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Contratti a tempo determinato: come cambiano

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Per i lavoratori dipendenti sicuramente questo è un periodo ricco di novità. Da un lato, il Decreto Sostegni bis ha introdotto numerose misure a sostegno delle fasce di lavoratori più colpite dalla crisi, come i lavoratori stagionali. Dall’altra, sono intraprese iniziative per favorire l’assunzione stabile, con contratto a tempo indeterminato, grazie anche al contratto di rioccupazione.

Una novità recente riguarda i contratti a tempo determinato, ovvero i contratti che hanno un termine dopo un certo periodo di tempo. Secondo un emendamento recente, ci sarebbero alcune modifiche importanti che riguardano il contratto a tempo determinato.

L’emendamento atteso prevede in particolare una maggiore flessibilità nell’applicare una trasformazione del contratto a tempo determinato successivamente ai 12 mesi stabiliti dal Decreto Dignità del 2018. I contratti a tempo determinato al momento si possono infatti rinnovare ulteriormente sotto certe condizioni. Vediamo nel dettaglio qual è il vecchio funzionamento dei contratti a tempo determinato e come potrebbero cambiare con i nuovi provvedimenti.


Contratto a tempo determinato: come funziona il rinnovo

Il contratto a tempo determinato è un contratto che stabilisce, fino dalla sua stipula, qual è il termine previsto per il lavoro. Il dipendente subordinato quindi è informato preventivamente della durata del contratto, e delle modalità di lavoro previste dallo stesso.

Tuttavia esiste la possibilità di poter rinnovare questo tipo di contratto, e trasformarlo in un contratto a tempo indeterminato, oppure proporre al dipendente subordinato un ulteriore periodo a tempo determinato. Secondo le normative attuali, l’azienda può avvalersi di questo tipo di contratto nel momento in cui sa che l’attività richiesta al lavoratore non sarà più necessaria al termine del contratto.

Esiste tuttavia la possibilità che l’attività continui ad essere richiesta, e che si manifesti la disponibilità dell’azienda a continuare a tenere il dipendente assunto con contratto a tempo determinato, oppure stabilire un nuovo contratto indeterminato.

Al momento per poter rinnovare il contratto a tempo determinato bisogna rispettare alcune regole rigide. Secondo le normative l’azienda può proporre contratti a tempo determinato per una durata massima di 24 mesi. Non c’è quindi un limite massimo alle volte con cui può essere rinnovato un contratto a tempo determinato con un altro contratto dello stesso tipo.

Però, la stessa azienda non può andare oltre i 24 mesi nell’applicazione di un rapporto di lavoro di tipo subordinato al dipendente assunto a tempo determinato.

Decreto Dignità del 2018

Ci sono comunque regole rigide che stabiliscono un massimo di volte in cui l’azienda può proporre un contratto a tempo determinato. L’azienda non può superare, nell’arco dei 24 mesi, un numero di quattro rinnovi. Al termine di questo periodo, scatta in automatico l’assunzione a tempo indeterminato.

Nel 2018 il Decreto Dignità è stato approvato proprio per evitare abusi nei rinnovi dei contratti a tempo determinato. In particolare, è stato stabilito che le aziende possano decidere per un contratto a tempo determinato con durata di oltre 12 mesi solo in specifici casi, che vanno dichiarati nel rinnovo:

  • Esigenze di natura temporanea e oggettiva, diverse dal normale svolgimento dell’attività;
  • Ragioni collegate alla sostituzione di altri lavoratori;
  • Ragioni connesse all’aumento dell’attività, non programmabile rispetto alla normale prassi.

Si tratta di una modifica all’articolo 19 comma 1 del D.lgs. 81/2015. Il Decreto Dignità ha modificato anche il termine massimo di applicabilità dei contratti a tempo determinato, che precedentemente era fissato ad un massimo di 36 mesi.

Con le nuove misure prese in concomitanza con il Decreto Sostegni bis, tuttavia queste normative potranno presto subire una flessibilità maggiore, che non riterrà strettamente necessaria la sussistenza delle causali viste prima per applicare il contratto a tempo determinato per più di 12 mesi.

Cambiamenti ai contratti a tempo determinato

Con gli ultimi provvedimenti, potrebbe cambiare quanto stabilito dal Decreto Dignità: i contratti collettivi potranno disciplinare, come spiega Ilsole24ore.com i contratti a termine in modo più flessibile.

Con le modifiche, non sarebbero più strettamente necessarie le causali viste prima per il rinnovo dei contratti a termine, ma sarebbe consentito alle parti sociali di stabilire in quali situazioni proporre un contratto a termine.

Si darebbe quindi una maggiore responsabilità ai sindacati, nella contrattazione dei contratti a tempo determinato tra le parti. Questa misura è introdotta anche per favorire la ripresa generale del mercato del lavoro, colpito duramente dalla situazione di crisi sanitaria.

Con le novità quindi, non sarà più necessario provare esigenze particolari legate all’aumento dell’attività, alla sostituzione di lavoratori o esigenze specifiche temporanee, ma le parti sociali potranno stabilire nel caso specifico come procedere, anche se comunque il termine massimo di applicabilità di questi contratti è di 24 mesi.

Rinnovi senza causa fino a dicembre

Le modifiche alla normativa precedente verranno prese anche alla luce dei provvedimenti che sono stati adottati fino ad oggi per la gestione dei contratti a tempo determinato durante i mesi di crisi sanitaria ed economica. Fino a fine dicembre infatti è possibile rinnovare i contratti a tempo determinato con un nuovo contratto a termine.

Inoltre questo tipo di rinnovo può essere senza causale. In breve, è stato sospeso momentaneamente il cambiamento apportato nel 2018 con il Decreto Dignità. Il Decreto Sostegni ha introdotto questa modifica per evitare la perdita di posti di lavoro, e per sostenere i lavoratori.

Tuttavia fino al termine del 2021 è possibile rinnovare, senza causa, un contratto a tempo determinato solo per una volta, per un massimo di 12 mesi, indipendentemente dalle eventuali proroghe e i rinnovi che sono già stati applicati in precedenza.

Ovviamente in questo caso non si tratta di un’agevolazione da applicare sui contratti appena stipulati, ma unicamente su quei contratti a tempo determinato già esistenti, e per cui l’azienda si trova impossibilitata a rinnovare a tempo indeterminato.

Incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato

Allo stesso tempo, vengono incentivate le assunzioni a tempo indeterminato tramite diversi strumenti o iniziative, come il contratto di rioccupazione. Si tratta di un contratto che prevede agevolazioni in termini di versamento di contributi per i dipendenti, che dopo un periodo iniziale di inserimento in azienda, vengono assunti a tempo indeterminato.

In questo caso l’azienda può risparmiare sui contributi, che vengono di fatto versati dallo stato, ma nel momento in cui non procede all’assunzione, perde ogni tipo di aiuto, ed è prevista anche una sanzione. Il contratto di rioccupazione è solo una delle misure stabilite per favorire il mercato del lavoro.

Esistono anche particolari agevolazioni fiscali per chi assume donne e giovani all’interno dell’azienda, categorie che risultano ancora tra le più svantaggiate per il mercato del lavoro.

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