congedo matrimoniale

Parliamo di congedo matrimoniale: si tratta della possibilità per le coppie appena sposate di avvalersi di 15 giorni di pausa dal lavoro, periodo che viene utilizzato spesso per il viaggio di nozze. Questo particolare bonus è accessibile ad entrambi i componenti della coppia, purché sussistano le condizioni necessarie ad accedervi.

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Di fatto il congedo matrimoniale è una pausa dal lavoro che viene comunque retribuita. A questo particolare congedo possono accedere tutti i lavoratori dipendenti che decidono di sposarsi, richiedendo una pausa all’azienda per cui lavorano.

Oltre al congedo parentale, esiste anche questo tipo di congedo, che non tutti conoscono, che è messo a disposizione dei lavoratori che intendono sposarsi. Vediamo nel dettaglio come funziona il congedo per matrimonio, quando richiederlo e come viene retribuito il periodo di pausa dal lavoro stabilito dalla normativa italiana.


Congedo matrimoniale: di cosa si tratta

Per poter accedere a questo periodo di pausa dal lavoro, comunque retribuito, bisogna presentare una richiesta al proprio datore di lavoro, e successivamente chiedere all’INPS di poter accedere al bonus sposi, che vedremo tra poco.

La prassi vuole che per chiedere il congedo bisogna presentare specifica domanda al proprio datore di lavoro almeno 6 giorni prima del matrimonio. In ogni caso comunque è consigliato chiedere con molti più giorni di anticipo per andare incontro alle esigenze organizzative aziendali.

Per prassi è necessario chiedere il congedo almeno entro il limite di 30 giorni da quando è avvenuto il matrimonio. Vediamo nel dettaglio chi può chiedere il congedo per matrimonio, tenendo presente che è possibile richiederlo da parte di tutti i lavoratori, perché ogni contratto di lavoro lo prevede. Nel dettaglio, il congedo matrimoniale può essere richiesto da: lavoratori dipendenti di aziende, apprendisti, operai, lavoratori a domicilio.

Tenendo presente che tutti i lavoratori possono chiedere il congedo matrimoniale, è necessario comunque avere iniziato a lavorare da almeno un certo periodo di tempo, il congedo matrimoniale non è applicabile a chi è stato appena assunto.

Per quanto riguarda invece i cittadini disoccupati, è possibile comunque avere accesso a questo tipo di congedo nel momento in cui abbiano lavorato nei 90 giorni che hanno preceduto il matrimonio, per almeno 15 giorni. In ogni caso non è obbligatorio usufruire del congedo matrimoniale, assentandosi dal lavoro.

Congedo e matrimonio civile

Vi è la possibilità di rinunciare a questo tipo di bonus, ma va preso in considerazione anche il fatto che il congedo matrimoniale è valido in caso di matrimonio civile, e non è importante se il lavoratore chiede il congedo matrimoniale per prime o seconde nozze. È sufficiente che avvenga un matrimonio civile per poter accedere ai giorni di congedo retribuiti.

Questo significa che il congedo matrimoniale è direttamente collegato ad un matrimonio civile, e non è applicabile nel caso in cui l’unione sia solamente di tipo religioso. Bisogna tenere conto che il congedo matrimoniale verrà pagato interamente, come se si continuasse a lavorare, in parte viene pagato dal datore di lavoro, in parte dall’INPS.

Per chiedere il congedo matrimoniale quindi è essenziale il matrimonio civile, e questo conferma che anche nell’unione fra persone dello stesso sesso è possibile ottenere per ciascuno il congedo matrimoniale. Secondo le informazioni comunicate dall’INPS, l’assegno per congedo matrimoniale è una vera e propria prestazione previdenziale:

“L’assegno per congedo matrimoniale è una prestazione previdenziale, prevista per alcune tipologie di lavoratori, concessa in occasione di un congedo straordinario per matrimonio civile o concordatario, da fruire entro i 30 giorni successivi alla data dell’evento.”

Andiamo a vedere nel dettaglio come viene retribuito il periodo di congedo matrimoniale, chi è escluso e come funziona il bonus sposi.

Assegno INPS per congedo matrimoniale

L’assegno per il congedo matrimoniale, detto anche bonus sposi, secondo quanto stabilito dall’INPS, viene calcolato in questo modo:

  • Si tratta di sette giorni di retribuzione per quanto riguarda operai e apprendisti. Dal salario giornaliero si sottrae una percentuale, del 5,54% che è considerato a carico del lavoratore;
  • Si tratta di 7 giornate di retribuzione per i lavoratori a domicilio. In questo caso si deve sottrarre il 5,54% di percentuale giornaliera;
  • Per i lavoratori marittimi si tratta di 8 giornate di retribuzione, sottraendo 5,54% di percentuale a carico del lavoratore;
  • Per quanto riguarda il part-time verticale, è possibile spostare le giornate di fruizione del congedo matrimoniale in modo flessibile. Anche in questo caso si detrae una percentuale a carico del lavoratore.

Va ricordato che il congedo matrimoniale è un assegno che non può essere percepito nel caso in cui va ad applicarsi nello stesso periodo in cui è già presente una prestazione INPS di malattia, oppure maternità, cassa integrazione o NASPI. Invece non si perde l’assegno per il nucleo familiare, e un’informazione da ricordare riguarda le ferie: questo tipo di prestazione previdenziale non va a maturare giorni di ferie.

Ci sono delle particolari situazioni in cui non è possibile richiedere il congedo matrimoniale, e di conseguenza accedere all’assegno INPS. Andiamo a vedere nel dettaglio di quali circostanze si tratta.

Quando non è possibile chiedere il congedo matrimoniale

In linea generale l’assegno matrimoniale e accessibile da entrambi i componenti della coppia, purché non siano lavoratori dipendenti di particolari industrie o imprese:

  • Sono esclusi dal congedo i lavoratori di aziende industriali, artigiane e cooperative e della lavorazione del tabacco se sono impiegati, apprendisti e dirigenti;
  • Sono esclusi del congedo lavoratori delle aziende agricole;
  • Sono esclusi dal congedo i lavoratori del commercio, del credito e delle assicurazioni;
  • Sono anche esclusi dalle possibilità di accedere al congedo i lavoratori di enti locali e statali;
  • Sono esclusi i lavoratori di aziende che non versano il contributo alla cassa unica assegni familiari.

Queste limitazioni non permettono a tutti lavoratori di accedere a questo tipo di bonus INPS. Il bonus sposi è però accessibile anche ai lavoratori extracomunitari, purché siano risultati residenti in Italia prima della data del matrimonio, se avvenuto all’estero.

Per tutti i lavoratori che vogliono accedere a questo tipo di congedo è possibile fare domanda al proprio datore di lavoro, presentando il certificato di matrimonio o lo stato di famiglia. Per chiedere il bonus sposi all’INPS è necessario quindi presentare queste certificazioni in aggiunta alla certificazione relativa al proprio contratto di lavoro, con in allegato anche una copia dell’ultima busta paga.

Per i lavoratori autonomi, non è applicabile il congedo matrimoniale, perché il lavoratore autonomo gestisce in modo libero il proprio tempo in base alle esigenze personali e lavorative. Per questo motivo i lavoratori con partita IVA sono esclusi sia della possibilità di congedo per matrimonio sia dal bonus erogato dall’INPS.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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