Il Bonus animali domestici 2026 comprende due distinte agevolazioni per le spese veterinarie: un fondo statale riservato ai proprietari over 65 con ISEE fino a 16.215 euro, e la detrazione IRPEF del 19% accessibile a tutti i contribuenti tramite Modello 730. Quest’ultima si applica su un tetto massimo di spesa di 550 euro, superata la franchigia fissa di 129,11 euro.
Il Bonus Animali Domestici, confermato dal Governo grazie a un apposito fondo del Ministero della Salute, è un’agevolazione mirata. Per ottenerlo, il richiedente deve soddisfare contemporaneamente questi requisiti: avere almeno 65 anni di età, possedere un indicatore ISEE non superiore a 16.215 euro, essere fiscalmente residente in Italia e possedere un animale regolarmente registrato all’Anagrafe degli animali d’affezione.
Indice degli argomenti
- Cos’è il Bonus Animali Domestici 2026 (il fondo ministeriale)
- La differenza con la normale detrazione IRPEF del 19%
- Quali animali d’affezione rientrano nell’agevolazione?
- Come pagare il veterinario: regole su scontrini e tracciabilità
- Come si calcola il rimborso: Esempio pratico nel Modello 730
- Le agevolazioni aggiuntive: i bonus regionali e comunali
- Domande frequenti
Cos’è il Bonus Animali Domestici 2026 (il fondo ministeriale)
Quando si parla di “Bonus animali domestici“, si fa riferimento a una specifica misura di sostegno voluta dall’esecutivo per aiutare le fasce della popolazione più fragili nel mantenimento dei propri animali da compagnia. Per finanziare questa agevolazione, è stato messo a disposizione un budget complessivo di circa 750.000 euro, ripartito nell’arco temporale compreso tra il 2024 e il 2026. Questo si traduce in uno stanziamento effettivo di 250.000 euro annui per incentivare la responsabilità sociale verso la cura degli animali.
A differenza della normale detrazione fiscale aperta a tutti (che vedremo nel prossimo capitolo), questo fondo è stato concepito con una forte impronta assistenziale. Il legislatore ha infatti introdotto il requisito anagrafico degli over 65 partendo dal presupposto che gli anziani possano riscontrare maggiori difficoltà economiche nell’accudire un animale d’affezione. A questo si aggiunge la soglia reddituale: l’ISEE del nucleo familiare deve essere inferiore o uguale a 16.215 euro, per indirizzare le limitate risorse statali verso chi ne ha reale necessità.
Quali spese copre e l’obiettivo del fondo stanziato
L’obiettivo primario del fondo del Ministero della Salute è sostenere i proprietari nel pagamento di prestazioni cliniche essenziali. L’agevolazione va a coprire specifiche categorie di spesa medica: visite specialistiche veterinarie, operazioni chirurgiche, esami di laboratorio e l’acquisto di farmaci regolarmente prescritti dallo specialista.
È importante sottolineare che l’accesso a questo beneficio impone una regola ferrea sulla documentazione: tutte le spese devono essere pagate esclusivamente con mezzi tracciabili (carte di credito, debito o bonifici bancari) e devono essere comprovate da fatture o “scontrini parlanti”. Il documento fiscale deve sempre riportare il codice fiscale del richiedente, l’importo pagato e una descrizione dettagliata del bene o servizio acquistato.
Esempio
Antonio, un pensionato romano di 68 anni, ha un indicatore ISEE di 14.500 euro e vive con il suo cane regolarmente microchippato e iscritto all’Anagrafe. Nel 2026, il cane subisce un’operazione chirurgica e Antonio spende 450 euro presso la clinica veterinaria, pagando con la sua carta di debito (bancomat) per garantire la tracciabilità. Avendo conservato la fattura con il proprio codice fiscale , Antonio rispetta congiuntamente tutti i requisiti (età, ISEE, residenza, iscrizione anagrafe e tracciabilità) , maturando così il diritto di accedere all’agevolazione garantita dal fondo ministeriale.
La differenza con la normale detrazione IRPEF del 19%
Cos’è la franchigia sulle spese veterinarie? Nel sistema fiscale italiano, la franchigia di 129,11 euro rappresenta una soglia minima di sbarramento stabilita dall’art. 15 del TUIR. Significa che l’agevolazione IRPEF del 19% si calcola esclusivamente sulla quota di spesa che supera tale importo, poiché la cifra sottostante viene considerata dal Fisco come un normale onere di mantenimento dell’animale a totale carico del proprietario.
