Controlled Foreign Companies (CFC): la normativa

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I soggetti fiscalmente residenti che detengono partecipazioni in enti esteri devono verificare l’articolo 167 del TUIR. Normativa sulle controlled foreign company (CFC) che prevede la tassazione per trasparenza del reddito societario in capo al soggetto controllante italiano. Questo al ricorrere, congiuntamente, del verificarsi di due requisiti.

La disciplina delle CFC (Controlled Foreign Companies) rappresenta lo strumento utilizzato dagli ordinamenti fiscali UE per evitare possibili fattispecie di elusione fiscale.

Mi riferisco ad una disciplina fiscale nata per per contrastare la localizzazione fittizia di redditi significativi in società partecipate estere residenti in Paesi a fiscalità privilegiata. Si tratta, in particolare, società che non procedono alla sistematica distribuzione dei dividendi.

Se la società estera posta in Paese a fiscalità privilegiata consegue oltre 1/3 di “income” derivanti da detenzione o investimento di azioni titoli o crediti vi sono delle conseguenze.

Il soggetto controllante è chiamato a tassare in Italia, per trasparenza, il reddito a lui imputabile della società controllata estera. Questo, indipendentemente dalla distribuzione dei dividendi.

Vediamo, in questo contributo i principali aspetti che riguardano la normativa CFC in Italia.

Cominciamo!

Normativa CFC
Normativa CFC

NORMATIVA CFC NEL TUIR

La normativa sulle Controlled Foreign Company (CFC) è disciplinata dall’articolo 167 del TUIR.

Questa normativa nasce con l’intento di disincentivare la costituzione di società estere in Paesi che offrono livelli di tassazione vantaggiosi. Il tutto senza attuare un concreta politica di dividendi nei confronti del socio residente.

REQUISITI SOGGETTIVI TASSAZIONE CFC

Il primo aspetto da indagare riguarda chi sono i soggetti a cui può essere applicata questa disciplina fiscale. Infatti, la disciplina CFC si applica in caso di possesso di redditi in Stati con regime fiscale privilegiato da:

  • Persone fisiche, anche non titolari di reddito di impresa (privati);
  • Soggetti di cui all’articolo 5 del TUIR. Si tratta di società semplici, in nome collettivo ed in accomandita semplice;
  • Soggetti di cui all’articolo 87, comma 1, lettera a), b) e c) del TUIR. Si tratta dei soggetti passivi IRES.
  • Enti pubblici e privati diversi dalle società. Questo, a prescindere se hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale.

Deve trattarsi di soggetti ed enti aventi residenza fiscale in Italia.

REQUISITI OGGETTIVI TASSAZIONE CFC

Qualora i soggetti sopra indicati presentino, congiuntamente, i seguenti requisiti oggettivi, si applica la normativa CFC su di essi. I requisiti oggettivi da verificare sulle società controllate estere sono i seguenti:

  • Sono assoggettate ad una tassazione effettiva inferiore al 50% di quella a cui sarebbero state soggette se residenti in Italia;
  • Conseguono proventi per oltre 1/3 da passive income.

Rientrano in detta disposizione anche i redditi conseguiti da controllate estere, che provengono a sua volta da stabili organizzazioni situate in uno di detti Stati o territori.

Vediamo, adesso, con maggiore dettaglio gli aspetti principali collegate ai requisiti soggettivi della normativa CFC.

TERRITORIALITA’ DELLE SOCIETA’ CONTROLLATE

Rientrano nella tassazione CFC le società controllate estere:

  • Residenti in Paesi UE;
  • Residenti in Paesi Extra-UE.

Infatti, l’articolo 167 del TUIR non contiene alcun riferimento ai “regimi fiscali privilegiati“. La disposizione, infatti, si limita a porre due condizioni (bassa fiscalità e incidenza non marginale dei passive income) affinché operino le penalizzazioni fiscali.

