evasione contributiva INPS

L’evasione contributiva INPS comporta in capo al datore di lavoro o l’onerato committente l’addebito di sanzioni pecuniarie in caso di omesso o mancato versamento di contributi. La disciplina è stata, in un primo momento, delineata da parte della legge n. 48/1988, e poi dalla legge n. 662/1996. Mentre, per quanto riguarda il regime sanzionatorio in materia di inadempienze contributive, esso è disciplinato dalla legge n. 388/2000.

La normativa sull’evasione contributiva INPS dispone conseguenze piuttosto differenti, con sanzioni più aspre a seconda dei casi che vengono in evidenza. Si distingue usualmente in omissione o evasione in senso stretto.

L’omissione contributiva si realizza quando il pagamento dei contributi dovuti viene ritardato rispetto alle date previste. In tale ipotesi, la liquidazione dei contributi è avvenuta e risulta dalle registrazioni delle trattenute operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni. 

Mentre l’evasione contributiva INPS in senso stretto si realizza nel caso in cui le registrazioni delle posizioni lavorative presso l’Inps non sono state effettuate o quando le denunce obbligatorie sono state omesse o falsificate in modo da renderle infedeli. Questo è il caso del lavoro in nero, infatti la normativa stata introdotta proprio al precipuo scopo di reprimere il fenomeno in questione.

Vediamo quali sono le conseguenze e i rischi dell’evasione contributiva INPS.


Quali sono i contributi dovuti all’INPS?

Prima di esaminare la disciplina dell’evasione contributiva INPS, andiamo ad analizzare brevemente le fattispecie di contributi.

Il lavoratore è tenuto ad una serie di contributi derivanti dal lavoro, alcuni dei quali devono essere versati all’INPS. All’interno di questa categoria, possiamo individuare diverse tipologie a seconda che essi siano obbligatori o volontari. La principale funzione è quella di assicurarsi prestazioni previdenziali, quali ad esempio quelli versati ai fini pensionistici.

Contributi obbligatori

contributi Inps devono essere obbligatoriamente versati all’Inps al fine di ottenere la pensione al termine della vita professionale, da quando si inizia l’attività lavorativa. La disciplina circa la modalità di versamento varia a seconda che si tratti di:

  • lavoratori dipendenti: i contributi obbligatori Inps devono essere versati dal datore di lavoro, a fronte della prestazione lavorativa, nella misura del 33% della retribuzione, anche a fronte di un solo giorno lavorativo settimanale. Inoltre, questi sono dovuti anche per le forme di lavoro flessibile e part time. La retribuzione, utilizzata per il calcolo dei contributi previdenziali, non deve essere inferiore a un minimale retributivo, cioè un importo minimo fissato dalla legge ogni anno;
  • lavoratori domestici: tali contributi devono essere versati esclusivamente da coloro che svolgono le attività necessarie al funzionamento della vita familiare del datore di lavoro, come colf, autista, giardiniere, badante. Anche in questo caso, sono versati dal datore di lavoro, in base alla retribuzione oraria, per tutte le ore effettivamente lavorate, e a quelle relative a periodi di assenza comunque retribuita;
  • inoltre, lavoratori autonomi: sono tenuti a versare i contributi obbligatori in base al reddito di impresa denunciato nell’anno precedente, per poi adempiere ad un conguaglio a fine anno in base al reddito dell’anno in corso;
  • lavoratori parasubordinati:  il versamento dei contributi obbligatori avviene in percentuale rispetto al reddito percepito per l’attività lavorativa svolta. Sono tenuti a tale adempimento coloro che sono iscritti alla gestione separata INPS.

Contributi figurativi

I contributi figurativi sono quella categoria di contributi versata per il periodo di sospensione dell’attività lavorativa o quando la stessa è stata interrotta. Questi sono, in genere, utili sia per raggiungere i requisiti necessari alla pensione che per incrementarne l’importo. Sono riconosciuti per periodi come: servizio militare, gravidanza, aspettativa sindacale, aspettativa per mandato elettorale, e via dicendo.

Contributi volontari

 Il versamento dei contributi volontari è finalizzato ad aumentare i propri contributi, al fine di ottenere le varie prestazioni pensionistiche. E’ necessario il possesso di alcuni requisiti:

  • 5 anni di contributi, riferiti a qualunque periodo (anche non continuativi e accreditati in diverse gestioni dell’assicurazione generale obbligatoria);
  • 3 anni di contributi, nei 5 anni precedenti alla domanda di autorizzazione (accreditati anche in diverse gestioni dell’assicurazione generale obbligatoria);
  • 1 anno di contributi, nei 5 anni precedenti alla domanda, ma soltanto per lavoratori stagionali, temporanei, discontinui, parasubordinati o con part time verticale o ciclico.

Evasione contributiva INPS: di cosa si tratta?

L‘evasione contributiva INPS comporta in capo al datore di lavoro o l’onerato committente l’addebito di sanzioni di tipo pecuniario. Queste ultime maturano in relazione al ritardo nel versamento in misura percentuale in rapporto al capitale non versato e muta in relazione alla tipologia di omissione.