Come funziona la detrazione universale senza limiti ISEE
Un errore molto comune tra i contribuenti è quello di sovrapporre il fondo ministeriale dedicato agli anziani con la classica agevolazione fiscale accessibile tramite il Modello 730 o il Modello Redditi PF. Il bonus animali domestici non deve essere confuso con la consueta detrazione delle spese veterinarie in dichiarazione dei redditi. Quest’ultima è una misura strutturale confermata a pieno regime anche per il 2026, mantenendo invariati i propri parametri tecnici.
La differenza sostanziale risiede nel bacino dei beneficiari. Mentre il fondo ministeriale analizzato in precedenza funge da “ammortizzatore sociale” per le fasce deboli, la detrazione IRPEF è uno strumento universale. Non ci sono ovviamente limiti di Isee per poterne beneficiare. Allo stesso modo, non esiste alcun requisito anagrafico: un lavoratore di 30 anni o un professionista di 50 anni con un reddito elevato possiedono lo stesso identico diritto di scaricare le spese mediche del proprio cane o gatto, a patto di avere un’imposta lorda capiente da cui sottrarre la detrazione d’imposta.
La franchigia di 129,11 euro e il tetto massimo di 550 euro
Il perimetro normativo che regola questa agevolazione è dettato in modo rigido dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Come prevede l’articolo 15, comma 1, lettera c-bis) del TUIR la detrazione è pari al 19% delle spese veterinarie sostenute fino a un importo massimo di 550 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro.
Questo limite massimo di 550 euro rappresenta il tetto di spesa annuo riconosciuto dal Fisco per ogni singolo contribuente. Deve essere inoltre precisato che il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti. Dal punto di vista matematico, ciò implica che il risparmio fiscale ottenibile è piuttosto contenuto. Come riporta la guida alla compilazione del 730 dell’Agenzia delle entrate, la detrazione massima è inferiore a 80 euro. Nello specifico, applicando l’aliquota del 19% sulla differenza tra il tetto massimo (550 euro) e la franchigia di base (129,11 euro), il rimborso massimo erogabile dallo Stato ammonta esattamente a 79,96 euro annui.
Quali animali d’affezione rientrano nell’agevolazione?
Per accedere sia al bonus ministeriale che alla detrazione fiscale universale, non basta possedere genericamente un animale. Il legislatore ha delineato confini molto precisi su quali specie diano diritto allo sgravio fiscale e quali adempimenti burocratici siano obbligatori per il proprietario.
L’obbligo di iscrizione all’Anagrafe degli animali d’affezione
Il primo, insindacabile requisito per non perdere il beneficio è la registrazione formale dell’animale. L’Anagrafe degli animali da affezione è una banca dati gestita dalle Regioni che registra gli animali d’affezione. L’iscrizione a questo registro pubblico è un requisito fondamentale per garantire la tracciabilità degli animali, prevenire il randagismo e certificare inequivocabilmente la proprietà.
Dal punto di vista operativo, per l’iscrizione è necessario recarsi all’appuntamento con il cane, il gatto o il roditore, portando con sé un documento d’identità e il codice fiscale. Il servizio Asl è offerto al costo della tariffazione regionale, circa 3,50 euro per ogni cucciolo. In alternativa, il servizio privato è tariffato dal professionista. Senza la prova documentale di questa registrazione (come il certificato di inoculazione del microchip), qualsiasi spesa veterinaria, anche se regolarmente fatturata e tracciata, viene scartata in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Le categorie ammesse (cani, gatti, roditori) e gli animali esclusi
La normativa traccia una linea netta tra l’animale tenuto per scopo affettivo e quello detenuto per scopo di lucro. L’applicazione del bonus riguarda esclusivamente alcune categorie di animali. In particolare, secondo il DPCM del 28 febbraio 2003 devono intendersi quegli animali “tenuti, o destinati a essere tenuti, dall’uomo per compagnia o affezione senza fini produttivi o alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet-therapy, da riabilitazione e impiegati nella pubblicità“.
Questa definizione legale abbraccia un ampio spettro di casistiche. Si presume quindi che verranno inclusi tutti gli animali da compagnia di cui si può certificare una proprietà quindi cani, gatti, furetti, uccelli (ad esclusione del pollame), roditori e conigli. Bisognerà attendere altre specifiche per sapere se verranno inclusi anche anfibi, invertebrati e animali acquatici.
Al contrario, la disciplina fiscale è inflessibile sulle esclusioni. Non sono comprese, infatti, le spese per la cura di animali che sono destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare. Ugualmente, l’agevolazione è negata per quegli animali detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole , così come per quelli utilizzati per attività illecite.
