attestazione del ricevimento.

Dichiarazione in caso di trasferimenti con plico postale

In caso di passaggi transfrontalieri con denaro contante, da e verso l’estero, effettuati mediante plico postale o equivalente, la dichiarazione, redatta in conformità al modello di cui sopra, è consegnata a Poste italiane S.p.A. (o ai fornitori di servizi postali) all’atto della spedizione o nelle 48 ore successive al ricevimento. Nel computo dei termini non si tiene conto dei giorni festivi.

Gli uffici postali (e i fornitori di servizi postali) che ricevono la dichiarazione ne rilasciano ricevuta al dichiarante e provvedono alla trasmissione della dichiarazione per via telematica all’Agenzia delle Dogane entro 7 giorni.

Passaggi transfrontalieri di dienaro contante: accertamento delle violazioni

L’art. 4 del D.Lgs. n. 195/08 si sofferma sulla disciplina dell’accertamento e della contestazione delle violazioni delle disposizioni in esame. Ai sensi dell’art. 4 co. 1, 2 e 3 del D.Lgs. n. 195/08, l’accertamento delle violazioni è affidato ai:

  • Funzionari dell’Agenzia delle Dogane;
  • Militari della Guardia di Finanza.

Ai fini della contestazione delle violazioni si applicano, in quanto compatibili, i co. 1, 2, 3 e 4 dell’art. 29 del DPR n. 148/88.

I funzionari dell’Agenzia delle Dogane o i militari della Guardia di Finanza, quindi, redigono processo verbale dei fatti accertati, dei sequestri eseguiti e delle dichiarazioni rese dagli interessati, i quali sono invitati a firmare il processo verbale e hanno diritto di averne copia. Ai sensi dell’art. 29 co. 2 del DPR n. 148/88, con il processo verbale ovvero con separato atto, vengono contestate le violazioni. Nel medesimo atto vengono indicati, per ogni singolo illecito, la somma da versare allo Stato, le modalità e i termini per il suo versamento, nonché gli altri eventuali adempimenti per la definizione del procedimento sanzionatorio secondo quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 195/08, in materia di adempimenti oblatori.

L’atto di contestazione deve essere consegnato immediatamente all’interessato. Quando la consegna immediata non è possibile, l’atto di contestazione deve essere notificato secondo quanto previsto dall’art. 14 della Legge n. 689/81. L’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per i soggetti nei cui confronti è stata omessa la notificazione nei termini prescritti dall’art. 14 della Legge n. 689/81.

Trasmissione e conservazione dei verbali di contestazione

È, inoltre, stabilito che:

  • Copia dei verbali di contestazione elevati dagli appartenenti alla Guardia di Finanza è trasmessa all’Agenzia delle Dogane (art. 4 co. 5 del D.Lgs. n. 195/2008);
  • I verbali di contestazione sono conservati in forma nominativa per la durata di 10 anni e sono trasmessi al Ministero dell’Economia e delle Finanze, tramite supporti informatici, entro 7 giorni dalla data di contestazione ai fini del procedimento sanzionatorio (art. 4 co. 6 del D.Lgs. n. 195/2008).

Passaggi transfrontalieri con denaro contante: il sequestro

L’art. 6 del D.Lgs. n. 195/08 disciplina il sequestro del denaro contante trasferito (o che si tenta di trasferire) al seguito, in entrata o in uscita dall’Italia, di importo pari o superiore a €. 10.000,00 in violazione dell’obbligo dichiarativo.

In caso di violazione dell’obbligo dichiarativo connesso ai passaggi transfrontalieri con denaro contante trasferito o che si tenta di trasferire, di importo pari o superiore a €. 10.000,00, è sequestrato dall’Agenzia delle Dogane o dalla Guardia di Finanza (art. 6 co. 1 del D.Lgs. n. 195/2008).

A tali fini, è attribuita priorità a:

  • Banconote e monete aventi corso legale;
  • Nei casi di mancanza o incapienza, a strumenti negoziabili al portatore di facile e pronto realizzo.

Ai sensi del co. 2 dell’art. 6 del D.Lgs. n. 195/08, come sostituito dall’art. 11 co. 8 lett. a) del D.L. n.16/2012 convertito, è, invece, stabilito che il sequestro è eseguito nel limite:

  • Del 30% dell’importo eccedente, qualora l’eccedenza non sia superiore a €. 10.000,00;
  • Del 50% dell’importo eccedente, in tutti gli altri casi.

