Accertamenti sul conto corrente: come evitarli

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Prelievi, bonifici, accrediti sul conto corrente. Vediamo quali sono le principali mosse che sono in grado di far scattare gli accertamenti fiscali per privati, professionisti ed imprese. Tutti i movimenti anomali che possono far scattare accertamenti sul conto corrente da evitare.

Quando si parla di conti correnti, vi è sempre una regola base da rispettare:

“I prelievi dal conto corrente devono essere sempre giustificati. Questo sia da privati che anche e soprattutto da professionisti ed imprese”

Dimenticare questo aspetti significa, sostanzialmente, esporsi ad una possibile contestazione fiscale che può arrivare sino ad una ipotesi di evasione fiscale.

L’evasione di per se è un illecito amministrativo sanzionato con una sanzione amministrativa di tipo pecuniario. Tuttavia, al superamento di alcune soglie, l’evasione fiscale può tramutarsi in un reato penale. Per questo occorre prestare la dovuta attenzione ai movimenti anomali sul proprio conto corrente.

Se sei un lavoratore autonomo o un professionista l’attenzione al tuo conto corrente deve essere massima.

Vediamo quindi quali sono i principali elementi di anomalia e come nascono gli accertamenti sul conto corrente.

Cominciamo!

Accertamenti sul conto corrente
Accertamenti sul conto corrente

ELEMENTI ANOMALI SUL CONTO CORRENTE

Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha intensificato la propria attenzione sul monitoraggio dei conti correnti dei contribuenti. Infatti il numero degli accertamenti sul conto corrente è in aumento.

L’obiettivo dell’Agenzia, sostanzialmente, è quello di rilevare eventuali scostamenti tra:

  • Reddito dichiarato dal contribuente;
  • Valore dei risparmi annui sui propri conti correnti.

L’Amministrazione finanziaria ricerca la coerenza tra il reddito dichiarato nell’anno e l’aumento del risparmio del contribuente nello stesso anno.

Proviamo a fare qualche esempio.

La posizione di un contribuente che ha dichiarato redditi imponibili per € 50.000 ed un maggior risparmio annuo di € 15.000 è sicuramente compatibile.

Se, invece, per lo stesso reddito dichiarato vi fosse un aumento del risparmio di € 60.000 potrebbero esserci degli elementi di incoerenza. In questo caso il risparmio ha superato il reddito dichiarato. Attenzione! non è detto che si tratti di redditi non dichiarati, potrebbe trattarsi di redditi esenti, di donazioni o altro.

Si tratta di esempi banali ma che posso rendere una prima idea della situazione.

Ma quali sono i movimenti sul conto che potrebbero far scattare accertamenti sul conto corrente?

Proviamo ad individuare alcune ipotesi frequenti e rilevanti.

FINTE DONAZIONI DA PARTE DI FAMILIARI O PARENTI

Un movimento sospetto potrebbe riguardare un accredito da parte di un conoscente di un importo di diverse migliaia di euro senza una carta che giustifica il motivo del bonifico.

Non basta giustificarsi con l’alibi della donazione.

Le donazioni prevedono l’applicazione di un’imposta patrimoniale dell’8 per cento.

Solo le donazioni tra parenti stretti hanno una franchigia che supera il milione di euro con una tassa pari al 4 per cento.

Tra fratelli e sorelle la franchigia è fissata a 100mila euro con una imposta del 6 per cento.

Tempo fa mi è capitato il caso di un soggetto che ha ricevuto un accertamento per una ingente somma ricevuta sul conto. La somma era stata bonificata da una zia che aveva venduto un quadro di famiglia. Con parte del ricavato la zia ha fatto un “regalo” al nipote.

Naturalmente, il tutto è avvenuto senza un passaggio notarile. Tutta la situazione è stata difficilmente dimostrabile per la mancata documentazione della vendita del quadro.

Bisogna fare molta attenzione, e soprattutto è consigliabile in questi casi un passaggio notarile. Altrimenti è possibile incorrere in accertamenti sul conto corrente.

BONIFICI SEMPRE DIRETTI VERSO UNA STESSA PERSONA

Attenzione ai bonifici periodici diretti ad una stessa persona.

L’Amministrazione finanziaria potrebbe sospettare di un rapporto di lavoro in nero o del pagamento di un affitto senza regolare contratto.