Per questo motivo si ritiene che possano rientrare nella disciplina menzionata anche le società UE.

TASSAZIONE EFFETTIVA INFERIORE AL 50% DI QUELLA ITALIANA

Altro aspetto di particolare interesse è la corretta individuazione del livello di tassazione effettiva della società controllata estera.

Sul punto occorre rifarsi alla Circolare n 51/E/2010 dell’Agenzia delle Entrate. In questo senso il livello soglia di tassazione effettiva ai fini dell’applicazione delle disposizioni è il 12% (ovvero il 50% dell’IRES). Non si prende in considerazione il 13,95%, in quanto si deve considerare ai fini del calcolo solo l’imposta IRES.

Per il calcolo, invece, del livello di tassazione effettiva estera si deve effettuare il seguente calcolo:

“rapporto tra l’imposta estera corrispondente al reddito imponibile e l’utile ante-imposte risultante dal bilancio della controllata”

Alla determinazione della tassazione effettiva estera rilevano esclusivamente le imposte sul reddito dovute nello Stato di localizzazione. Imposte al lordo di eventuali crediti di imposta per i redditi prodotti in Stati diversi da quello di insediamento.

Se tra lo Stato di localizzazione della controllata e l’Italia sia stata stipulata una Convenzione contro le doppie imposizioni, le imposte sul reddito sono quelle individuate dall’accordo bilaterale. Nonché quelle di natura identica o analoga che siano intervenute successivamente in sostituzione di quelle individuate nella medesima Convenzione.

DEFINIZIONE DI CONTROLLO SULLE SOCIETA’ ESTERE

La disciplina sulle CFC parte dal presupposto che vi sia una società controllata estera in un Paese a fiscalità privilegiata.

Per questo motivo è importante definire con chiarezza la nozione di controllo.

Ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile si considerano controllate:

  • Le società di cui un’altra dispone della maggioranza di voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (controllo di diritto);
  • Le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (controllo di fatto);
  • Infine, le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (controllo contrattuale).

Il momento in cui occorre verificare la sussistenza dei requisiti del controllo (che è il presupposto per la imputazione dei redditi al soggetto residente) è la data di chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato.

Ove tale data non fosse determinabile, occorre far riferimento alla data di chiusura del periodo d’imposta del soggetto residente controllante.

I REDDITI DI TIPO PASSIVO

Altro aspetto importante è quello che riguarda l’identificazione dei cd “passive income“.

redditi di tipo passivo sono quelli derivanti dal mero sfruttamento di asset immateriali. Possono essere: azioni, partecipazioni, concessione in uso di diritti immateriali, marchi, brevetti know how, etc.

Rientrano in questa categoria anche:

  • Gli interessi;
  • I dividendi;
  • Le royalties;
  • Oltre che i servizi intercompany.

APPLICAZIONE DELLA TASSAZIONE CFC

La disciplina delle CFC differisce dalle disposizioni in materia di transfer pricing o di esterovestizione.

La normativa CFC riguarda, infatti, i casi in cui un soggetto residente in un Paese a fiscalità elevata fa svolgere le attività a più alto reddito ad altri soggetti. Si tratta di società partecipate residenti in Paesi a fiscalità privilegiata non distribuendo alla controllante i dividendi.

Per questo motivo, la disciplina in esame, al verificarsi dei requisiti richiesti, riporta a tassazione nel paese a fiscalità elevata i redditi percepiti dalle controllate estere.

In sede di predisposizione del modello Redditi S.C., la società controllante residente deve compilare:

  • Il quadro FC, al fine di determinare il reddito della società estera;
  • il quadro RM, al fine di liquidare la relativa imposta.

TASSAZIONE E CREDITO DI IMPOSTA

Nel quadro FC del modello Redditi è necessario indicare i dati della società partecipata. Inoltre, vanno compilati anche i campi dedicati alla quantificazione del reddito della stessa. Si applicano, quindi le disposizioni del TUIR, ovvero risultato di bilancio e variazioni fiscali.

