Prescrizione-debiti-tributari-

Non pagare le tasse e non avere conseguenze è davvero possibile? Tale interrogativo è una delle domande più frequenti.

La risposta è secca: chi non rispetta le pendenze commette un reato. Ci sono però casi in cui ciò accade non intenzionalmente. Capita in caso di dimenticanze o vari imprevisti. Una via d’uscita per uscire indenni da situazioni di mancato pagamento si chiama: prescrizione dei debiti tributari.

Secondo la legge, in caso di inerzia prolungata da parte del creditore, tale comportamento costituisce la volontà di abbandono da parte di chi deve ricevere l’importo.

Secondo quanto previsto dal codice civile, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di 10 anni. Il legislatore ha previsto anche delle prescrizioni brevi (articoli dal 2947 al 2952 cc.) e delle prescrizioni presuntive (articoli dal 2954 al 2961 cc.).

Nel caso dei debiti tributari, i termini di prescrizione variano in base alla loro tipologia. Per evitare di fare confusione, proviamo a fare chiarezza partendo dal significato di prescrizione dei debiti tributari.

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Prescrizione debiti tributari

Che cosa si intende per prescrizione dei debiti tributari?

Per avere un’idea, prendiamo come riferimento l’art.2934 del Codice Civile, in base al quale l’unico modo in cui una persona può svincolarsi dal debito verso l’ente creditore è il caso in cui non ha voluto versare un’imposta perché con la prescrizione il debito “scade” o l’obbligo viene meno poiché è scaduto il termine per la notifica della stessa.

Per tale ragione, se si avvia un accertamento oltre i termini previsti, il procedimento è nullo.

La legge è stata ideata per garantire maggiore sicurezza, dal punto di vista giuridico, nelle situazioni dubbie dove viene chiesto di pagare un’imposta dopo svariati anni di esercizio del diritto.

Per evitare che il debitore sia lasciato per tanto tempo in attesa che il soggetto creditore pretenda quanto dovuto. Ciò spiega il motivo per cui è necessario conoscere i termini temporali entro cui si può essere soggetti a controlli. A questi ultimi segue la richiesta di riscossione, che prevede anche il pagamento di una mora che va aumentano gradualmente, a seconda del tempo trascorso da quando bisognava effettuare il pagamento. In merito ai termini temporali, una distinzione molto importante riguarda il fatto che il debito derivi o meno da una sentenza passata in giudicato.

Debiti tributari e sentenze

Nel caso in cui il debito abbia origine da una sentenza passata in giudicato, in base a quanto previsto dall’art. 2953 cc., l’importo viene prescritto nel termine ordinario di 10 anni previsto dall’art. 2946 cc.

Diverso è il caso in cui il debito tributario derivi da un altro atto di riscossione. A quel punto, bisogna verificare il tipo di obbligazione tributario e capire se vi siano o meno delle specifiche disposizioni che prevedono una prescrizione più breve di quella ordinaria.

Cosa succede se scadono i termini di pagamento?

Una delle situazioni più comuni è il mancato pagamento di un’imposta nei termini previsti. In quel caso, viene applicata una multa, che va ad aggiungersi all’importo da pagare.

Ciò dà avvio a una procedura di riscossione esattoriale che porta al pignoramento dei beni. Per comprendere meglio il percorso di riscossione, possiamo prendere come esempio un mancato pagamento di tasse nei confronti dell’Agenzia dell’Entrate.

Il primo atto, a carico del debitore, può essere il “ravvedimento operoso”. Quindi, il soggetto che presenta una pendenza può saldarla attraverso un pagamento di propria iniziativa. Questa situazione è quella meno dispendiosa tra quelle che possono essere adottate per mettersi in regola nei confronti dell’Erario, usufruendo anche di un alleviamento delle sanzioni.