Immagina il caso di avere una badante non regolare in casa, che viene pagata tramite bonifico ogni mese. La movimentazione continua dal conto attraverso bonifici con uno stesso beneficiario è un campanello di allarme.

L’Agenzia delle Entrate potrebbe chiederti la giustificazione di queste movimentazioni, che potrebbero segnalare un lavoratore non regolare o un contratto di affitto non registrato.

INCASSI E PRELEVAMENTI NON GIUSTIFICATI PER TITOLARI DI PARTITA IVA

Se sei un soggetto titolare di partita IVA devi sempre fare attenzione ad incassi e prelevamenti sul conto corrente.

La regola è che un incasso non giustificato o un prelevamento non giustificato potrebbero esserti contestati come fatturato non dichiarato.

Questo aspetto è molto importante perché si tratta di una presunzione relativa, che ribalta l’onere probatorio sul contribuente.

Se hai una partita IVA e vuoi evitare accertamenti sul conto corrente devi sempre verificare tutti gli incassi, per individuare tutti quelli da fatturare. Allo stesso modo, prelevamenti di importo superiore a quello giustificabile per esigenze proprie e della famiglia devono essere giustificabili.

Se questo non avviene nel modo corretto, in caso di accertamenti sul conto corrente, tutto quello che non è giustificato con documentazione è considerato maggior reddito.

Ma quanto detto vale anche per i privati. Facciamo un esempio.

VERSAMENTO DI CONTANTI SUL CONTO

Immagina questa situazione. Soggetto disoccupato che ha raccolto nel salvadanaio di casa un po’ di risparmi, derivanti da regali di compleanno, donazioni da parenti e qualche vendita al mercato dell’usato. Ipotizziamo che questa persona abbia da parte circa € 5.000.

Per questo si reca allo sportello bancario per fare un versamento sul suo conto corrente. L’istituto bancario in questi casi potrebbe far partire una segnalazione che viene vista dall’Agenzia delle Entrate. Questa verifica il fatto che il soggetto è disoccupato e non percepisce alcun reddito.

Per questo viene inviato un accertamento fiscale. L’Agenzia, come vedremo di seguito, non ha bisogno di chiedere al contribuente come si è procurato quei soldi. Viene notificato direttamente l’atto impositivo.

Se questo soggetto non vuole pagare dovrà difendersi in tribunale, impugnando l’avviso di accertamento ricevuto.

Ma cosa vuole da lui l’Agenzia delle Entrate? Imposte, chiaramente.

ACCERTAMENTI SUL CONTO CORRENTE E TENORE DI VITA DEL CONTRIBUENTE

Tutti gli elementi anomali, come quelli che ti ho indicato in precedenza, sul conto corrente vengono analizzati dall’Agenzia delle Entrate.

L’Amministrazione finanziaria ha a disposizione, infatti, una anagrafe dei conti correnti di tutti i contribuenti fiscalmente residenti in Italia. Inoltre, attraverso il monitoraggio fiscale, ha a disposizione anche i dati di eventuali conti esteri detenuti sempre da soggetti residenti.

Questo significa che avere un conto corrente all’estero non ti salva da possibili movimentazioni anomale presenti sullo stesso.

Attraverso la cooperazione internazionale, vedi accordi FATCA e CRS, i dati a disposizione del Fisco sono davvero tantissimi.

Ma qual’è elemento cardine che da segnalazioni di anomalia può portare ad accertamenti sul conto corrente?

IL TENORE DI VITA DEL CONTRIBUENTE

L’aspetto più importante da tenere in considerazione è che un accertamento fiscale parte soltanto quando il tenore di vita di un soggetto è incoerente con il reddito dichiarato.

Ad esempio un bonifico di circa 10mila euro a favore di un disoccupato o una spesa di una cifra simile in poco tempo per un soggetto che non lavora potrebbe immediatamente far scattare l’allarme dalle parti delle Entrate.

Inoltre bisogna porre particolare attenzione a spostamenti di denaro fra moglie e marito. Uno scambio frequente di bonifici con una cadenza piuttosto regolare (magari con cifre elevate) potrebbe portare ad un accertamento preciso sui conti correnti dei due coniugi con il sospetto di una una evasione fiscale.

Oppure ancora per i soggetti dotati di partita IVA, prelevamenti costanti di importo ingente o incassi costanti, magari in contanti possono essere un forte campanello di allarme.

