Sale l’attesa per il testo della delega fiscale, per la riforma che coinvolgerà numerosi aspetti del fisco italiano. In queste settimane il governo ha discusso per individuare i nuovi provvedimenti della riforma fiscale, e attualmente sono molti i temi dibattuti che riguardano diversi aspetti.

Al centro dell’attenzione di nuovo si trova la flat tax, ovvero l’imposta con aliquota unica che coinvolge i lavoratori in regime fiscale forfettario, ma si discute anche sul futuro dell’IRAP, tassa che già in precedenza è stata ridotta per molti soggetti. Si continua anche a parlare di cashback fiscale, proponendo inizialmente un rimborso sulle spese di natura medica e sociale.

Si parla ancora della pressione fiscale, per cui si ipotizza un decreto apposito per limitare l’aumento delle imposte e per applicare sanzioni più leggere in caso di errori commessi dai cittadini nei confronti del fisco. Ancora una volta gli obiettivi seguono la pianificazione del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in cui spiccano anche misure per la lotta all’evasione fiscale. Ecco nell’articolo tutti i punti che verranno toccati dal testo della delega fiscale.

Regime forfettario e flat tax

Il regime fiscale forfettario torna ad essere al centro della scena, soprattutto per via della flat tax, ovvero la tassa fissa che garantisce una imposizione fiscale piuttosto vantaggiosa per chi lavora in autonomia con questo trattamento fiscale.

Il regime forfettario nell’ultimo periodo è stato scelto da molti cittadini lavoratori autonomi, perché l’aliquota, che costituisce una flat tax, relativa alla pressione fiscale, non varia in base al fatturato, ma resta fissa:

  • Aliquota al 5% per le nuove attività autonome per i primi cinque anni;
  • Aliquota al 15% per le attività autonome nel periodo successivo ai primi 5 anni di attività.

Il regime forfettario rappresenta un regime fiscale agevolato con una flat tax perché all’aumentare del fatturato cumulato durante l’anno, non aumenta la pressione fiscale. Questo regime fiscale infatti funziona in modo molto diverso rispetto alla tassazione progressiva come l’IRPEF, le cui aliquote cambiano in base all’aumentare del fatturato.

Per aderire al regime forfettario tuttavia è necessario rispettare un requisito relativo al fatturato, ovvero non superare i 65.000 euro annui. Intorno alla flat tax si è parlato molto negli ultimi mesi, soprattutto a causa dell’ipotesi di eliminazione di questo regime fiscale così vantaggioso. Tuttavia secondo le prime ipotesi del testo della delega fiscale, questo regime così vantaggioso non scomparirà, ma verrà leggermente modificato.

La prospettiva è quella di introdurre uno scivolo di due anni per i soggetti che superano i 65.000 euro e passano così al regime fiscale ordinario, ovvero all’aliquota di imposizione progressiva. Per questi soggetti sarà possibile usufruire della flat tax ancora per un periodo, e si stanno ipotizzando le relative soglie di reddito, superiori al limite massimo del regime forfettario. Si parla per il momento di una aliquota al 20% per i redditi da 65.000 a 80.000 euro per un periodo massimo di due anni.

Questo provvedimento va anche nella direzione di limitare il più possibile comportamenti scorretti e evasione fiscale per quei soggetti autonomi che si trovano vicino alla soglia massima di fatturato per il regime forfettario.

Pressione fiscale: le prospettive

Nel testo della delega fiscale si prospetta anche un provvedimento apposito per limitare la pressione fiscale: si tratta di una decisione presa in particolare per affrontare il periodo storico attuale. Secondo le ipotesi la riforma del fisco non comporterà un aumento della pressione fiscale dei cittadini, che si trovano già in una situazione di difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi di prodotti e materie prime dell’ultimo periodo.

Secondo le prime indiscrezioni si parla di una clausola al testo della delega fiscale con cui viene esplicitata la volontà di non introdurre nuovamente imposte o aumentare la pressione fiscale sui cittadini già presente. La pressione fiscale elevata è anche uno dei problemi che potrebbe comportare delle difficoltà nella ripresa economica.

Addio IRAP: le ipotesi

Altra ipotesi che riguarda da vicino le imposte è quella della graduale cancellazione dell’IRAP, ovvero l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Secondo le prime proposte questa tassa potrebbe gradualmente scomparire, per quei soggetti per cui ancora è presente.

Negli scorsi mesi infatti l’IRAP ha già subito alcuni tagli decisivi, escludendo tutti i lavoratori autonomi individuali dal suo pagamento. Attualmente l’imposta deve ancora essere pagata dalle società e dagli studi associati, tuttavia questo presto potrebbe cambiare.

Il governo ha intenzione di intervenire per l’eliminazione di questa imposta, pur senza gravare sulle Regioni, e mantenendo un gettito indispensabile per finanziare i bisogni di tipo sanitario di ogni regione. Anche su questo punto si cerca una intesa al governo, senza tuttavia introdurre nuovi aggravi sui redditi dei cittadini e sulle pensioni degli italiani.

