riforma delle pensioni

Ormai il dibattito sulla riforma delle pensioni sta divenendo particolarmente incalzante. I partiti politici hanno, infatti, colto l’occasione per esporre le proprie idee, soprattutto in tema di agevolazione all’accesso dal mondo del lavoro. Le principali proposte concernono proprio gli istituti finalizzati a garantire un’uscita anticipata dei lavoratori.

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Tuttavia, il dibattito sembra ancora molto lungo e di difficile risoluzione. La riforma delle pensioni è un tema ostico da sempre. Mettere mano ad importanti interventi potrebbe non essere un’esperienza semplice per un esecutivo che si trova a dover tener in equilibrio le molte componenti politiche che lo costituiscono.

I principali punti su cui si controverte sono:

  • decadenza della quota 100;
  • introduzione quota 97;
  • quota 41;
  • pensione di garanzia
  • opzione donna.

Vediamo, dunque, quali sono tutte le proposte in tema di riforma delle pensioni sul campo.


Riforma delle pensioni: a quando?

La riforma delle pensioni è uno dei provvedimenti più attesi dell’anno, soprattutto in vista della prossima scadenza del periodo di prova per la Quota 100. La scadenza del 31 dicembre, quando alcune misure provvisorie perderanno efficacia, è ormai vicina. 

Tra le questioni al centro del dibattito instaurato tra Governo e sindacati vi è sicuramente la riforma delle pensioni, da molto tempo fortemente invocata dalla istituzioni comunitarie. Nonostante l’emergenza sanitaria, è sembrato, quindi, doveroso mettere mano alla normativa e ipotizzare alcuni cambiamenti, che andremo ora ad analizzare.

La stessa Legge di Bilancio 2021 è intervenuta su alcuni punti fondamentali, sebbene ancora non risulta definitivamente conclusa la partita. In particolare, oggetto di dibattito vi sono le misure previste per accedere più celermente alla pensione. Oltre alla quota 100, tra le misure oggetto del dibattito, invero, annoveriamo anche dell’APE Sociale e dell’Opzione Donna.

In sede europea, tuttavia, tali provvedimenti non sono visti di buon occhio, anche alla luce degli effetti sull’economia della quota 100, la quale non ha riscosso ampio successo, né ha impattato significativamente sull’economia generale.

Ma quali sono i provvedimenti sottoposti all’esame del Governo attualmente?

Quota 97

La quota 97 è, ad oggi, ancora un ibrido in via di evoluzione, che probabilmente diventerà un punto centrale della prossima riforma delle pensioni. Tuttavia, il dibattito diviene sempre più insistente, tant’è che ad oggi sembra quasi essere, più che una probabilità, una certezza. In specie, è la parte del Governo rappresentata dalla Lega che sembra particolarmente interessata all’introduzione del predetto strumento, anche perché consentirebbe di supportare la posizione assunta dagli alleati di destra.

La Quota 97, prevede la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni di età e 35 anni di contributi, fino ad arrivare alla pensione di vecchiaia. Questo significa che dai 62 ai 66 anni (l’età per la pensione di vecchiaia è fissata oggi a 67 anni) si può andare in pensione a patto che si abbiano almeno 35 anni di contributi.

Tuttavia, l’accesso alla pensione anticipata comporta una riduzione dell’assegno corrisposto. La proposta per le pensioni con Quota 97 introduce la decurtazione dovrebbe essere del:

  • 10% per l’uscita a 62 anni (Quota 97);
  • 8% per la pensione a 63 anni;
  • 6% per l’uscita a 64 anni;
  • 4% per chi esce a 65 anni;
  • 2% per la pensione a 66 anni.

Quota 41

La quota 97 non è l’unica opzione paventata dalla Lega, che ha proposto anche l’introduzione della quota 41. Tale strumento prevede la possibilità di accedere alla pensione anticipata ai lavoratori precoci, che abbiano iniziato la loro attività lavorativa non oltre i 19 anni di età.

La proposta presentata al Governo è quella di estendere la normativa vigente, che permette il pensionamento con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età solo a coloro che rientrano nella categoria dei lavoratori precoci.

Attualmente, è possibile accedere a suddetta agevolazione se si è in possesso dei seguenti requisiti:

  • dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante;
  •  caregiver, ovvero lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194;
  • lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, con una percentuale di invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Le mansioni faticose che permettono questo specifico pre-pensionamento devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011. Ad esse si aggiungono ulteriori professioni indicate nella Legge di Bilancio 2017

Pensione di garanzia

Un ulteriore istituto che si intende introdurre con la riforma delle pensioni è la c.d. pensione di garanzia.

Attualmente ai giovani è consentito di lasciare il lavoro una volta raggiunta l’età pensionabile solo nel caso abbiano maturato una pensione pari a 1,5 volte l’assegno sociale, che è pari a 470 euro. La proposta presentata è quella di abbassare questo tetto a 1,2 volte e di istituire un sistema di garanzia che assicuri in ogni caso un assegno mai inferiore ai 660 euro, indipendentemente dai contributi versati.

In pratica, per pensioni sotto i 660 euro scatterebbe un’integrazione tale da raggiungere questa cifra.

Ape sociale

Maggiormente conforme alle esigenze del PD, è la proposta concernente l’Ape sociale. Anche quest’ultima, infatti, potrebbe essere ritoccata dalla riforma delle pensioni. La proposta presentata dalla sinistra italiana è quella di stabilizzare l’opzione donna. Avvalendosi di questa opportunità, le lavoratrici possono andare in pensione nel 2021 a 58 anni (59 se autonome) se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31/12/2020. Non scatta l’adeguamento alla speranza di vita.

Tale istituto è rivolto alle lavoratrici che:

  • abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni
  • di un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome)

Possono aderire tutte le lavoratrici:

  • iscritte all’assicurazione generale obbligatoria, a fondi sostitutivi o esclusivi
  • siano in possesso di contributi alla data del 31 Dicembre 1995.

Tuttavia, non possono accedere all’opzione donna, le lavoratrici iscritte alla gestione separata o che, per qualsiasi motivo, vogliano utilizzare i contributi maturati in tale gestione per raggiungere il requisito contributivo.

La proposta è stata quella di stabilizzare suddetto trattamento pensionistico.

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