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Partita IVA errata nella fattura elettronica: correzione

Nella risposta all'Interpello n. 133 del 18 maggio 2020 l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla fattura emessa nei confronti del gruppo IVA con errata indicazione della partita IVA.

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Indicazione della Partita IVA errata nella fattura elettronica. L’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni su come effettuare la correzione. Risposta all’Interpello n. 133 del 18 maggio 2020.

La corretta indicazione della partita IVA del committente è uno dei requisiti richiesti affinché la fattura sia regolare, secondo quanto sancito dall’art. 21, co. 2, lettera f) del Decreto IVA.

L’indicazione nella fattura elettronica di una partita IVA sbagliata può capitare, ad esempio, nel caso di soggetti che fanno parte di un gruppo IVA.

Nella risposta all’Interpello n. 133 del 18 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla fattura emessa nei confronti del gruppo IVA con errata indicazione della partita IVA.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di fattura emessa nei confronti del Gruppo IVA, se il committente ha già regolarizzato mediante autofattura l’errata indicazione della sua partita IVA in luogo di quella del gruppo IVA, senza preventivamente comunicare l’errore commesso al prestatore, quest’ultimo non ha più necessità di emettere una nota di variazione.

E’ sufficiente che si annoti sul registro IVA vendite che la regolarizzazione della fattura è avvenuta mediante emissione di autofattura da parte del committente.

Partita IVA errata

Tra i dati obbligatori da indicare in fattura vi è il numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente, del numero di identificazione per i soggetti passivi stabiliti in Stati UE, o del codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione.

La corretta indicazione della partita IVA del committente è uno dei requisiti richiesti affinché la fattura sia considerata regolare.

Nel caso di cessioni di beni o prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetti partecipante ad un gruppo IVA da un soggetto che non ne fa parte, l’operazione si considera effettuata nei confronti del gruppo.

Gli obblighi ed i diritti in materia di imposta sul valore aggiunto sono a carico ed a favore del gruppo IVA.

Qualora, il soggetto facente parte del gruppo riceve una fattura elettronica sbagliata, con l’indicazione della propria partita IVA, ai fini della registrazione e della detrazione IVA è necessario correggere gli errori.

Il cessionario dovrà emettere autofattura al SdI, inserendo il codice TD20 nel campo Tipo Documento, e compilando le sezioni anagrafiche del cedente/prestatore e del cessionario/committente rispettivamente con i dati del fornitore e i propri dati.

Questa modalità di correzione che tuttavia presuppone che il cessionario/committente abbia comunicato l’errore contenuto nella fattura al prestatore/cedente, per consentire a questi di emettere una nota di variazione a storno della fattura, emettendo un nuovo documento corretto.

Autofattura come correzione della partita IVA errata

Nel caso in cui il prestatore o cedente non ha effettuato la propria correzione emettendo nota di variazione, in quanto non ha avuto comunicazione dell’errore in fattura, il committente o cessionario può emettere autofattura per correggere l’errore.

In tal caso, se il committente regolarizza la fattura per correggere la partita IVA sbagliata senza aver preventivamente comunicato l’errore commesso, al prestatore non è richiesta l’emissione di una nota di variazione.

E’ sufficiente annotare sul registro IVA vendite che la regolarizzazione della fattura in argomento è avvenuta mediante emissione di autofattura da parte del committente, documento che deve essere conservato agli atti senza essere anch’esso annotato nel registro IVA vendite.

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