La disciplina è stata più volte ritoccata. In un primo momento essa è stata delineata da parte della legge n. 48/1988, e poi dalla legge n. 662/1996. Mentre, per quanto riguarda il regime sanzionatorio in materia di inadempienze contributive, esso è disciplinato dalla legge n. 388/2000.

La normativa, dunque, va a prevedere una forma di repressione nei confronti delle condotte di mancato o ritardato pagamento dei contributi il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie (cfr. art. 116, comma 8, lettera a, della legge n. 388/2000). 

Funzione della disciplina in tema di evasione contributiva INPS

La disciplina dell’evasione contributiva INPS adempie a diverse funzioni. In primo luogo, essa nasce con l’intento di arginare il lavoro irregolare. La legge n. 388/2000 ha inciso soprattutto sulle sanzioni, a carico di chi non provvede, entro il termine stabilito, al pagamento di contributi o premi previdenziali ed assistenziali o vi provvede in misura inferiore a quella dovuta.

Proprio per tale ragione che spesso si è posta, in giurisprudenza, la questione relativa alla connessione tra disciplina sanzionatoria civilistica e quella di natura penalistica. Invero, le ragioni delle due previsioni, in caso di mancato versamento di contributi da parte del datore di lavoro, sono parzialmente differenti. In questo secondo caso, alla funzione di regolarizzazione del sistema lavorativo, in un’ottica sociale, si associa anche quella di tutela del lavoratore da eventuali abusi.

Tuttavia, è innegabile che vi è una crescente attenzione del legislatore, nell’ultimo ventennio, al fenomeno del lavoro irregolare e della prevenzione all’evasione contributiva.

Quando c’è evasione contributiva INPS

La normativa sull’evasione contributiva INPS dispone conseguenze sono piuttosto differenti, con sanzioni più aspre a seconda dei casi che vengono in evidenza. Il legislatore ha distinto due fattispecie diversamente sanzionate.

Omissione contributiva

In primo luogo facciamo riferimento alla c.d. omissione contributiva. Quest’ultima si realizza quando il pagamento dei contributi dovuti viene ritardato rispetto alle date previste. In tale ipotesi, la liquidazione dei contributi è avvenuta e risulta dalle registrazioni delle trattenute operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni. 

La fattispecie in esame, allora, presuppone che la denuncia di inizio attività lavorativa sia avvenuta, dunque che l’ente abbia conoscenza dell’esistenza di una pretesa contributiva. Tuttavia, si realizza omissione in quanto i contributi non sono versati nel termine preposto a tale adempimento.

La sanzione civilistica è prevista alla alla lett. a) dell’art. 116 l. 388 del 2000. Il mancato o ritardato pagamento, ossia l’omissione contributiva, per il quale è previsto il pagamento di una sanzione civile annua pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti, per un importo massimo del 40 per cento dei contributi non corrisposti.

Come si può constatare, si tratta di una sanzione piuttosto severa, in quanto supera, in via percentuale, il tasso ufficiale stabilito sulle operazioni di rifinanziamento dell’Unione Europea, attualmente pari allo 0,25%.

Evasione contributiva in senso stretto

Mentre l’evasione contributiva INPS in senso stretto si realizza nel caso in cui le registrazioni delle posizioni lavorative presso l’Inps non sono state effettuate o quando le denunce obbligatorie sono state omesse o falsificate in modo da renderle infedeli. Questa è, ad esempio, l’ipotesi del lavoro irregolare, di cui parlavamo nel precedente paragrafo.

Tuttavia, l’evasione contributiva in senso stretto non si riduce alle sole ipotesi di lavoro in nero. Un ulteriore esempio classico si realizza quando il lavoro è erroneamente qualificato, caso tipico è quando un dipendente a tempo indeterminato classificato indebitamente come part-time. Ciò influisce sul numero di ore lavorative e di conseguenza sull’entità dei contributi da versare.

L’evasione contributiva INSP in senso stretto è disciplinata alla lett. b). La norma dispone il pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento, per un importo massimo del 60 per cento dei contributi non corrisposti. Inoltre prevede l’attenuazione della sanzione, parificata a quella sub a), ove la denunzia sia spontaneamente effettuata prima della contestazione dell’Istituto e comunque entro dodici mesi dal termine di pagamento dei contributi, a condizione che il pagamento avvenga nei trenta giorni seguenti.

Quando l’evasione contributiva costituisce reato?

L’evasione contributiva INPS può causare anche una responsabilità di tipo penale. Tuttavia, la linea seguita dal legislatore, in tema di reati tributari, è stata quella di introdurre delle soglie di punibilità. L’art. 3, comma 6, del d.lgs. n. 8/2016, in vigore dal 6 febbraio 2016, infatti, prevede che per i soli omessi versamenti di importo inferiore a euro 10.000 annui al datore di lavoro si applica la sanzione pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Mentre per le somme superiori a 10.000 annui, la condotta costituisce reato con reclusione fino a tre anni e multa fino a 1032 euro.

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"Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente concluso la pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord".

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