Inoltre, attenzione a i bonifici che hanno provenienza dall’estero. Gli istituti bancari, infatti, devono seguire precise norme sull’antiriciclaggio, quindi potrebbero chiedere spiegazioni.

Infine, attenzione anche i prelievi in contanti troppo elevati, anche questo tipo di operazioni vengono monitorate e potrebbero dare il via ad accertamenti sul conto corrente.

ACCERTAMENTI SUL CONTO CORRENTE ED ONERE PROBATORIO

Arrivati a questo punto può essere importante conoscere gli aspetti legati agli oneri probatori in caso di accertamento.

Quello che devi assolutamente ricordare è che:

“In caso di accertamento fondato su verifiche di conti correnti bancari, grava sul contribuente la prova che le movimentazioni del conto non siano riferibili ad operazioni imponibili”

L’onere probatorio per l’Amministrazione finanziaria è soddisfatto, per legge, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti bancari accertati. Sul punto vedi la CTP Rieti n. 61/2018.

La decisione in esame affronta la ratio decidendi dell’accertamento fondato su verifiche di conto corrente bancario. Accertamento basato sulla presunzione legale di cui all’articolo 32, comma 1, del DPR n 600/73.

Questa presunzione prevede che l’ufficio finanziario può inviare ai contribuenti, specificandone i motivi, a fornire notizie e dati rilevanti ai fini dell’accertamento. Il tutto avviene indicando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari.

Conoscere questa presunzione ti fa comprende che l’onere probatorio dell’Amministrazione finanziaria è soddisfatto, per legge, attraverso i risultati della sua anagrafe. Si determina, in questo modo, un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente. Questi, infatti, deve dimostrare con una prova non generica, ma analitica, per ogni versamento bancario, che non vi sono elementi riferibili ad operazioni imponibili.

Qualora il contribuente si limiti a deduzioni del tutto generiche sui versamenti effettuati senza fornire giustificazioni concrete questi non potranno che essere ripresi a tassazione dal Fisco.

RICHIESTA DOCUMENTI AGLI ISTITUTI BANCARI

L’Amministrazione finanziaria oltre ad avere in mano una presunzione legale relativa ha a disposizione anche altri strumenti per i suoi controlli.

Uno di questi è sicuramente la richiesta, previa autorizzazione del direttore dell’Agenzia delle Entrate, agli istituti bancari, di qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata. Ivi compresi i servizi prestati con i loro clienti, nonché le garanzie prestate da terzi. Questo è quanto prevede il comma 7 dell’articolo 32 del DPR n 600/73.

Tutto questo per ribadire il concetto più importante. Ovvero, che per l’Amministrazione finanziaria è sufficiente l’analisi della propria anagrafe per far valere la presunzione relativa.

In caso di accertamenti sui conti correnti bancari, grava sul contribuente l’onere di dimostrare che le movimentazioni bancarie non siano riferibile ad operazioni imponibili. Mentre la prova dell’amministrazione è soddisfatta, per legge, dai dati desumibili dai predetti conti.

La presunzione legale di cui dispone l’amministrazione prevista dal citato art. 32 è superabile da prova contraria del contribuente che deve dimostrare che le operazioni derivanti dai movimenti bancari non sono imponibili.

LA PROVA DOCUMENTALE DEL CONTRIBUENTE

La presunzione legale relativa dell’articolo 32, vincola le Entrate ad assumere per certo che i movimenti bancari eseguiti sui conti correnti siano imputabili al contribuente. Questo, senza la necessità di dover procedere all’analisi delle singole operazioni, che è a carico del contribuente, in virtù dell’inversione dell’onere della prova.

Si considerano ricavi sia i prelevamenti che i versamenti su c/c. Salvo che il contribuente non provi che gli stessi siano serviti per pagare certi beneficiari, anziché acquisire degli utili.

Il contribuente, in mancanza di espresso divieto normativo, deve fornire una prova adeguata e rigorosa, anche mediante presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica del giudice. A questo scopo non sono sufficienti mere asserzioni, tanto più se hanno l’effetto di ribaltare l’onere di verifica a carico dell’ufficio.

Per contrastare le presunzioni legali, la “migliore” prova è quella documentale.

Per tale ragione, l’Amministrazione finanziaria è esonerata da ulteriore prova, essendo sufficiente che essa abbia verificato l’esistenza di movimentazioni finanziarie delle quali il contribuente, per colpa o dolo, non aveva considerato nella determinazione del reddito imponibile.