Sanzioni alleggerite per errori formali

Un altro punto importante del testo per la delega fiscale riguarda le sanzioni che vengono applicate sui così detti evasori fiscali, ovvero ai cittadini che non dichiarano correttamente i propri introiti al fisco, oppure che non provvedono al pagamento di importanti imposte.

Per questi cittadini presto potrebbero essere alleggerite le sanzioni per errori di tipo formale, ovvero si introdurranno criteri di proporzionalità in base all’effettivo errore commesso, soprattutto quando non intenzionale e esclusivamente di forma.

Inoltre l’obiettivo è quello di evitare di richiedere ai cittadini che hanno commesso un illecito altre documentazioni, se queste sono già possedute dagli enti preposti al controllo del fisco. Secondo queste ipotesi, il sistema di riscossione potrebbe nuovamente subire delle modifiche, soprattutto per alleggerire il sistema tributario italiano.

Un altro tassello della riforma fiscale riguarda l’autonomia degli enti territoriali, e del rispetto del principio di equità orizzontale.

Cashback fiscale nella riforma

Nella riforma del fisco emerge anche un importante provvedimento, che si attende da diverse settimane: il cashback fiscale. Con questo termine si intende una forma di rimborso garantito ai cittadini che effettuano determinati tipi di acquisto.

Il primo step di questo nuovo rimborso, che altro non è che la trasformazione del credito reso disponibile alle famiglie in sede di dichiarazione dei redditi, è quello di garantire un rimborso immediato ai cittadini per l’acquisto di medicinali e per le spese mediche e per assistenza sociale.

Secondo questa prospettiva, la procedura per poter ottenere un rimborso, che attualmente si attesta intorno al 19% sulle spese sanitarie, verrà velocizzata grazie all’utilizzo dell’applicazione “Io” e al pagamento della cifra spettante direttamente sul conto corrente dell’interessato. Questa nuova componente della riforma fiscale ha ottenuto già diversi pareri positivi, soprattutto perché si rivolge in modo universale a tutti i cittadini italiani che sostengono spese di natura medica.

Il cashback fiscale segue le modalità di rimborso che gli italiani hanno già visto durante il cashback di stato, anche se la dinamica è completamente diversa. Il vantaggio principale di questa misura è quello di garantire un rimborso al momento dell’acquisto a tutti i cittadini interessati, senza dover attendere di dichiarare i propri redditi e presentare tutte le spese con il modello 730.

Se questa misura introdotta con la riforma fiscale funzionerà, con molta probabilità verrà estesa anche ad altre tipologie di acquisto, fino ad arrivare ai bonus e alle agevolazioni fiscali che coinvolgono diversi aspetti della vita quotidiana, come ad esempio i sostegni per la ristrutturazione di casa.

Dato che per l’iniziativa verranno utilizzati strumenti telematici, la misura si prospetta anche come uno strumento ulteriore di trasparenza fiscale, perché per poter ricevere il rimborso i cittadini dovranno rendere tracciabili i pagamenti, tramite strumenti elettronici. Ancora una volta secondo queste ipotesi verrà limitato l’utilizzo del denaro in contante.

Fatturazione elettronica e riforma fiscale

La riforma fiscale passa anche attraverso la fatturazione elettronica. Questo strumento è stato reso obbligatorio per moltissimi lavoratori autonomi e imprese, anche se al momento ancora non tutti lo utilizzano. Tuttavia la fatturazione elettronica permette la trasmissione immediata dei dati relativi a beni e servizi proposti e relativi prezzi, direttamente all’Agenzia delle Entrate.

La fatturazione elettronica rimane uno strumento importante per la trasparenza delle operazioni, per cui con la riforma del fisco questo strumento rimarrà uno dei principali per raccogliere dati utili per gli accertamenti fiscali. Per questo motivo, secondo la necessità di semplificare l’intero sistema, il fisco non potrà più chiedere ai cittadini queste informazioni, di cui già è entrato in possesso.

L’interoperabilità delle banche dati diventa un obiettivo necessario per garantire uno snellimento delle procedure e una semplificazione anche nel caso di controlli. Un’altra misura destinata ai lavoratori autonomi è quella della possibilità di pagare i tributi fiscali tramite mensilizzazione degli acconti e dei saldi, senza quindi dover provvedere al pagamento in un’unica soluzione.

Redditi da capitale

Un’altra misura sta facendo discutere al governo, ovvero quella di revisionare le imposte sui redditi da capitale. Secondo le prime ipotesi per il futuro i redditi da lavoro saranno tassati in modo progressivo, mentre quelli da capitale in modo proporzionale.

Tuttavia al momento si ipotizza l’impiego di due aliquote sui redditi da capitale, con tassazione proporzionale, anche per il mercato immobiliare. Il testo della delega fiscale andrà a confermare le ipotesi, che per il momento ruotano intorno ad una aliquota del 15% e una del 26%.

Al centro dell’attenzione continua a esserci anche la riforma del catasto, che secondo le ultime conferme non introdurrà nuove imposte, tuttavia andrà a censire tutte le strutture presenti sul territorio italiano. A questo proposito molti temono l’applicazione di nuove tasse per eventuali modifiche al sistema catastale, tuttavia si attendono ancora le ultime correzioni alla misura.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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