Dividendi percepiti da soggetti non residenti: guida

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Regimi di tassazione legati alla distribuzione di dividendi da parte di società italiana a soggetti non residenti. Dividendi percepiti da soggetti non residenti in Italia. Guida a tutte le casistiche, le ritenute da applicare e la normativa “madre/figlia”.

Quando una società italiana residente distribuisce dividendi a soggetti non residenti deve interrogarsi sul corretto trattamento fiscale applicabile.

Le problematiche che potrebbero sorgere riguardano la ritenuta in uscita e le regole di applicazione della stessa, ma anche l’applicazione di direttive che ne esentano l’applicazione.

Queste casistiche oggi sono molto più frequenti e se non gestite correttamente possono portare a commettere errori.

Sostanzialmente occorre distinguere fra quattro possibili categorie di non residenti che percepiscono dividendi di fonte italiana:

  • Non residenti, privi di stabile organizzazione in Italia, diversi dalle società “madri” con sede nella comunità europea;
  • Non residenti con stabile organizzazione in Italia;
  • Società non residenti con sede nell’Unione europea;
  • Società “madri” non residenti con sede nell’Unione europea.

Per ognuna di queste categorie è necessario verificare la disciplina legata alla tassazione dei dividendi percepiti da soggetti non residenti.

Cominciamo!

Dividendi percepiti da soggetti percepiti da soggetti non residenti
Dividendi percepiti da soggetti percepiti da soggetti non residenti

DIVIDENDI PERCEPITI DA NON RESIDENTI: CASISTICHE

SOGGETTI NON RESIDENTI SENZA STABILE ORGANIZZAZIONE IN ITALIA

La prima categoria di soggetti non residenti che possono percepire dividendi di fonte italiana è quello dei soggetti non residenti. Mi riferisco ad enti non residenti senza stabile organizzazione in Italia.

Sui dividendi erogati dalle società di capitali ai propri soci non residenti deve essere applicata una ritenuta a titolo di imposta. Questo è quanto prevede l’articolo 27, comma 3 del DPR n 600/73.

La ritenuta si applica nella misura del 26% sull’intero dividendo.

La ritenuta si applica a condizione che la partecipazione da cui il dividendo deriva non sia relativa alla stabile organizzazione in Italia soggetto estero.

I soggetti non residenti hanno diritto al rimborso, fino a concorrenza degli 11/26 della ritenuta, dell’imposta che dimostrino di aver pagato all’estero in via definitiva sugli stessi utili. Il rimborso si ottiene mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero.

Per il rimborso delle ritenute subite in Italia dai soggetti non residenti, deve essere avanzata una istanza al Centro operativo di Pescara entro i 48 mesi successivi.

SOCIETA’ ED ENTI ESTERI CON STABILE ORGANIZZAZIONE IN ITALIA

La seconda casistica da considerare è quella che riguarda società ed enti esteri con stabile organizzazione in Italia.

Tuttavia, per le società e gli enti commerciali non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi indicati nell’articolo 23. Tuttavia, per i redditi d’impresa si tiene conto anche degli utili distribuiti da società di capitali o enti commerciali residenti in Italia. 

Questo è quanto prevede ai sensi dell’articolo 151comma 2, del TUIR.

Se la società non residente ha in Italia una stabile organizzazione:

  • La partecipazione nella società figlia italiana sia riferibile direttamente alla madre estera. In questo caso il dividendo è assoggettato alla ritenuta a titolo d’imposta prevista dall’articolo 27, comma 3, del DPR n 600/73;
  • La partecipazione sia riferibile alla stabile organizzazione. Il dividendo concorre alla formazione del reddito complessivo in Italia (nel limite del 5%), senza l’applicazione della ritenuta a titolo d’imposta.

RITENUTA SUGLI UTILI DISTRIBUITI ALLE SOCIETA’ DI CAPITALI COMUNITARIE

L’erogazione di dividendi percepiti da soggetti esteri costituiti da società comunitarie è peculiare.

Ai sensi dell’articolo 27comma 3-ter del DPR n 600/73, viene operata la ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota dell’1,20%.

La ritenuta si applica sugli utili corrisposti alle società e agli enti soggetti ad un’imposta sul reddito delle società:

  • Residenti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo;
  • Che sono inclusi nella lista nella white list di cui al DM 4.9.96.

L’applicazione della ritenuta del 1,2% è alternativa rispetto all’applicazione della Direttivamadre-figlia” che analizzerò di seguito.

La possibilità di applicare l’aliquota dell’1,20% non compete nei confronti di:

  • Persone fisiche;
  • Società di persone;
  • Associazioni o Trusts,

se non soggetti all’imposta sulle società nello Stato di residenza.