Il denaro contante sequestrato garantisce, con preferenza su ogni altro credito, il pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie. I limiti all’importo del sequestro non operano se:

  • L’oggetto del sequestro è indivisibile;
  • L’autore dei fatti accertati non è conosciuto;
  • Per la natura e l’entità del denaro contante trasferito o che si tenta di trasferire, il relativo valore in euro non risulta agevolmente determinabile all’atto del sequestro medesimo.

Le somme sequestrate oltre i limiti sono restituite agli aventi diritto quando:

  • Nell’ipotesi di cui all’art. 6 co. 3 lett. b) del DLgs. 195/2008, l’autore dei fatti venga ad essere identificato;
  • Nell’ipotesi di cui all’art. 6 co. 3 lett. c) del DLgs. 195/2008, sia determinato il valore in euro del denaro sequestrato.

Opposizione al sequestro

Contro il sequestro gli interessati possono proporre opposizione al Ministero dell’Economia e delle Finanze entro 10 giorni dalla data di esecuzione dello stesso. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze decide sull’opposizione con ordinanza motivata entro 60 giorni dalla data di ricevimento dell’opposizione e del relativo atto di contestazione. L’interessato può ottenere dal Ministero dell’Economia e delle Finanze la restituzione del denaro contante sequestrato, nel caso in cui provveda a:

  • Depositare presso la Tesoreria provinciale dello Stato una cauzione;
  • Costituire una fideiussione bancaria o assicurativa o rilasciata dagli intermediari finanziari abilitati al rilascio di garanzie nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Si segnala, inoltre, che, ai sensi dell’art. 6 co. 7 del DLgs. 195/2008, il “denaro contante” sequestrato secondo le modalità in esame affluisce al fondo unico. Si tratta del “Fondo unico giustizia“, di cui all’art. 61 co. 23 del D.L. n. 112/08.

Adempimenti oblatori

Nelle violazioni relativa ai passaggi transfrontalieri con denaro contante, il soggetto cui è stata contestata una violazione può chiederne l’estinzione effettuando un pagamento in misura ridotta:

  • Pari al 5% del denaro contante eccedente la soglia di cui all’art. 3 se l’eccedenza non dichiarata non è superiore a €. 10.000,00;
  • Pari al 15% se l’eccedenza non supera i €. 40.000,00.

In ogni caso, resta fermo che:

  • La somma pagata non può essere, comunque, inferiore a €. 200,00;
  • Il pagamento può essere effettuato all’Agenzia delle Dogane o alla Guardia di Finanza al momento della contestazione, o al Ministero dell’Economia e delle Finanze con le modalità di cui al co. 4, entro dieci giorni dalla stessa. Le richieste di pagamento in misura ridotta ricevute dalla Guardia di Finanza, con eventuale prova dell’avvenuto pagamento, sono trasmesse all’Agenzia delle Dogane.

Il pagamento in misura ridotta estingue l’illecito (art. 7 co. 3 prima parte del D.Lgs. n. 195/2008). Tuttavia, il pagamento in misura ridotta è precluso quando:

  • L’importo del denaro contante eccedente €. 10.000,00 superi €. 40.000,00;
  • Il soggetto cui è stata contestata la violazione si sia già avvalso della stessa facoltà oblatoria nei 5 anni antecedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito per cui si procede.

Scambio di informazioni

L’art. 5 del D.Lgs. n. 195/2008 disciplina le attività di scambio di informazioni tra l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza con le omologhe autorità di altri Stati membri o di Paesi terzi e quelle di collaborazione con la Commissione europea. L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza scambiano le informazioni raccolte ai sensi del presente decreto:

  • Con le omologhe autorità di altri Stati membri, qualora emergano fatti e situazioni da cui si evinca che somme di denaro contante sono connesse ad attività di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo;
  • Con le omologhe autorità di Paesi terzi, nel quadro della mutua assistenza amministrativa.