ACCERTAMENTI SUL CONTO CORRENTE: COME CI SI DIFENDE?

In caso di accertamenti sul conto corrente, il contribuente si trova in una posizione di inferiorità nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

A questa, infatti, è consentito presumere l’evasione fiscale anche senza prove. Mentre, al contribuente spetta fornire le prove contrarie delle presunzioni dell’Agenzia. Prove che devono necessariamente consistere in documenti scritti che attestino la natura non imponibile delle somme.

Che significa?

Che il contribuente vittima dell’accertamento dovrà, carte alla mano, dar prova che i soldi ricevuti sono stati già tassati alla fonte (prima cioè che gli fossero erogati come nel caso delle vincite al gioco) e sono esentasse (ad esempio un risarcimento del danno).

L’unica eccezione a questa regola riguarda i bonifici ricevuti da familiari conviventi. Per tali operazioni opera una presunzione inversa, questa volta a favore del contribuente.

Questi trasferimenti si presumono infatti erogati nell’ambito dei doveri familiari di reciproca assistenza.

Un padre, ad esempio, non deve giustificare le ragioni per cui dà € 200 al figlio.

Tuttavia, per evitare di incorrere nel problema evidenziato è opportuno che la donazione avvenga non in contanti ma tramite bonifico bancario.

Solo così il figlio potrà dimostrare un giorno che effettivamente si tratta di denaro proveniente dal genitore e da non dichiarare.

A parte queste situazioni, l’unica difesa dalle presunzioni del Fisco, per il contribuente, è la dimostrazione documentale dell’operazione effettuata. Non esistono possibilità alternative.

ACCERTAMENTI SUL CONTO CORRENTE: CONCLUSIONI

La prima conclusione che si può trarre da questa trattazione sugli accertamenti sul conto corrente è che:

“per l’Agenzia delle Entrate è come se fossimo tutti evasori fino a prova contraria”

Questo per ogni prelevamento o versamento non giustificato sul conto corrente. Vi è una presunzione a favore del fisco tutte le volte in cui c’è un movimento non giustificato sul conto corrente. 

Per questo motivo, è importante avere sempre traccia di incassi ricevuti e pagamenti effettuati. Spesso si tende a pensare che trasferimenti tracciati (come i bonifici) non debbano essere documentati. Tuttavia, è opportuno avere sempre evidenza documentale di ogni operazione.

Solo in questo modo, infatti, è possibile superare la presunzione legale relativa dell’Agenzia delle Entrate. La documentazione è fondamentale perché solo la prova documentale è ammessa nel processo tributario.

Quindi, per eventualmente pensare di andare in contenzioso con l’Amministrazione finanziaria occorre provare di avere evidenza documentale a proprio favore.

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ACCERTAMENTI BANCARI: LE PRINCIPALI FAQ DEI LETTORI

La presunzione legale di evasione vale in ogni caso se verso contanti sul conto?

L’Amministrazione finanziaria può contare per legge (art. 32 DPR n 600/73) di una presunzione legale relativa a proprio favore secondo la quale il prelevamento o il versamento non giustificato rappresentano reddito per il contribuente.

Ci sono limiti di versamento o incasso oltre i quali scatta il controllo fiscale?

Non esistono dei limiti certi che possono far scattare il controllo fiscale. Tieni presente che vi è un limite di € 3.000 relativo ai pagamenti in contanti. Quindi, è consigliabile non effettuare versamenti in contanti superiori a questa soglia.

Se devo effettuare un versamento sul conto di importo rilevante è utile frazionarlo?

Se hai una cifra importante da versare sul conto frazionarla non ti aiuterà. La presunzione riguarda anche il caso di pagamenti diluiti in più tranche inferiori al limite: la violazione avviene infatti anche se questi “appaiono artificiosamente frazionati”.

I controlli sui conti correnti riguardano solo imprese e professionisti o anche i lavoratori dipendenti?

Il controllo sui conti correnti riguarda tutti i contribuenti fiscalmente residenti. Naturalmente i soggetti maggiormente sottoposti a controllo sono i titolari di partita IVA.

Quanti anni ha a disposizione l’Agenzia per i controlli?

Il termine per i controlli va dal 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi, fino ad arrivare al settimo anno successivo se per quell’anno la dichiarazione dei redditi non è stata presentata. La documentazione cartacea delle operazioni deve essere tenuta per tutto questo periodo.

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