DIVIDENDI PERCEPITI DA SOGGETTI NON RESIDENTI E DIRETTIVA MADRE-FIGLIA

In presenza dei requisiti previsti dall’art. 27-bis del DPR 600/73, è possibile beneficiare del regime c.d. “madre-figlia” e non applicare la ritenuta in uscita sui dividendi erogati a soggetti non residenti.

Perché possa trovare applicazione la c.d. “disciplina madre-figlia” è necessario che il socio estero:

  • Sia una società costituita in una delle forme giuridiche indicate nell’allegato della direttiva 2011/96/UE (di fatto una società di capitali);
  • risieda, ai fini fiscali, in uno Stato UE;
  • risulti assoggettato ad una delle imposte indicate nella medesima direttiva 2011/96/UE, senza fruire di regimi di opzione o di esonero (salvo quelli territorialmente o temporalmente limitati).

Inoltre, affinché possa trovare applicazione la c.d. “disciplina madre-figlia” è inoltre necessario che:

  • La partecipazione dalla quale il dividendo promana sia una partecipazione diretta non inferiore a una determinata soglia del capitale della società che distribuisce gli utili (10% dall’1.1.2009);
  • La partecipazione dalla quale il dividendo promana sia detenuta ininterrottamente per almeno un anno.

Se si verificano queste condizioni, la società estera dovrà compilare il modello E introdotto dal provv. Agenzia delle Entrate 10.7.2013 n. 84404 per fornire alla società residente (e sostituto di imposta) la documentazione necessaria per ottenere l’esenzione della ritenuta.

In alternativa, è possibile comunicarla al Centro Operativo di Pescara per ottenere il rimborso.

Va precisato che mentre i primi tre presupposti sopra segnalati vanno certificati dalla autorità fiscale estera, l’ultimo requisito (detenzione minima) deve risultare da una dichiarazione scritta della società partecipante. Sia la dichiarazione dell’autorità fiscale estera sia quella del soggetto percipiente sono rese compilando il modello E.

DIVIDENDI CORRISPOSTI A HOLDING INTERMEDIE COMUNITARIE

Le holding passive localizzate in Stati comunitari hanno titolo a beneficiare sia delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, sia della direttivamadre-figlia“, anche se non dotate di una struttura organizzativa particolare. 

Gli accertamenti che fanno leva sulla natura fittizia della holding intermedia comunitaria non possono, quindi, dirsi sufficientemente motivati se presumono in modo semplicistico tale natura per il solo fatto che la holding non ha una struttura organizzativa particolare e che riversa gli utili ad un altro soggetto.

Al contrario, è l’Amministrazione finanziaria a dovere dimostrare la costruzione anomala della struttura di gruppo, se questa è finalizzata alla fruizione di vantaggi fiscali indebiti.

ACCORDO UE CON LA SVIZZERA

L’art. 15, paragrafo 1, dell’Accordo tra la Comunità e la Confederazione svizzera pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE del 29.12.2004 (integralmente sostituito dal protocollo di modifica approvato con Decisione UE 8.12.2015 n. 2400), stabilisce che i dividendi corrisposti dalle società figlie alle società madri non sono soggetti ad imposizione fiscale nello Stato d’origine. Questo se, contestualmente:

  • La società madre detiene direttamente almeno il 25% del capitale della società figlia per un minimo di 2 anni;
  • Una delle due società ha la residenza fiscale in uno Stato membro e l’altra ha la residenza fiscale in Svizzera;
  • Nessuna delle due società ha la residenza fiscale in uno Stato terzo sulla base di un accordo in materia di doppie imposizioni con tale Stato terzo;
  • Entrambe le società sono assoggettate all’imposta diretta sugli utili delle società senza beneficiare di esenzioni ed entrambe adottano la forma di una società di capitali.

Si osserva, quindi, che l’Accordo in argomento differisce dalla direttiva madre-figlia (recepita nell’art. 27-bis del DPR 600/73) soprattutto con riferimento a due punti:

  • Il primo è quello che richiede una partecipazione almeno del 25%, anziché del 10%;
  • Il secondo è la previsione di un possesso per almeno 2 anni, anziché di 1 anno.

Queste differenze derivano dagli adeguamenti che la disciplina valida per gli Stati membri dell’Unione Europea ha avuto nel corso del tempo.

DIVIDENDI PERCEPITI DA SOGGETTI NON RESIDENTI: CONCLUSIONI

Le casistiche legate alla tassazione dei dividendi percepiti da soggetti non residenti dipendono essenzialmente da due variabili:

  • La presenza di una stabile organizzazione in Italia;
  • La residenza in Paese white list per la direttiva Madre Figlia.

Sostanzialmente è necessario verificare diversi aspetti per la non applicazione della ritenuta fiscale italiana.

Se hai dubbi riguardanti la disciplina dei dividendi percepiti da soggetti non residenti, contattami!

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