Le informazioni raccolte ai sensi degli artt. 3 e 4 del D.Lgs. n. 195/2008 (dall’Agenzia delle Dogane) sono trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Questo per quanto riguarda i passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito. L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza:

  • Trasmettono le informazioni raccolte ai sensi del DLgs. in esame alla Commissione europea quando emergono fatti e situazioni da cui si evinca che somme di denaro contante sono connesse al prodotto di una frode o di qualsiasi altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari della Comunità europea;
  • Comunicano l’avvenuto scambio di informazioni con i Paesi terzi al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che provvede a darne notizia alla Commissione europea, qualora ciò rivesta un interesse particolare per l’attuazione del regolamento CE n. 1889/2005.

Relazione annuale

Ai sensi dell’art. 10 co. 1 del DLgs. 195/2008, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli forniscono al Comitato di sicurezza finanziaria, entro il 30 marzo di ogni anno, relazioni analitiche sulle attività rispettivamente svolte per prevenire e accertare le violazioni in materia di passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito. Il Comitato di sicurezza finanziaria utilizza le informazioni di cui sopra al fine della predisposizione della relazione al Ministro dell’Economia e delle Finanze prevista dall’art. 5 del D.Lgs. n. 231/07.

Le violazioni legate al trasporto di denaro al seguito: il regime sanzionatorio

In base a quanto disposto dall’articolo 7 co. 1 lett. e) del D.Lgs. n. 90/17 (in vigore dal 4.7.2017), la violazione delle disposizioni di cui all’art. 3 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria, che presenta le seguenti aliquote:

  • Dal 10 al 30% dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3, se tale valore non è superiore a €. 10.000,00;
  • Dal 30% al 50% dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3 se tale valore è superiore a €. 10.000,00.

L’importo minimo della sanzione applicabile è di € 300. Si precisa, peraltro, che, nel caso in cui la violazione consista nell’aver fornito informazioni inesatte o incomplete e la differenza tra l’importo trasferito e l’importo dichiarato non sia superiore a €. 30.000,00, il minimo edittale della sanzione di cui alle lettere a) e b) di cui sopra, è pari al 3% dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3. In tali casi, ai fini della determinazione dell’entità della sanzione, l’amministrazione procedente terrà conto:

  • Della entità dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3;
  • Dell e entità dell’importo non dichiarato in termini assoluti e percentuali;
  • Delle precedenti violazioni accertate relative alle medesime disposizioni.

Resta fermo, infine, che ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative di cui sopra trovano applicazione gli artt. 23 co. 1 e 3, 23-bis e 24 del DPR n. 148/88.

Da precisare che tali sanzioni hanno natura valutaria, quindi non sono applicabili i principi contenuti nel D.Lgs. n. 472/97, in particolare, il ravvedimento operoso.

Disciplina sanzionatoria per violazioni minori

Il D.Lgs. n. 90/2017 è intervenuto in modifica dell’art. 9 del D.Lgs. n. 195/2008 in materia di sanzioni per le violazioni relative al trasporto di denaro al seguito.

Non è stata modificata la misura delle sanzioni che rimane quella prevista dal comma 1 dell’art. 9, ma sono stati inseriti due nuovi commi, il comma 2 ed il comma 3, relativi a nuove disposizioni in caso di trasporto di denaro al seguito con dichiarazione inesatta o incompleta.

In sostanza, viene previsto che nel caso in cui la violazione consista nell’aver fornito informazioni inesatte o incomplete e la differenza tra l’importo trasferito e l’importo dichiarato non sia superiore a 30.000 euro, il minimo editale della sanzione di cui alle leggere a) e b) del comma 1, è pari al 3% dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3 (10.000 euro).

L’Amministrazione finanziaria terrà conto:

  • Dell’entità dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia di cui all’art. 3;
  • Dell’entità dell’importo non dichiarato in termini assoluti e percentuali;
  • Delle precedenti violazioni accertate relative alle medesime disposizioni.

Passaggi transfrontalieri con denaro contante e quadro RW

Particolarmente interessante è poi il collegamento tra denaro contante trasferito all’estero e quadro RW legato al monitoraggio fiscale. Infatti, il soggetto che trasporta denaro contante all’estero per depositarlo ai fini di investimenti finanziari è tenuto alla comunicazione dell’investimento nel quadro RW del modello Redditi.

