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La contabilizzazione delle operazioni di leasing finanziario secondo i principi contabili internazionali

5 min di lettura

Il trattamento contabile delle operazioni in leasing costituisce da tempo un’annosa questione al centro di discussioni internazionali, affrontata in modo divergente dai sistemi di common law e da quelli a vocazione civilistica, che tendono rispetto ai primi a privilegiare gli aspetti giuridici e fiscali delle operazioni aziendali.

Da un lato l’impostazione dei principi contabili internazionali, in base alla quale i beni acquisiti in leasing devono essere iscritti tra le attività patrimoniali dei soggetti utilizzatori e come tali devono essere trattati anche in relazione ai procedimenti di ammortamento, svalutazione, riprese di valore e rivalutazione; dall’altro, la tradizione contabile e quella civilistica, secondo cui chi, in forza di un contratto di leasing, utilizza un determinato bene, deve solo limitarsi a rilevare a Conto Economico i canoni corrisposti in base al contratto stipulato, mentre sarà obbligata solo la società di leasing ad iscrivere il suo valore tra le attività dello Stato Patrimoniale.

La prassi internazionale, in sostanza, contrariamente a quella civilistica, privilegia per le operazioni in leasing (e non solo) l’aspetto sostanziale rispetto a quello formale: mentre la forma giuridica di un contratto di leasing prevede che chi utilizza un bene locato non ne acquisisce la proprietà, e per tale ragione non può darne evidenza negli schemi di bilancio, la realtà sostanziale mostra invece che il locatario ne acquisisce i vantaggi economici per buona parte della sua vita utile, ed in quanto tale deve riflettersi nei valori di bilancio. L’omissione di tale informazione sostanziale dallo Stato Patrimoniale compromette di fatto le clausole generali di redazione del bilancio, in quanto vengono sottostimate le reali risorse economiche ed il totale del valore degli impieghi delle imprese, con la conseguenza di alterare gli indicatori finanziari calcolati sulla base dei dati risultanti degli schemi di bilancio.

Metodo finanziario

Una rappresentazione chiara, veritiera e corretta dei fatti di gestione nel bilancio d’esercizio imporrebbe l’adozione di un metodo di contabilizzazione delle operazioni in leasing secondo un approccio che permetta di rilevare il bene oggetto del contratto tra le attività patrimoniali dell’impresa utilizzatrice.

A tal fine occorrerebbe fare ricorso alla contabilizzazione in base al c.d. metodo finanziario, previsto dal principio contabile internazionale IFRS 16, entrato in vigore il 01/01/2019 sostituendo il precedente IAS 17. Secondo tale principio, se l’azienda possiede un bene in leasing finanziario, per il quale è previsto il riscatto a fine contratto e del quale la stessa azienda acquisisce tutti i benefici economici derivanti dal proprio utilizzo, questo deve essere rilevato tra le attività dello Stato Patrimoniale a fronte di un debito di finanziamento verso la società di leasing, il cui valore complessivo deve essere pari al valore attuale della somma delle rate da pagare. Il pagamento periodico delle rate viene contabilizzato poi come rimborso per quote di tale debito (inclusivo degli interessi) e il bene viene regolarmente ammortizzato dalla società locataria a fine esercizio in base alla vita utile del bene, che generalmente coincide con la durata del contratto.

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Alfredo Stellato

Laureato in Economia Aziendale presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, svolge la sua attività come Consulente Amministrativo per imprese, privati ed enti non profit. Appassionato di gestione aziendale, approfondisce tematiche legate alla contabilità d'impresa, al bilancio d'esercizio e ai principi contabili.

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