La rendita catastale di un immobile è uno dei fattori che influiscono sulle imposte che vengono applicate su quell’immobile di proprietà. La rendita catastale di fatto è un valore che viene calcolato sull’immobile specifico in base alla capacità di generare un reddito.

L’Agenzia delle Entrate si occupa di assegnare un valore catastale agli immobili, e da questo valore vengono determinate anche le imposte. Tra le imposte che vengono calcolate sulla base di questo fattore troviamo per esempio l’IMU, l’Imposta Municipale Unica, oppure la TARI, ovvero l’imposta sui rifiuti prodotti. La visura catastale ha un ruolo centrale nell’individuare la rendita catastale specifica dell’immobile. Ma è possibile abbassare la rendita catastale di un immobile, per poter pagare meno imposte?

Questo argomento sta tornando di interesse pubblico soprattutto perché è stata da poco approvata la riforma del catasto, che andrà a censire tutti gli immobili presenti sul territorio. Vediamo nell’articolo come abbassare la rendita catastale di un immobile.

Rendita catastale di un immobile: di cosa si tratta

La rendita catastale di un immobile è di fatto un valore che viene attribuito dal fisco, ovvero dall’Agenzia delle Entrate, in base al reddito che un determinato immobile può rendere al proprietario. La rendita catastale può anche essere valutata su fabbricati e terreni di proprietà, non solamente su abitazioni e immobili.

Di fatto una rendita catastale è un valore che contribuisce a calcolare quali imposte il proprietario dell’immobile dovrà andare a pagare in base alle caratteristiche dello stesso. Si può dire che la rendita catastale e la base imponibile da cui vengono calcolate le tasse. Ma quali sono le imposte che vengono applicate a partire dalla rendita catastale? Si tratta per esempio di:

  • IMU: l’Imposta Municipale Unica, il cui pagamento è obbligatorio a partire dalla seconda casa di proprietà, ovvero vengono escluse le prime case in cui si vive stabilmente. Questa imposta viene calcolata sulla base della rendita catastale e in base al Comune di riferimento e ad altri fattori relativi all’immobile;
  • TARI: è l’imposta collegata alla produzione di rifiuti che viene applicata su tutti gli immobili e le strutture in cui vengono prodotti rifiuti diverso tipo. Al fine di calcolare questa imposta va tenuta in considerazione la superficie catastale complessiva dell’immobile;
  • TASI: questa imposta è stata sostituita dal 2015 dall’Imposta Immobiliare Semplice, per finanziare i servizi indivisibili erogati dal Comune per i cittadini.

Queste sono le principali imposte che i cittadini italiani devono provvedere a pagare in base alla rendita catastale e ad altri fattori inerenti all’immobile di proprietà. Va da sé che maggiore è la rendita catastale, maggiori saranno le imposte da corrispondere.

Come si calcola la rendita catastale

Ridurre la rendita catastale di un immobile non è sempre possibile, nello specifico è necessario che siano stati compiuti degli errori nel censimento dell’immobile stesso. Questo vuol dire che sull’immobile sono stati valutati dei dati relativi alla rendita catastale che non sono inerenti effettivamente alla situazione dell’immobile, oppure sono stati effettuati i calcoli in vecchia data, per cui è necessario aggiornare la rendita catastale.

Prima di tutto va specificato che per calcolare la rendita catastale di un immobile è necessario rivolgersi ad un professionista, per essere sicuri di non imbattersi in errori. L’Agenzia delle Entrate propone delle tabelle di estimo specifiche da cui dedurre il valore numerico relativo alla zona in cui è situato l’immobile, e per il calcolo della rendita va tenuto conto l’utilizzo dell’immobile.

La destinazione d’uso di un immobile è un elemento importante per determinare la rendita catastale dello stesso. Allo stesso modo nel calcolo della rendita rientrano anche le dimensioni degli immobili e la categoria catastale di appartenenza. Tra le destinazioni d’uso ricordiamo:

  • Destinazione d’uso residenziale;
  • Destinazione d’uso artigianale o industriale;
  • Destinazione d’uso commerciale;
  • Destinazione d’suo turistico;
  • Destinazione d’uso agricolo.

Se sorgono dei dubbi a proposito della rendita catastale del proprio immobile, è possibile consultare la visura catastale, un documento che riporta tutte le informazioni specifiche relative all’immobile.

Visura catastale: cos’è

La visura catastale è un documento e può essere richiesto all’Agenzia delle Entrate che contiene tutte le informazioni e i dati salienti su un immobile specifico, un fabbricato oppure un terreno situato sul territorio italiano.