Il reddito così determinato deve poi essere riportato nel quadro RM, dedicato ai redditi soggetti a tassazione separata.

I redditi della controllata estera sono imputati alla controllata residente e tassati separatamente dal reddito complessivo IRES. Il reddito della controllata CFC è soggetto a tassazione separata con aliquota 26%. Si tratta della stessa aliquota prevista per la tassazione dei dividendi.

Dall’imposta liquidata sono ammesse in detrazione le imposte pagate all’estero dall’impresa partecipata, sul medesimo reddito, a titolo definitivo.

Nel caso in cui al dichiarante siano stati imputati redditi di più CFC delle quali possiede partecipazioni, devono essere utilizzati più quadri RM, avendo cura di numerarli progressivamente compilando la casella “Mod. N.” posta in alto a destra di ogni quadro.

Le imposte pagate all’estero per le quali si richiede il credito d’imposta devono essere indicate nella Sezione I del quadro CR.

DETERMINAZIONE DEL REDDITO CFC

Una volta verificata l’effettiva applicazione della disciplina CFC, il contribuente deve:

  • Procedere alla determinazione del reddito imponibile da assoggettare a tassazione “per trasparenza” in Italia. Il reddito imponibile si trova partendo dal bilancio della società estera ed apportando le variazioni fiscali italiane;
  • Procedere alla tassazione separata del reddito con l’aliquota media applicata sul reddito complessivo del soggetto residente e, comunque, non inferiore al 26%.

La modalità di determinazione del reddito imponibile è diversa a seconda del tipo di CFC. Il reddito della ‘‘CFC residente in Stato Black List’’ e della ‘‘CFC residente in Stato White List’’.

Il reddito è determinato secondo le regole ordinarie previste per la determinazione della base imponibile delle società e degli enti commerciali residenti. Fatta eccezione per:

  • La disciplina della rateazione delle plusvalenze patrimoniali (art. 86, comma 4 TUIR);
  • La disciplina del riporto delle perdite (articolo 84, TUIR);
  • Disciplina prevista per le imprese di assicurazione (art. 111, TUIR);
  • La disciplina delle operazioni fuori bilancio (articolo 112, TUIR).

LE PERDITE FISCALI DELLA CONTROLLATA CFC

Se per effetto dell’applicazione delle citate regole di tassazione emerge, per la CFC, una perdita fiscale, questa può essere computata unicamente in diminuzione dei redditi della stessa CFC generati negli esercizi successivi (articolo 2 D.M. 21 novembre 2001, n. 429).

In altre parole, la perdita della CFC non può essere utilizzata in compensazione dei redditi propri generati dal soggetto italiano controllante.

Così come, di converso, le perdite fiscali di quest’ultimo non possono essere utilizzate a compensazione del reddito della CFC.

Nella determinazione del reddito della CFC trova, inoltre, applicazione il regime relativo alle società di comodo con la conseguenza che se il reddito effettivo è inferiore al reddito “minimo“, rileva quest’ultimo.

Mentre per la “CFC residente in Stato Black List” (società collegata) il reddito determinato assumendo il maggiore tra l’utile ante imposte risultante dal bilancio della CFC e il reddito determinato induttivamente applicando dei coefficienti di rendimento al valore dei beni che compongono l’attivo patrimoniale della CFC.

COME EVITARE L’APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA CFC?

La normativa CFC può essere disapplicata dal contribuente usufruendo di una di queste due modalità:

  • L’interpello disapplicativo (facoltativo);
  • Parere preventivo all’Agenzia delle Entrate.

Vediamo di seguito queste due possibilità per la disapplicazione della tassazione CFC.

