No tax area IRPEF: chi non paga le tasse nel 2026?

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La no tax area rappresenta una soglia di reddito al di sotto della quale non è dovuto il pagamento delle imposte sui redditi perché interamente compensate dalle detrazioni fiscali. Il limite entro il quale il lavoratore o il pensionato rientra nella no tax area viene calcolato in base all’Irpef e le detrazioni. L’imposta calcolata viene azzerata dagli sconti fiscali spettanti per lavoro dipendente, lavoro autonomo o pensione. 

A seguito della Legge di Bilancio 2026 sono state confermate le soglie introdotte nel 2024 per la no tax area pari a 8.500 euro annui per dipendenti e pensionati e di 5.500 euro per i lavoratori autonomi.

Non c’è un unico limite valido per tutti. Alcune categorie non prevedono una soglia minima al di sotto della quale l’imposta (IRPEF ed addizionali) non si applica. In altri casi, il concetto di no tax area assume significati diversi, come per le tasse universitarie si fa riferimento all’ISEE, mentre per l’Irpef si guarda al reddito complessivo. 

Che cos’è la no tax area?

La no tax area IRPEF rappresenta la soglia di reddito entro la quale non si è tenuti a pagare l’imposta. Questa soglia, tuttavia, non si applica a tutte le categorie reddituali, ma soltanto ad alcune. Per i redditi da lavoro dipendente e da pensione la soglia attualmente in vigore è di 8.500 euro, mentre per i redditi da lavoro autonomo occasionale è di 5.500 euro. Altre categorie, invece, come quella dei redditi fondiari, di impresa o di capitale non prevedono una soglia minima al disotto della quale l’imposta (IRPEF ed addizionali) non si applica.

Ad esempio, se un soggetto ha percepito redditi da pensione nel corso del periodo di imposta per 6.000 euro, sull’importo non si applica tassazione, rientrando nella soglia per cui le detrazioni fiscali coprono l’imposta. Impropriamente, quindi, possiamo considerare la no tax area. Tuttavia, nel nostro ordinamento fiscale attualmente in vigore non esiste una vera e propria area di non tassazione. Affinché vi sia un’area di esenzione effettiva da tassazione, infatti, deve esserci un valore reddituale valido in generale dove l’imposta non si applica (e non come avviene in questo momento, dove l’imposta teoricamente viene applicata ma viene azzerata dalle detrazioni fiscali in vigore).

Nonostante possa sembrare un tecnicismo di poco senso, comunque, una no tax area nel nostro ordinamento non è previsto. Come detto, infatti, ci troviamo sempre di fronte ad una situazione dove le detrazioni fiscali abbattono completamente l’imposta (fino ad annullarla del tutto entro specifici limiti reddituali). Quando l’imposta viene annullata completamente dalle detrazioni non è però possibile richiedere un rimborso fiscale in quanto nessuna imposta è stata versata.

No tax area 2026

A seguito della Legge di Bilancio 2026 sono state confermate le soglie introdotte nel 2024 per la no tax area pari a 8.500 euro annui per dipendenti e pensionati e di 5.500 euro per i lavoratori autonomi.

Questo valore non è rigido, ossia in presenza di familiari a carico o di spese detraibili, la soglia effettiva può salire anche oltre i 15 mila euro.

Contribuente incapiente

Da quanto abbiamo detto sino a questo momento emerge il fatto che se il contribuente si trova in una situazione dove le detrazioni fiscali coprono la sua imposta (IRPEF ed addizionali), fino ad azzerarla, non è possibile sfruttare appieno eventuali ulteriori detrazioni che coprono l’imposta.

Ad esempio, se un contribuente ha percepito redditi da lavoro dipendente per 8.000 euro, le sue detrazioni coprono l’imposta dovuta sino ad azzerarla. In questo scenario se il contribuente ha sostenuto delle spese che danno diritto a detrazioni fiscali, queste non possono essere sfruttate per incapienza. Il contribuente incapiente, quindi, è quello che si trova in una situazione dove l’imposta è stata azzerata dalle detrazioni fiscali, e non può più utilizzarne ulteriori, che finiscono per essere perdute.