Nel caso in cui il debitore continua a non saldare il debito, vengono adottati vari provvedimenti diretti a riscuotere le imposte non versate. Eccone alcuni:

  • Avviso bonario: è il primo atto da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ciò avviene mediante una comunicazione con cui l’Ente informa il contribuente del controllo effettuato sulla dichiarazione dei redditi, mettendo chiaramente in evidenza le imposte e i contributi non pagati
  • Riscossione con cartella esattoriale o di pagamento: in questo caso la riscossione avviene attraverso l’iscrizione a ruolo, contenuta nella cartella di pagamento.  Tale atto viene effettuato dall’Agente per la riscossione esattoriale della tassa
  • Sospensione della cartella: Quando il soggetto richiede un’ulteriore verifica all’Ente Creditore. A quel punto, si verifica una sospensione della cartella fino a quando non vengono effettuati degli ulteriori controlli. In questo caso la cartella viene sospesa fino a quando non si avranno effettuato ulteriori verifiche.
  • Fermo amministrativo: è un atto dell’Agente della Riscossione che interessa i beni mobili iscritti nei pubblici registri. Nello specifico, si fa riferimento ai mezzi di trasporto a motore intestati al debitore che non possono circolare.
  • Pignoramento: il fisco può procedere con tale metodo quando verso gli importi pari ad un quinto dello stipendio o della pensione, se superiori ad € 5.000 al mese. Il pignoramento può essere effettuato dall’agente di riscossione e viene meno se il debitore paga la cifra dovuta entro 60 giorni
  • Espropriazione di beni immobili: avviene quando il debito iscritto a ruolo supera l’importo di € 120.000 e l’ipoteca è stata iscritta da almeno sei mesi.

Accertamento e riscossione

L’accertamento fiscale viene svolto dall’ente creditore. Nella maggior parte dei casi è l’Agenzia dell’Entrate ma può essere anche un Comune.

La riscossione esattoriale ha la natura di esecuzione forzata. Essa infatti può avvenire attraverso il pignoramento dei beni. A seconda dei casi, vi è un soggetto preposto alla riscossione. Nel caso dei comuni, il debitore viene interpellato dalla società locale di riscossione.  

Il mancato pagamento, nella maggioranza delle situazioni, costituisce causa di reato civile. Soltanto se vengono superate determinate cifre, il fatto assume rilevanza penale. Quindi mentre l’applicazione delle sanzioni e il pignoramento possono essere applicati in genere quando dopo un accertamento, la procedura penale riguarda soltanto determinate soglie di indebitamento.

Nel caso in cui l’importo da versare raggiunge la soglia di 150.000 euro, ad esempio, si dà luogo sia alla procedura civile che a quella penale.  

Prescrizione e decadenza di un debito tributario: le differenze

Può capitare di fare confusione tra i due termini. In realtà si tratta di due situazioni ben distinte.

La prescrizione del debito è definita nell’art. 2934 mentre la decadenza è definita nell’art.2966 del Codice Civile. Entrambi gli istituti prevedono che il titolare di un diritto ha la possibilità di esercitarlo entro un determinato arco temporale, decorso il quale il diritto perde la sua validità.

La differenza però sta nel fatto che la decadenza non può mai interrompersi ma solo essere sospesa, in determinati casi previsti dalla legge, e ha un termine che viene applicato solo una volta.

Il termine di prescrizione invece può essere rinnovato infinite volte perché questo istituto può sempre essere sospeso o interrotto. Inoltre, c’è anche la possibilità che il termine possa essere trasferito agli eredi del debitore.

La legge sulla prescrizione dei tributi fa sì che si evitino le situazioni dove un ente creditore, che non si è mai attivato nell’esercizio del proprio diritto di riscossione, richiede a distanza di molto tempo una regolarizzazione del pagamento. Quindi, per far valere il proprio diritto l’ente creditore deve dimostrare di avere un effettivo interesse a ottenere l’importo che gli spetta.

Per farlo esistono diverse strade: dalla lettera di diffida all’avviso bonario. Quando egli adotta una di queste modalità, il debito si interrompe e comincia a decorrere da capo. Ciò spiega perché un debito potrebbe non scadere mai, fino ai termini di prescrizione.

Questo però avviene soltanto se il creditore effettua una di tali operazioni. Ciascun diritto ha una prescrizione, anche nei casi in cui la legge non lo specifica. In tal caso, il termine di prescrizione è di 10 anni. Invece un diritto è soggetto a un termine di decadenza solo se la legge lo definisce per quello specifico diritto. Per avere una maggiore chiarezza, è opportuno conoscere la distinzione tra interruzione e sospensione del termine di prescrizione.

Prescrizione dei debiti tributari: che cosa cambia tra interruzione e prescrizione?

Nel primo caso è previsto un azzeramento dei termini previsti per il pagamento del debito. Quindi, l’importo comincia a essere calcolato da capo. Proprio come se uno premesse sul tasto “reset”.