L’INTERPELLO DISAPPLICATIVO CFC

Le disposizioni in materia di CFC non si applicano se il soggetto residente in Italia è in grado di dimostrare, mediante interpello preventivo (articolo 11 Legge 27 n. 212/2000):

  • CFC residenti in Stati Black List (controllate o collegate) – che il soggetto estero, controllato o collegato, svolge un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello stato o territorio di insediamento (‘‘prima esimente’’), o alternativamente, che dalle partecipazioni non si consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati o territori a fiscalità privilegiata (‘‘seconda esimente’’);
  • CFC residenti in Stati White List – che l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

L’interpello resta valido fintanto che restano immutate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali è stato reso.

L’interpello preventivo deve essere presentato entro 120 gg dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’annualità per la quale si richiede la disapplicazione della disciplina sulle CFC.

PARERE PREVENTIVO PER LA DISAPPLICAZIONE NORMATIVA CFC

Tenuto conto che l’interpello non è uno strumento obbligatorio, il contribuente può interpellare l’Amministrazione finanziaria per ottenere un parere preventivo. Si tratta di un parare sull’eventuale disapplicazione della disciplina CFC.

Sullo specifico punto, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare 51/E/2010 ha fornito, a titolo esemplificativo, alcuni indicatori che consentono di qualificare la controllata estera come una struttura di “puro artificio.

Gli indicatori di puro artificio, generalmente, sono riferiti alle seguenti fattispecie:

  • Insufficienza di motivi economici o commerciali validi per l’attribuzione degli utili, che pertanto non rispecchia la realtà economica;
  • Costituzione giuridica che non risponde essenzialmente a una società reale intesa a svolgere attività economiche effettive;
  • Inesistenza di correlazione proporzionale tra le attività apparentemente svolte dalla CFC e la misura in cui tale società esiste fiscalmente in termini di localipersonale e attrezzature (riferimento alla struttura materiale);
  • Sovra-capitalizzazione della CFC. Ovvero quando la stessa dispone di un capitale nettamente superiore rispetto a quello di cui ha bisogno per svolgere la propria attività;
  • Presenza di transazioni prive di realtà economica, aventi poca o nessuna finalità commerciale o che potrebbero essere contrarie agli interessi commerciali generali se non fossero state concluse a fini di evasione fiscale.

Con specifico riferimento alle attività immateriali”, la Circolare 51/E/2010, al punto 5.2., ha precisato che occorre valutare ulteriori e più specifici elementi di prova. Elementi volti a dimostrare la non artificiosità della controllata estera, tenuto conto della peculiare attività esercitata.

NORMATIVA CFC: CONCLUSIONI

In questo contributo ho cercato di fornirti tutte le indicazioni utili per non sottovalutare la disciplina CFC.

Se hai un gruppo multinazionale che ha una società in Italia con delle controllate, devi necessariamente porti questa problematica. Sostanzialmente se detieni le partecipazioni in una società operativa sita in Paese a bassa fiscalità devi verificare la sua operatività.

Qualora il dividendo non venga erogato alla controllante italiana trova applicazione la disciplina CFC. Questa comporta la tassazione separata del reddito estero della controllata.

E’ possibile disapplicare questa normativa dimostrando che la società estera controllata non è di “puro artificio”, ovvero non svolte attività economica.

Tieni presente che una società di puro artificio presenta le seguenti caratteristiche:

  • Non possiede dipendenti, né alcuna struttura materiale (uffici, attrezzature ed automezzi). Essa è sovente domiciliata presso uno studio legale estero;
  • Viene gestita da un altro Paese ove sono situati gli amministratori di fatto. Mentre nel luogo di residenza formale è situata solo la sede legale della medesima entità giuridica;
  • Risulta essere molto sotto-capitalizzata, con un capitale sociale sottoscritto e versato di pochi euro;
  • Risulta eccessivamente sovra-capitalizzata, altro elemento che risulta poco coerente in funzione della esigua attività economica posta in essere.

In definitiva, dimostrando l’assenza di intenti elusivi e l’esercizio di una reale attività economico-imprenditoriale svolta all’estero, la tassazione per trasparenza CFC non sarà operata.

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