Un contribuente incapiente in sede di dichiarazione dei redditi, non è possibile fruire delle detrazioni fiscali per oneri, quali ad esempio quelle spettanti per spese sanitaria o per le ristrutturazioni edilizie. No tax area e incapienza sono quindi due concetti che si intersecano tra loro: l’esenzione totale dal versamento dell’IRPEF ha come effetto il fatto di non poter beneficiare di ulteriori detrazioni (o rimborsi).

In sostanza, l’incapiente si trova in una situazione in cui non paga l’Irpef grazie alla no tax area, ma non è idoneo a ricevere rimborsi poiché non ha versato alcuna imposta e, di fatto, non ha usufruito delle detrazioni per compensare spese sostenute.

Esenzione da tassazione e rapporti con l’ISEE

Il raccordo tra la soglia di esenzione fiscale e l‘Indicatore della Situazione Economica Equivalente rappresenta un nodo cruciale nel sistema di welfare italiano, evidenziando la complessità dell’interazione tra politiche fiscali e sociali. Mentre l’esenzione dall’IRPEF offre un immediato sollievo ai contribuenti con redditi modesti, l’ISEE fornisce una panoramica più ampia della condizione economica familiare, considerando non solo le entrate, ma anche il patrimonio e la composizione del nucleo.

Questa dualità può generare situazioni apparentemente paradossali: un individuo potrebbe non versare imposte sul reddito, ma vedere comunque la propria situazione economica valutata in modo meno favorevole ai fini dell’accesso a prestazioni sociali. Tale meccanismo riflette la volontà del legislatore di considerare la capacità contributiva in senso lato, andando oltre la mera imposizione diretta.

L’interazione tra questi due strumenti solleva questioni di equità e coerenza sistemica. Un aumento marginale del reddito, pur restando all’interno della fascia esente, potrebbe comportare la perdita di benefici sociali significativi, creando potenziali disincentivi al miglioramento della propria condizione lavorativa. Questo fenomeno, talvolta definito “trappola della povertà“, è oggetto di dibattito tra economisti e politici.

Le disparità tra categorie di lavoratori, sebbene mitigate nel calcolo dell’indicatore economico, possono comunque emergere, con possibili ripercussioni sulla percezione di equità del sistema. Inoltre, la dimensione familiare dell’ISEE introduce ulteriori variabili, rendendo il quadro complessivo ancora più articolato.

La complessità di questo raccordo si riflette anche sulla pianificazione finanziaria dei cittadini, che devono navigare tra considerazioni fiscali e di welfare. Un incremento retributivo, apparentemente vantaggioso, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio se valutato in termini di accesso a servizi e agevolazioni.

Il dibattito su possibili riforme è vivace. Alcune proposte mirano a una maggiore armonizzazione, come l’introduzione di una soglia di esenzione specifica per l’ISEE o l’esclusione parziale dei redditi esenti dal suo calcolo. Tali modifiche potrebbero contribuire a rendere il sistema più coerente e comprensibile per i cittadini.

Domande frequenti

Se ho percepito redditi da locazione devo presentare la dichiarazione dei redditi?

I redditi da locazione, di qualunque importo, devono essere sempre dichiarati (non ci sono esenzioni). Pertanto, la dichiarazione dei redditi deve essere presentata per determinare la tassazione. Questo anche se si applica il regime della cedolare secca.

Il lavoratore autonomo con partita IVA ha no tax area?

Non esiste una no tax area per i lavoratori autonomi e per le imprese che sono sempre chiamati a presentare la dichiarazione e determinare gli importi di tassazione dovuti.

Interessi, dividendi o plusvalenze hanno soglie minime dove non si pagano tasse?

Non esiste una soglia minima di esenzione fiscale per queste tipologie reddituali.

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Elisa Migliorini
Elisa Migliorinihttps://www.linkedin.com/in/elisa-migliorini-0024a4171/
Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze. Approfondisce i temi legati all'IVA ed alla normativa fiscale domestica oltre ad approfondire aspetti legati al diritto societario.
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