Come pagare il veterinario: regole su scontrini e tracciabilità
Per ottenere il bonus animali domestici o la detrazione IRPEF del 19%, la normativa fiscale impone un vincolo rigoroso: le spese veterinarie sostenute devono essere pagate con mezzi tracciabili e devono essere documentate attraverso fatture o scontrini parlanti. L’uso del denaro contante fa decadere immediatamente il diritto a qualsiasi rimborso.
L’obbligo dei pagamenti tracciabili (bancomat, carte, bonifici)
L’Agenzia delle Entrate ha introdotto una stretta anti-evasione che coinvolge gran parte degli oneri detraibili previsti dall’art. 15 del TUIR, incluse le cure per gli animali d’affezione. Per fare in modo che la domanda venga presa in considerazione e accolta in sede di dichiarazione dei redditi, il pagamento della spesa sostenuta deve essere avvenuto esclusivamente con mezzi tracciabili.
Non è sufficiente che il medico veterinario emetta un documento fiscale valido; il contribuente è tenuto a fornire prove di pagamento tracciabili. Questo significa che il saldo deve avvenire tramite carte di credito, carte di debito (il classico bancomat) o bonifici bancari. Al momento della compilazione del Modello 730, per evitare contestazioni documentali, è indispensabile conservare non solo la fattura, ma anche la contabile bancaria o la ricevuta del POS che attesti l’effettivo trasferimento elettronico del denaro.
Lo scontrino parlante della farmacia e la fattura con Codice Fiscale
Il secondo pilastro per blindare la detrazione riguarda la qualità della documentazione fiscale. Quando si acquistano medicinali prescritti per il proprio animale, la normale ricevuta generica della farmacia non ha alcun valore ai fini IRPEF. È obbligatorio richiedere il cosiddetto scontrino parlante.
Affinché un documento di spesa (che sia la fattura della clinica o lo scontrino della farmacia) sia ritenuto idoneo, deve riportare il codice fiscale del richiedente. Più precisamente, nei documenti da allegare deve figurare il codice fiscale del proprietario, come tutte le specifiche dei trattamenti o dei farmaci acquistati. In pratica, il Fisco pretende una descrizione dettagliata dei beni o servizi acquistati e l’importo pagato, per verificare con esattezza che la spesa riguardi effettivamente cure mediche o medicinali e non l’acquisto di prodotti generici non detraibili.
Come si calcola il rimborso: Esempio pratico nel Modello 730
Per calcolare lo sconto fiscale nel Modello 730, occorre prendere l’importo totale delle spese veterinarie tracciabili (fino a un tetto massimo di 550 euro) e sottrarvi la franchigia fissa di 129,11 euro. Sulla differenza ottenuta (la cosiddetta base imponibile) si applica l’aliquota IRPEF del 19%, ottenendo così l’importo netto da sottrarre dalle tasse dovute.
L’inserimento delle spese veterinarie nella dichiarazione dei redditi
Per avere l’agevolazione è necessario richiederne l’applicazione direttamente in sede di dichiarazione dei redditi. A livello operativo, che si utilizzi il Modello 730 precompilato o il Modello Redditi PF, il contribuente non deve fare i calcoli matematici in anticipo, ma limitarsi a comunicare al Fisco l’esborso totale affrontato. All’interno della stessa devono essere inserite le spese mediche sostenute durante l’anno per l’animale domestico.
Nella dichiarazione dei redditi deve essere indicato l’importo della spesa sostenuta. Solitamente, questa voce trova spazio nel Quadro E (Oneri e Spese) sotto codici specifici dedicati alle spese veterinarie. Il software dell’Agenzia delle Entrate, o il gestionale del proprio commercialista, acquisirà la spesa lorda indicata e applicherà in automatico i “tagli” normativi. Tuttavia, è di fondamentale importanza non sommare spese non ammesse o pagate in contanti, poiché in caso di controllo documentale l’Agenzia delle Entrate procederà al ricalcolo dell’imposta dovuta, applicando le relative sanzioni.
Simulazione numerica: quanto si recupera realmente con la detrazione?
Molti contribuenti credono erroneamente di poter recuperare il 19% dell’intera fattura del veterinario. La realtà fiscale è ben diversa, a causa della rigida combinazione tra franchigia e tetto di spesa. Come prevede l’articolo 15, comma 1, lettera c-bis) del TUIR la detrazione è pari al 19% delle spese veterinarie sostenute fino a un importo massimo di 550 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro.