La visura catastale contiene le informazioni relative alla sezione urbana, il foglio, la particella, il subalterno e il Comune, oltre ai dati per la classificazione corretta dell’immobile, come la categoria catastale e la rendita catastale. Sono inoltre contenute altre informazioni aggiuntive relative per esempio al proprietario dell’immobile. 

La visura catastale può essere utile sia a individuare la rendita catastale specifica di un immobile sia i dati identificativi del proprietario dell’immobile, sia i dati relativi alla zona specifica in cui è situato. La visura catastale può essere richiesta direttamente all’Agenzia delle Entrate, il servizio è gratuito.

Può accadere che consultando la visura catastale ci si accorga che la rendita catastale è piuttosto elevata, ovvero il valore calcolato sull’immobile non corrisponde alla realtà. In questo caso è possibile in determinati modi abbassare la rendita catastale, e di conseguenza andare a pagare meno imposte su questo immobile.

Abbassare la rendita catastale: è possibile?

Abbassare la rendita catastale è possibile, in particolare se le condizioni dell’immobile sono cambiate rispetto all’ultima volta che è stata calcolata questa informazione. Ridurre il valore della rendita catastale può essere utile per pagare meno imposte, tuttavia devono sussistere determinate condizioni:

  • Variazione della rendita catastale per stato di degrado: un immobile che si trova in uno stato di degrado, ovvero se l’immobile è di vecchia costruzione e si trova in una condizione non favorevole ad essere abitato, è possibile chiedere una denuncia di variazione della rendita, tramite un tecnico professionista. Questa domanda può essere fatta anche nel momento in cui una parte dell’immobile si trova in stato di degrado, non è necessario che tutta la struttura sia compromessa;
  • Variazione della rendita catastale per ex negozi: è possibile che alcune unità immobiliari siano state utilizzate per attività commerciali come negozi, e siano stati poi chiusi o usati solamente come depositi. Anche in questo caso la rendita catastale potrebbe presentare degli errori, riferendosi ancora a quando l’immobile era utilizzato come negozio. In questo caso è possibile richiedere una variazione catastale con riduzione della rendita catastale;
  • Variazione della rendita catastale per errori: una delle motivazioni per cui può essere necessario variare la rendita catastale è quella per cui siano stati commessi errori nel calcolo della stessa. Se ci si accorge da una visura catastale che ci sono delle incongruenze o degli errori di censimento è possibile chiedere una istanza di rettifica, facendo una richiesta apposita di correzione di questo valore.

Per poter abbassare la rendita catastale di un immobile è necessario trovarsi in una delle situazioni viste sopra: ci si deve quindi trovare nella situazione in cui il valore attuale è errato rispetto all’effettivo valore.

Per abbassare la rendita catastale di un immobile è necessario rivolgersi agli uffici appositi del proprio Comune, che effettueranno anche dovuti i calcoli per diminuire le imposte da pagare per l’immobile specifico.

Si consiglia di utilizzare un modulo per l’istanza di rettifica e avere preventivamente raccolto i dati catastali dell’immobile, le informazioni come l’indirizzo in cui è situato l’immobile e i dati anagrafici del proprietario dello stesso.

Riforma del catasto

Nell’ultimo periodo al centro delle discussioni si trova la riforma del catasto. In breve verranno modificati i metodi di rilevazione catastale utilizzati fino ad oggi. Questo vuol dire che per ciascuna struttura presente nel territorio italiano andrà determinata sia la rendita catastale che il valore patrimoniale dell’immobile.

Il governo ha infatti deciso di introdurre una nuova classificazione degli immobili per individuare quelli che non sono correttamente censiti, che non hanno destinazione d’uso e categoria catastale corretta e soprattutto per trovare immobili abusivi, i cosiddetti immobili fantasma.

La riforma del catasto ha anche l’obiettivo di individuare i terreni edificabili che sono stati accatastati come agricoli, e questa iniziativa verrà portata avanti fino a 2026, momento in cui tutte le informazioni catastali delle strutture presenti sul territorio verranno unite in un unico sistema.

Da un lato la riforma del catasto garantisce una maggiore trasparenza tra i cittadini e il fisco per quanto riguarda le proprietà immobiliari, dall’altro lato invece sorgono nuove preoccupazioni per le imposte che potrebbero essere aggiunte per i proprietari degli immobili.

Il caso peggiore è quello in cui su un immobile viene variata la rendita catastale con un conseguente aumento delle tasse da pagare su questa struttura. Per il momento il governo ha confermato che non ha intenzione di introdurre nuove imposte sulle abitazioni, come ad esempio l’IMU sulla prima casa. Tuttavia rimangono aperte le incognite che riguardano da vicino la riforma del catasto e le sue conseguenze.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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