L’aspetto interessante è che la segnalazione nel quadro RW, non esonera da eventuali violazioni legate al trasferimento transfrontaliero di denaro contante. A confermare questa posizione è il Tribunale di Asti, nel provvedimento del 20.6.2012, il quale ha precisato che la circostanza di aver riportato, in sede di dichiarazione dei redditi (quadro RW), l’entità complessiva (e rilevante) degli “investimenti all’estero” non comporta il riconoscimento della violazione della disciplina valutaria in materia di passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito, nella quale, per importi pari o superiori a €.10.000,00, è imposta la presentazione di apposita dichiarazione.

Nel caso di specie, a due persone fisiche veniva irrogata una sanzione amministrativa per avere, in violazione della disciplina sopra ricordata, omesso la presentazione dell’apposita dichiarazione relativamente al trasferimento in Svizzera di un’ingente somma di denaro. Il provvedimento sanzionatorio risultava motivato sulla scorta delle mere risultanze del quadro RW. Quadro dal quale emergeva, sotto la voce “Investimenti all’estero“, la somma predetta. Sentiti sul punto dalla Guardia di Finanza, i soggetti dichiaravano di non ricordare le modalità di trasferimento all’estero del denaro. Nei loro confronti, quindi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze comminava la prevista sanzione amministrativa, alla quale si opponevano.

L’opposizione è accolta dal Tribunale di Asti, che evidenzia, in primo luogo, come gli elementi raccolti in relazione alla violazione contestata non siano tali da giustificare l’irrogazione della sanzione amministrativa. In particolare, la circostanza di aver riportato, in dichiarazione, l’entità complessiva degli investimenti comunque effettuati all’estero non comporta affatto il riconoscimento della sussistenza della violazione della disciplina valutaria in materia di passaggi transfrontalieri con denaro contante al seguito, che, per importi pari o superiori a €. 10.000,00, impone la presentazione di apposita dichiarazione.

Ratio della norma

Considerando anche la diversità di ratio tra la norma valutaria e quella fiscale in tema di denuncia di cespiti trasferiti all’estero, infatti, il dato indicato nella dichiarazione dei redditi è in grado di comprovare esclusivamente l’avvenuto trasferimento, di una somma “complessivamente” rilevante e non che una simile somma sia stata movimentata nella sua interezza piuttosto che in una pluralità di tranches, ciascuna d’importo inferiore alla soglia di €. 10.000,00.

Ai fini della responsabilità dei ricorrenti per la violazione valutaria, inoltre, nessun rilievo è possibile attribuire al fatto che essi, in sede di audizione presso la Guardia di Finanza, non abbiano provveduto alla ricostruzione dei trasferimenti. Ed infatti, in forza di quanto sancito dall’art. 6 co. 11 del D.Lgs. n. 150/2011 (ai sensi del quale “il giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente“), è onere dell’organo accertatore (che non appare soddisfatto nel caso di specie) quello di fornire la prova della sussistenza dei requisiti costitutivi della fattispecie sanzionatoria e non onere dell’accusato quello di fornire piena prova dell’assenza dei requisiti medesimi.

Passaggi transfrontalieri di denaro contante: conclusioni

L’intento dell’Amministrazione finanziaria attraverso la disciplina riguardante il trasporto di denaro al seguito è quello di prevenire situazioni di riciclaggio di denaro o di finanziamento del terrorismo. Per questo motivo gli importi legati alle sanzioni sono di importo non irrilevante. Inoltre, si deve tenere in considerazione che questa disciplina deve essere letta in concerto con gli obblighi di pagamento con denaro contante non superiori alla soglia prevista.

Tuttavia, l’Amministrazione finanziaria vuole comunque mitigare l’effetto sanzionatorio disposto a fronte di minime imprecisioni. Può essere il caso, ad esempio, del trasporto di somme nello svolgimento di attività professionale (portavalori), o di sbarco in territorio italiano di navi da crociera. In caso di piccole inesattezze nella dichiarazione l’applicazione delle sanzioni avviene in modo mitigato.

In tutto questo se hai trasferito all’estero somme non dichiarate in Italia ai fini del monitoraggio fiscale, anche in relazione agli obblighi di scambio automatico di informazioni finanziarie è arrivato il momento di confrontarti con un professionista preparato in grado di valutare la tua situazione. Ogni anno valutiamo moltissime situazioni di soggetti che desiderano rimpatriati capitali esteri non correttamente dichiarati. In questo caso, contattaci per valutare la tua situazione e ricevere delle risposte chiare.

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