L’interruzione, invece, fa riferimento al fatto che il termine di prescrizione può essere interrotto ma ne sorge uno nuovo della stessa durata che persiste fino a quando si estingue.

Gli atti di interruzione possono essere infiniti. Questo significa che nel caso in cui un termine è di prescrizione, esso è prolungabile all’infinito e il debito viene fatto valere anche verso gli eredi del debitore.

Per interrompere le prescrizioni dei crediti ci sono varie tipologie di atti. Le più comuni sono il preavviso di fermo, il preavviso di ipoteca e l’atto di pignoramento. Una volta che al contribuente viene notificato uno degli atti, la prescrizione si interrompe. Quindi, il termine comincia da capo. Nella sospensione non avviene alcun reset e i giorni di sospensione non vengono conteggiati.

Le ragioni che determinano la sospensione sono previsti dalla legge nell’art. Art. 2941 “Sospensione per rapporti tra le parti” del Codice Civile. Esse specificano le situazioni in cui può essere applicata.

Casi in cui i tributi non vanno in prescrizione

Una delle cose più importanti da sapere quando ci trova nella situazione di non aver pagato una tassa è il tempo necessario affinché la cartella esattoriale vada in prescrizione.

Esso va valutato caso per caso. Nel caso di imposte come IMU, TARI e TASI il termine è di 5 anni. Nel caso dell’IRAP e del Canone Rai invece è di 10 anni. Lo stesso discorso vale anche per le sanzioni amministrative. Nel caso in cui un contribuente dimentichi di pagare una multa legata al codice della strada oppure dei contributi previdenziali Inps, il termine previsto per la prescrizione è di 5 anni. Nel caso del bollo auto, invece, è di soli 3 anni.

Una volta decorso il periodo di tempo, la cifra dovuta e non saldata va in prescrizione. Ciò accade poche volte perché nella maggior parte dei casi l’Ente creditore avvia una procedura di accertamento.

Impugnazione della cartella esattoriale

Nel caso in cui il contribuente abbia ricevuto una o più cartelle di pagamento, a cui non ha fatto seguito un’esecuzione forzata o un atto interruttivo della prescrizione, è possibile adottare delle mosse a difesa del contribuente.

In seguito dell’intervento delle Sezioni Unite con sentenza n. 23397/2016, si è affermato che la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo ha l’effetto della irretrattabilità del credito. Ciò viene applicato a tutti gli atti di riscossione con ruolo o riscossione coattiva dei crediti degli enti previdenziali o dell’Erario, che si tratti di entrate tributarie o extra-tributarie.

In caso di prescrizione post notifica della cartella, il contribuente può optare per due strade: procedere giudizialmente, mediante l’impugnazione della cartella esattoriale, oppure in via stragiudiziale, con un’istanza volta allo sgravio del ruolo al fine di ottenere l’annullamento del debito prescritto.

Due situazioni che permettono al debitore di impugnare la cartella esattoriale e di far valere le proprie ragioni.

Con la recente sentenza n. 8719 dell’11.05.2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato la possibilità di far valere la prescrizione del credito tributario attraverso l’impugnazione del diniego di sgravio in autotutela del ruolo.

Il processo tributario essendo strutturato come processo impugnatorio, l’impugnazione del divieto di sgravio di ruoli riferiti ai crediti prescritti è la modalità tipica per determinare la domanda di accertamento della prescrizione dei crediti la cui riscossione è stata affidata all’Agente di riscossione. Questi è una specie di mandatario senza rappresentanza. Per tale motivo, l’ente impositore potrebbe sempre richiedere gli atti necessari per la difesa in giudizio.

Infine, il contribuente attraverso l’impugnazione del diniego di sgravio, non vuole far valere i vizi della cartella o del procedimento impositivo. Egli deduce soltanto che sarebbe avvenuta la prescrizione a causa dell’inerzia dell’agente della riscossione nel recupero degli importi non saldati.

Quindi, nel caso in cui venga notificata la cartella non impugnata nel termine di legge, in caso di prescrizione, vi è la possibilità di presentare prima un’istanza di sgravio del ruolo e poi impugnare l’eventuale diniego. In questo modo il soggetto debitore può ottenere l’annullamento del debito, evitando qualsiasi tipo di conseguenza.


 

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