Il meccanismo di calcolo impone due passaggi. Per prima cosa, si analizza il totale speso: se è superiore a 550 euro, l’eccedenza viene ignorata e la base di partenza viene forzata al limite massimo di 550 euro. Successivamente, a questo si deve togliere l’importo della franchigia e sulla differenza si calcola la detrazione del 19%. Ne consegue che, calcolando il 19% sulla base massima consentita (420,89 euro, derivante da 550 – 129,11), lo sconto fiscale raggiunge il suo picco a 79,96 euro. Proprio per questa ragione, come riporta la guida alla compilazione del 730 dell’Agenzia delle entrate, la detrazione massima è inferiore a 80 euro.
Le agevolazioni aggiuntive: i bonus regionali e comunali
Esistono altri bonus per animali a livello locale? Sì, oltre al fondo nazionale per gli over 65 e alla detrazione IRPEF del 19%, i proprietari di animali domestici potrebbero essere oggetto di misure anche a livello regionale o comunale. Si tratta di disposizioni annuali che possono variare a seconda delle decisioni assunte dalle varie amministrazioni locali, offrendo contributi diretti o voucher per specifiche prestazioni veterinarie.
Perché verificare i bandi del proprio Comune di residenza
Il panorama delle agevolazioni per gli animali d’affezione non si esaurisce con le iniziative del Governo centrale. Il decentramento amministrativo fa sì che ogni regione o comune ha la possibilità di prevedere specifiche agevolazioni supplementari per gli animali da compagnia. Spesso questi fondi locali sono meno conosciuti e, di conseguenza, vengono sottoutilizzati dai cittadini aventi diritto.
Questi aiuti territoriali nascono per arginare il fenomeno dell’abbandono e per supportare le famiglie residenti che si trovano in momentanea difficoltà economica, ma non rientrano nei rigidi parametri del fondo nazionale (ad esempio, famiglie giovani con ISEE basso ma senza il requisito anagrafico degli over 65). Pertanto, è fondamentale verificare anche a livello locale la presenza di possibili agevolazioni. Il consiglio pratico è quello di monitorare costantemente il sito web istituzionale del proprio Comune (solitamente nella sezione “Politiche Sociali” o “Tutela degli Animali”) o rivolgersi direttamente allo sportello URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) all’inizio di ogni anno solare, quando vengono pubblicati i nuovi bandi di assegnazione.
Contributi locali per sterilizzazione e inserimento microchip
Le amministrazioni locali tendono a finanziare interventi molto mirati, volti a tutelare la salute pubblica e il benessere animale. Si trovano, ad esempio, programmi agevolati per la sterilizzazione, la vaccinazione o anche per le spese legate alle visite specialistiche. In molti Comuni virtuosi, le campagne contro il randagismo prevedono l’inserimento gratuito del microchip e la registrazione all’anagrafe canina o felina senza alcun costo per il cittadino, abbattendo le normali tariffe Asl.
Domande frequenti
Il bonus erogato tramite il fondo del Ministero della Salute spetta esclusivamente ai proprietari di animali d’affezione che hanno compiuto 65 anni di età, sono fiscalmente residenti in Italia e possiedono un ISEE del nucleo familiare non superiore a 16.215 euro.
Per accedere al fondo sociale ministeriale, l’ISEE massimo consentito è di 16.215 euro. Al contrario, per usufruire della normale detrazione IRPEF del 19% tramite la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF), non è previsto alcun limite ISEE.
Si prende l’importo totale delle spese veterinarie tracciabili fino a un massimo di 550 euro. Da questa cifra si sottrae la franchigia fissa di 129,11 euro. Sull’importo rimanente (la base imponibile) si calcola il 19%, ottenendo un rimborso massimo di 79,96 euro annui.
Sono ammessi cani, gatti, furetti, roditori, conigli e uccelli (escluso il pollame), purché detenuti per sola compagnia o per attività utili come la pet-therapy. Sono categoricamente esclusi gli animali allevati per fini riproduttivi, alimentari, agricoli o commerciali.
Sì, è assolutamente obbligatorio. Per non perdere il diritto alla detrazione o al bonus, tutte le prestazioni veterinarie e i farmaci devono essere pagati con mezzi tracciabili (bancomat, carte di credito o bonifici). Il pagamento in contanti non è mai ammesso.
Se l’animale non è regolarmente registrato all’Anagrafe degli animali d’affezione del proprio territorio, non è possibile richiedere alcuna agevolazione fiscale o bonus, anche se si possiedono fatture mediche tracciabili e intestate correttamente.